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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I Libri di Maxpullo 2010 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Libri di Maxpullo 2010  (letto 129662 volte)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #45 data: 27 Febbraio 2010, 19:04:15 »
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Citazione da: dhr il 27 Febbraio 2010, 18:59:00


Tra le opere letterarie SF recenti, da ricordare Un canto per White Hill di Joe Haldeman, nella raccolta Guerra eterna: ultimo atto, a mio parere il racconto migliore contenuto nel volume.




Racconto tra i migliori in assoluto, senza dubbio un Haldeman particolarmente ispirato.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #46 data: 05 Marzo 2010, 13:03:22 »
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Fantamore: l'eredità di Shakespeare

Quando la serie dei Romanzi di Urania era appena nata, vennero dati alle stampe numerosi romanzi di un certo spessore, destinati a costituire l'ossatura delle serie de "I capolavori", "I Classici di Urania" e la più recente "Urania Collezione". Romanzi come "Le sabbie di Marte", "L'orrenda invasione" alias "Il giorno dei Trifidi", "Il figlio della notte", "Assurdo universo", "Il segreto degli Slan" e "Anni senza fine", infatti, da un lato aiutarono la neonata collana nel difficile decollo e dall'altro, attraverso una serie di successive ristampe, vennero "ufficializzati" come il nucleo storico di capolavori e classici di un genere che in quegli anni inziava il suo boom.
Alcune storie, tuttavia, non hanno goduto di eguale fortuna e, pur non essendo da meno dei pluri-ristampati classici, finirono per nell'oblio, sino ad essere quasi del tutto dimenticate.
E' questo il caso, ad esempio, dell'Urania numero 9, il bellissimo romanzo di William Frederick Temple, intitolato "Il triangolo quadrilatero", vero e proprio "kolossal" del fantamore, nonchè uno dei pochi Urania sotto il numero 10 a non essere mai "riapparso" nelle pubblicazioni successive. Soffiato via, allora, il velo di polvere degli anni di anonimato, ho deciso di ridare oggi lustro a questo splendido classico dimenticato, proponendovelo, dopo più di 60 anni dalla sua pubblicazione, in tutta la sua bellezza.

  Più che un vero e proprio romanzo di fantascienza, "Il triangolo quadrilatero" è quasi un dramma alla Shakespeare e non a caso la narrazione è ricca di citazioni propio dalle opere del grande autore inglese, quasi un omaggio alla sua memoria.
L'idea di fondo della duplicazione di un essere vivente a partire dalla sua struttura atomica è originale per l'epoca e affrontata in modo affascinante anche senza una vera e propria teoria scientifica a supporto.
L'accento, infatti, più che sugli aspetti fantascientifici e tecnologici della sensazionale scoperta, è posto sugli aspetti più squisitamente psicologici dei protagonisti coinvolti, ognuno dei quali ci appare come "sospeso", legato al suo personale dramma interiore ed incapace di reagire. La questione morale della "creazione" della vita viene appena accennata, ma le dissertazioni sulla contrapposizione tra autodeterminismo e libero arbitrio, più che appesantire la lettura la rendono assai profonda e interessante.
Il singolare dramma che i protagonisti si trovano a dover vivere, questo insolito e paradossale "triangolo quadrilatero" li spinge lungo strade che appaiono a senso unico, li constringe a muoversi lungo binari che appaiono destinati inevitabilmente alla catastrofe, eppure, in uno dei finali più tristi e poetici mai apparsi in un romanzo della collana, si percepirà tangibilmente il vero senso della parola "destino" e si scoprirà come a volte questo, pur facendosi beffe degli umani sentimenti, possa essere ingannato per strappare alla vita dei momenti di vera ed intensa felicità.

Un capolavoro in tutti i sensi, un classico per tutte le stagioni che non sfigurerebbe di fronte a "Romeo e Giulietta", al "Macbeth" o all'"Enrico IV". Un libro bello, profondo e stupefacente che giustifica pienamente il boom e lo scalpore che quest'opera fece all'epoca ma che analogamente rende inspiegabile la pressochè totale assenza di considerazione e di ristampre negli anni successivi.

A onor del vero bisogna osservare che Urania ha pubblicato il racconto "Il triangolo quadrilatero" di Temple nell'antologia "Le grandi storie della SF vol. 2", Urania Collezione 049, ma si tratta comunque della prima stesura della storia, risalente al 1939, assai meno coinvolgente del successivo romanzo.
Dal romanzo fu successivamente tratto il film "Four sided triangle", per la regia di Terence Fisher, ma la pellicola, dal 1953, non fu mai distribuita nelle sale italiane.
Per me questo è uno degli Urania più belli di sempre.
« Ultima modifica: 05 Marzo 2010, 13:16:04 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #47 data: 05 Marzo 2010, 14:44:49 »
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Citazione da: maxpullo il 05 Marzo 2010, 13:03:22

L'idea di fondo della duplicazione di un essere vivente a partire dalla sua struttura atomica è originale per l'epoca e affrontata in modo affascinante anche senza una vera e propria teoria scientifica a supporto.
L'accento, infatti, più che sugli aspetti fantascientifici e tecnologici della sensazionale scoperta, è posto sugli aspetti più squisitamente psicologici dei protagonisti coinvolti


Guarda guarda quale potrebbe essere la fonte dei due racconti L'ordine a buon mercato e (il sequel) Alcune applicazioni del Mimete di Primo Levi.
Anche lui era un appassionato di racconti di SF. Nel racconto Breve sogno, per indicare un libro letto da una donna in treno, si sente in dovere di specificare: "Non era un giallo né un romanzo di fantascienza né un Oscar Mondadori" dando per scontato che una lettura più "ovvia" sarebbe stata questa, invece.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #48 data: 06 Marzo 2010, 19:42:40 »
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Fantamore: il cuore dell'universo

Quando mi consigliano un libro ci vado sempre cauto prima di leggerlo, perchè, nel caso non dovesse piacermi, avrei lo sgradevole compito di bocciare una lettura che a qualcuno è piaciuta al punto da suggerirla ad altri. Se poi il libro in questione è anche di un autore che in precedenza ti ha deluso, la cosa si fa ancora più complicata e le perplessità sono tante.
Per questo motivo, quando Lalla mi consigliò tempo addietro di leggere "Astronave senza tempo" di Charles Leonard Harness, Urania 1046, io, memore della faticosa lettura dello sconclusionato "Paradosso cosmico", feci un po' le cosidette "orecchie da mercante" e finsi di dimenticarmene... ho acconsentito a leggerlo solo di recente, dopo che la stessa Lalla me lo ha suggerito nuovamente in occasione della scheda introduttiva sul fantamore e mentirei se non dicessi che ho preso il libro in mano con più di un dubbio sulla sua validità. Mi sbagliavo.

  Questo libro racconta una storia che è quasi troppo grande per essere contenuta nelle sue pagine, una storia perfetta sotto ogni punto di vista e che è anche la storia dell'universo, o meglio una delle tante infinite storie su di esso, narrata come pochi hanno saputo fare.
Lucido e chiaro come nemmeno Einstein o Stephen Hawkings avrebbero potuto essere, Harness riesce a conciliare la fantascienza "divulgativa" fatta di teorie fisiche ed equazioni matematiche con quella romantica e di avventura e ci racconta una fiaba di quelle che vanno dritte al cuore e che non si dimenticano facilmente.
Prendendo spunto dalla teoria del Big Bang/Big Crunch, Harness ci racconta una intricatissima vicenda in cui l'amore gioca un ruolo fondamentale, una vicenda in cui, come in un gioco di scacchi (idealmente rappresentato nel libro dal gioco del "kaisch"), i personaggi, pur conservando intatto il loro libero arbitrio, sembrano muoversi secondo uno schema prefissato che li spinge a combattere affinchè il ciclo universale di espansione/contrazione non venga arrestato.
L'amore, inteso come altruismo e completa dedizione all'altro, è certamente la molla dell'agire dei due protagonisti, mentre il loro antagonista, il supercomputer denominato Controllo, suddiviso in due unità telepatiche, l'una "maschile", l'altra "femminile", che tenta di impedire il Big Crunch per assicurarsi l'immortalità, sembra agire piuttosto in base al puro egoismo e cioè alla negazione dell'amore stesso.

Ed è proprio in questa contrapposizione tra altruismo ed egoismo che va ricercato quello che è sicuramente il vero tema predominante del romanzo che, nel suo affascinante modo di descrivere l'universo come un immenso cuore che batte, lascia intravedere un suggestivo e commovente squarcio del grande disegno della vita, della morte e della rinascita, cioè l'essenza stessa di Dio e del creato.
Un capolavoro per tutti i gusti che riesce ad essere quasi banale per la semplicità da favola e la linearità con cui si sviluppa l'intreccio tra salti nel tempo e paradossi, ed al contempo meravigliosamente profondo per le sensazioni che riesce a trasmettere.
Di libri così ce ne sono pochi e devo ringraziare Lalla che me lo ha consigliato.
« Ultima modifica: 06 Marzo 2010, 19:43:08 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #49 data: 06 Marzo 2010, 21:17:48 »
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Citazione da: maxpullo il 06 Marzo 2010, 19:42:40

Prendendo spunto dalla teoria del Big Bang/Big Crunch

nel suo affascinante modo di descrivere l'universo come un immenso cuore che batte


Se queste affermazioni sono da prendere alla lettera e non in modo metaforico, allora lo spunto gli è venuto da Eureka di Poe. Con la differenza che Poe teorizzò tutto questo ben prima che fosse ufficialmente elaborata la teoria del Big Bang / Crunch.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #50 data: 14 Marzo 2010, 12:16:38 »
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Tante idee e poco tempo...

E' ormai evidente che la rubrica sta vivendo un momento di stasi... ma le idee si affollano nella mia mente e premono per trovare uno spazio che aihmè è assai limitato (), ma credo che già in serata uno spiraglio dovrebbe aprirsi... Troppe letture di recente e poco tempo per buttare giù nuove schede hanno creato una sorta di intoppo cerebrale, ma abbiate fede: dal ribollente coacervo di pensieri una recensione presto prenderà forma; magari non sarà la migliore delle recensioni possibili, ma almeno contribuirà a ridurre la "pressione".
In ballottaggio ci sono la prosecuzione del filone catastrofico, il reprise di quello a sfondo religioso, l'apertura di due nuove schede multiple e di una interessante scheda "tripla" dedicata ai "tributi", a quelle storie cioè che alcuni autori dedicano (volontariamente o no) a quelli che ritengono essere i loro "maestri", ma poichè si tratta di alcuni colossali flop, non so se vararla subito o attendere che questa roba si accompagni a qualcosa di veramente buono...
Faccio altri due o tre indici e poi decido: in ogni caso nei prossimi giorni attendetevi un "boom"
Buona domenica
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #51 data: 14 Marzo 2010, 18:55:18 »
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I libri della mamma: introduzione

Come mi è già capitato di dire in precedenza, quando nella casa dei nonni trovai il giacimento di capolavori in cui erano inclusi "La porta sull'estate", "I tesori di Tschai" e "Strisciava sulla sabbia" si aprì per me una nuova fase della mia vita collezionistica. Intendiamoci, all'epoca ancora non potevo ancora definirmi un vero e proprio collezionista, ma come spiegare quella impellente spinta a mettere i volumetti nel giusto ordine a fianco degli altri due "lotti", quello della casa di Ciampino e quello della casa al mare se non come una delle prime avvisaglie del morbo?
Ma il giorno che realizzai quella prima storica impresa ancora me lo ricordo come fosse ieri.
Il primo problema che si pose fu quello dello spazio che risolsi brillantemente togliendo dal minuscolo mobile che ospitava gli Urania tutto ciò che non lo era: ne fecero le spese qualche volume di Segretissimo, un Urania Classici (troppo diverso dagli altri per ammetterlo nel gruppo), due Galassia e qualche altro libretto che ora non ricordo.
Il secondo problema fu quello dei numeri mancanti: non tardai, infatti, a scoprire l'elenco degli ultimi numeri pubblicati ma, dopo una frustrante telefonata al servizio arretrati della Mondadori, scoprii che non avevo troppi mezzi per procurarmi i numeri più antichi se non rovistando nei banchetti di libri usati.
Il contributo di mia madre in questa prima fase di entusiastico coinvolgimento nei confronti della collana fu fondamentale; non solo lei mi parlò di una serie di titoli che aveva letto da ragazza e che mancavano dal giacimento appena rinvenuto dai nonni, ma si dichiarò anche disponibile ad accompagnarmi per bancarelle: lei avrebbe cercato di rinvenire quei titoli, mentre io avrei potuto "razzolare" i titoli della mia "mancolista" senza però esagerare.
Per dovere di cronaca devo confessare che la parola "mancolista" non aveva all'epoca lo stesso significato che gli attribuisco oggi: essa era piuttosto una lista di "desiderata", composta da titoli che avrei voluto ad ogni costo possedere più una serie di numeri di cui non mi fregava un tubo di leggere, ma che avrebbero comunque "colmato" alcuni antiestetici "buchi" nella numerazione. Altro preoccupante indizio del morbo.
Ma mia mamma questo non lo sapeva e mi accompagnò per anni allegramente alle bancarelle finchè non accadde l'episodio del "Vento dal nulla" (che trovate qui), che pose fine alla faccenda ed alla collezione, ma questa è un'altra storia.
Questa scheda, nonostante l'incipit, non è dedicata all'evolversi del mio morbo collezionistico, ma bensì a tutti quei libri di cui sentii parlare da mia madre nel corso di quei primi anni e senza i quali, assai probabilmente, non avrei mai potuto avere il suo contributo come preziosa alleata.
Si tratta di una lista eterogenea di titoli che non hanno nulla in comune se non il fatto di essere "i libri di mamma" e, anche se due di questi mi sono già "scappati" in altre schede precedenti ("I vampiri di Bellatrix" qui e "La trama fra le nubi" qui), trovo giusto riunirli in una sola scheda multipla.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #52 data: 14 Marzo 2010, 19:21:49 »
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I libri della mamma: come si cambia

Tra i diversi libri che mia madre cercò, acquistò e mi propose di leggere all'epoca della mia adolescenza ce n'è uno in particolare che merita di essere ricordato per primo perchè fu uno degli unici due che lessi in quel periodo, maturando la profonda convinzione che mia madre non capisse un tubo di libri di fantascienza.
Sto parlando di "Ulix il solitario", di Samy Fayad, Urania 208, che ad una prima lettura mi apparve una storia sconclusionata e appena accettabile, nemmeno lontanamente paragonabile a lavori come "La porta sull'estate" o "Io sono Helen Driscoll"; la successiva lettura del difficilissimo e confuso "I vampiri di Bellatrix", poi, pose fine ai miei tentativi di comprendere perchè mamma apprezzasse tanto quei libri o li ricordasse e naturalmente pose fine anche ai tentativi di leggere gli altri romanzi da lei suggeriti.
Ma le opinioni cambiano e, anche se il mio giudizio su "I vampiri di Bellatrix" si è modificato di pochissimo, quello su "Ulix", riletto di recente, si è completamente capovolto come dimostra il mio recente commento.

    Pochissimi altri autori sono riusciti, come il commediografo italiano Samy Fayad, nella difficile impresa di rendere tangibili in un testo le emozioni e il dramma vissuto dai loro personaggi. Questo suo "Ulix il solitario", storia di un pilota extraterrestre naufragato sulla Terra, stupisce e commuove per la forza con cui sono espressi i sentimenti dei protagonisti e l'espediente di utilizzare dei manoscritti, intercalati all'azione vera e propria ed ai dialoghi, riesce a rendere efficacissima la narrazione, perchè fa vivere in prima persona il punto di vista dei personaggi stessi.
Se da un lato viviamo il dramma di Ulix e della sua Karen, che, pur separati da anni luce di distanza, non rinunciano alla speranza di potersi riunire e si ribellano al fato che li vuole divisi, da un altro non si può rimanere indifferenti di fronte al dramma di Mac e Lou, vittime inconsapevoli di un destino più grande di loro. E mentre i primi sono destinati contro ogni previsione a riabbracciarsi, i secondi non riusciranno neppure a dirsi addio se non attraverso le fredde pagine di un manoscritto.
Ma la vera forza di questo romanzo, al di là della storia intensa e drammatica, sta forse nei turbamenti di Ulix di fronte a Lou, la moglie di Mac, non tanto per il fatto di averle sottratto l'amore della sua vita, quanto piuttosto per l'inspiegabile attrazione che egli prova per lei e che, alla fine, le darà una parziale ricompensa per il dolore arrecato.

In questo tenero sentimento, che pervade l'alieno nonostante il suo amore per la moglie Karen, è facile scorgere un estremo tentativo del corpo di Mac di ribellarsi a quanto gli è accaduto, una sorta di saluto in extremis prima che il dramma si compia definitivamente.
Breve ed intenso, senza una parola di più, o una di meno del necessario, questo romanzo rimane per me uno dei più belli mai apparsi nella collana, un capolavoro destinato a rimanere per sempre impresso nella memoria del lettore.
Un bellissimo libro, dunque, che, nel mio caso, rappresenta anche la dimostrazione di come i gusti di lettura possano variare nel corso degli anni e di come un romanzo inizialmente disprezzato possa in seguito essere considerato un capolavoro.
« Ultima modifica: 14 Marzo 2010, 19:25:17 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #53 data: 15 Marzo 2010, 20:10:16 »
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I libri della mamma: non era Urania

Un terzo libro la faceva da padrone tra i pensieri materni assieme ad "Ulix il solitario" ed a "I vampiri di Bellatrix", il suo titolo era "I demoni di Antares", storia di una guerra galattica tra uomini e demoni in cui ad un certo punto entrava in gioco nientemeno che l'eroe omerico Achille...
Su questo titolo e su questo canovaccio di trama che era più o meno quanto si ricordava mamma partì una accurata ricerca negli elenchi degli urania pubblicati e stampati nel retrocopertina dei volumi in libreria. Ma quando arrivò "L'occhio gigante" e potei finalmente "sbirciare" fino al numero 1, fu subito chiaro che quel titolo non era un Urania e le speranze di trovarlo erano al lumicino.
Poi accadde l'episodio del "Vento dal nulla" e così le ricerche furono addirittura sospese.
Ma la magia del forum "it.cultura.fantascienza", il mio primo "post" su internet sulla disperata e vana ricerca del numero 621, l'indirizzo della fantabancarella in risposta al mio post e la conoscenza del Custode via e-mail fecero il miracolo.
Non solo comparve il maledetto 621, ma tra le tante cose che acquistai in quel primo indimenticabile lotto di preziosi tomi, tra perle rare e gentili omaggi ce ne stava uno espressamente diretto a mia madre: si trattava del numero 47 della collana "I romanzi del cosmo", opera di Joe C. Karpati (alias Roberta Rambelli) ed intitolato appunto "I demoni di Antares".

  Al mitico Custode era bastato il titolo del romanzo per trovarne una copia più che buona e per decidere che fosse il dono più adatto per far si che mia madre "digerisse" il resto dell'ingombrante panariello.
Naturalmente, visto che non era un Urania lo "schifai" subito, relegandolo assai lontano dalla libreria che ospitava la sacra collezione e solo di recente l'ho recuperato dall'oblio dedicandogli una accurata lettura di cui riporto il commento.

Diverse ingenuità e personaggi molto stereotipati e poco credibili sono i principali difetti di questa reliquia della SF che si lascia, tuttavia, apprezzare per alcuni spunti particolarmente felici come ad esempio la razionalizzazione del mito dei demoni e l'imprevedibile e geniale escursione nel passato per recuperare nientemeno che un famoso eroe omerico da sfruttare nella guerra in corso.
Sorvolando sul velato senso di xenofobobia che pervade un po' tutta l'opera, possiamo dire che sono proprio queste due trovate a dare un vero valore aggiunto a quello che altrimenti, assai probabilmente, sarebbe stato solo un romanzetto di avventure e guerre spaziali, anche abbastanza noioso.

Per certi versi è un romanzo con una storia originale che può rimanere impressa, ma che, senza ombra di dubbio, risente anche molto del tempo trascorso e non mi sento di considerarlo un capolavoro.
Tuttavia, nonostante questo giudizio non proprio esaltante e nonostante il fatto che non sia un Urania, devo dire che, con il tempo, ho imparato a "volergli bene" lo stesso ed a considerarlo una delle pietre miliari della mia collezione, un libro dall'immenso valore affettivo per tutti i ricordi che riesce ad evocarmi ogni volta che ci penso o lo tiro fuori dalla libreria, un po' quasi come accade per "Dentelungo ed altri estranei".
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« Rispondi #54 data: 16 Marzo 2010, 12:16:03 »
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Tributo a Lovecraft

Howard Phillips Lovecraft ci ha lasciato una strana eredità: un corpus di miti, leggende e comsogonie, assolutamente al di là del tempo e dello spazio, praticamente perfetti nella loro continuità, nella loro logica coerenza e nella loro capacità di autoreferenziarsi, poggiando sulle parziali rivelazioni di una serie di grimori maledetti, il cui esempio più fulgido è il "Necronomicon".
Una intera generazione di scrittori accettò questa eredità e si prese sulle sue spalle l'arduo compito di proseguire, con alterne fortune, la trama che il grande maestro di Providence aveva lasciato incompiuta.
Alcuni come Robert Bloch, Robert E. Howard e Clark Ashton Smith riuscirono dapprima a rielaborare questi miti in modo originale e, successivamente, a proseguire la loro carriera di scrittori su altri binari, mentre altri come ad esempio Donald Wandrei e August Derleth rimasero letteralmente imprigionati nelle pastoie di quello che Fruttero e Lucentini definirono un "lutulento pantheon" e non riuscirono più a distaccarsi da storie che riecheggiavano quelle del maestro, al punto che alcune delle quali furno addirittura attribuite a lui erroneamente.
Ma quello che conta e che bisogna sottolineare è che una moltitudine di autori, noti e meno noti, da Fritz Leiber a E. Hoffman Price, passando per Henry Kuttner, rimasero affascinati dal suo modo di scrivere e dalla sua narrativa, al punto che finirono per imitare il suo stile ed arricchire la continuity lovecraftiana di una serie di storie e racconti più o meno validi.
Il recentissimo Epix numero 12, dal titolo "I miti di Lovecraft", cui è dedicata questa scheda, è il miglior esempio di questo tipo di produzione letteraria, una sorta di tributo al grande maestro da parte dei suoi contemporanei ed eredi postumi.

  Da grande fan ed estimatore di Lovecraft, personalmente, ho trovato in questa raccolta tutti racconti da piena sufficienza: nessuno particolarmente brutto, ma anche nessuno particolarmente esaltante o degno di nota.
La rivisitazione della cosmogonia lovecraftiana e dei suoi argomenti preferiti da parte dei suoi adepti non produce brividi particolari e soprattutto non mi ha convinto sino in fondo: segno evidente che non basta citare ripetutamente il Necronomicon e altri tenebrosi grimori o nominare invano Chtulhu (o altre oscene deità preumane) per essere all'altezza del maestro.
Ho trovato particolarmente noiosi, al pari dei loro corrispondenti lovecraftiani, i racconti "onirici" con esperienze extracorporee e ultradimensionali, come ad esempio "Il signore dell'illusione", "Il custode della conoscenza" e "Il guardiano del libro" (sfortunatamente in sequenza nel volume) mentre ho apprezzato molto l'intelligente "rivistazione" dei miti di Lovecraft prodotta da Fritz Leiber nel racconto conclusivo "Per Arkham ad astra", forse il miglior tributo mai fatto al grande HPL ed alla sua memoria.
Sicuramente superiori agli altri per fattura il racconto di apertura "La cosa sul tetto" a firma di Howard, "Le sette maledizioni" di Clark Ashton Smith e "Gli invasori" di Harry Kuttner: tutti e tre, pur senza essere capolavori, riescono a ricostruire abbastanza fedelmente le atmosfere da incubo proprie dei racconti di Lovecraft ed a riproporre i suoi clichè preferiti rielaborandoli con una certa originalità.

Gli altri racconti non sono nulla di che e lasciano un po' il tempo che trovano: sinceramente consiglierei la lettura solo ai fan più sfegatati di Lovecraft.
Semplicemente magnifica, invece, la creatura tentacolata che emerge dalle acque e dalla fantasia di un Franco Brambilla particolarmente ispirato dalle pur reticenti descrizioni di HPL.
Da segnalare il fatto che l'antologia è la traduzione italiana di una selezione di racconti presi dall'antologia "Tales of the Lovecraft Mythos", pubblicata nel 1992 da Fedogan & Bremer. La raccolta di Epix comprende, infatti, solo 13 dei 20 racconti originali: nell'attesa che si decida in che maniera recuperare i racconti esclusi (sempre che lo si faccia), ecco l'elenco dei titoli mancanti.
  • Fane of the Black Pharaoh - Robert Bloch
  • The Thing That Walked on the Wind - August Derleth
  • Ithaqua - August Derleth
  • The Lair of the Star-Spawn - August Derlet & Mark Shorer
  • The Scourge of B'Moth - Bertram Russell
  • The House of the Worm - Mearle Prout
  • Spawn of the Green Abyss - C. Hall Thompson
« Ultima modifica: 16 Marzo 2010, 12:16:42 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #55 data: 16 Marzo 2010, 12:50:06 »
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Citazione da: maxpullo il 16 Marzo 2010, 12:16:03

Ho trovato particolarmente noiosi, al pari dei loro corrispondenti lovecraftiani, i racconti "onirici"


Hai osato toccare The Dream-Quest of Unknown Kadath !!!
Non sai che cosa ti attende!!!.......... Ocus pocus malleus maleficarum quousque tandem timeo danaos gallia es omnis divisa in partes tres!!!!

... è arrivata la maledizione?
se ti piglia un accipicchia, avvertimi, per le statistiche Istat. grazie.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #56 data: 16 Marzo 2010, 13:06:59 »
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Sembra che il vecchio John col passare del tempo si stia, come dire , ... trasformando !
Non so se l'avete notato, ma inizia a somigliare spudoratamente alla buonanima di E. Hemingway !!!!!
Ora si capisce da dove saltano fuori le idee per certi suoi romanzi, basta alzarsi alla mattina e guardarsi allo specchio
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #57 data: 16 Marzo 2010, 13:44:45 »
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Citazione da: dhr il 16 Marzo 2010, 12:50:06

Hai osato toccare The Dream-Quest of Unknown Kadath !!!
Non sai che cosa ti attende!!!.......... Ocus pocus malleus maleficarum quousque tandem timeo danaos gallia es omnis divisa in partes tres!!!!

... è arrivata la maledizione?
se ti piglia un accipicchia, avvertimi, per le statistiche Istat. grazie.


Mea culpa... ma è tra le cose di Lovecraft che mi piacciono di meno , ho apprezzato solo i "Magri notturni" e i "Bohole", anche io da piccolo avrei voluto esser spaventato da mostri fatti così...

La maledizione mi fa un baffo perchè ho il contro-incantesimo: Usque tandem carpe diem sub sole novi!!!
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #58 data: 16 Marzo 2010, 14:27:40 »
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Citazione da: maxpullo il 16 Marzo 2010, 13:44:45

è tra le cose di Lovecraft che mi piacciono di meno

La maledizione mi fa un baffo perchè ho il contro-incantesimo: Usque tandem carpe diem sub sole novi!!!


secondo me, Kadath ha un'immensità di significati profondi, sotto l'impianto un po' favolistico.
tutto sfuma, dopo i primi entusiasmi. ogni meta ne apre un'altra. tutto succede in maniera diversa rispetto alle aspettative. il protagonista vuole raggiungere la città degli dèi felici, ma poi
dopo mille peripezie ci arriva e non li trova, però ad accoglierlo c'è proprio Nyarlathotep da cui stava fuggendo. e Nyarl. a sua volta è diverso da come lo si immaginava.

HPL riprende i propri temi preferiti in un mix incredibile di horror, malinconia, ironia. ad esempio trovo molto - ehm - gustoso il piccolo "sequel" del Ritratto di Pickman. gli dèi alieni si frazionano in una serie di livelli a scatola cinese: i Grandi Antichi, gli Altri Dèi, Nodens... ridicolizzandosi a vicenda.

quanto al contro-incantesimo, ho la Contro-contromossa Segreta: a fortiori iuxta modum vademecum habeas corpus!
« Ultima modifica: 16 Marzo 2010, 14:32:22 di dhr » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #59 data: 16 Marzo 2010, 14:50:20 »
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Citazione da: dhr il 16 Marzo 2010, 14:27:40


secondo me, Kadath ha un'immensità di significati profondi, sotto l'impianto un po' favolistico.
tutto sfuma, dopo i primi entusiasmi. ogni meta ne apre un'altra. tutto succede in maniera diversa rispetto alle aspettative. il protagonista vuole raggiungere la città degli dèi felici, ma poi
dopo mille peripezie ci arriva e non li trova, però ad accoglierlo c'è proprio Nyarlathotep da cui stava fuggendo. e Nyarl. a sua volta è diverso da come lo si immaginava.

HPL riprende i propri temi preferiti in un mix incredibile di horror, malinconia, ironia. ad esempio trovo molto - ehm - gustoso il piccolo "sequel" del Ritratto di Pickman. gli dèi alieni si frazionano in una serie di livelli a scatola cinese: i Grandi Antichi, gli Altri Dèi, Nodens... ridicolizzandosi a vicenda.

quanto al contro-incantesimo, ho la Contro-contromossa Segreta: a fortiori iuxta modum vademecum habeas corpus!


A me non è piaciuto il fatto che sia incredibilmente lungo per quello che è il messaggio finale che viene dato (che pure è molto bello). Diciamo che alcuni "Prose poems" come Kadath, "I gatti di Ulthar", "La chiave d'argento" e "Gli altri dei" mi coinvolgono meno di altri e soprattutto li trovo assai più fiacchi rispetto al resto della produzione, anche se devo ammettere che anche tra questi ci sono capolavori come ad esempio "La ricerca di Iranon", "La stella polare" e "La rovina di Sarnath".

Ho il rimedio anche per la contromossa: Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn!!!!

Poi però basta sennò mi tocca prendere i Manoscritti Pnakotici e chissà come va a finire
« Ultima modifica: 16 Marzo 2010, 14:51:19 di maxpullo » Loggato
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