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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I libri di Maxpullo 2009 ¬ęprec succ¬Ľ
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  Autore  Discussione: I libri di Maxpullo 2009  (letto 63665 volte)
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #165 data: 29 Luglio 2009, 09:08:07 »
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E altri racconti: caccia a Thole

Parlando del romanzo di Van Vogt "La casa senza tempo" ho accennato a quella serie di copertine che avevano stuzzicato la mia fantasia e che cercavo di reperire ad ogni costo, anche senza conoscere il titolo del libro cui corrispondevano.
In una meravigliosa giornata di sole, al mercatino di Torvaianica, insperatamente trovai la prima: difficile non riconoscere la mostruosa creatura che Thole aveva raffigurato per il racconto eponimo dell'antologia "Lo stagno di Matlin e altri racconti", urania 408.
Ma se la copertina era per me un capolavoro, ricordo che la lettura del primo racconto, quello di Alfred Elton Van Vogt che dava il titolo all'antologia stessa, fu una grossa delusione ed il libro finì nel dimenticatoio, fino a qualche giorno fa, quando ho deciso di riprenderlo in mano e di vedere se i miei gusti erano cambiati.
Di seguito il commento.

       In questa antologia di racconti la fa da padrone il tema dell'incontro dell'uomo con esseri di altri pianeti. Purtroppo il racconto eponimo a firma di Alfred Elton Van Vogt e cio√® "Lo stagno di Matlin" risulta confuso e per certi versi irritante e fa perdere parecchi punti a tutta la raccolta. La delirante storia della guerra privata tra l'ex-marine e la creatura multicorpo proveniente dallo spazio √® al limite del demenziale e, nonostante la stupenda orrorifica copertina di Thole, tutta l'antologia viene affossata da questo incipit.
I racconti "Il canto del terrore" di E. Clayton McCarty e "La lunga caccia" di Emil Petaja sono accumunati dalla presenza di "cuccioli" di alieno, ma, mentre il primo dei due racconti è molto ben scritto e porta avanti la tesi per cui dall'incomprensione deriva la rovina dei rapporti, di qualunque tipo essi siano, il secondo, sviluppato abbastanza confusamente, mostra come a volte anche una creatura completamente aliena possa avere radici, per così dire, "umane".
Sono però racconti senza infamia e senza lode e da soli non basterebbero a far meritare una valutazione positiva alla raccolta se non vi fosse infilata una bellissima "perla" del bravissimo Eric Frank Russell.
Il racconto "Incontro su Kangshan" viene definito "Forse il pi√Ļ bel racconto di Russell, a tutt'oggi": avendo letto la raccolta "I topi meccanici" mi permetto di dissentire perch√® "L'ultima Thule" e "Niente di nuovo" sono due veri capolavori, ma anche se forse quello qui presentato non √® il pi√Ļ bello, certamente √® almeno uno dei pi√Ļ belli.

E' una storia molto particolare di pionieri, di esploratori e di amicizia: un racconto ricco di umanità e molto toccante che, da solo, fa recuperare a questa antologia tutti i punti persi per strada.
Valutazione complessiva di piena sufficienza, ma, senza il racconto di Russell, le cose sarebbero state ben diverse. Leggetelo.
« Ultima modifica: 29 Luglio 2009, 10:47:52 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #166 data: 30 Luglio 2009, 11:49:51 »
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E altri racconti: il trait-d'union

Non cambierò mai. Basta che in un libro compaia la parola "fantasma" o "vampiro" o un qualsiasi riferimento al soprannaturale che subito mi scatta il desiderio di trovarlo ad ogni costo... e fu per questo motivo che già nelle mie prime mancoliste comparve tra i "desiderata" l'antologia "I fantasmi della radura e altri racconti", Urania 360.
Ricordo che lo trovai alle bancarelle di Piazza della Repubblica a Roma, nel periodo pi√Ļ "buio" della mia collezione: dopo l'episodio de "Il vento dal nulla", infatti, mia madre smise di accompagnarmi l√¨ e, privo di quella fonte di finanziamento le mie visite alle bancarelle si diradarono, complici anche gli impegni universitari e la crescente frustrazione per non riuscire pi√Ļ a trovare il libro di Ballard.
L'aver trovato nello stesso giorno sia "I fantasmi della radura" che "Il vecchio dei serpenti", altro titolo che mi interessava molto, fu una delle poche note liete di quel periodo durato quasi cinque anni e, fino al successivo incontro con "il custode" sulla fantabancarella, la mia collezione e le mie ricerche subirono un brusco arresto.
Anche la lettura del libro, non fu particolarmente entusiasmante, anche se ne conservavo qualche confuso ricordo e così, complice il desiderio di "riscrivere" le fasi salienti della mia collezione, qualche settimana fa ho ripreso il libro, principalmente per poter esprimere un nuovo giudizio su un volume che, di fatto, rappresenta il trait-d'union tra due fasi assai diverse della mia vita collezionistica. Di seguito il commento.

     Premesso che non ho letto il racconto "Gli schiavi di Gree" perch√® ho intenzione di leggerlo assieme agli altri racconti di C.C MacCapp che condividono la stessa ambientazione, devo dire che la principale caratteristica di questa antologia √® la brevit√† dei racconti.
Il racconto eponimo "I fantasmi della radura" narra della surreale esperienza di un gruppo di giornalisti superstiti di un ammutinamento, lasciati a cavarsela su un pianeta apparentemente disabitato. Il clima onirico e febbricitante, il progredire della pazzia degli sventurati protagonisti e soprattutto le inspiegabili e surreali allucinazioni cui sono soggetti durante la notte rendono questo racconto introduttivo davvero inquietante e meritevole della lettura.
Assolutamente scialbo e piatto mi è sembrato invece il racconto "Le furie" di Fred Saberhagen, senza dubbio il peggiore della raccolta, mentre gli ultimi due sono certamente i migliori e contribuiscono a far risalire le quotazioni di questo volume.

De "Il vicino" di Robert Silverberg, curiosa storia di un odio tra vicini troppo vicini, conservavo ancora vividissimo il ricordo della prima lettura avvenuta anni fa: difficile dimenticare la situazione paradossale in cui si trovano a vivere i due anziani protagonisti e ancor pi√Ļ difficile dimenticare l'immagine della torre che svetta nel cielo ad oscurare parte del paesagio. Il finale a sorpresa poi lo rende particolarmente gustoso e difficile da dimenticare.
L'ultimo racconto "Il mistero della colonia fallita" di Jack Sharkey inizia con una atmosfera prettamente tipica dell'horror sovrannaturale, ma l'impensabile soluzione del mistero, che giunge come una specie di fucilata nel convulso finale, è davvero tutta fantascientifica e frutta al racconto la palma di migliore dell'antologia.
Non ci sono capolavori imperdibili, ma ben tre racconti su cinque si leggono in fretta e rimangono impressi per cui vale senza dubbio la pena prendere il libro dallo scaffale.
« Ultima modifica: 30 Luglio 2009, 11:51:47 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #167 data: 30 Luglio 2009, 13:37:29 »
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Scusate, ma mi è quasi impossibile astenermi dall'osservare che la "faccina" dell'ultima scheda è la stessa che occhieggia in home page nella rassegna settimanale delle copertine di Thole...
Una simpatica coincidenza: se mi mettevo a farlo apposta non veniva nemmeno per sbaglio
« Ultima modifica: 30 Luglio 2009, 13:39:22 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #168 data: 31 Luglio 2009, 14:52:59 »
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Criptico Sheckley

Dopo aver letto e apprezzato la geniale comicità e la profondità di Robert Sheckley in opere come "Il matrimonio alchimistico di Alistair Crompton" e "Dramocles dramma intergalattico", incuriosito dal titolo e dalla quarta di copertina mi sono cimentato nella difficile lettura di "Computer Grand-Guignol", Urania 1397, uscendone assai perplesso e dubbioso sul reale messaggio che l'autore volesse trasmettere.

      Questo romanzo, che narra di intelligenze artificiali molto complesse e molto umanizzate come giustamente recita la quarta di copertina, sembra un po' una matrioska: la serie di avventure frenetiche dei personaggi √® infatti costruita in modo che essi, per poter compiere ogni azione, devono prima compierne un'altra che per poter essere compiuta deve essere preceduta da un'altra e cos√¨ via, in un crescendo di situazioni surreali in cui l'unico a riuscire a raccapezzarsi √®, o almeno cos√¨ pare, solo l'autore.
Il "non sense" allo stato puro permea tutta la vicenda e verrebbe quasi da dire che la trama sia appena abbozzata o quasi del tutto assente.
Eppure, nonostante questi fattori assai poco lusinghieri, la bravura di Sheckley fa si che questa "collezione di pagine", questo raggruppamento pseudo-caotico di brani ed episodi legati sapientemente da un sagace "montaggio analogico", risulti piacevole da leggere.

In un certo senso potete immaginarvelo come una sorta di "Alice nel Paese delle Meraviglie", ma con pi√Ļ protagonisti e situazioni fantascientifiche al limite dell'assurdo; una rappresentazione tragicomica che forse si, forse no, vuole essere una sorta di satira nei confronti dell'uomo e della sua ricerca del vero se stesso e del compimento del suo destino.
Davvero un libro sui generis e molto singolare che, vista anche la difficoltà intrinseca nel reperire gli Urania della serie codice a barre, consiglio esclusivamente ai fan di Sheckley.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #169 data: 04 Agosto 2009, 14:12:01 »
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Fantapinocchio

Scrivendo questa scheda devo stare molto molto attento: in epoca non sospetta un illustre (e potente) membro di Uraniamania mi ha privatamente minacciato di pesanti ritorsioni nel caso in cui avessi parlato male di "A.I. - Intelligenza artificiale", film targato Kubrick/Spielberg e basato su alcuni racconti di Brian Wilson Aldiss.
Purtroppo, nonostante tutta la buona volontà di questo mondo, mi è praticamente impossibile spendere parole "neutrali" per l'urania 1415, in cui, oltre ad essere riportate le storie dei "supertoys" da cui Stanley Kubrick è riuscito in qualche modo a trarre la sceneggiatura del film, vengono pubblicati diversi racconti assolutamente illegibili e privi di qualsivoglia significato. Di seguito il commento al volume.

     Sono quasi certamente tra i pochi (se non l'unico) a non aver apprezzato incondizionatamente il film di Spielberg "A.I. Intelligenza Artificiale", ma credo che a Stanley Kubrick vada comunque assegnato un premio speciale per essere riuscito a creare la sceneggiatura di un film a partire dalle quattro scenette asfittiche prodotte da Aldiss.
Sar√≤ superficiale, ma la toccante storia del piccolo androide in cerca di amore materno, non mi ha commosso pi√Ļ di tanto ed anzi ho trovato che i racconti di Aldiss, oltre ad essere assai poveri di idee e di spunti fantascientifici, hanno un qualcosa di irritante. Sar√† lo stile dell'autore, sar√† la traduzione, ma qualcosa non va e, durante la lettura, l'impulso di saltare le righe √® impellente.
Ma se sulle disavventure del piccolo David potrei anche stendere un velo pietoso di comprensione (in fondo sono favolette moderne senza infamia e senza lode e sarebbe come voler stroncare le fiabe di Andersen), non si può tollerare che l'intelligenza dei lettori (reale o artificiale che sia) venga insultata dalle storie che fanno da contorno.
Noiose, senza capo nè coda, non sembrano neanche storie di fantascienza, quanto piuttosto esercizi di scrittura a tema libero dell'autore: una specie di "salmone del dubbio", ma senza l'umorismo e l'intelligenza di Adams e con l'aggravante di essere storie che qualcuno considera fatte, finite e degne di pubblicazione. Per dovere di cronaca devo dire che ho abbandonato la lettura dopo il racconto "Il pulsante pausa", per cui se il buon Aldiss aveva preparato qualche caleidoscopica sorpresa per il gran finale, mi voglio scusare con lui: sarà per la prossima volta.

L'unica nota positiva è che in qualsiasi momento il libro viene chiuso e riposto nella libreria, il senso di liberazione che ne deriva è pressochè indescrivibile.
Ben diversa, invece, l'impressione che ho ricavato dall'omonimo film: minacce a parte, ribadisco che va fatto tanto di cappello alla coppia Stanley Kubrick / Steven Spielberg per essere riusciti a produrre un film profondo ed emozionante a partire dallo scarso materiale prodotto da Aldiss: si può dire anzi che essi siano riusciti a creare una trama quasi del tutto nuova ed a dare un nuovo significato alle scialbe favolette dell'autore.
Il messaggio del film è molto bello ed è difficile trovare altre pellicole in cui il tema dell'intelligenza artificiale sia stato così sagacemente posto sotto il mirino della questione morale che esso pone: il vero problema, infatti, non è tanto quello di riuscire costruire esseri intelligenti ed in grado di provare emozioni o amare, quanto piuttosto quello di stabilire in che misura gli esseri umani siano responsabili nei loro confronti. La risposta che il film fornisce a questo interrogativo è molto amara e le toccanti avventure di David, novello Pinocchio, sono destinate ad una fine del tutto imprevista.
Purtroppo, a mio avviso, se una critica può essere mossa a questa pellicola, è proprio quella di non essere riuscita a mantenere le promesse sino in fondo: il finale risulta al contempo amaro e confuso, come se Steven Spielberg, indeciso se dare o meno un lieto fine alla storia si sia tenuto rispettosamente nel mezzo senza sbilanciarsi riuscendo a produrre un fastidioso ibrido tra un finale lieto ed uno drammatico. L'aver riesumato dallo sgabuzzino i pupazzi alieni di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", infatti, poteva anche essere una buona idea, ma, purtroppo, tra i mille e uno modi in cui la storia poteva terminare grazie all'apporto di un elemento extraterrestre, inspiegabilmente viene scelto l'unico che suscita simultaneamente amarezza e insoddisfazione, rovinando, a mio modesto avviso, quello che poteva essere davvero un capolavoro.
« Ultima modifica: 04 Agosto 2009, 14:14:53 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #170 data: 05 Agosto 2009, 19:37:50 »
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Licantropi e vampiri, la guerra degli immortali: l'epilogo

Se il film "Underworld" lascia ben poco spazio alla noia con una azione serrata e un intreccio fuori dal comune, il capitolo successivo "Underworld evolution" non è da meno: spariti gli Anziani dei vampiri, scomparso Lucian il capo dei lycan e posta la parola fine alla secolare guerra tra le due specie, l'attenzione viene ora spostata sulla possibilità di generare ibridi tra le due razze e sulla conseguente formazione di nuovi equilibri di potere.
Con un tempestivo flasback iniziale, scopriamo che, alle origini, i lycan non erano affatto esseri in grado di tramutarsi in lupi, ma bensì delle belve sanguinarie incapaci di dominare i propri istinti e di riprendere la forma umana anche solo temporaneamente. Nelle foreste ungheresi, in una battuta di caccia al fianco dei tre vampiri Anziani, Viktor, Marcus ed Amelia, scopriamo tutto l'orrore di queste creature e soprattutto assistiamo alla cattura di William, il primo lycan, un gigantesco licantropo albino la cui ferocia si abbatteva come un flagello sugli umani. Scopriamo anche che ciò che nel primo film veniva citato come un mito corrisponde invece a verità: le due razze, ancorchè distinte geneticamente hanno un antenato comune, Alexander Corvinus. Questi, sopravvissuto ad una epidemia di peste, subì una mutazione del sangue che lo rese immortale e trasmise questo dono alla sua prole; sfortunatamente, tuttavia, mentre lui mantenne le fattezze umane, i suoi figli divennero mostri: Marcus divenne il primo vampiro, mentre William, invece, fu il capostipite della razza dei lycan.

    La stupenda novelization del film, ad opera del solito Greg Cox, √® stata pubblicata da Urania nel numero speciale horror 36, supplemento al numero 1529 e, come nel caso del primo film, √® assolutamente fedele alla pellicola.
In un continuo alternarsi di passato, presente e futuro, il riaffiorare dei ricordi consente a Selene e Michael di capire sino in fondo gli inganni e le trame di Viktor, in grado di sopravvivere al loro ideatore e la folle corsa che si scatena tra loro due e Marcus per scoprire l'ubicazione della prigione di William ha motivazioni assai diverse.
L'Anziano, infatti, libero dall'oppressione di Viktor, vuole liberare il fratello dalla prigionia per condividere con lui il governo del mondo, mentre Selene e Michael vogliono impedire che il mondo venga sconvolto nuovamente dagli ululati della belva immortale.
La presenza degli ibridi è solo una delle trovate del film: non bisogna infatti dimenticare la geniale invenzione di una fantomatica organizzazione segreta "super partes" il cui scopo è quello di nascondere il conflitto agli esseri umani. Solo ipotizzandone l'esistenza, infatti, diviene pensabile e plausibile che una guerra secolare non lasci traccia alcuna tra gli uomini.

Gli effetti speciali, le metamorfosi, le mostruose fattezze di William e di Marcus dopo l'ibridazione rendono questo film, se possibile, anche migliore del precedente: come già in "underworld", si ha l'impressione che l'intreccio, nonostante le forze in gioco ed i continui colpi di scena si dipani da solo e la verosimiglianza che gli autori sono riusciti ad infondere sia nei personaggi che nella storia fa si che, nonostante i numerosi riferimenti al sovrannaturale, tanto il film quanto la sua novelization siano in effetti vere e proprie storie di fantascienza, niente affatto prive di fondamento.
La degna conclusione di una fantastica saga senza precedenti.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #171 data: 05 Agosto 2009, 22:55:25 »
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A.I. - Intelligenza artificiale

Una c.......pazzesca, parlo del film non ho letto il libro e me ne guardo bene.
Da mettere in galera specialmente il bimbo.
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« Rispondi #172 data: 05 Agosto 2009, 23:20:54 »
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Citazione da: gretana il 05 Agosto 2009, 22:55:25

A.I. - Intelligenza artificiale

Una c.......pazzesca, parlo del film non ho letto il libro e me ne guardo bene.
Da mettere in galera specialmente il bimbo.


Attenta!
Le minacce cui alludevo erano vere... prova solo a smussare un pelino, sennò magari ti ritrovi in galera tu assieme a David... e poi l'inizio del film con robotessa che gli si apre la faccia è bello... e poi c'è Teddy che è meraviglioso ... dove se ne può acquistare uno????
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« Rispondi #173 data: 06 Agosto 2009, 19:21:44 »
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Licantropi e vampiri, la guerra degli immortali: le origini

La grande saga di "Underworld" si arricchisce ulteriormente proprio nel corso del 2009 di un nuovo episodio: "Underworld: la ribellione dei lycans". Il film, di fatto, costituisce un prequel ai primi due capitoli e approfondisce ciò che nella prima pellicola era stato solo accennato: la sfortunata storia d'amore tra il lycan Lucian e la vampira Sonja, figlia dell'Anziano Viktor e le origini del conflitto tra le due razze di immortali.
Anche da questo film è stata tratta una novelization ad opera di Greg Cox, ma Urania non l'ha pubblicata, preferendo dare alle stampe un romanzo dello stesso Cox liberamente ispirato ai personaggi della saga e che narra una vicenda analoga ma con piccole sottili differenze.
Il romanzo dal titolo "Underworld. Nemici di sangue" è stato pubblicato come numero speciale della collana horror al numero 34, come supplemento del numero 1526. Di seguito il commento.

     Piuttosto deludente questo "prequel", sicuramente meno avvincente degli altri due libri e molto meno aderente al film che dovrebbe corrispondergli nella saga e cio√® "Underworld, la ribellione dei Lycan".
"Nemici di sangue" è una storia al contempo struggente, romantica, drammatica e ricca di pathos che narra le motivazioni alla base della secolare guerra tra vampiri e lycan, ma, rispetto all'universo del ciclo, costituisce un po' una storia a se che per certi versi ne sconvolge la continuità e trascura alcuni aspetti che invece nel terzo film sono messi bene in evidenza come ad esempio la relazione tra Lucian e i ferini discendenti di William, il purosangue lycan figlio di Alexander Corvinus.
I terribili lupi mannari incapaci di riprendere la forma umana e perennemente assetati di sangue nel libro svolgono il ruolo di comparse, di animali completamente alla mercè dei vampiri, mentre nella pellicola è detto chiaramente non soltanto che Lucian è un loro diretto discendente che, tuttavia, grazie ad una mutazione, è in grado di conservare la forma umana, ma anche che queste creature sovrannaturali costituiranno in seguito l'ossatura dell'esercito di Lucian.

La scena del film in cui Lucian entra nella grotta dei mannari per stringere con loro un patto di alleanza contro i vampiri è davvero degna di nota.
Alcuni personaggi del ciclo poi sono stranamente ignorati dal libro di Cox: il luogotenente lycan di nome Raze che pure riveste un ruolo importante in "Underworld", non è neppure menzionato, mentre un personaggio del tutto insulso come la lycan ribelle Lyuba assurge quasi al ruolo di co-protagonista, rubando la scena a Lucian per lunghi tratti. Viceversa Cox ha la felice intuizione di proporre da subito i personaggi di Kraven e Soren, i due vampiri "traditori" che invece nel film non appaiono mai.
L'elenco delle discordanze tra libro e film potrebbe proseguire all'infinito, ma l'unica che appare davvero degna di nota è il fatto che, mentre nella pellicola Viktor sembrerebbe inizialmente disposto a perdonare la figlia per la sua unione e decide di condannarla solo dopo aver appreso che aspetta un figlio ibrido da Lucian, nel libro invece la condanna di Sonja non è mai messa in discussione e Viktor considera un inconcepibile tradimento già l'unione con il lycan, non solo per il fatto in se, ma anche perchè questo non gli consente di mantenere la parola data a Marcus di concederla in sposa a Nicolae, il figlio di questi.
Insomma, la fantasia di Cox è qui a briglia abbastanza sciolta, ma il risultato è nettamente inferiore all'effetto prodotto dal film che, al pari dei primi due episodi, è un vero capolavoro.
Diversamente dai primi due film, qui il fuoco, pi√Ļ che sulla guerra e sulle caratteristiche delle due specie, √® spostato sui sentimenti e riesce a dare un volto umano e credibile a figure da sempre relegate nelle storie horror a ruoli di malvagit√† senza limiti, o al pi√Ļ di istintivit√† sanguinaria, dando una immagine del tutto nuova e originale delle figure sia del vampiro che del licantropo.
Le atmosfere cupe, il senso di drammaticità ispirato dalla condanna di Sonja e la straziante pena di Lucian, costretto ad assistere all'esecuzione della compagna, fanno si che non soltanto vengano pienamente spiegate le ragioni all'origine del conflitto, ma anche che venga data una nuova lettura a tutta la saga e ai suoi personaggi, Lucian su tutti. Il lycan, infatti, con la sua debolezza e la sua passione ci appare assai umano ed è davvero difficile non immedesimarsi nel suo dramma: un personaggio davvero ben riuscito, come pure è molto ben caratterizzato l'implacabile vampiro Viktor la cui malvagità sarà di fatto all'origine della guerra centenaria.
So che mi ripeto, ma di saghe così complesse, ricche, articolate, plausibili ed emozionanti, ne ho viste davvero poche e questa trilogia merita davvero un applauso.
« Ultima modifica: 06 Agosto 2009, 19:22:30 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #174 data: 06 Agosto 2009, 19:35:49 »
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Citazione da: maxpullo il 05 Agosto 2009, 23:20:54


Citazione da: gretana il 05 Agosto 2009, 22:55:25

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Una c.......pazzesca, parlo del film non ho letto il libro e me ne guardo bene.
Da mettere in galera specialmente il bimbo.


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Lo voglio...


Di positivo c'è che alla fine muore.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #175 data: 07 Agosto 2009, 11:26:43 »
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Edicole d'Italia: Ovindoli

In un post dello scorso anno ho erroneamente dichiarato che "Missione su Jaimec" è stato il primo Urania da me acquistato in edicola. Potrei correggermi però affermando che quello è stato il primo Urania acquistato in edicola per finalità collezionistiche: da quel numero in poi, infatti, i miei acquisti sono stati regolari, ma già prima di allora, tuttavia, mi era capitato almeno due volte di acquistare un numero appena uscito; in parte per dare una "sbiriciatina" ai nuovi formati (con cui assolutamente non volevo avere nulla a che fare per protesta contro la "cessazione" dei cerchiorosso) e, in parte, per avere sottomano qualcosa da leggere in momenti "particolari".
Il primo urania in assoluto ad essere stato acquistato in una edicola fu "Creature accidentali", di Anne Harris, Urania 1461, preso per disperazione in una edicola di Ovindoli durante una delle mie rarissime "settimane bianche" assieme ad un amico.
Dovete sapere che, in genere, io non amo la montagna, perchè detesto il freddo, la neve, le catene, i doposci e soprattutto quell'imbarazzante sensazione di essere sudaticcio sotto tonnellate di vestiti mentre la temperatura è sottozero e l'unica alternativa che mi si offre è tra continuare a sudare oppure togliermi qualche indumento e congelare... ma quella volta il mio amico mi prese in un momento di debolezza, la mia ex mi aveva appena lasciato, e riuscì a trascinare me e la maxpullomobile nella folle avventura di un weekend sciistico.
Ricordo che lui, sciatore dilettante ma animato da buone intenzioni, si era addirittura riproposto di insegnarmi a sciare, ma io, colto dall'improvviso ritorno del senno, resomi conto che la mia stessa vita era a rischio, replicai: "non sono riuscito ad imparare a ballare la salsa cubana dopo un'anno di lezioni con tanto di insegnante e tu pretendi di farmi sciare in mezza giornata? Non se ne parla..."; detto questo, approfittando di una sosta in città prima di raggiungere l'albergo, mi rifugiai in edicola, acquisati il primo urania che mi veniva sottomano e mi accinsi a leggerlo mentre il mio amico, affittati sci e scarponi, andava ad affrontare le piste.
Ed ecco qui il commento a quel simpatico compagno, inserito subito dopo la recente rilettura.

    Una storia molto intricata e la cupa atmosfera cyberpunk sono le principali caratteristiche di questo romanzo assai godibile e originale.
Il tema della mutazione genetica e del difficile confronto con la diversità fanno da sfondo ad una complicata vicenda che vede protagoniste due ragazze mutanti: una di loro, Chango, a causa della morte sul lavoro della sorella Ada, vive in prima persona il dramma dei lavoratori della GeneSys, industria chimica specializzata nella produzione di un particolare tipo di polimero che si sviluppa in vasche estremamente tossiche per l'organismo umano, l'altra, dall'azzeccatissimo nome di "Helix", è invece una "ragazza" con quattro braccia, apparentemente senza passato.
Il loro incontro del tutto casuale e la loro ambigua relazione sono all'origine di una catena di avvenimenti destinati a cambiare radicalmente i loro destini ed a trasformare, nel senso letterale del termine, il colosso GeneSys (e molto probabilmente anche l'intero mondo) in qualcosa del tutto nuovo ed imprevisto.

Molto suggestiva anche se un po' troppo eterea ed inconsistente la descrizione della genesi della razza delle "Tetra", certamente efficaci i richiami alla tradizione biblica di Lilith, ma la sequenza di avvenimenti all'origine della creazione della nuova specie, attraverso un sogno del ricercatore, risulta poco convincente e spiegata male.
Non è un capolavoro ma è una storia avvincente e magistralmente narrata: si perde un poco nel finale ma rimane un buonissimo libro che vale la pena leggere.
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #176 data: 07 Agosto 2009, 11:45:59 »
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Chiuso per vacanza

Con un recente post intitolato "chiuso per ferie", mi sono attirato addosso sciagure a non finire, la cui cronaca è integralmente riportata qui. Ma ho capito dove è stato l'errore: tutto si spiega con la sottile distinzione che c'è tra le parole "ferie" e "vacanze"... mentre le prime infatti hanno una connotazione prettamente tipica del mondo lavorativo ed indicano in effetti un periodo in cui non si lavora, le seconde evocano invece la spensieratezza del riposo assoluto accompagnato da un sobrio e moderato divertimento.
Tra pochi minuti, per effetto di quelle che, mi auguro siano, "vacanze", il PC verrà spento e, come conseguenza, questa rubrica si alimenterà esclusivamente del vostro contributo, qualora sentiate il bisogno di aggiungere qualcosa ai miei commenti, o anche semplicemente quello di insultarmi.
Stavolta la meta delle "vacanze" è la vicina località balneare di Torvaianica dove sarò accompagnato dalla maxpulla e da una folta schiera di Urania (e non) tra cui spiccano le ultime storie di Eymerich che mi restano da leggere.
Vi mando un saluto da sotto l'ombrellone ideale che mi è balenato in testa in questo preciso istante e, sognando lunghe passeggiate sulla riva, l'odore della salsedine trasportata dalla brezza di mare che scompiglia i capelli (almeno a chi li possiede ancora) e soprattutto il fresco del terrazzo teatro delle mie prossime letture, vi do il mio arrivederci al 24 Agosto...

BUONE VACANZE A TUTTI!
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #177 data: 24 Agosto 2009, 18:11:02 »
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Eymerich, il gigante

Ebbene si, questa estate di letture è stata senza dubbio all'insegna di Eymerich, il diabolico inquisitore nato dalla fantasia di Valerio Evangelisti che mi ha intrattenuto con le ultime due storie che mi erano rimaste da leggere sul suo straordinario ciclo di avventure.
La prima delle due, "La luce di Orione",  stampata in un volume non numerato della collana Strade Blu della Mondadori, mi ha tenuto compagnia proprio nell'euforico momento della partenza e devo dire che, visti i brividi che hanno accompagnato la lettura, ha avuto quel giusto effetto rinfrescante che si richiede ad una buona lettura estiva.

     Davvero molto ricco di spunti questo romanzo che, secondo lo standard di Valerio Evangelisti, vede legate le avventure dell'inquisitore Nicolas Eymerich nell'anno 1366 con quelle di una sanguinaria e truculenta guerra nel medioriente in un futuro prossimo.
L'intermezzo tra le due storie, che descrive la sfortunata vicenda del professor Marcus Frullifer, è necessaria per fornire una parziale spiegazione della teoria fisica secondo cui eventi che accadono nel presente possano avere effetto anche grande distanza tanto nel futuro, quanto nel passato, dando a volte l'impressione che l'effetto si verifichi prima della causa.
L'universo immaginato da Evangelisti è infatti caratterizzato dall'esistenza di un "tessuto" comune che legherebbe indissolubilmente ogni elemento in esso esistente, uomini compresi: grazie quindi all'interazione istantanea tra misteriose particelle subatomiche, componenti questo tessuto, sarebbe in teoria possibile che l'azione di un singolo individuo si riperquota istantaneamente nell'universo stesso o, addirittura, a grande distanza nel tempo.

Grazie poi ad una non meglio identificata legge di "risonanza morfica", l'interazione sarebbe pi√Ļ forte ed evidente tra oggetti aventi le stesse caratteristiche od anche solamente nomi assonanti (che, ad esempio, iniziano per la stessa lettera).
L'unico inconveniente di questa affascinante teoria fisica è quello di somigliare in modo eccessivo alle dottrine esposte in diversi trattati di magia e questo, complice anche l'impossibilità di verificarne appieno la veridicità (non disponendo di un adeguato laboratorio spazio-temporale in cui condurre eventuali test), è la causa della disgrazia del professor Frullifer.
Non essendoci quindi possibilit√† di verificare l'esattezza di questa teoria fisica, non resta al lettore altro che rassegnarsi a vivere le straordinarie avventure di padre Nicolas Eymerich da Gerona, impegnato stavolta a svelare i tenebrosi misteri di una Costantinopoli in piena decadenza, assediata dai Turchi e da titanici mostri che avanzano dal mare e che, apparendo ogni notte poco prima dell'alba, si rivelano ogni giorno pi√Ļ vicini alla citt√†. Con la consueta energia e spietatezza, l'implacabile inquisitore, forte della sua fede e della sua conoscenza della Bibbia, riuscir√† non solo a svelare il mistero dei giganti che sorgono dal mare ed a sventarne la minaccia, ma anche a far si che il "demone" responsabile della loro genesi, venga messo definitivamente in condizioni di non nuocere.
E se anche la vittoriosa impresa dell'inquisitore avesse davvero una qualche relazione spazio/temporale con lo spaventoso conflitto che insanguinerà l'Iraq in un futuro prossimo e che vedrà contrapposte le forze neonaziste della Rache contro quelle dell'Euroforce, poco importa: questo libro vale in ogni caso la lettura.
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« Rispondi #178 data: 25 Agosto 2009, 17:32:43 »
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Dinosauri che passione!

Alzi la mano chi, da bambino, non è stato appassionato di dinosauri. Io lo sono stato in forma talmente virulenta che, per la gioia dei miei genitori, avevo sempre la cameretta piena di dinosauri di gomma da tutte le parti ed avevo una collezione invidiabile di libri illustrati che li ritraevano in tutte le pose e situazioni.
Per certi versi quella passione non se ne è mai andata, visto che mi sono piaciuti tutti e tre i Jurassic Park (anche se devo ammettere che il terzo è davvero cretinetto) e che persino i film datatissimi con le creature di Ray Harryhausen che si muovono a scatti mi mandano in brodo di giuggiole...
Insomma, quando ci sono i dinosauri di mezzo il mio giudizio diventa davvero poco attendibile ed √® per questo che, accingendomi a leggere "L'era del dinosauro" di Richard Marften, urania 64, mi sono sforzato di essere il pi√Ļ critico e severo possibile, forse anche troppo. Di seguito il commento al libro.

     In questo avventuroso romanzo alla Conan Doyle, senza troppi dibattiti sul perch√® e sul percome sia possibile viaggiare nel tempo, ci si ritrova da subito catapultati indietro nel periodo Giurassico, al seguito di un safari "fotografico" completamente organizzato.
Ma, come insegna il romanzo di Michael Crichton "Jurassic Park", per quanto siano state prese tutte le precauzioni possibili ed immaginabili, per quanto chiare e condivise siano le regole che ci si è dati, qualcosa irrimediabilmente ed inevitabilmente è destinata a sfuggire al controllo. E sebbene stavolta il disastro non sia imputabile al mancato funzionamento dei meccanismi di sicurezza, ma all'elemento umano, non per questo i pericoli saranno di minore entità e l'avventura meno micidiale.
Personaggi appena abbozzati, situazioni poco credibili e una trama ai limiti del banale sono alcuni dei principali difetti di questo romanzo, che per√≤ ha il pregio di essere ambientato in una delle epoche pi√Ļ interessanti del nostro pianeta e soprattutto di farsi leggere in meno di una giornata.

Molto singolare e originale la spiegazione di come la natura riesca a risolvere i paradossi derivanti dal viaggio nel tempo: i personaggi che infatti si trovano a morire durante il safari, essendo morti prima della loro nascita semplicemente cessano di esistere e, per quanto forte potesse essere il loro legame con i sopravvissuti, essi spariscono inesorabilmente dalla memoria di amici e parenti.
Va comunque dato atto all'autore di una attenta e scrupolosa ricostruzione dei mostri preistorici nel loro habitat, cosa questa che rende questo cimelio della collana particolarmente gradevole e apprezzabile.
Lo consiglio agli amanti dei dinosauri che, pur di vedere in azione i loro beniamini, sono disposti a sorvolare sulle ingenuità di questo romanzo, indubbiamente derivanti dal tempo trascorso dalla sua stesura.
« Ultima modifica: 25 Agosto 2009, 17:33:35 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #179 data: 28 Agosto 2009, 15:18:18 »
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Il mio primo "Millemondi" fu quello del 1973 dedicato a John Wyndham: lo trovai nella libreria a casa dei nonni assieme a "La porta sull'estate", "Loro i terrestri" e "Strisciava sulla sabbia" e, sebbene fosse poco pi√Ļ di un fascio di pagine lo restaurai alla meglio per poterlo leggere visto che tutti e tre i romanzi raccolti, gi√† dalle prime pagine, mi sembravano dei veri capolavori.
Ricordo che all'epoca mi piacquero in particolar modo "il risveglio dell'abisso" (che comparir√† in una prossima scheda) e "il giorno dei Trifidi" (gi√† recensito), ma, dei tre, quello che mi rimase pi√Ļ impresso fin nei minimi particolari fu "I trasfigurati" ed √® da allora che ogni volta che sento dire che l'uomo √® stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, mi ritorna in mente il passo in cui il piccolo protagonista della storia subisce una terribile (e ingiusta) punizione per aver proferito la frase "Avrei potuto fare tutto da me, se avessi avuto un'altra mano".
Questa estate, nonostante ricordassi quasi il romanzo parola per parola, ho voluto comunque rileggerlo, per provare a ritrovare le sensazioni di quella prima lettura. Poichè temevo che il Millemondi passasse definitivamente a miglior vita, ho scelto di leggere e commentare il numero 149 della collana, senza dubbio in condizioni migliori nonostante la veneranda età. Di seguito il commento.

    Sono molti i romanzi di fantascienza che trattano di mutanti e mutazioni, ma pochissimi riescono a raggiungere la drammaticit√† e di questo toccante capolavoro di John Wyndham.
Non c'√® bisogno di dare una spiegazione del perch√® l'umanit√† sia alle prese con il dramma delle mutazioni, n√® √® necessario descrivere cosa sia la Tribolazione che si √® abbattuta sull'uomo a causa della sua malvagit√†: nessuna spiegazione riuscirebbe, infatti, a rendere meglio il clima di angoscia ed il dramma che il piccolo David e gli altri "telepati" sono costretti a vivere sin dalla loro infanzia in un mondo in cui la pi√Ļ piccola malformazione √® vista come un segno del demonio.
La vuota e pedissequa interpretazione letterale della Bibbia che asserisce che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio porta alla definizione della "Norma" per stabilire quale sia la giusta immagine di un uomo e chiunque non rispetti la norma è automaticamente condannato e bandito dalla società.

In un mondo in cui la deviazione dalla norma pu√≤ avere crudeli conseguenze per uomini e animali, il protagonista David e gli altri piccoli mutanti impareranno a loro spese che non c'√® posto per la piet√† e che la loro unica speranza di sopravvivenza √® quella di riuscire a nascondere il pi√Ļ a lungo possibile la loro capacit√†, sperando che, altrove, magari proprio in uno degli strani luoghi che appaiono nei sogni ricorrenti di David, sia possibile condurre una vita differente.
Un romanzo davvero senza tempo che, sebbene scritto nel 1957, rimane attuale, conservando inalterato tutto il fascino di una favola crudele che, se da un lato, fa riflettere su come spesso l'uomo possa essere accecato dall'odio per la diversità al punto da dimostrarsi feroce nemico e persecutore di innocenti, dall'altro riporta diversi interessanti spunti sulla teoria evoluzionistica. Un capolavoro imperdibile.
« Ultima modifica: 28 Agosto 2009, 16:16:57 di maxnaldo » Loggato
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