10 Agosto 2015, 20:23:08Commento scritto da chipmunk
Voto: 7.00
La “Antologia” con la “A” maiuscola, o così almeno sembravano considerarla i redattori di Urania, visto e considerato che più volte verrà poi citata nella quarta di copertina delle successive raccolte. Sui singoli “pezzi”:

REMBRANDT S.P.A. (The day Rembrandt Went public), voto: 7
Brevissima (tre pagine), insolita e brillante digressione su quella che oggi verrebbe definita “bolla speculativa”. In realtà nulla di nuovo, né di particolarmente fantascientifico (il primo caso storico documentato risale alla crisi dei tulipani olandesi del…1600!), quanto piuttosto la descrizione di una speculazione ancora, purtroppo, possibile ed attuale.

LE SORGENTI DEL NILO (The Sources of the Nile), voto 7½
Suggestiva ed ironica (per quanto improbabile) rivelazione sulla genesi di mode e tendenze. Buona lettura, che da un lato colpisce per l’originalità dell’idea di fondo, dall’altro intrattiene piacevolmente con le (dis)avventure dei protagonisti nel tentativo di assicurarsi in esclusiva la “fonte” del successo.

IL RADIATORE SACRO (The quest of the holy grille), voto 6½
La ricerca del Santo Graal delle machine, da parte di altre macchine. Un racconto che nasce su un calembour, quello tra Graal e Grille (bocca di aereazione del motore), che inevitabilmente si perde nella traduzione e che, seguendo le premesse, si sviluppa lungo le ambiguità legate all’antropomorfizzazione del mezzo meccanico. Se è infatti indubitabile, per costruzione narrativa, la coscienza di sé della macchina, non altrettanto (né viene positivamente risolto alla conclusione) può dirsi per la sua capacità di autodeterminazione, apparentemente negata dalla necessità di un conduttore che pure non viene mai esplicitamente menzionato. Molteplici livelli di lettura ed interpretazione, tra cui quello (ovvio) di metafora delle vicende umane e del controllo su di esse esercitabile… Al di là dei ragionamenti sulla sovrastruttura (che lasciano sempre un po’ il tempo che trovano), in sé la storia risente però di una trama sostanzialmente banale e prevedibile che ne limita la fruibilità come lettura d’evasione.

INIZIAZIONE (The day they fond out), voto 5
Breve raccontino moraleggiante, sul cui concetto espresso (la vita è fondamentalmente casuale ed ingiusta) molto si potrebbe dire, senza costrutto. A mio avviso – ma è un giudizio fortemente condizionato dall’avversione personale per il modo in cui è trattato il tema – il pezzo peggiore di questa antologia. Si fa sicuramente ricordare per la crudezza.

IL REGIME DI TANTALO (Rations of Tantalus), voto 6½
Novelette sull’ennesima esplorazione sociologica di un futuro distopico in cui in nome del bene supremo l’individuo viene controllato ed irreggimentato. Qui ad essere “corretta” è l’aggressività, eliminata da pillole distribuite e razionate dal governo/stato/autorità. Più interessanti del tema di fondo e delle sue implicazioni (comunque poco accennate e per niente sviluppate) sono le iterazioni del protagonista con il suo mondo e la sua scelta finale tra la pace chimica con l’ignavia che ne deriva ed il recupero delle emozioni “proibite”, con le ansie e le difficoltà adattive che ne conseguono.

CENSIMENTO (The Census Takers), voto 8
Bellissimo racconto di Pohl sul tema della sovrappopolazione, problema già profondamente avvertito dalla fantascienza fine anni ’50. In poche pagine, con sapienti tocchi, l’autore descrive in modo ferocemente satirico la società del prossimo futuro, ormai nostro attuale presente: tolta l’eliminazione fisica degli “extra” non sostenibili, rimane l’immagine di un mondo ancora diretto a rotta di collo verso l’autodistruzione…

L’ABISSO DI CHICAGO (To the Chicago Abyss), voto 8
Un vero e proprio “classico” di Bradbury. Negli anni della Grande Paura della guerra atomica, emerge tutta la poesia di un mondo perduto e l’ineluttabilità della condizione umana nei ricordi di un vecchio, che non può sopprimere il suo bisogno di ricordare, e nella rabbia omicida di quei sopravvissuti che non riescono a sopportare quello che hanno perso.

Nel complesso, forse perché quasi tutti i racconti sono ormai considerati dei classici, forse per la copertina particolarmente suggestiva (una delle poche non disegnate dal maestro Thole), forse perché contiene alcuni dei miei primi ricordi di fantascienza, quasi mi sento di condividere quell’immodesto giudizio di “esemplarità” espresso dai curatori di allora. Voto in linea.
 
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