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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I Libri di Maxpullo 2010 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Libri di Maxpullo 2010  (letto 138028 volte)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #75 data: 20 Marzo 2010, 11:09:48 »
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Omaggio malriuscito numero 1

Capita a volte che un autore voglia rendere in qualche modo omaggio ad un grande scrittore del passato, riproponendo alcune sue tematiche, clichè o anche storie e personaggi, magari presentati in modo differente e originale. Ma anche se l'intenzione è lodevole, non sempre il risultato ottiene l'effetto sperato: se poi ci si mette anche la redazione della rivista che pubblica il libro ad infilare una serie di "sviste" notevoli, allora il libro che ne viene fuori non può che essere una vera e propria perla del grottesco, un libro veramente degno di figurare nella galleria dei massimi "orrori" mai pubblicati.
A torto o a ragione, giudicate voi, ritengo che uno degli esempi più notevoli di "omaggio malriuscito" sia rappresentato dal romanzo "Un bivio nel passato", firmato dalle controfigure di Roger Zelazny e Fred Saberhagen e pubblicato nell'Urania più ricco di strafalcioni che si ricordi, il numero "speciale" 1195.

     Da sempre questo libro è presente nella mia personale top ten delle nefandezze: dopo due faticosissime letture avevo conservato solo l'impressione di una storia confusa all'inverosimile e drammaticamente sconclusionata, ma è solo ora, dopo la terza rilettura che sono riuscito finalmente ad approfondire ed a comprendere le origini di questo mio senso di disagio.
Esso deriva tutto dal fatto che gli autori sono riusciti a construire una trama che sa di farsa e che non sta in piedi pur partendo da uno spunto felicissimo: l'idea di trasporre in una trama coerente e "fantascientifica" l'universo fantastico di Edgar Allan Poe. Il tema degli universi paralleli e delle infinite possibilità da questo sottintese offrono, infatti, il destro ai due autori per immaginare una storia meravigliosa in cui reltà e finzione si ribaltano ed in cui, per effetto di straordinarie forze psichiche, il grande Edgar Allan Poe si ritrova di fatto scambiato con il suo "doppelgangher", il coraggioso Edgar Allan Perry.
Questo scambio, che porta Poe nell'universo di Perry e viceversa, di fatto crea una anomalia per effetto della quale lo scrittore finirà per isolarsi dalla realtà, costruendo una sorta di mondo immaginario ad immagine di quello che ha dovuto lasciare, mentre Perry vivrà una straordinaria avventura al fianco dei personaggi protagonisti degli scritti di Poe.

Dal morto "mesmerizzato" Valdemar, alla conturbante Ligeia, dalla piccola Trippetta all'orango Emerson, dall'investigatore Dupin al crudele re Prospero, tutti i personaggi di Poe prendono vita in una sorta di teatro del meraviglioso che ci spalanca le porte della comprensione verso la mente di uno dei grandi della letteratura di tutti i tempi. E mentre quindi Perry vive situazioni che vanno dalla prigionia nel carcere dell'Inquisizione de "Il  pozzo e il pendolo", alle drammatiche vicende di "Hop frog" o "La maschera della Morte Rossa", fino alle suggestioni polari del celebre "Le avventure di Arthur Gordon Pym", Poe, nel suo nuovo universo, racconterà le sue gesta che diverranno letteratura.
Purtroppo, questo straordinario omaggio riesce solo in parte e, quello che potrebbe essere un capolavoro, viene rovinato da uno stile approssimativo e confuso in cui le storie appaiono mescolate senza capo nè coda ed in cui la vicenda onirica di contatto tra i due "doppi" di Poe e la fanciulla che rende possibile lo scambio appare irrimediabilmente slegata dal contesto, creando un effetto grottesco, sgraziato e malinconico.
Rimane quindi un lodevole tentativo, ma una pessima realizzazione, aggravata da alcune "leggerezze" editoriali incomprensibili: non vi è infatti alcun rapporto tra la vicenda narrata e quanto invece riportato in quarta di copertina o nella copertina stessa.
Rimane il dubbio che possa trattarsi di un altro "scambio" tra universi paralleli, ma forse è più semplice immaginare che chi ha recensito il romanzo, magari non lo ha letto, oppure ha fatto il copia ed incolla della recensione di un altro romanzo di argomento affine.
In ogni caso, a mio avviso, una occasione sprecata per rendere omaggio ad un grande padre della narrativa fantastica.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #76 data: 20 Marzo 2010, 11:18:34 »
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Hai ragione, questo "bivio" convince poco.
Lo stesso Poe aveva fornito elementi ben più interessanti per identificare il suo Doppio:

- il personaggio di William Wilson, che è il suo opposto "morale"

- la sua stessa opera, spaccata in due tra incursioni nell'allucinazione e rigorosissime analisi filosofico-scientifiche

- la sua affermazione che "forse è vero: tutto ciò che ho scritto, era per scherzo" (lettera a un ammiratore), che capovolge il significato dei suoi testi
« Ultima modifica: 20 Marzo 2010, 11:20:14 di dhr » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #77 data: 22 Marzo 2010, 20:24:25 »
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Omaggio malriuscito numero 2

Che Zelazny e Saberhagen volessero omaggiare Poe nel romanzo presentato alla scheda precedente è fuori di dubbio, mentre assai più sottile e meno evidente è il genere di omaggio che Fritz Leiber volle fare al grande Howard Phillips Lovecraft scrivendo il romanzo "Nostra signora delle tenebre", pubblicato come Urania Classici 308.
La storia di Leiber è, infatti, assai originale e solo un appassionato conoscitore della narrativa lovecraftiana può riconoscere qua e là degli spunti, se non addirittura delle vere e proprie citazioni, presi dalle storie del grande HPL; ma che fosse un omaggio vero e proprio, oppure una mia semplice impressione, il paragone con le storie di Lovecraft non regge e, come si evince anche dal commento rilasciato nell'apposita sezione, questo romanzo ha più di un difetto.

     Noioso come pochi altri, questo romanzo di Fritz Leiber si ascrive senza dubbio al genere horror esclusivamente per la vacuità della trama che propone e per la confusissima storia di arcane maledizioni e di un mistero che rimane tale anche dopo 235 pagine.
L'atmosfera del libro, basata in massima parte sull'orrore ispirato dalle grandi formicolanti città, è mutuata quasi di sana pianta dalle storie di Lovecraft, principalmente da "Orrore a Red Hook" e "L'incontro notturno", ma non mancano alcune suggestioni riprese integralmente da altri racconti di HPL come ad esempio il senso di velato mistero ispirato da un particolare scorto in lontananza come nel lovecraftiano "L'abitatore del buio". Le uniche note positive dell'intera storia infatti sono dovute alle scene in cui il protagonista esplora con il binocolo la città e si sente in qualche modo "attirato" all'esplorazione dei misteri scorti remotamente, quasi come capita al Robert Blake (alias Robert Bloch) de "L'abitatore del buio".
I molti riferimenti agli scritti di Lovecraft e ad alcuni suoi amici e contemporanei quali ad esempio Clark Ashton Smith, Montague Rhode James e Dashiell Hammett, contribuiscono in parte a risollevare le sorti di una storia altrimenti inconcludente ed a darne una motivazione ed un senso che altrimenti non avrebbe.

L'impressione che ho ricavato dalla lettura è che Fritz Leiber abbia voluto in qualche modo "omaggiare" i grandi autori della narrativa fantastica di inizio secolo, Lovecraft in primis, ma che il tentativo sia riuscito solo in parte.
Certamente non tra le cose migliori dell'autore e, nonostante il "restiling" di una delle più belle copertine di Karel Thole mai apparse nella collana (quella dell'Urania 561), un libro mediocre.
« Ultima modifica: 22 Marzo 2010, 20:26:49 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #78 data: 22 Marzo 2010, 20:34:41 »
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Mi hai fatto venir voglia di rileggere Lovecraft, fortuna che possiedo. Non hai idea delle mie sofferenze quando parli di libri che non ho.
Sei la mia croce.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #79 data: 22 Marzo 2010, 21:20:55 »
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a proposito di omaggi "orrendi", inguardabili, ingiustificabili, inclassificabili ecc. a Lovecraft... è arrivato il momento di smettere di nascondersi...

http://www.torinofilmfest.org/?action=detail&id=3187
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #80 data: 23 Marzo 2010, 11:08:11 »
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"Nostra signora delle tenebre" mi manca: in effetti malgrado la vittoria del World Fantasy Award viene descritto come un omaggio un pò malriuscito. Se mi capiterà in usato comunque lo prenderò: sia Leiber che gli autori omaggiati in genere mi piacciono molto, e magari lo apprezzerò un pò più della media dei lettori...
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #81 data: 23 Marzo 2010, 11:51:49 »
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Citazione da: loacker il 23 Marzo 2010, 11:08:11


"Nostra signora delle tenebre" mi manca: in effetti malgrado la vittoria del World Fantasy Award viene descritto come un omaggio un pò malriuscito. Se mi capiterà in usato comunque lo prenderò: sia Leiber che gli autori omaggiati in genere mi piacciono molto, e magari lo apprezzerò un pò più della media dei lettori...


Naturalmente io l'ho presentato maluccio perchè questa è stata la mia impressione di lettura... lungi da me l'idea di dissuadere chiunque dal leggerlo. Ogni omaggio a Lovecraft poi è sempre cosa gradita anche se non riesce proprio bene bene

Devo dire che questo classico di Leiber si trova con una certa difficoltà (credo che la tiratura dei Classici di Urania fosse molto diminuita verso la fine della serie), ma non è impossibile da reperire... magari in altre edizioni si trova più facilmente.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #82 data: 07 Aprile 2010, 22:23:23 »
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Catastrofi: Terra e Fuoco

Nella grande varietà di sciagure planetarie che la fantascienza si è sbizzarita ad immaginare nel corso degli anni, quelle immaginate da James Graham Ballard occupano sicuramente un posto di spicco, non fosse altro perchè la sua celebre "trilogia" costituita da "Vento dal nulla", "Deserto d'acqua" e "Terra bruciata", gli è valsa, come già detto il nome di "cantore delle catastrofi". Praticamente nessun altro autore è stato così prolifico, vario ed originale nell'immaginare scenari apocalittici tanto diversi tra loro, producendo tre storie simili ma diverse, il cui comun denominatore è rappresentato dall'aberrazione e dalla follia umana provocate dal dilagare delle implacabili forze della natura. Quasi come fosse una sorta di richiamo ai quattro elementi della tradizione classica, Aria, Acqua, Terra e Fuoco, i tre romanzi di Ballard sembrano praticamente una sorta di monito nei confronti dell'umanità a non dimenticare mai che il suo posto sul pianeta è subordinato ad un equilibrio precario che non bisogna affatto dare per scontato e rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per il genere catastrofista.
Ed anche se questi tre romanzi non sono tutti sullo stesso livello ed in alcuni casi la debordante prosa di Ballard può facilmente sfociare nella noia, nessuna raccolta che si prefigga un minimo di completezza sull'argomento catastrofi può assolutamente prescindere da essi.
L'ultimo dei tre romanzi che mi rimane da presentare per completare la trilogia, è il primo che ho letto ed è anche quello che aggiunge gli ultimi due elementi mancanti: dopo l'Acqua di "Deserto d'acqua" e l'Aria di "Vento dal nulla", ecco che il terribile cosmo Ballardiano si arricchisce anche della Terra e del Fuoco con il libro "Terra bruciata", Urania 417, di cui riporto il mio non proprio entusiastico commento.

    Una idea puerile per spiegare la catastrofe della siccità che incombe sulla Terra ed una lunghissima, pesantissima sequenza di pagine per raccontare le misteriose e sconclusionate gesta dei personaggi costretti a viverla sono le principali caratteristiche di questo romanzo.
La quasi totale mancanza di dialoghi e una prosa faticosa completano il quadro, rendendo la lettura lunga, difficile e noiosa al punto che a metà libro ci si inizia a chiedere quanto manchi prima della fine.
L'unico pregio del romanzo è la grande dote di Ballard di riuscire a descrivere i paesagi desolati talmente bene che pare quasi di esserci: la sola descrizione della spiaggia essiccata con le montagne di sale ed i pesci agonizzanti merita la lettura, ma non basta proprio a risolvere i problemi di una storia che, nonostante l'argomento, fa letteralmente acqua da tutte le parti.
Anche qui come in "Deserto d'acqua" l'attenzione della storia è spostata principalmente sugli aspetti psicologici delle persone di fronte alla catastrofe, ma, mentre nell'altro romanzo la storia era convincente ed affascinante, qui appare quasi del tutto assente e la situazione apocalittica giustifica solo in parte un cast di personaggi assolutamente fuori da ogni norma descritti in comportamenti assurdi, spesso incomprensibili.

Come appare evidente dalle mie parole, questo romanzo, non è certamente tra le cose che mi sono piaciute di più nella produzione di Ballard, ma lo considero ugualmente un libro importante e degno di nota, non solo per quello che simbolicamente rappresenta nel macrocosmo dei volumi sull'argomento, ma anche perchè mi ricordo come fosse ieri quel giorno assolato nel mercato di Torvaianica in cui lo acquistai, finendo per associare indissolubilmente il ricordo dell'afa e della calura del mercatino estivo al titolo del libro ed alla "arida" copertina di Thole.
« Ultima modifica: 07 Aprile 2010, 22:33:47 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #83 data: 07 Aprile 2010, 22:50:39 »
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Ohhh...alla buon'ora.
Hai finito di indicizzare? Ritorni tra di noi?
Non è che lasci passare altri 15 giorni?
Qui c'è gente in crisi d'astinenza.
Diamoci- diati-dii- una mossa.
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« Rispondi #84 data: 08 Aprile 2010, 21:52:56 »
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Citazione da: gretana il 07 Aprile 2010, 22:50:39

Ohhh...alla buon'ora.
Hai finito di indicizzare? Ritorni tra di noi?
Non è che lasci passare altri 15 giorni?
Qui c'è gente in crisi d'astinenza.
Diamoci- diati-dii- una mossa.


Capa, perdono!
Hai proprio ragione... è che ultimamente mi sono un poco ingolfato... tante idee, troppe letture e troppo poco tempo per, diciamo, "contestualizzare"...
Mi spiego: non mi va di sciupare un ricordo, una emozione o anche semplicemente un modo originale di presentare una storia solo per mettere una scheda in più... insomma, se non ho tempo a sufficienza, se non trovo l'ispirazione giusta e se le parole non mi vengono di getto allora lascio stare e mi dedico agli indici che hanno bisogno di meno creatività...
Ti dico solo che ho pronte un sacco di cosette e che la prossima maxi-scheda sarà certamente dedicata ai mostri ed alle creature aliene apparse sulle pagine di Urania nel corso della sue esistenza... Clone, Gizmo e compagnia per intenderci... e poi ce ne saranno altre... una sicuramente sarà dedicata ai racconti di Ballard, ma prima voglio terminare di leggerli tutti visto che Urania non ha mai pensato di fare per lui una raccolta organica come ha fatto invece per Fredric Brown e Richard Matheson ed ha preferito invece sparpagliarli a destra e a manca in una miriade di antologie pubblicate in anni diversi... spero solo che il tempo sia meno tiranno di quanto non è stato nell'ultimo mese e che la voglia di raccontare le emozioni della lettura rimanga sempre la stessa.
Quando ci sarà la prossima scheda?
Forse domani...
Buonanotte
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #85 data: 09 Aprile 2010, 11:53:31 »
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Sfida ai terrestri

Siamo pronti al confronto (psicologico, tecnologico, morale) con entità aliene? Che grado di civiltà verrebbe assegnato alla razza umana all'interno di un eventuale Commonwealth cosmico? Come potrebbero giudicarci da osservatori esterni e neutrali eventuali ospiti extraterrestri?
Ci sono diverse storie apparse su Urania che trattano più o meno approfonditamente questo argomento: ancora non so se tutte queste storie meritano di essere raccolte in una unica scheda multipla oppure se sia meglio trattarle separatamente volta per volta. Nel dubbio colgo l'occasione per una scheda doppia in cui presentare il tipico romanzo che affronta la questione, il bellissimo "Il 27° giorno" di John Mantley, Urania 453 ed una delle raccolte più complete e significative mai apparse sull'argomento e cioè l'antologia "Terrestri alla prova", Urania 444. Entrambi i volumi sono accumunati dal senso di sfida nei confronti dei terrestri da parte di entità aliene e, anche se alla fine gli esiti della sfida sono quasi sempre (irragionevolmente?) positivi, si tratta di due libri che vale la pena leggere.

   La cosa più intrigante de "Il 27° giorno" è la sua originalità che lo rende leggibile e gradevole nonostante il tempo trascoso. La storia, pur con alcune ovvie ingenuità, scorre che è un piacere grazie anche a personaggi simpatici e molto ben delineati.
Situazioni frizzanti, divertenti e gustose, non prive di una certa dose di humor coinvolgono il lettore sin dalle prime pagine e rendono la lettura facile e scorrevole.
I dialoghi briosi e l'eccellente caratterizzazione dei personaggi, perfettamente vivi e realistici nelle loro debolezze e nei loro dubbi, rendono questo libro una vera perla, affascinante ed attuale ancorchè scritto negli anni '50.
Per l'ennesima volta viene purtroppo riproposto il clichè della Russia descritta come impero del male votato alla conquista del mondo con ogni mezzo lecito o illecito, ma il libro è talmente divertente e originale che ci si passa sopra volentieri e ci si può limitare a considerarlo come un aspetto marginale della storia che ovviamente è figlia del suo tempo.
La sfida proposta dagli alieni agli uomini è terribilmente difficile da superare, complicata ulteriormente dal fatto di essere una sfida in parte "truccata", ma, fortunatamente, l'intelligenza ed i sentimenti dei cinque campioni chiamati loro malgrado ad accoglierla saranno sufficienti a sventare ogni insidia.
Il colpo di scena finale poi fa assumere alla vicenda una luce completamente diversa e rende questo libro difficile da dimenticare anche a distanza di anni. Un capolavoro.
         
   "Terrestri alla prova" è davvero una discreta antologia che, nonostante gli alti e bassi si risolleva proprio grazie agli ultimi due racconti, lasciando un buon ricordo di lettura.
Il tema di fondo è quello del confronto tra l'uomo e le razze aliene, con gli esseri umani letteralmente "messi alla prova" in una serie di situazioni bizzarre, inusuali e pericolose o semplicemente "oggetto di studio" da parte di esseri extraterrestri.
Apre le danze il veterano Arthur Charles Clarke, qui con uno uno dei suoi racconti forse meno riusciti, ma sicuramente d'effetto: "Spedizione di soccorso" narra di una astronave extraterrestre venuta sulla Terra a cercare di salvare eventuali superstiti prima che il sole si trasformi in una nova. Ma grandi sono le sorprese che attendono questi benevoli missionari e solo dopo una serie di rocambolesche disavventure essi si renderanno conto del loro errore di valutazione e che in realtà sul pianeta, tranne forse loro stessi, non c'è proprio nessuno da salvare.
Il secondo racconto "Meglio andarsene dal Terzo pianeta", di Keith Roberts, è senza dubbio il più fiacco dell'antologia. Il dinamismo e la simpatia della forma epistolare per la narrazione riescono, infatti, a rendere accettabile solo in parte la solita, banale storia degli alieni supertecnologici sconfitti dalla tenacia e dall'ardore degli umani.
Appena sufficiente il terzo racconto, "Rappresentante della Terra", firmato da un incognito "Greg Benford", che, grazie al catalogo Vegetti riusciamo a ricondurre ad un più noto "Gregory Benford". La sua storia inizia come un celebre racconto di Fredric Brown, con un uomo che deve difendersi dall'attacco di spaventosi mostri solo con l'ausilio del suo cervello, ma il finale sarà al contempo imprevedibile e deludente.

E se a questo punto vi viene voglia di chiudere l'antologia fermatevi! Perchè il bello deve ancora venire...
Il penultimo racconto, infatti, "Nave zoo", regalatoci dal grande Poul Anderson, è una simpatica avventura di un equipaggio terrestre in fuga dal nemico, che per poter sopravvivere al guasto della propria astronave prova a rifugiarsi in un misterioso veicolo extraterrestre i cui occupanti, dopo aver tentato a loro volta una inutile fuga, si nascondono agli occhi degli invasori celandosi tra le gabbie di uno zoo impossibile e confidando nell'ignoranza dei terrestri nel riuscire a riconoscerli. Gustoso e imprevedibile, il racconto regala le sue emozioni migliori proprio nelle pagine finali e proprio ad opera del personaggio meno prevedibile.
L'ultimo racconto, invece, "Dan Stevenson non molla", firmato Algis Budrys, è pura poesia. E' l'epica lotta di un uomo, contro le forze della natura, contro i suoi simili e, se vogliamo, contro ogni logica, per assicurarsi il possesso di quello che sembra un misterioso relitto, forse alieno. E' una lotta impari, forsennata, ma che testimonia in modo realistico e imprevedibile, meglio di qualsiasi altro racconto dispensatore di anonimi, bonari e ottimistici incensi, il valore della razza umana ed esalta quella caratteristica che più di tutte ne ha contribuito all'evoluzione: la tenacia. Un vero capolavoro.

La razza umana è pronta ad accogliere sfide extraterrestri? Stando a quanto si legge in questi due bei volumi sembrerebbe proprio di si... personalmente nutro i miei dubbi, ma in fondo tutti possiamo sbagliare e chi può dire che, messi alle strette e posti di fronte a sfide al limite dell'imaginazione, noi, come tanti piccoli Dan Stenvenson, non riusciremmo piuttosto a fare la nostra bella figura?
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #86 data: 11 Aprile 2010, 09:26:36 »
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Rielaborazione biblica - libro secondo

Quando un libro di fantascienza viene concepito e studiato per riecheggiare trame e atmosfere della Bibbia, difficilmente risulterà banale o potrà lasciare indifferenti; se poi l'autore è molto bravo nell'utilizzare un linguaggio efficace ed evocativo e costruisce una storia ricca di spunti affascinanti, allora il capolavoro è garantito.
Il celebre "Lot" di Ward Moore, presentato lo scorso anno, è un ottimo esempio di quanto affermato, ma il terribile e affascinante "Gomorra e dintorni" di Thomas Michael Disch, Urania 449, non è da meno.

   Questo romanzo è un racconto terribile ma anche affascinante che, riecheggiando volutamente il clima angosciante del Vecchio Testamento laddove si parla dell'intervento divino per punire l'uomo dei suoi peccati, si svolge dall'inizio alla fine in una atmosfera di sospensione e di terrore.
La storia ha due diversi livelli di lettura: da un lato si può vedere come l'odissea di un gruppo si sopravvissuti che cercano di sopravvivere ad una catastrofe inimmaginabile, di probabile origine extraterrestre, che ha sconvolto l'ecosistema del pianeta per fini solo apparentemente comprensibili, dall'altro, invece, si può leggere come un vero e proprio racconto biblico, grazie non soltanto alla sua enorme forza evocativa, ma anche a quelli che sono i sentimenti dei protagonisti, che oscillano tra la rassegnazione e la ribellione.
Il finale, amaro e crudele nonostante una piccola scintilla di speranza, rafforza maggiormente la validità di questa seconda chiave di lettura, al punto che la frase finale di Disch appare presa di peso dal Vecchio Testamento.
Per il resto, la lotta degli uomini contro le mostruose "Piante" extraterrestri, il loro fuggire dalle misteriose sfere che inceneriscono gli incauti, la storia umana e crudele dei sopravvissuti costretti a nascondersi nel sottosuolo, lo sconvolgente evolvere delle loro passioni e della loro follia, rendono questo libro assolutamente unico nel suo genere e lo rendono difficile da dimenticare.

La storia angosciante dei superstiti braccati, costretti a nascondersi nelle viscere della terra ed a muoversi in equilibrio tra le radici di gigantesche piante "aliene", le dinamiche "arcaiche" della loro organizzazione ed i richiami biblici erano rimasti impressi nella mia memoria sin dalla prima lettura e solo il titolo del libro era stato dimenticato, al punto che ritrovare il romanzo era diventata per me quasi una sorta di sfida.
Va osservato che per l'argomento trattato questa storia avrebbe potuto tranquillamente essere inserita nella scheda delle catastrofi, in quella delle piante che uccidono oppure in quella ancora a venire che parlerà di creature aliene ed invasioni, ma ho preferito presentarla da sola, come in un terribile flash che si illumina e poi si spegne, perchè sia ben chiaro che questo è un romanzo davvero "sopra le righe", fuori da qualsivoglia classificazione che non sia quella dei capolavori.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #87 data: 11 Aprile 2010, 11:16:08 »
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Una volta c'erano le vignette della serie "L'amore è...", oggi si potrebbe scrivere "Felicità è..." e, in questo caso sarebbe: possedere tutti i numeri di Urania e, dopo le parole di Maxpullo, prenderli dallo scaffale e iniziare di volta in volta la lettura del libro in questione...

Ma la felicità, si sa, non è di questo mondo...

Non del mio, almeno...

Un saluto comunque grato
« Ultima modifica: 11 Aprile 2010, 11:19:46 di AgenteD » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #88 data: 16 Aprile 2010, 18:45:37 »
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Creature aliene e invasioni: introduzione

Mutazioni orribili, mostri raccapriccianti, alienità che solo la xenobiologia può concepire e creature il cui aspetto e caratteristiche fisiche sono limitati solo dall'umana fantasia: da sempre la fantascienza si è sbizzarrita nell'immaginare entità diverse dall'uomo e nell'ipotizzare che tipo di relazione potesse instaurarsi tra queste e la razza umana nell'eventualità di un incontro.
Nella stragrande maggioranza dei casi gli scrittori, soprattutto agli albori del genere fantascientifico, non sono andati al di là dall'immaginare una guerra apocalittica per la sopravvivenza del più forte che, d'altra parte, è anche una regola di natura che quotidianamente abbiamo di fronte ai nostri occhi e che quindi è di fatto lo scenario più semplice ipotizzabile.
Dai Trifidi di Wyndham alla nebbia di Herbert, dal Coeurl di Van Vogt all'Alien di Ridley Scott (imparentato o meno che sia con l'Ixtl di Van Vogt), sino ad arrivare ai Visitors ed ai Dalek del Doctor Who, passando per la cattivissima "mente" che si cela dietro "Gli strani suicidi di Bartlesville" e per i Dirdir di Vance e per tacer delle oscene deità del pantheon lovecraftiano, la fantascienza ha immaginato ogni sorta di creature ostili o tuttalpiù subdole fino all'incredibile, il cui unico scopo è quello di eliminare l'uomo e, magari, riuscire aanche a conquistare l'ambitissimo pianeta Terra che, lungi dall'essere una qualsiasi palla di fango vagante per l'universo, assurge al ruolo di patria da difendere ad ogni costo, crocevia importantissimo sulle rotte galattiche più all'avanguardia, nonchè avaposto la cui conquista vale qualsiasi sforzo.
Ma se l'istinto fondamentalmente xenofobo dell'uomo verso tutto ciò che è diverso lo spinge ad immaginare un conflitto, non mancano gli esempi di illustri di coesistenza pacifica: il primo su tutti ad immaginare una evoluzione non conflittuale dell'incontro con creature aliene è stato Clifford Donald Simak, le cui creature, benchè mostruose, hanno sempre dimostrato ottime intenzioni nei confronti dell'uomo e, anche se non sempre ricambiate, lo hanno seguito nella sua evoluzione ed aiutato al meglio delle loro possibilità.
Il monolito di Arthur Charles Clarke in "2001 Odissea nello spazio", gli alieni che fanno da coprotagonisti in quasi tutti i romanzi di Robert James Sawyer ed in quelli di David Brin, rappresentano, poi, altrettanti esempi di creature aliene benevoli e pacifiche, con cui è facile e utile collaborare.
Altra interessante considerazione sull'argomento deriva poi dal fatto che non sempre le creature immaginate dalla fantascienza hanno necessariamente una origine extraterrestre: in tantissimi casi queste si sviluppano accidentalmente a seguito di esperimenti genetici, come ad esempio le "tetra" di "Creature accidentali" di Anne Harris, oppure ancora sono creature la cui origine è del tutto sconosciuta come il tenebroso "milleforme" del romanzo "Phantoms!" di Dean Ray Koontz.
Nelle schede sin qui presentate nel corso di questi quasi due anni di attività, molte creature sono già state poste sotto i riflettori: dal colossale venusiano di "A 30 Milioni di Km dalla Terra" al gigantesco parente di Chtulhu di "Abominazione atlantica", dai misteriosi "Visitatori" di Simak al Nyp di "Operazione antimostro", dal mutante di "Terroristi e mostro a Stonehalt" ai raccapriccianti boogens che infestano "La miniera di Hatcher", dai serpenti di "L'albergo sulla tana dei crotali" ai ratti de "L'orrenda tana", per tacer di Lupi mannari, piante assassine e Vampiri che hanno meritato la ribalta di schede a parte. Da questo momento in poi, tuttavia, trovo assai più opportuno, raggruppare le schede future sull'argomento, presentandovi in quella che probabilmente sarà la scheda multipla più ricca di tutta la rubrica, il multiforme e caleidoscopico universo di tutte le creature più bizzarre, spaventose, ostili o benevole mai apparse nelle pagine di Urania e non solo.
« Ultima modifica: 16 Aprile 2010, 18:47:52 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #89 data: 16 Aprile 2010, 19:51:31 »
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Per vedere delle creature aliene ben fatte e intriganti, consiglio un volume che ho acquistato proprio oggi:
TRANSLUMINAL
The Paintings of Jim Burns


Paper Tiger, GB, 1999

Il suo sito ufficiale:
http://www.alisoneldred.com/artistJimBurns.html
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