19 Luglio 2012, 09:47:06Commento scritto da marsman60
Voto: 6.00
bah.. senza infamia e senza lode alcuni racconti sono buoni.
 
06 Marzo 2012, 19:42:39Commento scritto da Oldman
Voto: 6.00
Devo dire che bene o male e leggibile. Discreti gli autori nostrani; ma veramente (almeno per me) pietosi gli orientali. Credo che il loro concetto di SF, sia da noi lontano eoni! Per me vanno bene solo per scrivere i loro Manga del piffero, come i loro cartoons. Sono noiosi, pedanti e talmente ingenui che stancherebbero anche un bambino (ammesso che sapese leggere) di otto anni! Per mè non posso che dargli uno stiracchiato Sei, e sperare in un "futuro" migliore!
 
14 Febbraio 2012, 10:27:03Commento scritto da wawawa
Voto: 6.00
Alcuni racconti noiosi
 
18 Gennaio 2012, 17:33:50Commento scritto da maxpullo
Voto: 5.50
Questo genere di uscite secondo me è una cosa tutto sommato positiva: non per la contaminazione della collana di FS con altri generi, ma bensì per rendersi conto che il fantastico in genere non è appannaggio solo del mondo occidentale ed anche per tentare di comprendere la sensibilità e l'approccio al fantastico da parte di autori di paesi lontani.
L'esperimento qui è riuscito solo in parte perchè, sebbene io possa definirmi un appassionato dell'horror stile giapponese ("The grudge", "The ring", "Two sisters" per capirsi), ho trovato la gran parte dei racconti degli autori del sol levante qui presenti di una scialberia e di una inconsistenza senza uguali. Di brividi ce ne sono pochi e questo probabilmente lo attribuisco soprattutto al fatto che, mentre al cinema una storia farraginosa ma corroborata da spettri spaventosi può avere il suo perchè (si veda The ring ad esempio), lo stesso non può dirsi di un racconto scritto dove la storia è molto più importante.
Più che di horror qui le storie sono di fantastico in senso lato e salvo "Una storia vera" di Kamon, il resto dei racconti possono essere tranquillamente saltati.
Ben diverso invece il discorso per gli autori italiani: si parte male con lo scialbo "Antracite", ma poi nel corso della lettura due racconti si impongono all'attenzione su tutti. Si tratta di "Fobia" di Samuel Morolla e "Vale va bene" di Danilo Arona. Inquitante e angosciante il primo, appassionante e sconvolgente il secondo, quasi una sorta di "Io sono Helen Driscoll" dei giorni nostri.
Ma sono due acuti in una antologia tutto sommato mediocre che fanno guadagnare parecchi punti nel piattume generale ma non gli fanno valere una sufficienza piena.
Per motivi di personale "sensibilità" ho tralasciato di leggere l'ultimo racconto il cui incipit mi aveva leggermente turbato, ma non credo che la valutazione complessiva sarebbe stata poi troppo diversa.
Mi aspettavo peggio.

La voce del cadavere - 6,5
Antracite - 4
Il caso del bagno pubblico Odoro - 5
Fobia - 8
Una storia vera - 7
Barocco kaidan - 4
La madre del kudan - 4
Il cacciatore di figli posseduti - 6
Chiarore lunare - 5,5
Vale va bene - 8
Paura del monte degli Dei - 4
La donna dai capelli ramati - NV
 
14 Gennaio 2012, 20:02:50Commento scritto da AgenteD
Voto: 6.50
Antologia di "horror" giapponese che però, per i nostri canoni culturali, diventa di "sottili inquietudini" giapponesi, e in questo campo ci riesce nel complesso bene. Quasi tutti i racconti degli autori giaapponesi sono pervasi da quel senso di  oscurità e incertezza che solo a tratti (e non è detto che questo sia un male) diventa vero e proprio horror. Esemplari in questo senso "Il caso del bagno pubblico Odoro", per me il migliore della raccolta, o "La voce del cadavere" e "La madre del kudan" dove mi è parso di vedere un richiamo a Lovecraft. In questo senso l'operazione, intesa come racconti di "atmosfera horror", non franco splatter o simili, può dirsi riuscita, anche considerando il contributo degli autori italiani che hanno colto spesso (ma non sempre) quel particolare sapore, in particolare il racconto del traduttore e autore Soumarè "Barocco kaidan", anche se i più belli sono senz'altro il sorprendente, per storia e tipo di spiegazione, "Fobia" di Marolla, il cinematografico (anche per i riferimenti in esso contenuti) "Il cacciatore di figli posseduti" di Di Marino e "Vale va bene" di Arona. Valido, ma assolutamente privo (appunto) di atmosfera "La donna dai capelli ramati" di Marenzana.
 
14 Gennaio 2012, 14:27:09Commento scritto da bibliotecario
Voto: 4.00
Inspiegabile la collocazione di questo volume in una collana di FS, se non in un ottica di risparmio visto che i diritti erano già stati acquisiti per la pubblicazione in altra collana nel frattempo chiusa. Entrando nel merito dei racconti dell'antologia devo ammettere di aver trovato quanto mai lontano dal mio retroterra culturale i racconti horror degli autori giapponesi. Tutti senza eccezione lenti, noiosi, non fanno scorrere sulla schiena neanche un brivido. Spesso sono proprio di difficile comprensione per chi non conosce appunto il folklore da cui prendono spunto. I racconti degli autori italiani che si intercalano ma non si amalgamano con quelli giapponesi, nonostante non riescano assolutamente a rendere le stesse atmosfere, come avrebbero dovuto, dei colleghi nipponici, li ho trovati più affini al mio sentire e sono almeno riuscito ad apprezzare i racconti di Marola, Di Marino e Arona.
 
09 Gennaio 2012, 16:14:54Commento scritto da Darkyo
Voto: 5.00
Ciò che proprio non riesco ad afferrare è il senso di questa antologia. Lasciando perdere il fatto che si tratta di una raccolta di racconti chiaramente ed esclusivamente horror surrettiziamente pubblicata in una collana di fantascienza, mi domando perché si sia deciso di offrire al lettore una "scelta" di opere brevi giapponesi intervallate da racconti "commissionati" ad autori nostrani e solo vagamente ispirati al Giappone. Il risultato di questa strana operazione editoriale è un'antologia divisa in due: da un lato delle storie di fantasmi (quasi tutte del decennio 1990-1999) dal sapore esotico e dall'indubitabile valore letterario (perché anche l'horror ha un suo valore letterario) e che, pertanto, meriterebbero una lettura a prescindere dal fatto che siano più o meno belli; dall'altro, degli scialbi racconti italioti che cercano di fare propri i meccanismi narrativi giapponesi, senza però creare nulla di nuovo, originale o anche solo godibile: unica importantissima eccezione è Fobia di Samuel Marolla, che col Giappone non c'azzecca nulla, ma è a dir poco stupendo.
 
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