01 Giugno 2014, 17:21:36Commento scritto da gasp63
Voto: 6.00
Romanzo atipico di Philip J. Farmer. Ironico e, a suo tempo, innovatore, racconta le vicende dell'astronauta errante: terrestre sfuggito ad un disastro planetario, che vaga le immensità dello spazio alla ricerca....
Innovatore per il fatto d'essere uno dei primi, se non il primo, a trattare di sesso in un romanzo di fantascienza.
Romanzo in qualche maniera comico, ma non a livello della ormai mitica "Guida Galattica per autostoppisti".
Per questo romanzo Farmer si ispira a Vonnegut

La lettura ha avuto per me alti e bassi. Momenti divertenti alternati da altri noiosi.
Forse dopo tanti anni, è stato scritto nel '74, non sono stato capace di coglierne lo spirito innovativo.
 
13 Agosto 2012, 21:26:45Commento scritto da Arne Saknussemm
Voto: 8.00
Iniziamo dicendo che non capisco la definizione di "SF underground" affibiata a questo romanzo e non ritrovo in esso la carica innovativa che sembrerebbe contraddistinguerlo ( magari è un mio limite, non so), anzi mi ricorda tantissimo un grande romanzo degli anni '50, ovvero "Galassia che vai" di E.F.Russell, ed ho riscontrato in esso tante, tantissime affinità con le tecniche Vonneguttiane di "Mattatoio 5" (che ho letto subito prima di questo "Venere", ma parleremo delle affinità e divergenze tra questi 2 romanzi in altra sede) e con la fantasia a ruota libera del Van Vogt de "I rull".
Piu' che "Underground" direi "punk". Dissacrante, divertente, facile ma profondo, imprevedibile, intrigante.
Una sorta di Sex Pistolsiano "Great r'n'r swindle" che però riesce perfettamente là dove i Sex Pistols avevano penosamente fallito. Signori, queste sono cover di gran classe.
Prende non solo la mente ma anche il corpo.
Grande. Grandissimo.

8. Forse anche 8,5 !!
 
19 Dicembre 2011, 17:34:38Commento scritto da PabloE
Voto: 6.50

Ammetto di aver cercato una simil-Guida iniziando questo romanzo, ma il paragone non sussiste (anche se va dato un ampio merito "storico" nel campo della SF a Farmer).
Ammetto anche di essermi aspettato millanta scene di sesso alla famolo strano maniera e di essermi invece ritrovato (piacevolmente) smentito.
Ammetto che è un "periodo-no" e che quindi la comicità intrinseca del romanzo è stata un po' nascosta ai miei occhi.

Le stravaganti avventure di Wagstaff partono a razzo per poi perdere ritmo, ma non inventiva. Quella si mantiene costante fino al finale tragicomico preceduto da prese in giro alla società specialmente nelle sue componenti religiosa, sessuale e, in minor misura, politica.
In fondo gli alieni di Farmer non sono altro che un espediente narrativo, creati ad hoc per mettere in risalto alcune caratteristiche umane e ridicolizzarle.

Sullo stile, non conoscendo letterariamente Vonnegut non posso fare paragoni, ma non è così esacerbante come mi era parso di capire. I personaggi secondari sono estremamente "secondari" e penso che fosse proprio intenzione di Farmer indurre tutta la concentrazione del lettore su Wagstaff.

Una lettura piacevole, ma che risulta aver perso parte del fascino che potè suscitare in lettori di SF degli anni '70.
Di certo le parti più piacevoli risultano ancor oggi quelle dove è la religione ad essere ridicolizzata e portata ad un piano estremamente umano.

P.S. un 10 alla brillante postfazione di Riccardo Valla. Devo ammettere di essermi meravigliato nel leggere quelle pagine e pensarle di Lippi.
 
07 Settembre 2011, 10:27:22Commento scritto da pepponedra
Voto: 9.50
Uno dei miei romanzi "Urania" preferiti. Non ordinario, originale, ironico quanto basta... Lo consiglio a tutti. :-)
 
11 Dicembre 2009, 08:58:06Commento scritto da maxpullo
Voto: 8.50
Divertente, spassoso, accattivante, irriverente, un romanzo che sfugge a qualsiasi classificazione fuorchè quella della categoria dei libri "da leggere almeno una volta nella vita".
 
07 Luglio 2005, 13:57:38Commento scritto da squeezo
Voto: 7.50
Tipicamente nello stile "make love not war" anni '70, ma il bello sta proprio lì. Apprezzabile anche lo sforzo di Philip Farmer di cercare di scrivere un romanzo nelle vesti di Kilgore Trout, scrittore squattriato onnipresente nei romanzi di Vonnegut.
 
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