03 Ottobre 2015, 21:22:16Commento scritto da maxpullo
Voto: 6.50
Se partiamo dal presupposto che la fantascienza sia narrativa di puro intrattenimento, allora questo secondo romanzo della trilogia di Aarn Munro è forse addirittura superiore al primo: il ritmo è rapido, le spiegazioni scientifiche sono adeguate al contesto (nè troppo dettagliate o pretenzione, nè tirate via) e non ci si annoia mai.
Ed è proprio la parte tecnologico/scientifica che fa guadagnare punti al romanzo: Campbell raffigura e descrive egregiamente principi fisici sbalorditivi e tutt'altro che inverosimili e ci presenta meraviglie a non finire che hanno il pregio di essere praticamente "adatte ad ogni stagione".
E' difficile se non impossibile che questo romanzo diventi obsoleto col trascorrere degli anni proprio in virtù del fatto che la parte scientifica racconta l'effetto ma non si dilunga sulla causa, tralasciando di addentrarsi in campi che la scienza futura potrebbe confutare. Il geniale Munro costruisce cioè armi e dispositivi meravigliosi, ma si guarda bene dal lasciarsi sfuggire una formula o una descrizione.
Ecco, a dirla proprio tutta, il problema di fondo di questa trilogia è forse proprio lui, Arn Munro: il personaggio giganteggia come un supereroe della Marvel, spostando pianeti, manovrando stelle ed ergendosi ad arbitro delle sorti di conflitti che durano da millenni e lo fa senza sforzo alcuno, con malcelata spacconeria e scarsa credibilità, quasi come un supereroe che ha uno scudo così potente che se ci tirano sopra la bomba H lui si gira e dice "chi è che bussa?".
Munro è, in definitiva, un superuomo invincibile alla Vance, ma che risulta alla fine assai più pericoloso di qualsiasi Adam Reith o Kirth Gersen che dir si voglia perchè trattasi di individuo egocentrico e privo di qualsivoglia "morale": le questioni etiche non sfiorano nemmeno da lontano la sua mente superiore ed il dilemma se sia giusto o no sterminare una intera razza intelligente è risolto direttamente a monte, senza porselo affatto.
Dopo gli pseudo-demoni de "I figli di Mu", in questa prodigiosa "Avventura nell'iperspazio" Munro si preoccupa di spazzar via dalla faccia del cosmo anche una razza di cattivissimi e intelligentissimi rettili, rei di aver tentato di sopravvivere (con mezzi un po' aggressivi, in verità) in un sistema il cui sole è destinato ad esplodere.
Ma Munro non è "amorale" solo nei confronti degli "alieni": la sua non-etica lo porta anche a nascondere scoperte agli stessi umani (sparsi per la galassia come funghi), per il timore che possano adoperarle a danno della Terra... insomma una specie di superuomo alla Nietzsche, al di là del bene e del male, che vive allegramente nella totale inconsapevolezza dei dilemmi etici che le sue azioni comportano.
Insomma: se da un lato la trattazione scientifica fa guadagnare parecchi punti al romanzo, il protagonista con la sua poderosa carica di inverosimiglianza e la sua sconcertante "disumanità", glieli fa perdere per buona parte, almeno per quanto mi riguarda.
La spacconata con cui il romanzo si chiude, poi, gli fa perdere un buon mezzo punto di valutazione.
Lo considero in finale un buon romanzo che non risente del tempo trascorso ma che andrebbe letto con una buona dose di sospensione dell'incredulità.
 
04 Settembre 2013, 14:23:57Commento scritto da fabri
Voto: 6.00
Space opera godibile ma che risente degli anni la parte scientifica del romanzo è diciamo superdatata
 
16 Maggio 2005, 16:39:46Commento scritto da nemesis
Voto: 7.50
Bel ciclo visto nell'insieme, la più classica delle SPACE OPERAcon colpi di genio e invenzioni incredibili.
 
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