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Galassia - La Tribuna - Scritta Galassia stretta

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Codice:2881
 
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Media: 7.17
 
N.:   66
Ospedale da combattimento
James WHITE
     Traduzione: G. PALAZZOLI
     Copertina: Erberto TEALDI
 
Data:   1 Giugno 1966 ISBN:    non presente
Tit.Orig.:   Star Surgeon, 1963
Note:  
 
Genere:   Libri->Fantascienza
 
Categoria:   FANTASTICO Rilegatura:   Brossura
Tipologia:   Principali Dimensioni:   124 x 184
Contenuto:   Romanzo  Nr pagg.:   224
 
 
  Ultima modifica scheda: Tony Lee 20/11/2015-11:35:31
 
   
 

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Vi sono, in science fiction come in altre letterature, autori che, pur non essendo dei "grandi" sanno raggiungere, entro i loro limiti, un garbo e una godibilità qualche volta preclusi a specialisti molto più celebri. E James White è uno di questi. James White è un autore ancora giovane e decisamente fertile: si fece conoscere attraverso New Worlds, la rivista che Ted Carnell diresse con sorti variabili per lungo tempo. Nel suo sincero e indiscriminato entusiasmo per la fantascienza (sincero nei confronti di tutta la sf, indiscriminato nei confronti di quella inglese) Carnell per molti anni pubblicò e incoraggiò autori di indole e di valore disparatissimi. Qualche volta ebbe la illuminata preveggenza di accogliere nella rivista testi che i più timorati editors americani consideravano con titubanza per l'audacia dei loro assunti; spesso avallò davanti a un pubblico abbastanza amorfo ed acritico scrittori importanti come Brian Aldiss, qualche volta andò sciovinisticamente in estasi per autori cui — anche con la massima benevolenza — non è possibile attribuire una qualifica superiore a "mediocre": ma i meriti di Ted Carnell, ora passato a dirigere un'interessante collana fantascientifica, restano comunque di gran lunga superiori ai suoi tanti torti. L'incoraggiamento e la simpatia che Carnell dimostrò sempre a James White furono tra i meglio riposti. Qualche volta White non riuscf a produrre se non racconti di ordinaria amministrazione e romanzi piuttosto insipidi — non mi riferisco a Second Ending, un romanzo breve di tutto riguardo — ma ebbe la fortuna e l'abilità di fare "centro spaccato" con un racconto poi divenuto famoso, in cui si narravano le traversie di un certo O' Mara, al quale era stato imposto di prendersi cura di un "pupo" extraterrestre, ammalato, voluminoso ed esigente, durante i lavori per la costruzione di un colossale ospedale spaziale. Questo racconto, apparso (manco a dirlo) su New Worlds, ebbe un notevolissimo successo. White, lusingato dall'accoglienza dei lettori e incoraggiato da Carnell, decise di continuare quel ciclo tanto promettente. Promosse, con una certa fretta, l'energico e ingegnoso O'Mara maggiore dei Monitori e capo psicologo della ormai ultimata Stazione Ospedale: poi, dopo averlo promosso, gli affidò il ruolo di deuteragonista, mentre la parte del protagonista veniva assunta dal dottor Conway, un giovane interno timido e complessato, spesso capace di idee geniali e destinato a sua volta a una carriera folgorante. Alla vicenda di O'Mara alle prese con il "pupo" hudlariano seguirono altri cinque racconti, nei quali Conway affrontava e risolveva casi congegnati con intelligenza e con spirito: il problema del brontosauro cui era necessario insegnare a teletrasportarsi, la collisione tra l'Ospedale Spaziale e una piccola astronave, i guai tragicomici provocati da un visitatore extraterrestre impazzito per la paura, le complicazioni causate da un paziente di specie sconosciuta e altre e completamente diverse complicazioni causate da un altro e completamente diverso paziente di specie sconosciuta.
Il successo si mantenne costante: anche perché White, quando si tratta di "inventare" un extraterrestre, è secondo soltanto al grande Simak: non passò molto tempo, e il racconto avente a protagonista O' Mara e i primi quattro del vero e proprio ciclo di Conway vennero raccolti in volume da Ballantine, con il titolo Hospital Station. Il falso romanzo fu pubblicato anche in Italia, proprio da Galassia, sdoppiato in due fascicoli che ebbero rispettivamente i titoli di Stazione Ospedale e Settore Generale. Consigliato a proseguire la serie, White decise di abbandonare la struttura ciclica del falso romanzo, così cara a ogni autore anglosassone che si rispetti, e decise di scrivere un romanzo vero e proprio. Il risultato fu Field Hospital che apparve a puntate su New Worlds, naturalmente, e che costituì il seguito logico del sesto racconto della serie, quel Resident Physician non compreso nel volume Hospital Station (e pubblicato in Italia nella seconda antologia Silva). Più tardi, Ballantine decise di pubblicare in volume anche questo romanzo: Resident Physician venne premesso a Field Hospital, poiché ne costituisce il necessario antefatto, sotto il titolo cumulativo di Star Surgeon: un titolo non troppo originale, per la verità, poiché esiste per lo meno un altro romanzo fantascientifico... omonimo. Ma, se il titolo non è molto originale, il romanzo lo è. Forse qui le trovate che rendevano Hospital Station un incessante succedersi di fuochi d'artificio sono distribuite con più scaltra economia, e ai problemi circoscritto nell'ambito del Settore Generale si sostituiscono situazioni drammatiche di portata galattica e intergalattica, forse troppo ampia per il garbo misurato di White, per la sua naturale ostilità nei confronti di eventi ciclopici e tonitruanti alla van Vogt. Ma alcune trovate sono assolutamente irresistibili (quella del "medico residente", ad esempio, o lo sfruttamento delle epidemie etiane, un tema che White avrebbe forse dovuto ampliare scandagliandone più compiutamente tutti i possibili risvolti satirici) e il convinto ottimismo dell'autore circa la fondamentale bontà della natura umana (e per "umani" si intendono tutti gli esseri razionali dell'universo) non scade mai nel gratuito o nel giulebboso. Se a White manca la profonda ispirazione patetica del maestro dei rapporti interrazziali, Simak, non gli fa difetto tuttavia né la misura, né la delicatezza, né l'ironia vivace e fondamentalmente bonaria che già abbiamo conosciuto nella sua opera precedente.