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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | La Fantascienza in Generale | Discussione: Lo stile di David Brin «prec succ»
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  Autore  Discussione: Lo stile di David Brin  (letto 600 volte)
AleK


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Lo stile di David Brin
« data: 18 Novembre 2014, 13:56:57 »
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Ho scritto un lungo post su Le maree di Kithrup ma non riesco a postarlo...
Provo spezzandolo in più parti...
« Ultima modifica: 18 Novembre 2014, 13:57:54 di AleK » Loggato
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #1 data: 18 Novembre 2014, 13:59:34 »
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Qui: http://www.uraniamania.com/forum.php?board=9&action=display&threadid=5304&start=825 ho mosso alcune critiche sullo stile di scrittura di David Brin, stile che mi sta deludendo parecchio.

Quanto segue non sono considerazioni sulla qualità del romanzo (che non ho ancora finito e solo ora iniza a dare qualche spunto interessante) ma è un esempio commentato del perché non mi piaccia il suo stile.

Come detto di là, Brin ripete sempre certi eventi e concetti ogni tot pagine, come se il romanzo fosse stato  pubblicato a puntate e ammazza il lettore di informazioni inutili o buttate là in momenti non essenziali, rompendo la narrazione principale con lunghe digressioni.

Occhio: l'estratto non contiene spoiler significativi sulla trama e quanto si apprende sui protagonisti era stato ripetuto varie volte in precedenza.

Tra parentesi quadre e in corsivo i miei commenti.

Siamo quasi ad un terzo del libro.
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #2 data: 18 Novembre 2014, 14:10:40 »
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Classica scena d'azione/avventura presa da

Le maree di Kithrup

[I protagonisti sono due umani (ragazzo e ragazza) e due delfini, hanno appena fatto saltare in aria un cumulo metallico per scavarsi un passaggio verso la superficie di una specie di atollo, per sicurezza decidono di mandare avanti una sonda automatica]

Questo lo farò io – Arrampicatore di Scalette
I robot danno ascolto – alla mia presa dei nervi


Toshio annuì. – Sì, hai ragione. Fai tu, Keepiru.– Il pilota, grazie all’interfaccia diretta fra macchina e nervi, avrebbe potuto controllare la sonda in modo più preciso. Tra gli umani a bordo, solo Emerson D’Anite e Thomas Orley avevano quei collegamenti cyborg. Sarebbe passato molto tempo prima che la maggioranza degli umani potesse sopportare gli effetti collaterali dell’impianto delle prese nello stesso modo in cui vi riuscivano i delfini, che avevano avuto assai più bisogno dell’interfaccia ed erano stati adattati geneticamente a quello scopo.


[Si decide di iniziare e già c'è il primo spiegone, come se il lettore non avesse capito dalla frase del delfino che vi era un'interfaccia delfino-macchina. Ma non si limita a questo, deve pure spiegare chi nell'equipaggio ha le stesse caratteristiche e perché i delfini vi sono più portati. Come se il lettore non se lo fosse potuto immaginare da sé.
Ripeto, siamo a un terzo del libro, non all'inizio dove qualche info può aiutare a non sentirsi spaesati.]


Seguendo le istruzioni di Keepiru, una piccola sonda si staccò dalla parte posteriore della slitta. Sfrecciò verso il varco e sparì all’interno.

[Si inizia, quanto durerà prima della successiva digressione? Ve lo dico io: inizia e finisce qua, inizia subito il pippone di infodump]



Toshio non si era aspettato di venir mandato subito fuori in compagnia di Keepiru e in un luogo dove, secondo la sua opinione, nessuno dei due s’era comportato in modo particolarmente encomiabile. L’importanza della loro missione, servire e proteggere due scienziati ragguardevoli, lo confondeva ancora di più. Perché Creideiki non aveva mandato qualcun altro? Qualcun altro più affidabile?
Naturalmente, poteva darsi che il comandante avesse mandato fuori tutti e quattro per toglierseli di torno. Ma neppure questo sembrava logico.
Toshio decise che era meglio non tentare di comprendere la logica di Creideiki. Sembrava che alla sua base stesse l’imperscrutabilità. Forse era inevitabile, per un comandante. Toshio sapeva soltanto che lui e Keepiru erano decisi a fare un buon lavoro in quella missione.
Come guardiamarina, ufficialmente aveva un grado superiore a Keepiru. Ma la tradizione voleva che i piloti avessero la precedenza sui guardiamarina, a meno che un’autorità superiore decidesse diversamente. Toshio avrebbe assistito Dennie e Sah’ot nei loro studi. Per quanto riguardava le questioni di sicurezza, la responsabilità spettava a Keepiru.
Toshio era ancora sorpreso nel vedere che gli altri si fermavano e lo ascoltavano quando dava qualche suggerimento; le sue opinioni venivano richieste d’abitudine. E già a questo ci sarebbe voluto un po’ per abituarsi.




[La prima parte di dubbi sul perché loro e non altri era stato un pippone anche in un capitolo precedente, quando il comandante aveva scelto la squadra e le stesse identiche conclusioni erano già state dette al lettore... si vede che l'autore ci teneva...
Poi inizia l'infodump sui gradi e la tradizione militare, così, a caso e inutilmente. Il rapporto tra Toshio e Keepiru era già stato sviscerato per un intero capitolo in precedenza...]



Lo schermo mostrò un’immagine trasmessa dal robot: uno scavo cilindrico nel metallo spugnoso. Solo alcuni moncherini spezzati rimanevano degli ancoraggi che avevano tenuto a posto l’asta dell’albero trivella. I frammenti scendevano lentamente accanto alla telecamera, mentre stavano a osservare.
Quando il robot salì, la luce proveniente dall’alto divenne via via più chiara attraverso un pulviscolo di bollicine.
–Credi che sia abbastanza largo per far passare una slitta? – chiese Toshio. Keepiru rispose fischiando che il passaggio gli sembrava navigabile.
Il robot affiorò in una pozza larga diversi metri. La telecamera panoramicò intorno all’orlo, trasmettendo immagini di cielo azzurro e denso di fogliame verde. Il tronco altissimo dell’albero-trivella era precipitato nella foresta. L’inclinazione rendeva difficile vedere i danni che aveva causato, ma Toshio era sicuro che non era caduto in direzionedel villaggio aborigeno.



[Questa volta l'azione dura qualche riga di più senza un digressione]

Avevano temuto che, aprendosi la strada con l’esplosione all’interno dell’isola, avrebbero gettato nel panico i cacciatori-raccoglitori. Avevano corso comunque il rischio, perché tentare di scalare le infide pareti dell’isola nella risacca sarebbe stato pericoloso, e per giunta si sarebbero stupidamente esposti ai satelliti-spia dei Galattici. La caduta apparentemente casuale di un albero su un’isola sarebbe stata notata difficilmente da chiunque poteva essere di guardia lassù.

[Digressione e spiegone su una cosa che il lettore non sarebbe mai riuscito a capire]


–Uh oh.– Toshio tese il braccio.
Dennie si avvicinò per guardare lo schermo.– Cosa c’è, Toshio? Qualche problema?
Keepiru arrestò la telecamera proprio quando stava per terminare l’esplorazione.  â€“ Là – disse Toshio.  â€“ Quella sporgenza irregolare di corallo è sospesa sopra la pozza. Sembra che stia per cadere.
–Be’, non puoi ordinare al robot di incunearle sotto qualcosa per evitarlo?
–Non lo so. Cosa ne pensi, Keepiru?


Certi piani possono funzionare –
Se il fato accetta
Correremo il rischio -
E tenteremo


Keepiru fissò gli schermi gemelli e si concentrò. Toshio sapeva che il pilota stava ascoltando un complesso di immagini sonore trasmesse attraverso il collegamento neurale. All’ordine del delfino, il robot si portò al bordo della pozza. Le braccia a pinze afferrarono il metallo spugnoso dell’orlo per tirare in avanti. Vi fu una piccola pioggia di ciottoli quando mise in funzione i cingoli.
–Attenzione! – gridò Toshio.
La roccia dentellata s’inclinò in avanti. La telecamera la mostrò mentre vacillava minacciosamente. Dennie si scostò dallo schermo. Poi il frammento roccioso si rovesciò e piombò addosso al robot.
Seguì un vortice d’immagini turbinanti. Dennie continuò a fissare lo schermo, ma Toshio e Keepiru girarono lo sguardo sul fondo del pozzo. All’improvviso cadde una pioggia di oggetti che scese dal varco e si precipitò nel buio sottostante. I frammenti scintillavano nei raggi della slitta prima di piombare nell’abisso.
Dopo un lungo silenzio, Keepiru parlò.


La sonda è laggiù – con polmoni che non respirano
Mi è stata risparmiata – la falsa morte dell’interruzione
Sibila ancora – echi smarriti


Qui continua l'azione, non ci sono digressioni, ma c'è una parte davvero infelice che ho sottolineato, in cui l'autore, ancora una volta ci racconta quello che sa o pensa un protagonista anziché farcelo capire. In questo caso poi si tratta di una informazione totalmente inutile e lapalissiana[I}>}


Keepiru intendeva dire che la sonda continuava a trasmettergli messaggi dal luogo tenebroso dove s’era finalmente fermata. Il minuscolo cervello e l’emittente non erano stati distrutti, e Keepiru non aveva subito la scossa che l’improvvisa interruzione dei contatti poteva immettere in un sistema nervoso collegato.
[/LEFT LANG]
Ma i serbatoi di flottazione del robot erano rovinati. Era finito là sotto e ci sarebbe rimasto.

[Altro spiegone...]


Quella deve essere – l’ultima ostruzione
Allora andrò io -
prudentemente
a controllare -Dennie, prendi la  slitta – e osservami!     

Prima che Keepiru o Toshio potessero fermarlo, Sah’ot abbandonò la slitta e si allontanò. Agitò poderosamente le pinne e scomparve nel pozzo. Keepiru e Toshio si guardarono, accomunati da un pensiero maligno sul conto dei civili pazzi.


[Un personaggio, un delfino chiamato Sah'ot, si butta nel luogo dell'incidente, visto, anche io vi sommergo di infodump]



Almeno, pensò Toshio, avrebbe potuto portare con sé una macchina fotografica! Ma se Sah’ot avesse atteso, Toshio avrebbe avuto la possibilità di pretendere per sé il dubbio privilegio di esplorare quel passaggio.
Guardò Dennie. Lei fissava lo schermo della sonda-robot, come se potesse rivelare ciò che stava accadendo a Sah’ot. Bisognava ricordarglielo, prima che andasse a prendere il controllo dell’altra slitta.
Toshio aveva sempre considerato Dennie Sudman una scienziata adulta, amichevole ma enigmatica. Adesso vedeva che non era molto più matura di lui. E sebbene avesse l’onore e la posizione di una vera professionista, era priva dell’eclettismo che lui invece aveva grazie all’addestramento di ufficiale. Dennie non avrebbe mai incontrato la vasta gamma di persone, cose e situazioni che lui avrebbe conosciuto nel corso della sua carriera.
Guardò di nuovo l’ingresso del pozzo. Keepiru, sbuffò, lanciando un getto nervoso di bollicine. Presto avrebbero dovuto decidere cosa fare se Sah’ot non fosse ricomparso.
Sah’ot era evidentemente un esperimento genetico, nel quale una serie di tratti era stata spinta verso un optimum calcolato. Se giudicati riusciti, i tratti sarebbero stati reinseriti nel pool generale della specie dei neodelfini. Quel processo imitava, su una scala immensamente più rapida, la segregazione e la mescolanza che ricorrevano in natura.
Ma certi esperimenti, a volte, davano risultati che non erano stati pianificati.
Toshio non era sicuro di fidarsi di Sah’ot. L’oscurità del fino non era come l’inscrutabilità di Creideiki, profonda e pensierosa. Era stridente, come la dissimulazione di certi umani che aveva conosciuto.
E poi, c’era quello strano gioco sessuale tra Sah’ot e Dennie. Non che lui fosse un puritano. Quei passatempi non erano proprio vietati, ma era noto che potevano causare problemi.
In apparenza, Dennie non si accorgeva neppure che stava incoraggiando il fino in modi sottili. Toshio si chiese se avrebbe avuto la faccia tosta di dirglielo… e se lamodi sottili. Toshio si chiese se avrebbe avuto la faccia tosta di dirglielo… e se la faccenda lo riguardava.


[Digressione estrema in cui l'autore ci racconta per l'ennesima volta tutto dei personaggi.
E questo è drammatico, ci viene raccontato, non siamo noi a capire le dinamiche sociali dell'equipaggio dai dialoghi e dalle azioni, ce lo dice l'autore.

Inizia raccontandoci quello che pensa Toshie di Denise. In un capitole precedente ci aveva raccontato quello che Denise pensava di Toshio (in maniera miglior devo ammette) praticamente sappiamo tutto di loro ma questi personaggi non hanno mai praticamente interagito tra loro nel libro. TUTTO raccontato perché fosse chiaro.

Poi ci dice che Sha'ot era uno degli esperimenti genetici particolari...
sarà la quinta volta che lo fa dall'inizio del libro che necessità c'era???

Poi ci dice che non si fida di lui. Anche qua, i due personaggi non hanno mai interagito tra loro, peggio, sono già due capitoli in cui si parla di sto Sha'ot e non lo abbiamo ancora visto in azione...

Poi ci racconta del gioco sessuale tra il delfino e denise, cosa
INUTILE perché ne eravamo già a conoscenza dal capitolo precedente.

Tutta questa digressione non serve a nulla.]

Passò un altro minuto di tensione. Poi, quando Toshio si preparava a muoversi, Sah’ot sfrecciò fuori dal pozzo e piombò verso di loro.


La via è libera…
Vi condurrò verso l’aria!


Keepiru fece schizzare la slitta verso il delfino antropologo e squittì qualcosa in toni così alti che Toshio, nonostante la sua sensibilità calafiana, non riuscì a capire.
La bocca di Sah’ot si contorse e si chiuse in un atteggiamento riluttante di sottomissione. Ma negli occhi aveva una luce di sfida. Lanciò un’occhiata a Dennie mentre si girava per presentare una delle pinne ventrali alla bocca di Keepiru.
Il pilota diede un morso simbolico, poi si rivolse agli altri.


La via è libera -
Io gli credo
Ora andiamo -
E abbandoniamo questi respiratori
Per parlare come Terrestri
Del nostro lavoro
E per incontrare i nostri futuri
Fratelli piloti


La slitta si mosse sotto il pozzo dell’albero-trivella, poi salì in una nube di bolle. Gli altri la seguirono.


{<{/I]FINALMENTE finisce l'azione e scopriamo qualcosa dei delfini SENZA che l'autore ce lo spieghi... ci voleva tanto?]

---

Il primo terzo del libro è TUTTO così.
TUTTOTUTTOTUTTO

Ogni azione è sacrificata nel nome di digressioni e spiegoni.
Ogni tanto i personaggi interagiscono tra loro, ma quando accade l'autore si prodiga bene di spiegarci quali sono le conseguenze e che è successo o perché (tranne rari esempi come quello qua sopra).

Ora, magari ad alcuni di voi questo stile piace, non discuto i gusti personali, però vi invito a leggere La scala di Schild di Greg Egan, magari come storia sarà meno avvincente, ma è un ottimo esempio di romanzo con ambientazione molto più complessa di questo in cui non ci sono spiegoni. E, nonostante ciò, alla fine il lettore avrà comunque un'idea chiara del complesso mondo creato dallo scrittore.
Le uniche informazioni che vengono lanciate addosso al lettore, sono le informazioni che i protagonisti stessi stanno apprendendo in quel momento e non interrompono mai l'azione, perchè SONO l'azione.

Per il resto, i rapporti umani non vengono mai raccontati o tantomeno spiegati, vengono messi in scena e il lettore comprende le dinamichetra protagonisti grazie alla loro interazione.
Anche tutta la tecnologia o l'ambientazione non vengono mai spiegate, il lettore comprenderà cosa sia un "Gioiello" o una "Esopersona" leggendo, con pazienza e impegno, ma mai lo scrittore ce lo spiega esplicitamente.

Questo e quanto.

Notate che non ho espresso alcun giudizio di merito riguardo al libro nel suo complesso.
Se alla fine riuscirà a darmi sufficienti spunti di riflessione e a generare conflitti su tematiche attuali, potrei anche rivalutarlo completamente.
« Ultima modifica: 18 Novembre 2014, 14:13:42 di AleK » Loggato
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #3 data: 18 Novembre 2014, 14:15:37 »
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Ok, la formattazione fa schifo... forse era per questo che non riuscivo a postare... in ogni caso si capisce.
Se siete arrivati fin qua siete degli eroi.
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #4 data: 18 Novembre 2014, 15:23:28 »
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Non ho ancora letto il libro, certo però è che se l'infodump si dovesse mantenere a questi livelli per tutto il libro, difficilmente riuscirò a trovare le forze per leggerlo.
Mi rendo conto che molti scrittori hanno difficoltà a quantificare esattamente le informazioni da dare al lettore e forse Brin è uno di questi, di suo ho letto soltanto "L'Uomo del Giorno Dopo" che peraltro non mi piacque particolarmente, ma non mi pare che in questo libro Brin raggiungesse tali vette di infodump superfluo come in queste prime pagine de Le Maree di Kithrup.
Non amo molto i libri che lasciano esclusivamente al lettore l'onere di scovare tutte le informazioni, ma l'eccesso di informazione è molto più riprovevole.    
« Ultima modifica: 18 Novembre 2014, 17:29:16 di Fedmahn Kassad. » Loggato
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #5 data: 18 Novembre 2014, 16:18:06 »
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Anche io ho conosciuto (e amato) Brin grazie a "L'uomo del giorno dopo"!
Fedmahn, devi uscire dalla mia mente!

Acquistai la vecchia edizione Sperling con la copertina uuuurenda, son passati ormai due lustri, ma ne ho ancora un ottimo ricordo, non so però se sia perché scritto meglio o perché sono cambiato io...


Per tornare in tema.
Un'altro esempio.

Sono tre capitoli ormai che uno dei protagonisti ha avuto un piano geniale per risolvere i problemi e... viene tenuto nascosto al lettore!!
Ci sono solo allusioni e riferimenti!

Insomma, per più di 200 pagine eravamo messi al corrente di tutte le baggianate che facevano o che dicevano. Addirittura eravamo al corrente di quel che pensavano. E ora sono tre capitoli che tra loro parlano di un piano senza che i dettagli siano rivelati al lettore!

LOL



Una piccolissima incoerenza... una volta che c'era qualcosa di interessante...
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #6 data: 18 Novembre 2014, 16:32:06 »
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Scusa ma da dove ai preso questa edizione ammetto che sono passati anni da quando l'ho letto, e leggendola adesso mi sono ricordato la scena, ma mi sembra scritto in uno stile orrendo rispetto alla mia copia, (cosmo oro).
Dovrei andare a verificare se mi ricordo male o e una traduzione diversa. lo stile è molto più pesante di come lo ricordo o col tempo ho rimosso.
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #7 data: 18 Novembre 2014, 16:49:48 »
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E' il Cosmo Oro.

Comunque, se ce l'hai sotto mano butta un occhio anche se non mi risulta ci siano state diverse traduzioni.
In ogni caso credo che, per quanto si possa cambiare la traduzione, le digressioni e le spiegazioni sarebbero comunque presenti e sono quelle che spezzano il ritmo.
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Re:Lo stile di David Brin
« Rispondi #8 data: 18 Novembre 2014, 17:33:20 »
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Citazione da: AleK il 18 Novembre 2014, 16:18:06

Anche io ho conosciuto (e amato) Brin grazie a "L'uomo del giorno dopo"!
Fedmahn, devi uscire dalla mia mente!

Acquistai la vecchia edizione Sperling con la copertina uuuurenda, son passati ormai due lustri, ma ne ho ancora un ottimo ricordo, non so però se sia perché scritto meglio o perché sono cambiato io...



L'edizione in mio possesso è questa:



Effettivamente, la copertina dell'edizione Sperling è di una bruttezza devastante.
« Ultima modifica: 18 Novembre 2014, 17:36:49 di Fedmahn Kassad. » Loggato
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