04 Gennaio 2014, 13:51:07Commento scritto da mitd
Voto: 6.50
Nel suo terzo romanzo, Dick fa le prove (non pienamente riuscite) di quello che diventerà il tema portante della sua produzione: realtà vs. illusione. Lo spunto parte  da un incidente al bevatrone (?) che fa vivere agli otto protagonisti/vittime realtà parallele che materializzano le convinzioni e le ossessioni di ciascuno (di quattro di loro, a dire il vero). Per l'importanza che ha nella trama e per le spiegazioni che ne dà Dick, l'incidente poteva essere l'utilizzo di funghi allucinogeni o l'influsso telepatico di alieni. Di fatto, si tratta di un semplice escamotage per una critica surreale alla società americana degli anni '50 (e il romanzo s'inserisce nella FS sociologica del periodo).
Accettate per buone le premesse, il libro è interessante e di lettura veloce, ma abbastanza lontano dai capolavori che seguiranno.
PS: a mio parere Dick ha perso l'opportunità di scandagliare le reazioni del protagonista, Jack Hamilton, di fronte alle proprie ossessioni (ma allora sarebbe stato figlio degli anni '70)
 
20 Febbraio 2010, 12:11:57Commento scritto da maxpullo
Voto: 5.00
Delirante e confuso sin dalle prime pagine questo libro è senza dubbio una delle riprove più convincenti che anche i grandi possono sbagliare.
L'idea dell'incidente nel bevatrone, all'origine delle disavventure "oniriche" dei protagonisti, è originale e interessante, ma è anche purtroppo l'unico pregio di un libro incomprensibile, banale e che non da (nè tenta di dare) alcuna spiegazione plausibile dell'accaduto.
Gli otto personaggi, infatti, per cause ignote attribuibili presumibilmente alle particolari circostanze dell'incidente, si trovano a vivere grottesche disavventure in realtà parallele che sono il frutto delle idee personali, delle paure e delle convinzioni politiche di ciascuno di essi: dal mondo totalmente condizionato dalla presenza del divino a quello in cui è abolito il sesso, passando per realtà parallele in cui trionfano la paranoia o i deliri pseudo-comunisti, ogni avventura rappresenta un capitolo a se stante dedicato ad uno dei protagonisti. Per pura fortuna (o forse perchè le idee erano finite) l'autore si arresta dopo sole quattro storie: se, infatti, gli fosse balenato in testa di protrarre la storia anche negli "universi" degli altri quattro personaggi il libro sarebbe stato inopinatamente più lungo.
I punti di transito da una storia all'altra non sono molto ben delineati e l'impressione generale è di estrema confusione: anche la caratterizzazione dei personaggi è molto all'acqua di rose ed i dialoghi hanno un che di surreale che può sembrare ironia, ma che a me ha dato solo l'impressione di estrema vacuità e approssimazione.
Lo spunto felice di ambientare le storie in una sorta di "immaginario collettivo" finisce per svanire, dimenticato e sepolto sotto un cumulo di banalità affrettate e senza senso e la mancanza di compiutezza della storia è rivelata anche dal finale assurdo e approssimativo.
Uno dei peggiori urania che mi sia mai capitato di leggere.
 
04 Aprile 2009, 06:21:45Commento scritto da Eremita
Voto: 8.00
Ennesimo bel romenzo di Dick...
Sempre sul suo argomento preferito: la realtà e la sua percezione...
Bei personaggi, stile scorrevolissimo, lineare al limite del banale, ma coinvolgente...

Consigliato
 
19 Novembre 2006, 17:50:59Commento scritto da cat
Voto: 8.00
Un romanzo breve,bello e divertente. Trama accattivante. Dick ironico. Da leggere.
 
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