26 Febbraio 2017, 22:48:00Commento scritto da contericci
Voto: 4.00
Nel futuro prossimo venturo, nemmeno tanto lontano, in cui si svolge questo romanzo, la terra è sovrappopolata. Agli umani resta un metro e mezzo quadrato pro capite. Urge cercare altri pianeti negli spazi siderali e nel breve volgere di qualche decennio i terrestri te ne colonizzano una mezza dozzina. Su uno di questi, Mondopalude, appena leggermente diverso dalla terra, popolato da una razza semi-intelligente e vagamente antropomorfa, si svolge la noiosissima vicenda di tal Carseegan, reduce da un complesso e contorto percorso di vita.  La colonizzazione del non lontanissimo pianeta (cosa volete che siano qualche decina di anni luce?) ricalca quella del West terrestre, con i coloni che usano mezzi poco più moderni dei conestoga e animali molto simili alle vacche e ai cavalli. I fucili sparano raggi anziché pallottole e c'è pure l'esercito con i suoi bei forti Apache. Nel ruolo degli indiani, gli splurg, gli indigeni del pianeta generalmente buoni ma soggetti inspiegabilmente a crisi di violenta isteria che li fa divenire, periodicamente, assassini violenti e brutali. Ma alla fine della storia gli umani trovano il giusto antidoto, una medicina grazie alla quale gli autoctoni guariranno dallo strano morbo, per ambire assieme agli umani ad un futuro di pace e tranquillità. Deludente romanzo dello sconosciuto Perry A. Chapdelaine, che farebbe meglio a rimanere tale, ulteriormente appesantito dall'inguardabile cover di Kharel Thole, tra le più brutte di sempre.
 
11 Giugno 2010, 10:42:00Commento scritto da Giurista81
Voto: 4.00
Romanzo scritto da un autore, classe 1925, semisconosciuto in Italia. Perry A. Chapedelaine, nella nostra penisola, vanta altre due pubblicazioni (una per la collana Urania e un’altra per un’antologia curata dal duo Asimov-Greenberg), ma nessun altro romanzo. Mi viene di dire , al termine della lettura de "L’Inferno delle paludi", che non c’è da rammaricarsi per questa scarsa considerazione. L’opera infatti, pur vantando descrizioni scenografiche di sicuro impatto, è caratterizzata da una lentezza sconcertante e dalla mancanza di un soggetto che sia veramente forte. Siamo alle prese con il solito romanzo dove lo scrittore scrive "senza bussola", ricamando attorno a una flebile idea iniziale.

La storia è ambientata in un mondo alieno, dove troviamo una colonia di umani (emigrati dalla Terra per il problema del sovraffollamento) che vivono arroccati nelle poche isole che sfuggono alle paludi (e a quelle due-tre specie di animali che vi vivono) che avvolgono l’intero pianeta. Al centro della vicenda, c’è una bizzarra malattia che colpisce gli splurg (razza dominante del pianeta, a metà strada tra i rettili e gli umani, costretta a vivere ghettizzata dagli invasori) inducendoli a distruggere e uccidersi tra loro. Chapdelaine snocciola possibili soluzioni al problema, fino a giungere a risolverlo, e lo fa sciorinando capitoli che sembrano usciti da un libro di fanta-biologia, senza intessere un’intelaiatura che sappia coinvolgere a sufficienza il lettore.


Dal punto di vista contenutistico, traspare una velata critica al colonialismo e alla soppressione delle popolazioni indigene per logiche prettamente egoistiche. Si respira anche un po’ d’aria da western, visto che i protagonisti, armati di pistole laser, si spostano in un ambiente selvaggio e pieno di pericoli (animali che sputano acido, creature che somigliano ai bufali, e indigeni che potrebbero ricoprire il ruolo degli indiani), sperando di raggiungere la sede finale del loro peregrinare. Al di là di tutto, però, si fa una grossa fatica a continuare la lettura, perché questa a tratti si rivela pesante e ridondante, ma soprattutto non offre snodi che incuriosiscano la prosecuzione del libro. Voto: 4
 
05 Marzo 2009, 15:19:23Commento scritto da Rocheta
Voto: 6.50
Romanzo avventuroso classico dove l'autore, partendo da un'interessante idea di fondo, non ha saputo dare alla trama lo slancio necessario. Accurate invece le descrizioni del pianeta sul quale è ambientata la vicenda.
 
05 Settembre 2007, 11:29:40Commento scritto da io.robot
Voto: 6.50
qualcosa più della sufficienza: buona l'idea ma non sviluppata
romanzo privo di ritmo con un finale al limite della banalità
 
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