27 Febbraio 2016, 14:07:37Commento scritto da maxpullo
Voto: 7.00
Il romanzo risente pesantemente dell'epoca in cui fu concepito e sicuramente viene da sorridere all'idea del genio che lavora inserendo bobine magnetiche in un calcolatore elettronico; eppure è proprio a causa di questa "atmosfera vintage" che l'idea di Maine si dimostra particolarmente felice, potente e visionaria: egli infatti non solo riesce a concepire l'idea brillante della possibilità di usare computer per realizzare una sorta di "evoluzione simulata", ma si spinge addirittura al punto di immaginare la possibilità di un legame uomo-macchina talmente stretto da poter abbattere le distanze tra mondo reale e mondo virtuale.
La terribile "possessione" che colpisce lo scienziato protagonista, al contempo, possiede una carica drammatica talmente elevata da distogliere l'attenzione del lettore dalle effettive cause di questa possessione e lascia aperta la porta ad ogni possibilità che la mente riesce a concepire sulla base dei fatti e delle suggestioni evocate.
Non esiste alla fine alcuna evidenza che la follia dello scienziato sia l'effetto piuttosto che la causa di suoi studi, ma il lettore viene lasciato libero di dare la sua propria interpretazione e questo può essere considerato tanto un difetto quanto un pregio a seconda dei punti di vista.
Personalmente ho apprezzato l'atmosfera cupa del romanzo, le sue idee innovative ed il suo ritmo praticamente perfetto per cui mi sento di dare una valutazione pienamente positiva nonostante i molti punti oscuri della trama.
Buono
 
08 Dicembre 2015, 23:36:39Commento scritto da contericci
Voto: 4.00
Contorto romanzo di Charles Maine, senza capo né coda, che  affronta il tema del rapporto uomo-macchina anzi, uomo-calcolatore elettronico in un'epoca in cui i computer si chiamavano ancora così.  Lo scienziato pazzoide, diventa del tutto pazzo a furia di introdurre equazioni nella memoria del calcolatore allo scopo di umanizzare la macchina. Un verio genio, se si considera che aveva a disposizione solo primordiali bobine magnetiche che occupavano interi saloni. Si stabilisce così tra la mente umana e quella cibernetica una forma di simbiosi che l'autore spiega con ardite tesi psicotecniche, non saprei come altro definirle. Per fortuna che alla fine il protagonista, nei panni di spia del ministero delle ricerche, fa fuori in un sol colpo l'uomo e la macchina. Ma non potevate almeno salvare i dati?, si domanda angosciato il funzionario ministeriale? No, date retta, è meglio così . Fine.
 
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