11 Aprile 2015, 16:50:17Commento scritto da belvas
Voto: 8.50
Mi sono avvicinato a questo romanzo attirato dai giudizi lusinghieri che ho trovato nei commenti degli altri utenti. Confermo per la mia parte, ottimo romanzo e ben strutturato in assenza di altri personaggi oltre lo sfortunanto protagonista, la descrizione del pianeta alieno, che non viene mai citato è perfetta. Coglie gli elementi di altri autori, chissà se l'autore li avesse letti, quali Lem, incomunicabilità, Clarke, attinenza scientifica, e Herbert, descrizione putnigliosa del pianeta nei dettagli, fondendoli in modo pregevole, fino all'epilogo finale, che purtroppo per me avevo letto in rete. Ottimo peccato che l'autore non abbia scritot altro, questo riduce a mia valutazione, si sarà capito che apprezzo gli scrittori inglesi?
 
09 Dicembre 2014, 10:14:34Commento scritto da and
Voto: 9.00
Bellissimo, triste, indimenticabile. Questo romanzo non racconta un naufragio come il titolo suggerirebbe, si tratta invece di un manuale di sopravvivenza di un uomo solo su un mondo alieno.
Tralasciando la difficoltà che può essere lo scrivere un romanzo senza alcun dialogo, l'autore ci trasporta nei drammi quotidiani che un uomo vive quando rimane solo in un ambiente ostile.
Uno di quei libri che quando hai finito ti lasciano un profondo senso di amarezza, nel senso buono del termine, ma anche di felicità per averlo letto, e la consapevolezza che non lo scorderai.
Assolutamente imperdibile.


P.S. e questo capolavoro non è mai stato ristampato? ...mah
 
17 Gennaio 2013, 19:27:38Commento scritto da zelaph111
Voto: 9.00
Ho letto questo romanzo in due giorni dopo aver letto il messaggio di rickzan. Non sempre la fantascanza deve raccontare storie necessariamente lontane nello spazio e nel tempo. Le paure dell'uomo sono sempre le stesse e quelle resteranno fino a quando continuerà ad essere ospite di questo universo. Quindi una rivisitazione della storia di Robinson Crusoe con un finale che fino alla fine continua a dare all'umanità un motivo per cui continuare a vivere fa sempre bene allo spirito.

 
06 Ottobre 2011, 19:05:23Commento scritto da Rocheta
Voto: 6.00
Romanzo che racconta le difficoltà affrontate dall’unico superstite di un naufragio sulla superficie di un pianeta non del tutto inospitale. Inizio e fine struggenti, ma il resto della vicenda risulta abbastanza monotono, a parte qualche momento di vivacità quando il protagonista colloquia con il computer di bordo. La storia può anche essere interessante, ma non è del tutto riuscita anche a causa di alcune ingenuità commesse dall’autore, come nel caso di una zattera a motore, in dotazione all’astronave, che risulta meno maneggevole dei gommoni che si usano oggigiorno per le vacanze al mare!
 
13 Dicembre 2009, 21:53:22Commento scritto da Glystra
Voto: 9.00
un romanzo che ho letto nell'adolescenza che mi ha molto angosciato. non è un Robinson Crosue, è l'ultimo uomo solo su un pianeta ostile e deserto, è la follia della solitudine della ricerca della sopravvivenza. bel romanzo, interiore, scritto bene. devo dire che è uno dei pochi che non faccio fatica a ricordare e che ritorna alla mente di tanto in tanto.
 
13 Agosto 2009, 15:06:23Commento scritto da wagabroda
Voto: 8.50
Bello molto bello,  sin dall'inizio ,  che e' poi  la parte piu angosciante , il momento in cui seppellisce i compagni di naufragio e rimane solo. Di quei libri pero'che vanno alternati con le cosmicomiche,  infatti poi ho letto Citta nel cielo ........  
Ne ho  due copie ma penso che me le terro' .
 
26 Giugno 2009, 17:56:09Commento scritto da Eremita
Voto: 7.50
Molto, molto bello. Un robinson crusoe spaziale con finale tragico ma non sconfortante. Un romanzo imperniato sulla solitudine e sul bisogno di sopravvivenza, senza in fondo uno scopo. La vicinanza dell'alieno e le difficoltà di tutti i giorni portate fino all'estremo, ad ogni estremo da un ambiente ostile oltre ogni misura.
Consigliato
 
11 Dicembre 2008, 13:15:25Commento scritto da maxpullo
Voto: 8.50
In questo struggente e malinconico romanzo di sopravvivenza, assistiamo alla lotta per la sopravvivenza dell'unico superstite di un naufragio spaziale su un pianeta inesplorato; una lotta contro il tempo, contro fattori ambientali sconosciuti e soprattutto contro l'incombente spettro della solitudine e della follia.
L'inevitabile rovina dello sfortunato protagonista non è quasi mai in dubbio: ogni più tenue speranza che riesce ad accendersi viene crudelmente e beffardamente spenta nei modi più inaspettati ed ogni traguardo faticosamente conquistato è destinato ad essere irrimediabilmente spostato prima o poi un poco più lontano.
Ma pur senza dialoghi, senza "effetti speciali" e senza troppe illusioni sull'epilogo, questo romanzo riesce a tenerti incollato alla lettura sino all'ultima pagina: l'epica lotta del protagonista, le sue quotidiane scoperte, la sua voglia di sopravvivere in un mondo assolutamente estraneo anche se non del tutto ostile ti coinvolgono oltre ogni immaginazione e, quasi senza accorgersene, si rimane affascinati, con il fiato sospeso a fare il tifo per lui, sperando che, contro ogni previsione, questo Robinson Crusoe alla fine ce la possa fare.
Inevitabile il confronto con altri romanzi di sopravvivenza come Ragnarok, il ciclo di Tschai o Andrew il disturbatore, ma in questo caso la vera differenza la fa la solitudine: i deportati su Ragnarok sono in tanti, Adam Reith può contare su amici ed alleati e perfino Andrew Garin ha il conforto di un contatto con i monocolori abitanti del pianeta su cui naufraga; Tansis, invece, a parte un computer di bordo, peraltro assai limitato, ha solo se stesso come compagnia e, forse, il suo vero nemico è proprio il non aver nessuno, nè amici, nè nemici.
Per me rimane un capolavoro
 
18 Marzo 2008, 16:40:44Commento scritto da Darkyo
Voto: 6.50
Credevo che leggere un romanzo privo di dialoghi fosse impegnativo e - lo ammetto - noioso; invece in tal caso ho apprezzato moltissimo la prosa scorrevole e avvincente di Logan: la semplicità è una carta che si dimostra sempre vincente. Però devo ammettere che la trama di questo Naufragio è un pò troppo piatta e l'epilogo, seppur commovente, è abbastanza prevedibile.
 
02 Aprile 2007, 13:00:17Commento scritto da attiliosfunel
Voto: 6.00
OK, leggibile, ma 8.5 non vi sembra un po' troppo? Chi è, Dostojevskij?!?
 
02 Aprile 2007, 11:50:05Commento scritto da paolo1805
Voto: 8.00
Attirato dai voti assegnati mi esprimo anch'io su questo ottimo romanzo, letto quando uscì in Italia (1975, dodicenne) ma ancora nitidamente scolpito nella mia memoria; è un romanzo che non si dimentica, la solitudine è espressa benissimo così come l"alienità" (se esiste il termine) del mondo in cui il protagonista naufraga. Da non perdere
 
01 Aprile 2007, 22:02:37Commento scritto da Dottor Plutone
Voto: 9.00
Questo è uno di quegli Urania che non si dimenticano.......
 
24 Ottobre 2006, 09:07:27Commento scritto da Gundam70
Voto: 6.50
Ho letto questo romanzo attirato dall'alto punteggio dato da altri lettori.
Purtroppo non ho apprezzato in egual misura questo numero di Urania.
Preferisco romanzi di azione e con trame che si intrecciano.
I gusti sono gusti.
 
14 Giugno 2006, 13:11:13Commento scritto da alfasecur
Voto: 9.50
BELLO, BELLO, BELLO, NON OSO SCRIVERE ALTRO.
UN CAPOLAVORO DELLA FANTASCIENZA VERA.
NON PERDETELO ASSOLUTAMENTE.
 
26 Aprile 2006, 12:41:06Commento scritto da francibass
Voto: 9.50
Questo efficacissimo romanzo riesce a dimostrare una ipotesi che sostengo da sempre: quando la trama è nitida e la narrazione solida, tutti gli stratagemmi stilistico-letterari diventano inutili. I flashback multipli, le schiere di personaggi, i tagli di sequenza temporale continui, i cambi di stile narrativo sono barocchismi strabordanti di fronte alla semplicità della trama e alla linearità del protagonista - e unico personaggio - di Naufragio. Ma lo scenario di un pianeta sconosciuto e la premessa di un drammatico naufragio sono elementi di grandi aspettative che non vengono disattese dall'autore. La lettura è estremamente scorrevole, quasi ipnotica, e l'assenza di dialoghi - visto che non c'è nessuno con cui intrattenersi - permette un'identificazione assoluta con lo sventurato protagonista fino al melanconico epilogo. Indimenticabile.
 
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