20 Dicembre 2009, 15:47:04Commento scritto da maxpullo
Voto: 6.50
E' quasi impossibile non fare un paragone tra questa raccolta di racconti di Clarke e l'antologia di Sterling Edmund Lanier "Le fantastorie del Brigadiere": anche qui, infatti, c'è un locale che è un punto di ritrovo abituale per una serie di personaggi ed anche qui c'è un prodigioso narratore che tiene banco per la loro gioia (o per il loro disappunto).
Ma mentre il Brigadiere Ffellowes di Lanier è impegnato nella narrazione di straordinarie avventure in un mondo che appare sconosciuto e spesso ostile ed i suoi racconti sono impregnati di un profondo "sense of wonder" derivante dall'incontro con l'ignoto, le storie di Clarke appaiono piuttosto dei gustosi e simpatici aneddoti che hanno quasi sempre come argomento una scoperta scientifica male interpretata o dalle imprevedibili conseguenze.
L'ipotetico pub che fa da sfondo alle narrazioni del misterioso ed istrionico Harry Purvis, in realtà è un raduno di scienziati e di scrittori di fantascienza, molti dei quali citati in maniera esplicita come ad esempio John Christopher, John Wyndham, Charles Eric Maine, oltre ovviamente allo stesso Clarke che è il narratore. In questo sovraffollato locale dunque c'è un ambiente fertile e creativo ed è molto facile che dal confronto tra tante menti particolari nascano trame e storie bizzarre, a volte al limite dell'incredibile, altre volte semplicemente divertenti, ma assolutamente mai banali.
Il gusto di Clarke per la scienza e la sua bravura nell'ideare trame assolutamente verosimili traspare evidente dalla cura con cui ogni storia viene fatta risalire a delle precise basi scientifiche, a fatti ed a circostanze assolutamente univoci e ben individuati, ma, nonostante questo, in ciascuna vicenda si insinua un qualcosa di imponderabile, un elemento estraneo destinato a sovvertire le premesse scientifiche, ad irridere l'incauto scienziato ed a far affacciare prepotente l'elemento ignoto, che è la vera essenza della scienza fantastica.
I racconti sono forse un po' brevi, alcuni appaiono affrettati, ma tutti hanno quel gusto particolare di sano umorismo inglese che li rende un piatto assai gustoso e piacevole: forse non ci sono capolavori indimenticabili, ma questa è una raccolta che si rilegge volentieri anche a distanza di anni e che lascia sempre un buon ricordo di se.
 
13 Settembre 2008, 13:05:26Commento scritto da grifone58
Voto: 5.50
Dal grande Clarke mi aspettavo decisamente di più, anche se i racconti non sono certo tutti da insufficienza...
 
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