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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Figlie, Collane e Collanine satelliti di Urania | Discussione: L'acqua polverosa della Rambelli. «prec succ»
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  Autore  Discussione: L'acqua polverosa della Rambelli.  (letto 1249 volte)
doralys


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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #15 data: 30 Aprile 2007, 20:47:04 »
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Io non ho detto che nulla si salva, ho rilevato che capolavori non ne vedo. Sono opere di abili artigiani che magari stanno nella media della produzione anglo-sassone dell'epoca in cui sono state scritte.
Forse è che noi italiani non abbiamo mai avuto fiducia negli scrittori nostrani, intendo dire gli editori e i curatori non hanno mai ritenuto conveniente pubblicare opere italiane se non sotto pseudonimo, che la fantascienza per lungo tempo è stata considerata letteratura minore, adatta ad un pubblico popolare e adolescenziale e quindi relegata in secondo piano, anzi addirittura considerata meno dei gialli o dei rosa.
Questo ovviamente ha scoraggiato la formazione di una fantascienza 'italiana' che non si riferisse a modelli importati, di una 'scuola' che prendesse spunto dal nostro backround storico e culturale per elaborare temi originali e riconducibili alla nostra cultura.
E sto sempre parlando di più di 30 anni fa.
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #16 data: 30 Aprile 2007, 21:14:41 »
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Citazione da: doralys il 30 Aprile 2007, 20:47:04

Io non ho detto che nulla si salva, ho rilevato che capolavori non ne vedo. Sono opere di abili artigiani che magari stanno nella media della produzione anglo-sassone dell'epoca in cui sono state scritte.
Forse è che noi italiani non abbiamo mai avuto fiducia negli scrittori nostrani, intendo dire gli editori e i curatori non hanno mai ritenuto conveniente pubblicare opere italiane se non sotto pseudonimo, che la fantascienza per lungo tempo è stata considerata letteratura minore, adatta ad un pubblico popolare e adolescenziale e quindi relegata in secondo piano, anzi addirittura considerata meno dei gialli o dei rosa.
Questo ovviamente ha scoraggiato la formazione di una fantascienza 'italiana' che non si riferisse a modelli importati, di una 'scuola' che prendesse spunto dal nostro backround storico e culturale per elaborare temi originali e riconducibili alla nostra cultura.
E sto sempre parlando di più di 30 anni fa.


Ecco la questione comincia a prendere una piega differente. ;)
Quindi comincerei a scartare le frasi ad effetto che nulla dicono e nulla spiegano e semmai evidenziano proprio quella distanza e poca fiducia negli autori italiani alla quale alludi.
Ma non dimentichiamo per inciso che la storia della fantascienza d'oltreoceano inizia proprio, almeno come fantascienza pubblicata su riviste specializzate, proprio con la ristampa di opere di autori come Verne, Poe etc.
Tornando al discorso degli autori italiani vi sono esempi, oltre quelli già citati, che meritano tanto. Uno fra tutti L. R. Johannis (autore che spesso viene dimenticato, vi ricordate I Signori della luna, quanto S. of W. in quest'opera!)
Poi bisogna intendersi sul concetto di "capolavoro". Inoltre non credo che la fantascienza italiana possa misurarsi su un piano di clivaggio che vede "il pre Evangelisti" ed il "post Evangelisti".
Vero è che buona parte dei nostri lettori resta affascinato dalle opere inquadrabili nel genere "ucronie", "discronie", "viaggi nel tempo"... e si comprende allora che se il filone tira e vende si continua a scrivere e pubblicare in quella direzione. Poi però, ad es., continuiamo ad apprezzare la space-opera d'oltreoceano.
Comunque sia... siamo qua... parliamone :)
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #17 data: 30 Aprile 2007, 21:54:52 »
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Beh lo spartiacque Evangelisti è soltanto indicativo del periodo in cui, anno più anno meno, si è cominciato a pubblicare opere italiane in Urania  dopo anni di assenza.

Ma siamo sinceri, se chiedete ad una persona qualsiasi, non appassionato di fs ma con un  minimo di cultura, di citarvi un nome qualsiasi di autore di fantascienza cosa credete che vi dirà?

E d'altra parte se chiedeste il nome di un autore di gialli cosa vi risponderebbe?


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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #18 data: 01 Maggio 2007, 01:00:35 »
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Citazione da: doralys il 30 Aprile 2007, 21:54:52

Beh lo spartiacque Evangelisti è soltanto indicativo del periodo in cui, anno più anno meno, si è cominciato a pubblicare opere italiane in Urania  dopo anni di assenza.
...


In Urania, hai detto bene... ma non esiste solo la nostra amata Urania, come non esiste ovviamente solo Evangelisti. E qui il discorso si sposta in altre direzioni.
Quanto alla questione della fatidica domanda, penso che se chiedessi a qualcuno di citare un nome di un autore, probabilmente oggi risponderebbe Dick (sorridente e sicuro di ritenere di avere centrato nel segno e di avere mostrato, con evidente soddisfazione di non essere stato colto impreparato, di possedere "un minimo di cultura". Asimov comincia ad essere meno alla moda). Ma prova a chiedergli quanti altri autori ha letto. Allora cosa credi che legga? O meglio, comprerà solo Urania? E dove acquista in libreria o in edicola? Cosa cerca questo ipotetico lettore quando acquista un libro, l'ultima opera dell'unico autore conosciuto o si lascia sedurre dalla copertina, o dalla quarta di copertina o dal titolo più o meno accattivante? Potremmo continuare... ma non so se ne veniamo a capo.
Personalmente vorrei vedere più autori italiani pubblicati e se ci spostiamo oltre Urania ne troviamo. Alcuni meriterebbero sicuramente maggiore eco. Ma la mia è solo una personalissima opinione.

PS: Dico questo perchè mi è capitato di testare la domanda in vari ambienti, differenti, per interessi e ambiti culturali. La risposta è stata quasi sempre la stessa, quasi come se la fantascienza si identificasse in un autore.

alla prossima, Doc :)
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #19 data: 01 Maggio 2007, 11:56:57 »
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Citazione da: Doc Moebius il 01 Maggio 2007, 01:00:35


In Urania, hai detto bene... ma non esiste solo la nostra amata Urania, come non esiste ovviamente solo Evangelisti. E qui il discorso si sposta in altre direzioni.
Quanto alla questione della fatidica domanda, penso che se chiedessi a qualcuno di citare un nome di un autore, probabilmente oggi risponderebbe Dick (sorridente e sicuro di ritenere di avere centrato nel segno e di avere mostrato, con evidente soddisfazione di non essere stato colto impreparato, di possedere "un minimo di cultura". Asimov comincia ad essere meno alla moda). Ma prova a chiedergli quanti altri autori ha letto. Allora cosa credi che legga? O meglio, comprerà solo Urania? E dove acquista in libreria o in edicola? Cosa cerca questo ipotetico lettore quando acquista un libro, l'ultima opera dell'unico autore conosciuto o si lascia sedurre dalla copertina, o dalla quarta di copertina o dal titolo più o meno accattivante? Potremmo continuare... ma non so se ne veniamo a capo.
Personalmente vorrei vedere più autori italiani pubblicati e se ci spostiamo oltre Urania ne troviamo. Alcuni meriterebbero sicuramente maggiore eco. Ma la mia è solo una personalissima opinione.

PS: Dico questo perchè mi è capitato di testare la domanda in vari ambienti, differenti, per interessi e ambiti culturali. La risposta è stata quasi sempre la stessa, quasi come se la fantascienza si identificasse in un autore.

alla prossima, Doc :)


Come spesso mi capita sono in pieno accordo con Doc. Il più delle volte si parla per sentito dire e/o secondo schemi consolidati per evitare terreni sconosciuti e quindi rischiosi. Ovviamente non mi riferisco a chi, come la nostra Dory, legge moltissimo ma a quanti si accomodano in poltrona in un bel salotto chic per dar fiato alle trombe della propria tuttologia spesso basata su fragilissime fondamenta. Ce ne sono tanti.

Evangelisti è stato un fenomeno letterario esploso secondo me un po' per caso e un po' per affinità con tendenze sociopolitiche del momento. Pur rispettando il suo lavoro, ritengo sia un grave errore farne un riferimento assoluto della letteratura fantastica contemporanea italiana. Il fatto che sia stato il battistrada della nuova generazione di italiani pubblicati su Urania non cambia le cose. Il punto di vista è decisamente riduttivo.
Se per questo, su Urania, in un momento di euforia no-global, qualcuno ha ritenuto di pubblicare anche il Floyd Frugo di quel Vincenzo Onorato che in questi giorni si muove nell'ambiente a lui più familiare delle regate della Luis Vitton Cup.

Ugualmente sbagliato e, anzi, anche piuttosto irritante, è prendere un autore come Dick, peraltro straordinario, e farne, purtroppo per lui solo post mortem,  unico riferimento della fantascienza americana della seconda metà del ventesimo secolo. E Fredric Brown? E Matheson? E Silverberg? Solo per citarne tre senza scomodare i grandi degli anni d'oro.

A volte si ha l'impressione che quel che conti siano solo mode e tendenze, solo quelle purtroppo. Se Ridley Scott non ci avesse regalato Blade Runner probabilmente il povero Dick sarebbe rimasto nel dimenticatoio e solo i pochi che lo apprezzavano prima degli anni '80 avrebbero continuato a leggere le sue cose grandi e piccole.
Oggi il saccheggio Dickiano è totale e investe il cinema e l'editoria. Riscoperta letteraria o moda sfruttata ad arte? C'è chi basa un intero catalogo sulle opere di Dick, un'operazione esclusivamente commerciale secondo me. Se così non fosse non si rispolvererebbe qualsiasi cosa scritta da Dick senza alcun tipo di selezione, rovistando nei cassetti più polverosi e partendo forse dal presupposto che si venderà bene comunque. Cose interessantissime in alcuni casi, illeggibili in altri. Ovviamente qui non si critica il perseguimento del profitto ma la tendenziosità nei giudizi critici.

Capita, invece, che chi vende tanto da vivo sia schifato dalla critica contemporanea. Stephen King non scrive sempre allo stesso livello e per di più è un super best seller in un genere non troppo caro ai Soloni da salotto. Ebbene, pur riconoscendo che la sua eccessiva prolificità ne ha fatto scadere il livello medio, sono personalmente convinto che, soprattutto per alcune sue cose, fra un centinaio di anni verrà ricordato assieme a Mark Twain tra i riferimenti della letteratura americana.

Tornando agli autori italiani, la SF pura non era finora mai stata tra le nostre specialità, non tanto per questioni di affinità culturale, ma più che altro per le differenze che distinguevano la società italiana da quella americana ai tempi dell'esplosione del fenomeno fantascientifico. Oggi le differenze sono più sottili e le cose stanno cambiando.

Però gli autori con grandi doti da narratore fantastico non ci sono mai mancati.

Qualcuno si ricorda di gente come Italo Calvino, Dino Buzzati, Mario Soldati o Giovanni Papini?

E venendo ad oggi, qualcuno ha letto Paolo Maurensig?

Gort  ;)
« Ultima modifica: 01 Maggio 2007, 12:07:18 di Gort » Loggato
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #20 data: 01 Maggio 2007, 12:42:33 »
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Cari Gort e Doc,
mi trovo in marcata sintonia con voi.E trovo sinceramente triste il panorama editoriale che al momento pubblica solo ciò che va di moda. Ma purtroppo bisogna ricordare che il nostro "microcosmo" è  una letteratura di nicchia all'interno comunque di una nazione che compra pochi libri in totale. Molti di noi (ahi noi !) ricordano anni in cui erano edite numerose collane e tutto il panorama fantascientifico era estremamente più vivo di quanto è oggi.Attualmente il quadro delle vendite si è notevolmente ridotto. Da qui forse il pubblicare solo ciò che va di moda.Almeno quello viene venduto e poi chissà forse compreranno altro sull'argomento..
Ma un momento scusate una domanda:
Ma Evangelisti è fantascienza ?
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #21 data: 01 Maggio 2007, 18:59:38 »
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Citazione da: Lupo dei Cieli (VinMar) il 01 Maggio 2007, 12:42:33

(...) Ma purtroppo bisogna ricordare che il nostro "microcosmo" è  una letteratura di nicchia all'interno comunque di una nazione che compra pochi libri in totale. (...)

      Credo che tu abbia toccato il cuore del problema. E' probabile che in questa interessante discussione potrebbe essere necessario non fermarsi solamente all'oggi ma andare alla ricerca di origini, cause ed effetti. Quando ancora la fantascienza così non si chiamava e l'America era ancora tutta da scoprire, c'era già chi scriveva di tale materia  pur avendo a disposizione molta più fantasia che scienza. Mi riferisco agli scrittori greci e latini, mi riferisco ad Apuleio, Ovidio, Esopo e quant'altri, autori sui quali ancora oggi poggiano le basi della letteratura occidentale. Gli scrittori americani sono più bravi degli italiani o di quelli di altre nazioni? Io non lo credo.  
      Quanti scrittori di fantascienza norvegesi o turchi conosciamo? Cos'è, non sanno scrivere, non hanno fantasia o cos' altro? Credo che una delle cose importanti da considerare sia che gli scrittori americani hanno a disposizione un mercato enorme, pressoché terrestre, poiché la loro lingua la si parla ovunque. Il mercato italiano dei libri esiste solo in Italia perché l'italiano lo si parla soltanto in Italia.
      Cordialità,
                          Den Heb
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #22 data: 01 Maggio 2007, 21:11:48 »
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Citazione da: Den Heb il 01 Maggio 2007, 18:59:38

Credo che una delle cose importanti da considerare sia che gli scrittori americani hanno a disposizione un mercato enorme, pressoché terrestre, poiché la loro lingua la si parla ovunque. Il mercato italiano dei libri esiste solo in Italia perché l'italiano lo si parla soltanto in Italia.
      Cordialità,
                          Den Heb



Caro Den, tu sollevi altri interessanti temi (così come Gort e Vin) che si aggiungono alla discussione aperta da Dory.
Certamente non tutto quello che viene pubblicato viene tradotto e poi giunge nelle nostre librerie.
Tieni anche conto che molti libri di fantascienza, o che comunque contengono elementi a carattere fantascientifico, sono pubblicati (tendenza odierna) in collane non di genere, e questo non li rende così facilmente visibili a chi si rivolge prevalentemente a collane di genere.
Ancora, tornando alla questione degli autori italiani di sf, penso anche che spesso il lettore, nell'apprestarsi a leggere un'opera di un autore italiano, sia tendenzialmente divorato da un pregiudizio di fondo.
Sarebbe meglio se ci si appresta a leggere un romanzo di Aldani (tanto per citarne uno a caso) disporsi a leggere Aldani e non aspettarsi di leggere qualche altro ;). Non so se rendo l'idea...
Questo già sarebbe a mio avviso fare un buon regalo alla fantascienza italiana. Poi è evidente che il libro o racconto che sia può non essere nelle nostre corde. Ognuno ha i suoi gusti. Ad esempio quando uscirono su Urania, con quel brutto titolo "Incubi Perfetti", i lavori di Spitz, io li ho trovati eccellenti, ma non tutti (come è lecito che possa essere) sono stati concordi nel giudizio. Eppure quello secondo me fu un tassello importante.
Alla prossima, ciao Doc

PS: Se leggo Evangelisti so che sto leggendo Evangelisti
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #23 data: 01 Maggio 2007, 21:39:48 »
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Citazione da: Doc Moebius il 01 Maggio 2007, 21:11:48


PS: Se leggo Evangelisti so che sto leggendo Evangelisti


qualcuno ha fatto dei nomi eccellenti, quindi parafrasandoti dirò che se leggo Calvino so che sto leggendo Calvino
Ha scritto anche fantascienza ma possiamo definirlo scrittore di fantascienza/fantastico? Se chiedi a qualunque ragazzotto ti dirà che era uno 'scrittore' ma non andrà oltre e giustamente. Uno scrittore come Calvino anche se scrisse storie di genere non può essere considerato autore precipuamente di fantascienza e sicuramente non si considerava tali.
Quel che voglio dire è che la fantascienza in italia essendo stata considerata una cenerentola da editori e pubblico ha finito per esserla anche per gli stessi autori afflitti da una sorta di senso di inferiorità sia nei riguardi della letteratura paludata che di quella letteratura d'importazione anche se popolare e di evasione, una sorta di sudditanza, di atteggiamento da allievo nei confronti del maestro che ha impedito uno sviluppo italiano, originale che affondi le radici nella nostra storia e nella nostra cultura.
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #24 data: 01 Maggio 2007, 23:11:51 »
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Citazione da: doralys il 01 Maggio 2007, 21:39:48

qualcuno ha fatto dei nomi eccellenti, quindi parafrasandoti dirò che se leggo Calvino so che sto leggendo Calvino
Ha scritto anche fantascienza ma possiamo definirlo scrittore di fantascienza/fantastico? Se chiedi a qualunque ragazzotto ti dirà che era uno 'scrittore' ma non andrà oltre e giustamente. Uno scrittore come Calvino anche se scrisse storie di genere non può essere considerato autore precipuamente di fantascienza e sicuramente non si considerava tali.
Quel che voglio dire è che la fantascienza in italia essendo stata considerata una cenerentola da editori e pubblico ha finito per esserla anche per gli stessi autori afflitti da una sorta di senso di inferiorità sia nei riguardi della letteratura paludata che di quella letteratura d'importazione anche se popolare e di evasione, una sorta di sudditanza, di atteggiamento da allievo nei confronti del maestro che ha impedito uno sviluppo italiano, originale che affondi le radici nella nostra storia e nella nostra cultura.


Ma infatti mi sembra che la questione iniziale non è se un Calvino o un Evangelisti sono da considerarsi scrittori di genere o semplicemente "scrittori", ma se è accettabile (senza giocare d'azzardo) l'idea che anche da noi ci sono autori che hanno realizzato opere di fantascienza valide e forse anche, in alcuni casi, più interessanti per stile e contenuti di più blasonate opere d'oltreoceano.
Io credo di sì, tutto qui. E senza scomodare i recenti (così non facciamo torto a nessuno) ve ne sono alcuni che hanno evidenziato stili personalissimi, li riconosci proprio leggendoli ;)
Se poi gli autori sono "vittime" di una "sudditanza", come dici, nei confronti del maestro dovremmo chiederlo a loro. Ma allora dovremmo chiederci quante "vittime" hanno creato i vari Gibson o Dick strada facendo?
Quanto alla nostra storia e cultura, non a caso, mi ritorna in mente proprio lo stesso Aldani

Alla prossima,  :)

PS Mi viene in mente Ballard. Quanti tentativi, sparsi e raccolti nelle recenti antologie della Fanucci, in ogni direzione e stile ("vittima" a modo suo, se vuoi), prima di approdare alle opere che tanto oggi affascinano!
« Ultima modifica: 01 Maggio 2007, 23:16:23 di Doc Moebius » Loggato
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #25 data: 02 Maggio 2007, 16:21:14 »
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Citazione da: doralys il 01 Maggio 2007, 21:39:48


Citazione da: Doc Moebius il 01 Maggio 2007, 21:11:48


PS: Se leggo Evangelisti so che sto leggendo Evangelisti

(...)
Quel che voglio dire è che la fantascienza in italia essendo stata considerata una cenerentola da editori e pubblico ha finito per esserla anche per gli stessi autori afflitti da una sorta di senso di inferiorità sia nei riguardi della letteratura paludata che di quella letteratura d'importazione anche se popolare e di evasione, una sorta di sudditanza, di atteggiamento da allievo nei confronti del maestro che ha impedito uno sviluppo italiano, originale che affondi le radici nella nostra storia e nella nostra cultura.

      Condivido. Vorrei evidenziare ciò che sappiamo tutti e cioè che la fantascienza "inglese" ha avuto inizio attorno al 1910 anche se ufficialmente nel 1925, mentre la prima rivista italiana è del 1952 con Scienza fantastica, Oltre il cielo, Urania. In Italia è rimasta più o meno letteratura per pochi o come oggi si dice "di nicchia". L'enorme mercato "inglese" ha sviluppato e affinato gusti, tendenze, generi e la massiccia presenza di addetti ai lavori sempre "inglesi" ha finito per creare tantissimi ottimi o buoni autori. In Italia questo poteva difficilmente verificarsi dato il numero in proporzione molto ristretto di addetti ai lavori e a questo si aggiunga anche il fatto che gli stessi pochi nostri autori, quasi avallando e assecondando la convinzione che la vera fantascienza fosse soltanto quella d'oltre oceano, usavano in passato pseudonimi inglesi...
      Se una nazione porta alle olimpiadi 100 atleti frutto di pratiche continue e di selezioni severe, ha buone probabilità di portare a casa 20 medaglie d'oro; se gli atleti sono 20, le medaglie difficilmente possono essere più di due... Poi c'è il dato di fatto, come qualcuno ha già fatto notare, che autori italiani moderni e di tutto rispetto hanno scritto dell'ottima fantascienza ma le loro opere non sono mai state catalogate come tali, quasi a voler negare consistenza ad una letteratura di serie inferiore...
      Credo che affinché la fantascienza italiana possa acquisire una sua identità forte e consolidata occorra ancora del tempo, occorra coraggio editoriale che in verità non è mai mancato, iniziative nuove, appassionati con idee moderne, gente, in definitiva e soprattutto, che si sieda a tavolino e cominci a scrivere.
      Intanto e nel frattempo noi continuiamo a sognare che un giorno qualcuno in Italia possa scrivere l'equivalente di Blade Runner o di 2001 Odissea nello spazio e magari, perché no, cose ancora migliori.
      Cordialità,
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #26 data: 02 Maggio 2007, 20:28:32 »
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Bisogna anche considerare una cosa, credo. In questo micragnoso paese in cui ci si ostina a ragionare secondo modelli culturali da Ancien Regime c'è ancora molta gente che pensa che non si debba mischiare la cultura con il vil denaro. E così, anche grazie a questo gli editori hanno sempre la scusa pronta per far fare la fame ai vari autori, redattori, traduttori, correttori di bozze, grafici e quant'altro. Fingono di credere, insieme a molti altri, che quella dell'operatore in campo editoriale (tranne la loro posizione, ovviamente) non sia una professione altamente specialistica e che, pertanto, non le si debba riconoscere un adeguato profilo professionale e che sia superfluo o inutile retribuire adeguatamente capacità ed esperienza.
E adesso, io vi chiedo, se secondo voi per i pochi che riescono a campare bene solo con l'arte dello scrivere, e che sono capaci sul serio di scrivere, possa davvero valere la pena di dedicare 1-2 anni di lavoro a tempo pieno su un romanzo di SF che, a dire tanto (ma sarebbe grasso che cola) venderebbe 15.000 copie, quando un autore di media si becca 1 euro a copia se il prezzo di copertina è 15. Ammesso che a un Lucarelli - per esempio - gli piaccia la fantascienza, ma perché dovrebbe essere così fessacchiotto da sprecarci sopra 2 anni di duro lavoro? Mica si vive di sola gloria  :-\
« Ultima modifica: 02 Maggio 2007, 20:32:37 di lolinhozzo » Loggato
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Re:L'acqua polverosa della Rambelli.
« Rispondi #27 data: 02 Maggio 2007, 21:12:48 »
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Citazione da: lolinhozzo il 02 Maggio 2007, 20:28:32

E adesso, io vi chiedo, se secondo voi per i pochi che riescono a campare bene solo con l'arte dello scrivere, e che sono capaci sul serio di scrivere, possa davvero valere la pena di dedicare 1-2 anni di lavoro a tempo pieno su un romanzo di SF che, a dire tanto (ma sarebbe grasso che cola) venderebbe 15.000 copie, quando un autore di media si becca 1 euro a copia se il prezzo di copertina è 15. Ammesso che a un Lucarelli - per esempio - gli piaccia la fantascienza, ma perché dovrebbe essere così fessacchiotto da sprecarci sopra 2 anni di duro lavoro? Mica si vive di sola gloria  :-\


Credo che chi scrive fantascienza, anzi chi scrive, lo faccia per una sua necessità interiore, per esprimere quello ha dentro, per farlo conoscere a più persone possibile, non per soldi, non per viverci, magari sarò una idealista ingenua ma mi piace pensarlo.
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« Rispondi #28 data: 02 Maggio 2007, 21:52:44 »
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Citazione da: doralys il 02 Maggio 2007, 21:12:48

Credo che chi scrive fantascienza, anzi chi scrive, lo faccia per una sua necessità interiore, per esprimere quello ha dentro, per farlo conoscere a più persone possibile, non per soldi, non per viverci, magari sarò una idealista ingenua ma mi piace pensarlo.


Ah, Italia, paese dove il rapporto di proporzionalità tra poeti e lettori di poesia è di 1:1 !
Parrebbe che il discorso valga anche per la SF, debbo concludere.
L'Italia, il paese dei premi letterari e delle autopubblicazioni.  ;D
« Ultima modifica: 02 Maggio 2007, 21:54:02 di lolinhozzo » Loggato
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