29 Novembre 2015, 00:09:33Commento scritto da maxpullo
Voto: 6.50
I figli di Mu - 7

Leggendo questo romanzo si capisce benissimo perchè Campbell abbia condizionato praticamente tutta l'epoca d'oro della fantascienza, divenendone protagonista ed arbitro incontrastato dapprima come autore e poi come editore.
Il romanzo, sebbene prodigiosamente banale e ricco di difetti, si legge tutto d'un fiato e, ancora oggi, è difficile rimanere indifferenti di fronte alle meraviglie che si susseguono a ritmo incredibile per tutta la durata del libro, senza mai annoiare.
La componente "scientifica" ha certamente il sopravvento perchè Campbell, da bravo studioso tutto d'un pezzo, non si tira mai indietro quando ci sia da descrivere il principio fisico (vero o inventato che sia) che si cela dietro una nuova scoperta e la sua subitanea applicazione, ma anche la componente "fantastica" ha la sua rilevanza perchè in meno di 150 pagine, Campbell rivolta le leggi fisiche che conosciamo e fa fare all'umanità un balzo scientifico/tecnologico di milioni di anni.
E proprio in questa eccessiva ricchezza di "mirabilia" che sta - imho - il maggior difetto di questo libro: personaggi caricati e stereotipati che non sbagliano un colpo, scoperte sensazionali fatte lì per lì proprio quando servono, applicazione immediata di principi rivoluzionari nel giro di ore; uno spettacolo pirotecnico, insomma, che non annoia mai ma che neppure prova mai ad essere lontanamente convincente o verosimile.
Se, tuttavia, ci si fa trasportare per mano dal bravo autore e si sospende la propria "credulità", si vivrà una esperienza magnifica in cui tutto è possibile, anche arrivare a scoprire il mistero di Mu, dell'isola di Pasqua, della figura del demonio e della nascita della civiltà umana: rivelazioni buttate lì quasi per caso e per nulla sviluppate (anche se da ognuno di questi spunti poteva benissimo fiorire un nuovo romanzo). A Campbell, d'altra parte, sembra non interessare affatto l'approfondimento dei "rivoli" di trama secondari offerti da questi spunti felici e rimane dritto fisso sul suo obiettivo: continuare a descrivere scoperte al limite dell'impossibile, sistematicamente applicate alla prosecuzione di una immane guerra di sterminio contro un nemico talmente cattivo che ogni tentativo di dialogo non merita nemmeno di esser preso in considerazione.
Personalmente mi ha infastidito pensare che gli "eroi" di questo romanzo avessero come scopo la distruzione sistematica di una civiltà e del suo pianeta, ma Campbell sembra essere andato al di là di ogni considerazione etica semplicemente sulla base dell'equazione: brutto e cattivo = diavolo = da sterminare.
Tutto sommato, difetti e storture a parte, lo definirei un buon romanzo, ricco di "sense of wonder", di azione e di spunti di riflessione interessantissimi sul passato della Terra: certamente una pietra miliare imprescindibile per i lettori e gli appassionati di fantascienza.

Avventura nell'iperspazio - 6,5

Se partiamo dal presupposto che la fantascienza sia narrativa di puro intrattenimento, allora questo secondo romanzo della trilogia di Aarn Munro è forse addirittura superiore al primo: il ritmo è rapido, le spiegazioni scientifiche sono adeguate al contesto (nè troppo dettagliate o pretenzione, nè tirate via) e non ci si annoia mai.
Ed è proprio la parte tecnologico/scientifica che fa guadagnare punti al romanzo: Campbell raffigura e descrive egregiamente principi fisici sbalorditivi e tutt'altro che inverosimili e ci presenta meraviglie a non finire che hanno il pregio di essere praticamente "adatte ad ogni stagione".
E' difficile se non impossibile che questo romanzo diventi obsoleto col trascorrere degli anni proprio in virtù del fatto che la parte scientifica racconta l'effetto ma non si dilunga sulla causa, tralasciando di addentrarsi in campi che la scienza futura potrebbe confutare. Il geniale Munro costruisce cioè armi e dispositivi meravigliosi, ma si guarda bene dal lasciarsi sfuggire una formula o una descrizione.
Ecco, a dirla proprio tutta, il problema di fondo di questa trilogia è forse proprio lui, Arn Munro: il personaggio giganteggia come un supereroe della Marvel, spostando pianeti, manovrando stelle ed ergendosi ad arbitro delle sorti di conflitti che durano da millenni e lo fa senza sforzo alcuno, con malcelata spacconeria e scarsa credibilità, quasi come un supereroe che ha uno scudo così potente che se ci tirano sopra la bomba H lui si gira e dice "chi è che bussa?".
Munro è, in definitiva, un superuomo invincibile alla Vance, ma che risulta alla fine assai più pericoloso di qualsiasi Adam Reith o Kirth Gersen che dir si voglia perchè trattasi di individuo egocentrico e privo di qualsivoglia "morale": le questioni etiche non sfiorano nemmeno da lontano la sua mente superiore ed il dilemma se sia giusto o no sterminare una intera razza intelligente è risolto direttamente a monte, senza porselo affatto.
Dopo gli pseudo-demoni de "I figli di Mu", in questa prodigiosa "Avventura nell'iperspazio" Munro si preoccupa di spazzar via dalla faccia del cosmo anche una razza di cattivissimi e intelligentissimi rettili, rei di aver tentato di sopravvivere (con mezzi un po' aggressivi, in verità) in un sistema il cui sole è destinato ad esplodere.
Ma Munro non è "amorale" solo nei confronti degli "alieni": la sua non-etica lo porta anche a nascondere scoperte agli stessi umani (sparsi per la galassia come funghi), per il timore che possano adoperarle a danno della Terra... insomma una specie di superuomo alla Nietzsche, al di là del bene e del male, che vive allegramente nella totale inconsapevolezza dei dilemmi etici che le sue azioni comportano.
Insomma: se da un lato la trattazione scientifica fa guadagnare parecchi punti al romanzo, il protagonista con la sua poderosa carica di inverosimiglianza e la sua sconcertante "disumanità", glieli fa perdere per buona parte, almeno per quanto mi riguarda.
La spacconata con cui il romanzo si chiude, poi, gli fa perdere un buon mezzo punto di valutazione.
Lo considero in finale un buon romanzo che non risente del tempo trascorso ma che andrebbe letto con una buona dose di sospensione dell'incredulità.

L'atomo infinito - 6,5

Si parte malissimo: le prime pagine sembrano un noioso testo di storia con la cronaca sterile di una spedizione di conquista che sembra non avere alcuna attinenza con le storie precedenti del ciclo. Forse la traduzione ci ha messo del suo, forse Campbell ha voluto strafare, ma se dovessi basarmi sulle prime sonnolente e pompose pagine questo romanzo verrebbe inesorabilmente bocciato.
Con l'arrivo di Munro le cose cambiano: il supereroe spaccone che inventa e scopre a getto continuo è ormai un personaggio che riesco ad apprezzare e ritrovarlo mi ha dato lo stimolo per gettarmi alle spalle l'incipit e provare a gustarmi questa nuova avventura.
Che il libro si discosti dai due precedenti è subito evidente: inventato l'inventabile, Munro, costretto a seguire il percorso iperbolico di scoperte tracciato dal suo autore, arriva alla fine a creare materia ed energia dal nulla, finendo - finalmente - per rivendicare a tutto tondo il vero ruolo che gli spetta, quello di divinità.
I nemici della Terra - i centauri - sono stavolta abbastanza antropomorfi da riuscire a meritarsi uno straccio di "trattativa" e così, anzichè essere schiacciati a suon di pianetate e raggi stellari come era capitatato ai demoni ed ai lucertidi dei capitoli precedenti, essi ricevono un trattamento che non esiterei a definire "privilegiato".
Per la prima volta dall'inizio della saga, Munro sembra rendersi conto di aver a che fare con esseri intelligenti e decide di risparmiarli, limitandosi a terrorizzarli ed intimidirli con uno spettacolo cosmico indimenticabile: la sua decisione però, lungi dal derivare da profonde riflessioni di carattere etico, appare piuttosto come un puro capriccio, davvero degno di una divinità che, finalmente paga, può permettersi di essere magnanima.
Ma se la trama è scontata, il protagonista è poco credibile e le sue riflessioni etiche non convincono, il libro guadagna tantissimi punti per la parte descrittiva e più propriamente "fanta-scientifica". Perchè Campbell infonde nella sua creatura un vivissimo sense-of-wonder che lascia a bocca aperta: i viaggi inter-universali, la pesca nel cuore fiammeggiante di una stella per estrarre gli elementi necessari alla costruzione di materiali incredibili, la magia dell'atomo infinito e l'immagine dell'energia allo stato puro sono perle memorabili che colpiscono e lasciano un ricordo vividissimo.
Insomma: un libro forse meno godibile dei precedenti, ma che tutto sommato si legge volentieri e che rappresenta la degna conclusione di una trilogia assolutamente unica.
 
04 Settembre 2013, 14:26:10Commento scritto da fabri
Voto: 6.00
Space opera godibile ma che risente degli anni la parte scientifica de romanzi è diciamo superdatata
 
16 Maggio 2005, 16:42:22Commento scritto da nemesis
Voto: 7.50
Bel ciclo visto nell'insieme, la più classica delle SPACE OPERAcon colpi di genio e invenzioni incredibili.
 
Utenti cui piace il libro
Utenti cui non piace il libro