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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I libri di Maxpullo 2009 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I libri di Maxpullo 2009  (letto 63899 volte)
attiliosfunel


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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #225 data: 20 Settembre 2009, 11:33:34 »
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Guardate che a me Il pianeta di Satana era piaciuto!
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #226 data: 20 Settembre 2009, 11:41:09 »
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Citazione da: attiliosfunel il 20 Settembre 2009, 11:33:34

Guardate che a me Il pianeta di Satana era piaciuto!


Chiedo venia: leggendo il  tuo post, sinceramente, non l'avevo capito!
« Ultima modifica: 20 Settembre 2009, 11:42:49 di Darkyo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #227 data: 20 Settembre 2009, 12:37:06 »
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Citazione da: maxpullo il 20 Settembre 2009, 11:06:56

Avviso ai "rubricanti"

rallenterò un pochino i ritmi di scrittura... e vedrete che pure il server ne trarrà giovamento...

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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #228 data: 25 Settembre 2009, 21:26:36 »
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Simultaneità

La possibilità di viaggiare nel tempo è da sempre uno dei temi più sfruttati della fantascienza ed i romanzi che trattano questo affascinante argomento difficilmente risultano banali. Di recente, al proposito, mi è capitato di leggere due libri assai interessanti che presentavano storie pressapoco simili e molto ben costruite, basate sulla possibilità di riuscire svelare un "mistero" del tempo presente, ricostruendo, attraverso l'immaginazione dei protagonisti, eventi lontani nel tempo. Mi riferisco a "I guerrieri nel ghiaccio" di Wilson Tucker, Urania 675 ed a "Scheletri nel Mississippi", di Howard Waldrop, Urania 1007. Molto bello il primo, un po' confuso ma gradevole il secondo.
Approfitto della lettura ravvicinata per presentarli assieme unitamente al commento già inserito.

    Questo è un romanzo davvero interessante: l'alternarsi dei due diversi piani temporali in cui è scissa la narrazione ci fa vivere due vicende tra loro misteriosamente intrecciate.
Da un lato, in un'America alle soglie di una nuova era glaciale, lo scienziato americano Fisher Yann Highsmith è alle prese con l'inspiegabile comparsa di curiosi reperti che sembrano letteralmente cadere dall'alto; dall'altro, in una terra sconosciuta e non identificabile, si combatte una battaglia spietata tra rozzi uomini primitivi ed una misteriosa razza di invasori tecnologicamente più avanzati.
In un crescendo di ritrovamenti sempre più bizzarri, rivelazioni e colpi di scena, nonostante l'incalzare del ghiaccio che incombe sulla base di ricerca, Fisher riuscirà tenacemente a formulare l'unica plausibile ipotesi in grado di gettare luce sulla vicenda e, con il solo ausilio di alcune mappe risalenti alla precedente era glaciale e di alcuni libri di storia, riuscirà a dare il "volto" più realistico possibile ai misteriosi "combattenti" le cui spoglie sembrano precipitare dal cielo.
Una storia affascinante e ben narrata che rimane impressa nonostante il malinconico finale.
    
Personalmente adoro questo tipo di storie con un mistero archeologico che viene spiegato a poco a poco presentando una storia parallela che si svolge su un altro piano temporale.
Devo dire che questo romanzo mi ha ricordato moltissimo "I guerrieri nel ghiaccio" di Wilson Tucker: anche qui c'è una spedizione che si imbatte in una serie di reperti inspiegabili ed anche qui l'incalzare di un evento climatico particolarmente sfavorevole impedisce di approfondire la spiegazione che pure viene data, ma, a differenza del romanzo di Tucker, questo libro ha un finale un po' confuso che impedisce di apprezzarlo appieno.
Sono rimasto un po' perplesso dalla vicenda dei viaggiatori nel tempo e da alcuni eventi non spiegati: ci sono nella trama, infatti, alcune vicende che apparentemente ne minano la logica e rovinano l'ottima impressione fatta dalle prime pagine. Qual è, infatti, il misterioso "mondo" in cui approda Leake in cui il cristianesimo non è esistito e la biblioteca di Alessandria non è mai bruciata? Se l'invio di truppe nel passato per "prevenire" la Terza Guerra Mondiale ha prodotto delle modifiche nel corso della storia, perchè non vi è traccia di queste nella storia della spedizione archeologica sul Mississippi? Parliamo di paradossi temporali o di universi paralleli? Nel dubbio mi limito a guardare questo romanzo con un certo distacco e non mi sento di sbilanciarmi perchè potrei non aver compreso bene alcune sfumature della storia.
Resta comunque una storia affascinante che merita una lettura.

La bravura dei due autori nel riuscire a condurre due trame parallele, una delle quali è l'indagine nel presente, mentre l'altra è la vicenda misteriosa che si svolge in un'altra epoca, presentandole come se vi fosse simultaneità tra i due diversi piani temporali, rende questi due romanzi davvero affascinanti, originali e praticamente unici nel loro genere. Li consiglio a tutti gli amanti della buona fantascienza.
« Ultima modifica: 25 Settembre 2009, 21:41:41 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #229 data: 30 Settembre 2009, 23:12:34 »
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I primi amori

E' innegabile che Karel Thole avesse un talento particolare per le figure femminili e non posso nascondere che fin da ragazzo non mancavo mai di apprezzare le ragazze che talvolta occhieggiavano da quell'ipnotico cerchio rosso. Erano ovviamente apprezzamenti privi di malizia, che si limitavano a contemplare la perfezione di un sorriso, di una posa o semplicemente del modo che aveva il grande pittore olandese di immortalare e trasmettere emozioni e mi sento quasi di poter affermare che la sfortunata ragazza assorbita dal clone nella celebre copertina "ruotata" di "Dalle fogne di Chicago", la misteriosa ragazza bionda che Thole ritrasse di spalle sia in "Sparate a vista su John Androki" che su "Tutti i colori del buio", assieme alla bellissima e spaventatissima Katy dai capelli rosa che compare sulla copertina de "L'ospite del senatore Horton", siano state, senza dubbio, i miei "primi amori".
Tra questi, tuttavia, il primo in assoluto fu certamente la bella brunetta disegnata nella copertina de "Il campo degli UFO", di Hugh Zachary (alias Zach Hughes), Urania 705, da sempre presente nella mia collezione. Nonostante l'ammirazione per la copertina, tuttavia, non fui mai attratto dal libro al punto da intraprederne la lettura, almeno fino alla fine di questa estate. Di seguito il commento.

     Questo romanzo è veramente fuori dal comune con un indice di gradimento altalenante.
Intrigante e simpatico sin dalle prime pagine, si lascia apprezzare soprattutto per il tono leggero e per la spontaneità della giovane protagonista, una ragazza molto speciale che da poco peso alle "visioni" che accompagnano le sue giornate, ma la cui vita tranquilla viene repentinamente sconvolta da un sentimento per lei del tutto nuovo.
Poi all'improvviso c'è una brusca impennata che mi ha fatto quasi pensare di avere tra le mani un capolavoro: i ricordi risvegliati nella protagonista da un incidente, infatti, se da un lato suggeriscono una sorta di memoria atavica tramandata di generazione in generazione per cui la ragazza rivive le sue vite precedenti, da un altro sembrano avallare le teorie secondo cui la Terra, in epoche remote, sarebbe stata frequentemente visitata da esseri extraterrestri.
Le ipotesi fantascientifiche di Von Daniken e Colosimo sugli dei della preistoria, le figure aeree di Nazca, la misteriosa immagine dell'uomo di Palenque e persino molti brani della Bibbia, improvvisamente come per magia prendono il loro posto con ordine come fossero tessere di un mosaico che si rivela davanti agli occhi della ragazza.

Ma l'atmosfera di magia dura poche pagine: nel confuso finale tutto quanto di buono l'autore aveva costruito sino a quel momento si sgretola in una serie di rivelazioni che appaiono forzate e sconclusionate: la risposta alla domanda su chi abbia creato gli dei soddisfa solo in parte ed il tutto si riduce ad una sorta di messaggio di amore cosmico che, per qualche verso, sembra riecheggiare il biblico "crescete e moltiplicatevi".
Ottime premesse, spunti egregi, ma realizzazione scarsina: a mio avviso, a parte la copertina, merita poco più della sufficienza.
« Ultima modifica: 30 Settembre 2009, 23:13:58 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #230 data: 09 Ottobre 2009, 18:43:04 »
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Carne e metallo

Rileggendo in sequenza i libri del ciclo di Eymerich ci si accorge principalmente di due fatti. In primo luogo ogni storia è uno straordinario esempio della bravura di Evangelisti nel riuscire a romanzare fatti storici ed a creare trame fantascientifiche molto articolate e suggestive, l'altro aspetto riguarda, invece, la cosidetta "continuity" dell'universo in cui si muove l'inquisitore; una continuità fatta da richiami, accenni e flashback, in grado di raccordare i vari romanzi e di creare di fatto una sorta di trama unica a partire da tanti episodi cronologicamente scorrelati. Per questo motivo non solo non è importante l'ordine di lettura dei romanzi, ma la capacità di Evangelisti di riuscire a creare una storia partendo da più sottotrame distinte e parallele, gli consente anche di riprendere nel corso degli anni alcuni racconti e di raccordarli tra di loro in modo da creare una nuova trama molto più articolata e complessa. Un ottimo esempio di ciò che affermo è rappresentato dal racconto lungo "Gocce nere", apparso di recente nell'antologia "Acque oscure" e che rappresenta la congiunzione dei due racconti precedenti "Sepultura" e "Il nodo K".

     Alla luce di queste considerazioni, l'antologia "Metallo urlante", pubblicata come Urania 1378, assume allora una duplice valenza: da un lato essa rappresenta una raccolta di racconti a tema che ha come filo conduttore le diverse possibilità di dare vita al metallo, mentre da un altro essa costituisce, invece, una tappa fondamentale nell'universo che Evangelisti va tracciando nei suoi vari scritti e che ci presenta diverse sfaccettature del tremendo futuro che attende l'umanità.
Il racconto di apertura, "Venom", ci mostra un Eymerich, da poco assurto al ruolo di grande Inquisitore e dunque nel pieno del suo vigore, affrontare un caso di palese demonolatria, sotto di cui tuttavia si cela una pericolosa e oscura insidia volta a minacciare il re di Aragona. Come in altre occasioni Eymerich riuscirà non solo a sventare la minaccia, ma anche a ritorcere la "magia" contro i suoi nemici, dando tuttavia origine ad una pericolosa infezione destinata inizialmente a colpire i colpevoli del peccato di sodomia, ma poi sfortunatamente ad estendersi anche al resto dell'umanità.
Il racconto "Pantera" è un interessante mix tra i generi gotico, fantascientifico e western, con un eroe molto particolare, in parte pistolero e in parte negromante, che riuscirà in extremis a salvare una città dalla terribile maledizione dei metallici e formidabili "Cowboys dell'inferno".

Il racconto "Sepultura", già presentato nel Millemondi "Strani giorni" analizza invece la possibilità di evasione da un cacere di massima sicurezza in cui i detenuti sono praticamente dissolti dalla vita in giù in una soluzione colloidale assai simile al "clone" di "Dalle fogne di Chicago".
L'ultimo racconto "Metallica" rappresenta un reprise dell'allucinante previsione di Evangelisti circa le guerre del futuro: come la RACHE e l'Euroforce sono destinate a contendersi le rovine del pianeta schivando gli effetti delle maledizioni di Eymerich o sfruttandole a proprio vantaggio, così gli Stati Uniti dovranno affrontare l'ultima terribile guerra razziale che si combatterà con altissime torri di metallo vivo, in grado di inseguire ed abbattere i mezzi volanti, con la magia in grado di scatenare orde di alligatori contro il nemico, ma anche e soprattutto con la ferocia e l'assenza di pietà che da sempre contraddistinguono il genere umano.
Il messaggio dei racconti di Evangelisti che emerge da questi racconti è chiaro: attraverso la magia o attraverso la scienza, presto o tardi gli uomini si troveranno a dover fronteggiare nuovi terrori e nuove forme di peccato, modificando il proprio corpo con protesi ed innesti metallici per poter sopravvivere a nuove malattie e ad antiche maledizioni.
Non considero questa raccolta tra le cose migliori prodotte da Evangelisti, ma rimane comunque un bel libro la cui lettura non deve mancare per coloro i quali desiderino conoscere davvero ogni aspetto dello spaventoso scenario che l'autore immagina per il futuro.
« Ultima modifica: 09 Ottobre 2009, 18:45:29 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #231 data: 16 Ottobre 2009, 12:18:49 »
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Rielaborazione biblica

A volte basta poco perchè un libro sia un piccolo capolavoro e purtroppo basta ancora meno perchè cada nell'oblio o rischi di passare inosservato nel grande mare della collana. Il libro che voglio proporvi oggi non è un testo fondamentale della fantascienza: non vi sono teorie lungimiranti sul futuro dell'umanità, nè avventura, nè azione, nè creature indimenticabili; ciò nonostante esso narra una storia colpisce dritto nel cuore e nella mente del lettore e, anche se il messaggio che trasmette non è proprio edificante, rimane comunque un libro a suo modo bello, unico e sconvolgente.
Sto parlando di "Lot", di Ward Moore, Urania 375, il titolo più breve della collana per una delle storie più allucinanti e crudeli che mente umana abbia mai concepito.

    Nel romanzo Ward Moore riecheggia e rielabora in modo originale la storia biblica di Lot in chiave sicuramente più psicologica che fantascientifica ma ha il merito di consegnarci una perla di romanzo praticamente perfetto, una vera fucilata che in pochissime pagine distrugge ogni tipo di umano sentire e ci presenta un lato della natura umana che, probabilmente, non ci fa piacere conoscere, ma che ugualmente non può essere ignorato.
La moglie di questo moderno Lot non si tramuta in una statua di sale per avere assistito alla distruzione di una Sodoma post-atomica, ma possiamo bene immaginare che la sua espressione non sia troppo diversa da quella di una statua di sale nello sconvolgente finale della prima parte di questa storia; la figlia di questo moderno Lot, spietata protagonista della seconda parte, non ha bisogno di ubriacare il padre per giacere con lui, perchè non ce n'è davvero bisogno, ma il suo disumano e imprevedibile tradimento finale non sarà meno spettacolare e crudele del peccato delle sue controparti bibliche.
In meno di 100 pagine si impara che al peggio non c'è mai fine e che, in fondo, quando si lascia libero sfogo all'istinto di sopravvivenza, l'egoismo, la lascivia e la perversione sono in agguato e che la sottile patina di vernice delle umane convenzioni può sgretolarsi sotto il vento della follia.

Quasi certamente il più breve romanzo della collana, ma anche quello più allucinante nella sua lucida spietata disumanità. Un libro che potrà non piacere per l'argomento trattato, ma che merita un elogio per il modo in cui lo tratta. Un libro su cui meditare.
« Ultima modifica: 16 Ottobre 2009, 12:29:13 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #232 data: 16 Ottobre 2009, 12:27:39 »
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Mi associo alle lodi per questo piccolo e dimenticato capolavoro. Vorrei tanto che tu recensissi quella splendida collana ingiustamente ignorata dai più che è " I mondi Impossibili" presente nel nostro DB. Credo che valga la pena una sua maggiore conoscenza.
Tuo vin
« Ultima modifica: 16 Ottobre 2009, 12:28:33 di Lupo dei Cieli (VinMar) » Loggato
Fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #233 data: 16 Ottobre 2009, 12:52:37 »
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Citazione da: Lupo dei Cieli (VinMar) il 16 Ottobre 2009, 12:27:39

[...] Vorrei tanto che tu recensissi quella splendida collana ingiustamente ignorata dai più che è " I mondi Impossibili" presente nel nostro DB. Credo che valga la pena una sua maggiore conoscenza.
Tuo vin


Di fronte a capolavori di questa fatta, chino il capo e mi dichiaro incapace di una recensione degna di questo nome... classici come questi meritano ben di più che una semplice presentazione in queste misere pagine.
E poi penso sia quasi impossibile ormai riuscire a trovarne delle copie


PS
Comunque, per tutti gli interessati a questa "reliquia", a questa chicca della immortale FS d'avventura ecco qui il link alla collana.

PPS
Credo che alla collana vada aggiunto questo...



Max e Biblio hanno fatto finta di ignorarlo, forse perchè non ne hanno una copia
« Ultima modifica: 16 Ottobre 2009, 13:06:47 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #234 data: 21 Ottobre 2009, 22:53:14 »
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Creature raccapriccianti - parte seconda

Forse nessuno se lo ricorda più, ma lo scorso anno dedicai una scheda (questa) a due romanzi che facevano del "raccapriccio" il loro punto di forza: erano "L'orrenda tana" di James Herbert e "La miniera di Hatcher" di Charles E. Sellier Jr & Robert Weeverka, due storie allucinanti e in bilico sul sottile confine tra la fantascienza e l'horror. Oggi voglio parlarvi di altri due romanzi che, pur non avendo nulla a che vedere con la fantascienza, e pur essendo, a mio avviso, inferiori ai primi due, sono comunque altri ottimi esempi di quel sentimento che il dizionario molto bene definisce come "profondo senso di orrore o di ribrezzo". Due romanzi che urania pubblicò a breve distanza l'uno dall'altro e accumunati dal fatto di avere come protagonisti i rettili più temuti e odiati dall'uomo, i serpenti.
Sto parlando de "L'albergo sulla tana dei crotali" di Joseph L. Gilmore, Urania 967 e "I serpenti sugli alberi" di Drew Lamark, Urania 979. Quest'ultimo, tra l'altro è uno dei pochi urania di cui non riesca proprio a "sopportare" la copertina ed è per questo motivo che, per la prima volta in questa rubrica, ometterò di inserirla, sostituendola con una bella foto del terribile Voelslang, il serpente-uccello protagonista della storia. E' più forte di me, ma sin da quando ero giovane e questo libro era già presente nella collezione dei libri di Ciampino provavo un profondo ribrezzo nel guardare quel teschio ghignante che Thole aveva saputo così bene riprodurre e solo l'istinto collezionistico mi spinse a cercare il suo "compagno", citato dalla quarta di copertina, sperando che la copertina non fosse altrettanto orripilante. Di seguito il commento ai due romanzi.

     A me "l'albergo sulla tana dei crotali" è piaciuto: certamente non è nulla di più di un modesto filmetto horror, la trama ideale per un B-movie, ma non si può negare che alcune sequenze siano davvero raccapriccianti.
L'accusa più grande che si può muovere a questo libro è quella di essere scontato: già dall'inizio si intuisce quale sarà l'esito della vicenda e l'autore non fa assolutamente nulla per sorprendere o stupire, limitandosi ad infarcire la storia di volgarità gratuite e di personaggi insulsi o stereotipati.
Ma, nonostante questi difetti, nessuno potrà negare che questo clamoroso "Titanic" versione alberghiera non abbia un suo certo fascino: la catastrofe, pur se annunciata in mille e uno modi, si abbatte sui protagonisti repentinamente e spietatamente, quasi a voler spazzare via tutta la loro ingordigia e la loro immoralità. I crotali, veri protagonisti della vicenda, svolgono quasi il ruolo del rogo purificatore che punisce i peccatori, ma non tocca i puri di cuore e la vicenda della giovane sposina tradita la prima notte di nozze e che si salva dalla sciagura è emblematica. Il libro rappresenta quindi, a mio avviso, una sorta di parabola ecologista e un po' superficiale sui rischi che si corrono a voler imporre il proprio giogo alla natura ed a voler perseguire ad ogni costo il proprio tornaconto economico.

Ho trovato assai divertente, infine, il frequente passaggio, durante la narrazione, al punto di vista dei serpenti: a pensarci bene fa sorridere il modo in cui essi vivono la vicenda, alternando la paura alla rabbia, al fastidio, ma soprattutto alla fame e pur tuttavia ci fa riflettere il fatto che essi, pur essendo considerati i "mostri", sono, di fatto, creature in un certo senso "pure", mosse esclusivamente dall'istinto e da bisogni primari.
Di certo non è fantascienza nella sua accezione più vera ed ha più difetti che pregi, ma gli amanti del genere thriller possono apprezzarlo per quello che è e non mi pare meriti una stroncatura visto che la collana ha presentato ben altre nefandezze nel corso degli anni.



Il terribile "Thelotornis Kirtlandii"
(Voelslang)
    Il tema della vicenda de "I serpenti sugli alberi" è quasi lo stesso de "l'albergo sulla tana dei crotali", ma il romanzo di Drew Lamark ha il pregio di esser scritto molto meglio e di essere molto meno scontato del libro di Gilmore.
Ancora una volta protagonisti assoluti sono i serpenti e, anche se non ci è dato di conoscere il loro punto di vista perchè Lamark non si sofferma a descriverci e raccontarci le loro sensazioni, è facile intuire che questi tremendi e velenosissimi "Voleslang", che infestano la campagna inglese, sono, di fatto, mossi dallo stesso istinto che anima gli americanissimi Crotali e, al pari dei loro assai meno velenosi cugini, essi sono destinati a dilagare, seminando panico, orrore e morte senza distinzione tra buoni e cattivi. Mentre Gilmore, infatti, sembra voler fare una sorta di morale, Lamark non bada a tutto ciò: quello che gli preme di più è spaventare e presentare una storia ad alta tensione in cui nessuno è davvero innocente sino in fondo e nessuno potrà dirsi tanto fortunato da scampare il pericolo in modo definitivo.
Di fantascientifico non c'è davvero nulla, ma un buona dose di brividi e di raccapriccio fanno si che questo romanzo sia uno dei thriller più tremendi che Urania abbia mai pubblicato, secondo solo a "l'orrenda tana" del grande maestro James Herbert.

Vista la copertina, infine, consiglio di capovolgere sempre il romanzo a faccia in giù dopo la lettura.
« Ultima modifica: 21 Ottobre 2009, 23:56:36 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #235 data: 24 Ottobre 2009, 14:48:44 »
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L'età dell'oro

Qual è stata secondo voi l'età dell'oro della collana Urania? Quella cioè che ha prodotto i numeri più belli e che più di ogni altro considerate "preziosi" per la vostra collezione? Personalmente non ho dubbi: secondo me, nel periodo tra la fine degli anni '60 ed i primi anni '70, Urania non solo ha pubblicato molte di quelle che, per me, sono le sue storie migliori in assoluto come "La porta sull'estate", "L'ospite del senatore Horton" e "Io sono Helen Driscoll", ma ha anche trovato il suo formato editoriale migliore, il mitico cerchiorosso, e, grazie anche ad un Karel Thole all'apice della sua carriera, ha prodotto una serie di numeri memorabili che ancora oggi mi rimiro incredulo tra le mani e che non cambierei con nulla al mondo.
Penso, infatti, che le copertine dei primi cerchiorosso abbiano dei colori, delle sfumature ed un magnetismo che sono propri delle opere d'arte e che solo pochi grandi come De Chirico o Magritte abbiano potuto eguagliare: ricordo che rimasi incantato per ore a guardare la copertina de "La porta sull'estate" e che dovettero separarmi a forza dalla copia dei nostri amici de "L'ospite del senatore Horton" quando mi capitò tra le mani e scoprii che, pur mancandomi, mi ricordava un libro che avevo già visto...
Nelle mie prime scorribande alle miniere delle bancarelle di Roma, quindi, quasi disprezzando rombetti, costa rossa e "urania antichi" in generale, io cercavo con la fredda determinazione del segugio quelle piccole grandi perle che ancora oggi mi danno soddisfazione a guardarle come ad esempio la serie delle antologie "Le strade dell'invasione" e delle "metamorfosi" (le cui copertine sono da allora irrimediabilmente sovrapposte nella mia memoria) e poi ancora "Sette chiavi per l'ignoto", "Margherite per dorothy", "La sposa n.91", "Lo straniero", "Una ruga sulla Terra", "Le amazzoni", tutti numeri che ancora oggi considero "incedibili" e di non facile reperibilità.
Tra questi c'è anche il libro che ha ispirato la presente scheda e cioè l'antologia "Metà R, Metà S", che raccoglie 4 racconti di Kit Reed e 3 racconti di Robert Silverberg, pubblicata al numero 517.
Mi ricordo che la prima volta che lo vidi nella libreria dei nostri amici rimasi affascinato da quella strana copertina verde/azzurra con quelle misteriose e inquietanti ragazze che, in barba ad ogni regola prospettica, se ne stanno sedute su una specie di Stonhenge a sveltolare un nastrino colorato attaccato alla caviglia: quasi la trasposizione cartacea di un sogno ad occhi aperti, una vera e propria sfida senza mezzi termini a tutto ciò che siamo abituati a concepire ed a pensare nel mondo reale.
Ed a ben vedere Karel Thole non solo ha realizzato un capolavoro, ma ha anche saputo creare la giusta atmosfera, per la lettura dei racconti. Di seguito il commento al libro.

     Antologia a due marce questa con i racconti di Kit Reed che appaiono più surreali che fantascientifici e quelli di Robert Silverberg, assai più "coloriti" e più propriamente fantascientifici, cui spetta il compito di risollevare le sorti di un libro altrimenti senza troppo mordente.
Le due storie iniziali di Reed, "Esser portata in un paese straniero" e "Il regno di Tarquinio il superbo", sono un ottimo esempio della capacità narrativa di questo grande visionario: con pochissime pagine a disposizione, egli riesce a stravolgere completamente la realtà, facendo vivere ai suoi protagonisti delle esperienze al limite del grottesco e del surreale, molto amara la prima, buffa, ma non sino al punto da far sorridere, la seconda.
I due racconti successivi "Piggy" e "Tigre automatica", sembrano due rielaborazioni in chiave surreale e psicologica della celebre storia della gallina dalle uova d'oro: due storie molto tristi e malinconiche in cui i protagonisti non riescono a cogliere l'attimo e ad essere felici nonostante l'improvvisa fortuna capitatagli.
I tre racconti di Silverberg, invece, come detto, sono di tutt'altra pasta.
"Psicorobot" è un piccolo brevissimo capolavoro sull'argomento dell'autocoscienza e dell'intelligenza artificiale, un lampo che illumina all'improvviso l'antologia e poi si spegne.

"Notte di fuoco", invece, molto bello, molto poetico e molto triste, ricorda un po', per la tematica trattata, il celebre racconto di Asimov "Notturno" sul pianeta che periodicamente emerge dalla caverna per lo sgomento e il terrore dei suoi abitanti non abituati alla visione del cielo stellato: anche nel racconto di Silverberg c'è in atto un dramma ciclico, ma di tipo assoutamente diverso.
L'ultimo racconto, "Soltanto alberi", pur pervaso da una percettibile vena di pedofilia, rimane un racconto molto bello e drammatico sul rapporto tra l'uomo e le altre creature viventi che egli sfrutta per il proprio tornaconto: gli alberi senzienti di Zen Holbrook, con la loro personalità, i loro sguardi ed il loro triste destino appartengono ad un bestiario che solo un autore di razza poteva concepire e non si dimenticano facilmente.
« Ultima modifica: 24 Ottobre 2009, 14:49:56 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #236 data: 30 Ottobre 2009, 15:45:20 »
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Gli "scacchi nascosti"

Chi ha seguito questa mia rubrica sin dall'inizio ormai dovrebbe conoscere bene Il Custode ed il suo sito, la Fantabancarella, che non solo è uno dei più robusti "baluardi" contro l'aumento dei prezzi dei libri usati, ma è anche un interessante miniera di informazioni e curiosità sulla collana Urania. Ultimamente poi la Fantabancarella si è ulteriormente arricchita con le recensioni del Custode sull'argomento "Scacchi e letteratura", che lui, da grande appassionato del gioco, scrive e pubblica regolarmente, presentando romanzi di genere vario che, in qualche misura, includono l'argomento "scacchi" nella trama.
E' importante, infatti, osservare che il gioco degli scacchi, per il suo intrinseco fascino, è stato spesso sfruttato nella letteratura e nel cinema, senza escludere la fantascienza ed il fantastico in genere. Andiamo dalla partita giocata con i mostri ologrammati da Chewbacca e C1P8 sul Millenium Falcon nel primo film di "Star Wars", sino alla pericolosa partita a scacchi giocata da Harry Potter ed i suoi compagni in "Harry Potter e la pietra filosofale", ma non mancano esempi "scacchistici" anche nella collana Urania che vanno dalle semplici copertine, come, ad esempio, quella del Millemondi 20, "Il gioco infinito" o quella dell'Urania 378, "Universo" di Robert Anson Heinlein, sino a trame in cui l'elemento scacchistico è determinante e permea interamente la vicenda, come nel celebre Urania 799, "La scacchiera" di John Brunner.
Proprio di recente mi è capitato di leggere un romanzo in cui l'elemento scacchistico, pur non costituendo un ingrediente rilevante nella storia, balzava comunque prepotentemente agli occhi durante la lettura.
Sto parlando de "I fuochi azzurri" di Thomas Tessier, Urania 888, prontamente segnalato al Custode (che ovviamente già lo conosceva) e di cui riporto qui il commento.

     Di questo romanzo si può dire tutto e il contrario di tutto.
Da un lato si fa apprezzare per l'aura di mistero che avvolge gli avvenimenti della cittadina di Millville e per l'atmosfera di horror che l'autore riesce sapientemente a costruire, ma da un altro si rimane di stucco per la banalità del finale che, pur dando l'illusione di spiegare velatamente, non spiega affatto e lascia le conclusioni alla fantasia del lettore.
Sebbene possano esser fatte analogie con altre storie in cui una spiegazione viene alla fine a mancare (mi viene in mente ad esempio "L'indagine" di Stanislaw Lem, letto di recente), l'idea che mi sono fatto è che l'autore abbia affidato alle sue capacità tecniche di condurre una narrazione piena di suspense le sorti di una storia abbastanza inconsistente, utilizzando una prosa pulita ed efficace per mascherare la vacuità di fondo e l'inconsistenza della trovata.
L'altro elemento che mi sconcerta è l'anomalo proliferare di nomi di scacchisti illustri e meno illustri: da Lasker a Bondarewski, da Sherwin a Lombardy, passando per Pomar e Pachman, il libro è letteralmente infarcito di questi nomi ed il sospetto che l'autore volesse dire qualcosa di più della semplice scialba vicenda narrata è molto forte.
Gli appassionati di scacchi potranno quindi divertirsi a riconoscere i nomi dei loro beniamini annegati nella storia, occupazione questa che li terrà impegnati quel tanto che basta per far scorrere una vicenda inquietante e molto ben narrata ma sostanzialmente inconcludente.

L'elemento scacchistico, quindi, è qui presente più che altro come "contorno" e non è funzionale allo svolgimento della trama: se poi siete andati a "sbirciare" sulla Fantabancarella ed avete notato la definizione dei "livelli" con le relative "stellette" che Il Custode utilizza per le storie che in qualche modo trattano l'argomento scacchi, allora capirete cosa intendo quando dico che questo romanzo è di "livello 1" (forse anche 1-) e, quasi certamente, non sarà mai incluso nelle recensioni del Custode.
In ogni caso, a parte la leggerissima rilevanza scacchistica, è un libro che considero leggibile e per certi versi interessante, ma che non mi sento di citare tra le cose migliori della collana.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #237 data: 06 Novembre 2009, 12:32:33 »
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Prima di Dylan Dog

Sin dal numero 4 della collana, Urania ha "contaminato" le sue pubblicazioni con brevi escursioni nel campo del soprannaturale: dal tenebroso "Il figlio della notte" sino all'allucinante "Phantoms!", passando per il macabro "Psychlone" e per il terrificante "La reliquia", Urania ha periodicamente "deviato" dal filone principale della cosidetta scienza fantastica per proporci storie inquietanti, ambientate sfruttando quel sottile confine che c'è tra la realtà come la conosciamo e l'ignoto che più ci fa paura.
Uno degli esempi più calzanti di questo genere di storie è rappresentato dal romanzo "Non svegliare il Gram che dorme", dello scrittore americano Manly Wade Wellman, pubblicato come Urania 1005.

    Tempo addietro, come commento al libro, ebbi modo di scrivere le seguenti righe.

L'idea è buona, anzi ottima e la narrazione è superba, ma probabilmente il romanzo soffre molto di una certa qual "decontestualizzazione" ed in alcuni punti non riesce a descrivere in maniera adeguata la storia dei personaggi ed a caratterizzarli sino in fondo. Mi pare di leggere tra le righe che questo potrebbe essere il seguito di altri racconti in cui forse John Thunstone è protagonista, ma non ne sono sicuro. Il finale un po' banaluccio non aiuta e quello che poteva essere un capolavoro rimane un "buon romanzo", ma nulla di più... ed è un peccato.

La rilettura del libro a distanza di anni ha confermato in pieno questa mia prima impressione: bellissima l'atmosfera di mistero, inquietante l'ambientazione e straordinaria l'idea dei transfer nel tempo che porta i protagonisti ad indagare sugli orrori del passato sino alla sconvolgente rivelazione dell'incubo preistorico che sta per risvegliarsi, ma anche abbastanza "spiazzante" trovarsi, "in medias res", di fronte ad una avventura di John Thunstone, avveduto archeologo dotato di poteri psichici e che sfrutta le sue doti per investigare nell'occulto, senza aver prima letto le storie che lo introducono, lo presentano e ci fanno capire i numerosi riferimenti lasciati in sospeso nella storia.

John Thunstone è in pratica una sorta di precursore di Dylan Dog e le sue avventure sono narrate nell'omonimo ciclo composto dei seguenti tre libri:
  • "Lonely Vigils", del 1981, una raccolta di storie in bilico tra fantascienza, fantasy ed horror, che hanno come protagonista John Thunstone ed il giudice Hilary Pursuivant, spesso nominata nel romanzo.
  • Il presente romanzo della collana Urania, tradotto da "What dreams may come" del 1983.
  • "The school of darkness", del 1985.
Ho l'atroce sospetto che tanto la raccola introduttiva del ciclo quanto l'ultimo romanzo (non ce ne furono altri perchè nel Manly Wade Wellman è scomparso nel 1986) non siano mai stati tradotti e/o pubblicati organicamente in Italia.
Da una estenuante ricerca incrociata tra il catalogo Vegetti ed il nostro database, infatti, ho tirato fuori solo i seguenti 5 racconti sugli oltre 20 che appartengono a "Lonely vigils", li riporto qui per gli interessati.
A parte questi racconti sparpagliati in varie antologie non c'è altro per cui questa bella e strana storia della mancata evocazione di un dio preistorico rimarrà, per chissà quanto tempo ancora, l'unica occasione del pubblico italiano di conoscere ed apprezzare questo simpatico e fascinoso "indagatore dell'incubo".
Ci rimane la speranza che, un bel di, Fanucci o Mondadori si ricordino di Manly Wade Wellman e decidano di pubblicare per intero ed in modo organico le sue storie.
« Ultima modifica: 06 Novembre 2009, 12:54:38 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #238 data: 06 Novembre 2009, 14:03:42 »
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Ciao Maxpullo,
ho iniziato a leggerti ed ho intenzione di continuare perchè interpreti assai bene la nostra fs. Cordialità   pugna21
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #239 data: 06 Novembre 2009, 22:59:56 »
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Citazione da: pugna il 06 Novembre 2009, 14:03:42

Ciao Maxpullo,
ho iniziato a leggerti ed ho intenzione di continuare perchè interpreti assai bene la nostra fs. Cordialità   pugna21


Grazie Pugna,
apprezzo le critiche, ma ancor di più apprezzo gli apprezzamenti

Se vuoi puoi vedere gli "arretrati" nell'area download del forum, ma qualche volta fatti vivo anche per dire la tua sui libri che recensisco, ok?
Queste recensioni le scrivo più che altro per me stesso (per ricordarmi se un libro mi è piaciuto o no o per raccontare la sua "storia" ), ma il contributo degli altri è prezioso.
Ciao
Max
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