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Codice:10025
 
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N.:   25
Star Well - La rivoluzione Thurb
Alexei PANSHIN
     Traduzione: Maria Silvana DESSANTI e Vittorio CURTONI
 
Data:   1 Marzo 1975 ISBN:    non presente
Tit.Orig.:   Starwell, 1968 - The Thurb Revolution, 1968
Note:   Supplemento a Galassia n.207
 
Genere:   Libri->Fantascienza
 
Categoria:   FANTASTICO Rilegatura:   Brossura
Tipologia:   Principali Dimensioni:   124 x 184
Contenuto:   Antologia  Nr pagg.:   298
 
 
  Ultima modifica scheda: trifide 20/01/2013-11:10:09
 
   
 

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Star Well
Star Well è il primo romanzo di una serie già famosissima in America, avente come protagonisti fissi quel perfetto gentiluomo che è Anthony Villiers e quell'enigmaticissimo alieno che è Torve il Trog, una specie di rospo gigantesco; oltre ad un numero imprecisato (e imprecisabile, crediamo) di personaggi minori, alcuni dei quali ricompaiono in tutte le storie. Gli altri due titoli sono The Turb Revolution e Masque World; e già da tempo è stato annunciato il quarto volume. L'autore di questo ciclo, Alexei Panshin, è sconosciuto da noi. Dopo essersi fatta una solidissima fama come critico su riviste specializzate (fama, aggiungiamo, più che meritata: i suoi articoli dimostrano un'eleganza, un'intelligenza e un sense of humor almeno inconsueti) e aver ricevuto nel 1967 un Hugo proprio per l'attività di critico (attività da cui è uscito anche un interessantissimo volume su Heinlein, Heinlein in Dimension), dopo aver pubblicato racconti su diverse riviste, è esploso come autore di romanzi con una notevolissima opera: Rite of Passage. In questo grosso romanzo, vincitore tra l'altro del Nebula del 1968, Panshin riprendeva temi classici quali l'astronave che da generazioni viaggia nello spazio e il contatto con pianeti stranieri; ma risolvendoli in maniera veramente nuova, delineando con estrema sensibilità il passaggio dalla giovinezza alla maturità della protagonista. Il ciclo di Villiers è tuttavia profondamente differente da quel romanzo; nonostante si ritrovino anche qui parecchie delle caratteristiche essenziali di Rite of Passage. In primo luogo l'acuta intelligenza che si diverte (e, perché no, si commuove) a notare con apparente estrema noncuranza i difetti più grandi e i pregi migliori dell'umanità; e secondariamente la notevole capacità stilistica, che nei romanzi di Villiers si traduce in un ritmo da balletto serrato e quanto mai divertente. In effetti non crediamo di aver mai letto, nel campo della SF, qualcosa di così raffinato e compunto. Sarà inutile accennare alla trama, complessa nella sua apparente immobilità, perché significherebbe togliere al lettore buona parte del piacere derivante da questo libro. Una parola, piuttosto, sui personaggi. Anthony Villiers, il protagonista, è un raffinatissimo gentiluomo galattico, sempre in viaggio da un pianeta all'altro in cerca di un assegno che lo rimetta da momentanei dissesti economici (lo troverà, quest'assegno, alla fine del romanzo); e perennemente coinvolto in avvenimenti complessi e delicati, che non riescono peraltro a scalfire d'un millimetro la sua flemma imperturbabile. E poi quella che è forse l'invenzione più geniale di Panshin: Torve il Trog, simpaticissimo rospone, sempre alle prese con sue personali teorie di ‘linee di convergenza' (linee che troveranno uno sviluppo assai rapido in Masque World), autore tra l'altro di una forma d'arte tutta particolare: quel “Thurb" che egli ripete con ammirevole costanza e dedizione. Un personaggio enigmatico, sostanzialmente distante ed estraneo alla nostra mentalità; ma dotato d'una carica enorme di simpatia (indimenticabile, ad esempio, la scena di Torve che in Thurb Revolution cavalca senza scopo alcuno un triciclo rosso). Tutti gli elementi concorrono a dare all'opera un sapore assolutamente particolare, unico ed irripetibile (se non da Panshin stesso, com'è ampiamente dimostrato). E' forse, paradossalmente, tutto un nuovo tipo di SF che è contenuto in queste pagine. E nell'augurare buona lettera, consigliamo ai lettori di meditare per un attimo le osservazioni che Panshin dissemina qua e là un po' su tutto, dai mantelli alta religione: c'è dentro molto più buon senso, ci sembra, di quello dimostrato abitualmente da tanti palloni gonfiati sempre pronti ad urlare, italiani e no.

La rivoluzione Thurb
Già nell'introduzione a Star WelI abbiamo avuto occasione di parlare del ciclo di Villiers. The ThurbRevolution è il secondo episodio della serie: forse più riuscito, a nostro parere, del primo, e più fragorosamente divertente. La tecnica di Panshin in questo romanzo è particolarmente abile: l'intreccio nasce tutto dall'accavallarsi dei personaggi, e non delle situazioni; la trama in sé è piuttosto immobile, com'è del resto provato dal brevissimo lasso di tempo in cui essa s'apre e chiude. Ma l'opera ha un'aria tutt'altro che statica: il lettore è continuamente costretto a ricapitolare i fatti avvenuti, a ricordare i nomi dei personaggi; una specie d'allenamento mentale che rientra evidentemente nel gioco raffinato dell'autore. I personaggi, l'abbiamo già detto, sono parecchi: a parte i soliti Villiers e Torve (di cui è particolarmente gustosa la abitudine di scorrazzare su un triciclo rosso, immediatamente evocatrice d'un'immagine quasi magica), troviamo parecchi individui interessanti. Dall'Ammiraglio Walter Beagle, un uomo gonfio di sé e maledettamente goffo e ottuso; a Ralph e rohn e Fillmore, tre ragazzi che portano avanti un messaggio rivoluzionario sui generis (sarebbe anzi interessante discutere le idee politiche di Panshin, ma forse questa non è la sede più adatta); a Claude la Nucchia, enigmatica creatura che pretende di essere Dio e- riuscirà a farsi almeno un proselito (beh, le idee di Panshin sulla religione sono chiare). E ancora David, un giovinetto che nasconde un romantico segreto; Fred, un tipo che si mimetizza dietro i propri baffi, troppo integro forse per un mondo tanto corrotto; Dreznik, l'assassino morto già tre volte, pallido e cadaverico quanto spietato e abile (i due delitti che gli vediamo compiere nel romanzo sono tra i più interessanti degli ultimi anni). Ma come nell'opera precedente, il punto più caratterizzante di Thurb Revolution resta il dialogare continuo di Panshin coi lett6ri. Ogni capitolo che si apre è una possibilità per fare due chiacchiere, semplici e piene di buon senso, su questo e su quello: sulla notte, sulla necessità di manipolare gli oggetti, sull'alternarsi delle culture. Un Panshin filosofo? Probabilmente no, ma siamo sicuri che un appellativo del genere gli farebbe piacere; diciamo piuttosto un Panshin uomo intelligente, con gli occhi aperti, disposto a mettere in discussione tutto e tutti. E spingendo più in là il procedimento, in questo romanzo egli arriva addirittura a motivare le azioni dei propri personaggi, a giustificarle dall'interno della loro psicologia; il più delle volte per mostrare quanto incoerente e ridicolo sia il comportamento umano. Non è un caso che tutti i protagonisti dell'opera siano più o meno macchiette, individui con caratteristiche ben determinate e inderogabili: è già una lezione accettare un punto di vista del genere e portarlo alle estreme conseguenze. Quanti di noi sarebbero disposti a riconoscersi nei panni, per esempio, dell'Ammiraglio Beagle o di Walter Morgenstern? Eppure la vita è quello che è; ma non ce ne accorgiamo. li gusto dell'opera potrà magari essere discutibile; le idee potranno anche parere opinabili; ma a parte i gusti personali, resta un inquietante sottofondo d'intelligenza che dovrebbe offrire lo spunto per qualche meditazione. Per esempio: voi siete Realisti o Nominalisti? Fatevi il test. E quando manipolate, siete felici o infelici? E andate a letto presto o tardi? E attenzione a non lasciarsi trarre in inganno dal tono leggero del romanzo: una cosa è l'ironia, un'altra il riso sguaiato. Panshin non ride mai; tutt'al più sorride, un po' a denti stretti. La cosa migliore sarebbe scrollare la testa e tirare avanti; ma che barba, no?