27 Febbraio 2024, 10:14:55Commento scritto da usul61
Voto: 4.00
Romanzo premiato con Hugo ma che ho fatto fatica a finire, come mi capita con questo tipo di libri ho saltato spesso interi paragrafi, dalla noia.
Una prima parte completamente sconclusionata e illeggibile. La seconda parte con un certo senso logico ma comunque un contenuto molto insipido. L'ultima e terza parte dedicata ad un evento tetrale, poco legato alla storia, il cui unico legame è l'assassinio della Regina Elisabetta.
Sconsiglio la lettura.
Voto 4
 
02 Ottobre 2014, 14:06:12Commento scritto da fabri
Voto: 4.00
romanzo quotatissimo che ho fatto fatica a finire. lento lento lento. di questo autore non ho ancora trovato niente di interessante, forse non lo comprendo appieno
 
01 Marzo 2014, 13:34:11Commento scritto da Sherdan
Voto: 5.00
Col cuore trafitto mi ritrovo a dare una netta insufficienza a questo romanzo. Mancanza di chiavi culturali per decifrarne i "richiami" teatrali, di sufficiente serenità d'animo, di voglia d'evasione dopo che si trascorre la giornata in letture obbligate aride e noise forse hanno influito sul giudizio, ma fattostà che non riesco a considerarlo un "capolavoro". Peccato, Leiber mi ha regalato perle con i suoi racconti e anche con romanzi come "Il Verde Millennio", ma quest'opera è troppo lontana dai miei gusti e dalle mie personali esigenze del momento.  
 
09 Settembre 2013, 18:20:59Commento scritto da Arne Saknussemm
Voto: 8.00
Vado controcorrente rispetto a tutti i commenti fin qui inseriti: per me questo è un bel romanzo e credo che l'Hugo se lo sia meritato, certo è datato (difatti gli do un 8 ... l'avessi letto 40 anni fà sarebbe stato almeno 8,5... credo!) ma l'Hugo lo vinse più di 40 anni fà e non ieri.
Leiber ci costringe tra 4 mura, in una "stanza" fuori dal tempo e dallo spazio, alle prese con 7-8 personaggi di varie epoche storiche e 2 alieni (un lunare di 1.000.000 di anni fà ed un gioviano proveniente da 1.000.000 di anni nel futuro), sono soldati, intrattenitrici, demoni e fantasmi, sono in prima linea nella guerra del cambio : devono modificare il passatop ed il presente...anche il futuro, per far si che in un futuro così lontano da non poter immaginare i Ragni vincano sui  Serpenti. Perchè? Loro questo non lo sanno.
Ma sono prima di tutto uomini con le loro debolezze (Leiber è cresciuto nei teatri e tra gli Shakespeariani e sa che i drammi sono per prima cosa drammi dell'anima), piccole rotelle di un enorme meccanismo che nemmeno loro possono comprendere, le loro vite sono sempre appese ad un filo e sono anche ben misere: nel Grande Tempo...si! Ovvero tra 4 mura o su un polveroso campo di battaglia sconosciuto tra sconosciuti.
Qui Leiber, con i suoi dialoghi mai banali, riesce a mettere in scena questa fragilità, questa insoddisfazione, la paura di ciò che non si conosce e la voglia di calore umano, di un soffio di vita invece di un venticello del cambio, e di una dose di libero arbitrio piuttosto che di un invisibile e sconosciuto deus-ex-machina, parla dell'amore per le cose, per l'arte, per gli esseri viventi, parla dell'assere umano.
Su un altro piano poi, riesce a mettere in piedi questo splendido meccanismo della guerra del cambio (che offre interessanti spunti di riflessione... a tratti mi portava alla mente i Tralfamadoriani di Vonnegut -solo perchè avevo appena letto Mattatoio 5- ma in Leiber non prevale il determinismo assoluto di Vonnegut, ma un relativismo, una casualità, una forza del libero arbitrio nella quale personalmente riesco a rispecchiarmi più facilmente) e riesce con poche parole, brevi frase buttate la, inizi (mai completati) di discorsi o vicende, a mettere in moto la fantasia del lettore che puo' sbizzarrirsi in luoghi e tempi sconosciuti e lasciati per lo piu' alla sua stessa capacità di sognare.
Molto immaginifico.
Infine Leiber mette in piedi un piccolo giallo, e ci da tutti gli elementi per poterlo risolvere: davvero intrigante.

Molto bello. Davvero un bel romanzo!

P.S. Grandiosa la scena dietro il paravento descritta in "Mister Ragno" !!  
 
07 Agosto 2011, 09:18:35Commento scritto da maxpullo
Voto: 5.00

L'ingannevole quarta di copertina, l'insolito numero di ristampe e la pretesa generale che questo sia "il capolavoro di Fritz Leiber" mi hanno portato alla lettura con moltissime aspettative, tutte enormemente deluse.
Ci sono molte buone idee, una su tutte l'affascinante descrizione del Grande Tempo, il maestoso affresco dell'universo in divenire in cui nessuna probabilità rimane inesplorata ed in cui si muovono gli scialbi personaggi della vicenda. Il vero torto di Leiber è anzi proprio quello di aver creato un costrutto universale assolutamente originale, magnifico e convincente, per poi sprecarlo come palcoscenico di una storiella micragnosa che promette molto e poi non mantiene.
Si ciancia ad oltranza della guerra delle possibilità, si fanno intravedere eventi colossali e si fa molta filosofia anche interessante, però a stringere si rimane confinanti in una stanzetta al di fuori da tutto questo, ad assistere sconsolati ad una vera e propria farsa che coinvolge personaggi male assortiti: una sorta di presa per il naso che aggiunge la beffa dell'inconcludenza al danno dello spreco di una idea interessante.
Qua e là si salva qualche paginetta particolarmente ispirata, ma è incomprensibile come una cosa del genere (la parola romanzo è completamente fuori luogo) possa aver vinto il premio Hugo.
 
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