19 Aprile 2015, 20:33:14Commento scritto da gasp63
Voto: 8.00
Decido di leggere 'La città e le stelle' a seguito del seguente commento sulla pagina Wikipedia del film Zardoz:

...Si possono trovare tematiche analoghe (la fuga dall'immortalità di un mondo gestito da un supercomputer, grazie all'intrusione di personaggio estraneo voluto dagli stessi creatori di quel mondo) nel romanzo La città e le stelle di Arthur C. Clarke (1956) da cui John Boorman ha preso non pochi spunti. Nel film troviamo l'identica situazione, personaggi analoghi e l'identico meccanismo del libro.

Ok, John Boorman ha preso degli spunti da questo libro per il suo film, ma libro e film non hanno niente a che fare l'uno con l'altro.

La Città e le stelle è un capolavoro epico e Alvin, il giovane protagonista della storia, riscopre, per scelta ma anche suo malgrado, l'antico segreto della razza umana.
 
31 Dicembre 2014, 17:42:33Commento scritto da emilio
Voto: 9.00
Il miglior romanzo di  Vlarke. Il sense of wonder pervade tutto lo scritto e la riscoperta dello spazio da parte del protagonista è semmplicemente favolosa. Il cervello elettronico "perfetto" sbaglia a creare un uomo diverso? No, appunto perché è perfetto che ha creato o ricreato un nuovo Colombo.
 
16 Dicembre 2014, 10:49:06Commento scritto da remotino
Voto: 7.00
Un ottimo libro. In alcune occasioni però lo "sentito" rallentare, comunque vale la pena di leggerlo.
 
28 Maggio 2013, 12:42:49Commento scritto da Arne Saknussemm
Voto: 6.50
"La città e le stelle" parte bene ma poi rallenta in maniera impressionante.
I personaggi clarkiani, sempre poco caratterizzati, mi creano qualche problema...cioè a volte leggendone il nome non riesco subito a ricollegarlo alla storia, mi devo fermare, fare mente locale e, a volte, tornare indietro; e questo non giova certo alla lettura.
Altra cosa che non mi è piaciuta di "la città e le stelle" è la poca credibilità di alcuni passaggi.
Il protagonista fa in 2 giorni quello che a Diaspar ed a Lys non hanno saputo fare in milioni di anni, eppure in quei milioni di anni nulla è cambiato.I 14 unici che precedono il protagonista spariscono nell'anonimato senza cambiare una virgola mentre la sua semplice presenza a Lys provoca una serie di cose (non spoilero) "definitive", i telepati Lysiani riescono ad intercettare qualsiasi abitante di Diaspar ma non riescono a gestire e intercettare il protagonista nonostante sia la persona (in quel momento) più in vista e discussa della città e per di più sta tranquillamente a casa sua, trova la base del Maestro che nessuno dei pastori ed abitanti di Lys ha mai trovato in milioni di anni (e dire che il territorio di Lys e piccolo e limitato dai monti...), insomma.... non lo trovo credibile!!
Ecco quello che NON mi è piaciuto.
Mi fermo un attimo però, perchè un romanzo va anche contestualizzato, va considerato per quello che era e rappresentava quando fu concepito; "La città e le stelle" uscì nel 1956 e contiene al suo interno idee rivoluzionarie per quell'epoca: le entità senzienti incorporee sono un colpo di genio degno di un grande scrittore come Clarke, la città di Diaspar, statica ed eterna, ha qualcosa di avvenieristico ed anche di profetico. Banche dati enormi ma formate da migliaia di componenti di piccole/medie dimensioni, robot collegati alle banche dati della città e che ne costituiscono la parte attiva, atta a svolgere tutti i lavori pratici, abitanti continuamente connessi tra loro grazie alle banche dati...le banche dati rispondono anche alle tante piccole necessità della vita di ogni giorno. Altra splendida idea è quella della "resurrezione" delle personalità: alle banche dati è affidata anche la continutà della specie. Ovviamente le banche dati, nel corso di milioni di anni, hanno avuto un impatto fortissimo sugli abitanti di Diaspar con profonde conseguenze sulla loro "umanità".
La prima parte del romanzo ed il finale sono fortemente evocative, pregne di "sense of wonder".
Insomma, a caldo, finita la lettura, avrei dato a "La città e le stelle" una sufficenza stentata, con queste ultime considerazioni invece, fatte a mente fredda, riflettendo sul romanzo, su ciò che è e che rappresenta, sulla indubbia maestria di un gigante come Clarke, il volo sale un po.
Un romanzo importante...ma che non mi è piaciuto.
 
24 Gennaio 2013, 16:27:18Commento scritto da maxpullo
Voto: 7.00
Il vero e unico difetto di questo romanzo è un po' anche il grosso difetto di tutta la narrativa di Clarke: è troppo ricco di idee, trovate, soprese, colpi di scena da risultare alla fine teatrale e poco credibile.
Puro "sense of wonder", dunque, che, a differenza di altre occasioni a mio avviso più felici ("Polvere di Luna", "Le sabbie di Marte", "2001 odissea nello spazio"), sembra non essere sostenuto da una trama solida, al punto che durante la lettura ho avuto più volte l'impressione che l'autore andasse "a braccio" tirando fuori nuove trovate senza avere una idea precisa del disegno generale o di dove volesse andare a parare.
Personalmente ho trovato molto interessante la descrizione della città di Diaspar, interamente governata da intelligenze artificali ed in grado di conservare lo schema di qualunque oggetto indefinitamente per poterlo ricreare all'occorrenza, incluso lo schema mentale delle personalità umane per poterlo trasferire in nuovi corpi; splendide, infine, anche se un po' più tirate per i capelli, le descrizioni delle intelligenze disincarnate: sono idee a mio avviso molto all'avanguardia soprattutto per la SF anni '50.
Il finale è poetico ed ottimistico come si conviene ad un libro appartenente all'epoca "classica" della SF, ma riesce a spiegare tutto e contribuisce ad una buona valutazione.
 
21 Luglio 2006, 10:18:33Commento scritto da marsman60
Voto: 9.00
BELLISSIMO
 
27 Aprile 2005, 14:49:12Commento scritto da Stormbringer
Voto: 9.00
La curiosità dell'uomo non si spegne, neanche in un lontanissimo futuro; come pure non si placano altre prerogative prettamente umane, romanzo che mi è piaciuto molto anche per un concetto molto ben esposto:  non arrenderti mai.
 
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