07 Giugno 2013, 16:35:59Commento scritto da apixx
Voto: 6.50
1935, prima pubblicazione del testo. Cosa, all'epoca, era già stato scritto e pubblicato?
Oggi, nel 2013 si potrebbe cadere nell'errore di considerarlo un romanzetto come altri mille, ma stiamo parlando, invece, di uno dei classici della SF.
Il tema non è nuovo, quello dell'alterazione di scala. Entrando in un atomo si entra in un altro universo. Un essere umano, nel corpo di un altro essere, nell'arco di pochi minuti, vive 60 anni di un'altra vita.
Leggendo il testo oggi, pur nella datata traduzione italiana del 1953/54, rilevo grandi potenzialità.
Il pianeta Kilsona, in pratica, è una terra gemella. L'autore, lo sbirro Festus Pragnell, usa questo mondo immaginario per preconizzare un possibile futuro della terra. Descrive l'ascesa del Regno Unito (è inglese) al dominio del mondo (stirpe di pirati, Vichinghi?) poi il sorpasso degli Stati Uniti, grazie a una facoltà specifica: il coraggio mentale ed innovativo.
Quando Festus scrive, è il periodo della grande crisi. Leggiamo anche una critica sociale contro il capitalismo ed un richiamo alla necessità della pianificazione (socialismo o barbarie?). Il mondo viene sconvolto dalle guerre scatenatesi per il suo dominio, inevitabilmente: "..l'uomo era foggiato su un modello che gli conveniva, ma che lo portava a una distruzione su vasta scala" (ed in effetti, dopo qualche anno dalla pubblicazione del libro, scoppia la guerra mondiale!). Distruzione che fa regredire l'umanita in miseria e barbarie.
Una scienza immorale produce umanoidi primitivi (il popolo verde).
Sopraggiunge una razza aliena (dalle inesplorate profondità marine) che quasi elimina la residua resistenza degli uomini liberi nascosti nelle profondità del deserto.
A ben vedere, fatta salva l'assenza di una critica ambientalista, si tratta di un soggetto che vedrei benissimo nelle mani del regista Hayao Myazaki: "...era una giornata ventosa che prometteva tempesta, e si poteva vedere a molta distanza. Silenziosi salimmo insieme sull'erto fianco di una collina, su e su, arrampicandoci su dolci pendii, verticali precipizi e gole sassose, finchè arrivammo in cima ove si sentiva sui nostri corpi il vento salato che veniva dal mare. Camminammo su dune ondulate e gessose, finchè ai piedi di sporgenti massi si agitò un mare infuriato. Sotto di noi erano piccoli uccelli bianchi, più in alto una nave volante, grigio-acciaio..veleggiava veloce e silenziosa. ... notai un'isola conica, lontana, fuori dal mare, dalla quale brillavano due riflettori che ondeggiavano e si muovevano nel cielo....."
 
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