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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | La Fantascienza in Generale | Discussione: 2 pagine di P.F.Hamilton «prec succ»
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  Autore  Discussione: 2 pagine di P.F.Hamilton  (letto 905 volte)
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2 pagine di P.F.Hamilton
« data: 14 Settembre 2012, 19:22:01 »
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Primo volume della trilogia "L'alba delle tenebre", secondo capitolo: Hamilton descrive brevemente un sistema solare alieno e l'evoluzione di una particolarissima razza. A me è piaciuto da morire e visto che non corro il rischio di spoiler, visto che sono le prime pagine del romanzo, voglio proporvi questo bellissimo passaggio.
Forse un pò lunghetto... ma ne vale la pena.


"Il pianeta natale dei Ly-cilph si trovava in una galassia molto distante da quella che molto più tardi avrebbe ospitato la Confederazione umana. A rigor di termini non era affatto un pianeta, ma una luna, una delle ventinove in orbita intorno a un supergigante gassoso, un formidabile globo del diametro di duecentomila chilometri, di per sé una nana marrone mancata. Al termine dell’accrescimento, la massa non era stata sufficiente all’innesco della fusione; tuttavia la sua inesorabile contrazione gravitazionale generava un massiccio output termico. Quello che era visibilmente il suo lato notte brillava di luce fluorescente situata verso il fondo dello spettro visibile e produceva uno stanco bagliore di braci che fluttuava in macchie della dimensione di continenti, mentre le dense nubi turbolente infuriavano in cicloni senza fine. Sul lato giorno, dove cadevano i raggi color limone del sole primario K4, le bande di tempesta brillavano di un vivace color rosa salmone.
C’erano cinque lune principali: il pianeta dei Ly-cilph era il quarto dal bordo della nube e l’unico con atmosfera. I rimanenti ventiquattro satelliti erano sterile roccia: asteroidi catturati e residui della formazione del sistema, tutti di diametro inferiore ai 700 chilometri. Andavano da una calcinata palla rocciosa a soli mille chilometri sopra la nube, dalla quale le masse minerali metalliche erano evaporate come i componenti volatili di una cometa, a un planetoide ghiacciato in un’orbita retrograda distante 5,5 milioni di chilometri.
Lo spazio locale era estremamente pericoloso. Una vasta magnetosfera conteneva e incanalava la prodigiosa emissione di particelle cariche prodotta dal supergigante gassoso, determinando una letale fascia di radiazioni. L’emissione radio era un costante ululato di rumore bianco. Le tre grosse lune in orbita interna rispetto al pianeta dei Ly-cilph si trovavano nella fascia di radiazioni ed erano completamente sterili. La più interna delle tre era legata alla ionosfera da un colossale tubo di flusso lungo il quale sfrigolavano titaniche energie. Inoltre si trascinava lungo l’orbita un toroide di plasma, il cui anello più denso di particelle era all’interno della magnetosfera. Morte istantanea per i tessuti viventi.
Il pianeta dei Ly-cilph, legato alle forze di marea del gigante gassoso, orbitava a settantamila chilometri al di sopra delle tenui frange esterne della magnetosfera, fuori portata della parte peggiore di radiazioni. Occasionali palpitazioni nelle linee di flusso bombardavano con protoni ed elettroni l’alta atmosfera e generavano tempeste di luci boreali d’intensità solare che scivolavano e s’intrecciavano silenziosamente nel cielo color ruggine.
L’atmosfera era un misto di idrogeno e di ossigeno, più vari composti solforosi e una percentuale eccessivamente alta di vapore acqueo. Nebbia, vapore e nubi a strati sovrapposti erano la norma. La vicinanza al bagliore infrarosso del supergigante gassoso comportava un perpetuo clima tropicale: l’aria calda e umida sul lato rivolto al sole era in costante movimento, correva verso il lato opposto e lì si raffreddava, disperdeva nello spazio il carico termico e tornava indietro sotto forma di tempeste che passavano dai poli. Il maltempo era una tetra costante, sempre vento, sempre pioggia, e la forza delle raffiche e dei rovesci dipendeva dalla posizione orbitale. La notte cadeva in un solo posto, a un dato momento: nel lato opposto al sole, quando supergigante e pianeta erano in una congiunzione inferiore e la cappa di nubi di un rosso infernale eclissava la breve e rapida vista del sole del lato esposto.
Era un ciclo interrotto solo una volta ogni nove anni, quando all’eterna equazione era applicata una nuova forza, la congiunzione di quattro lune che portava caos e distruzione sulla superficie, generando tempeste di ferocia biblica.
Il calore e la luce avevano incubato la vita su quel pianeta, come avevano fatto su innumerevoli miliardi di pianeti nell’universo. Non c’erano mari né oceani: quando il primo germe migratore interstellare di vita era caduto sul pianeta ancora incontaminato, aveva messo radici nella torbida chiazza di sostanze chimiche e infettato le ribollenti acque fangose. Le forze di marea avevano lisciato la superficie, sgretolando montagne, macinando le steppe rimaste dal tempo della formazione. Laghi, fiumi e pianure alluvionali, fumanti e battute dalle piogge, coprivano il terreno. A quel tempo l’ossigeno non esisteva allo stato libero, era tutto combinato col carbonio. Un solido strato di nubi bianche assicurava che le radiazioni infrarosse trovassero difficoltà a sfuggire, perfino al centro del lato opposto al sole. Le temperature erano insopportabilmente alte.
Le prime forme di vita, come sempre, furono alghe: una mucillagine resistente che si diffondeva nell’acqua, che filtrava nei fiumi e nei torrenti per contaminare i laghi, che era trasportata nell’aria dalle instancabili correnti convettive. Nel corso delle ere geologiche si modificò e si adattò, imparando lentamente a utilizzare come aggiuntiva provvista d’energia le due contrastanti sorgenti di luce. Il successo, quando si verificò, fu rapido, semplice questione di millenni. L’ossigeno si liberò. Il carbonio fu digerito. La temperatura si abbassò. Le piogge divennero più frequenti, assottigliarono le nubi, ripulirono il cielo. Ancora una volta l’evoluzione ebbe inizio.
Per milioni di anni il ciclo novennale che governava il pianeta non ebbe alcuna influenza. Tempeste e uragani contavano poco per amebe unicellulari sospese pigramente nei laghi e nei fiumi; e neppure avevano importanza per i primitivi licheni che a poco a poco s’impadronivano delle rocce. Ma gli organismi unicellulari acquatici iniziarono a raggrupparsi in colonie e a specializzarsi. Nei laghi comparvero vermi simili a meduse, privi di cervello, spinti dall’istinto e inefficienti come metabolismo: poco più che licheni mobili. Era comunque un inizio. Nascita e morte sostituirono la scissione come metodo riproduttivo primario. Comparvero mutazioni che a volte apportavano migliorie e più spesso determinavano incapacità di sopravvivenza. La spietata natura eliminò rapidamente i ceppi difettosi. Comparvero le diversità, l’alba di milioni di specie; i filamenti del DNA divennero più lunghi, un documento chimico di progresso e di vicoli ciechi. Creature striscianti emersero sulle rive dei laghi e subirono le ustioni dovute alle sostanze chimiche presenti nell’atmosfera. Tuttavia perdurarono.
La vita era un costante progresso, seguiva uno schema tanto normale quanto le circostanze permettevano. Non ci furono eventi simili alle epoche glaciali ad alterare la direzione presa dalle creature di quel pianeta né condizioni instabili che causassero profondi cambiamenti climatici. C’erano solo le immancabili tempeste di durata novennale, che divennero l’influsso dominante. I cicli riproduttivi dei nuovi animali erano strutturati su di esso, la crescita delle piante ne era condizionata.
Il pianeta maturò in un mondo-giungla, un paesaggio di paludi e di flora rigogliosa, dove felci giganti coprivano la superficie da polo a polo ed erano soffocate da ragnatele di tenaci rampicanti che cercavano il cielo aperto. Erbe galleggianti mutarono in vasti acquitrini i laghi più piccoli. Complessi fiori a gorgiera facevano a gara per attirare l’attenzione d’insetti e uccelli, capsule di semi con alette di petali induriti volarono come aquiloni nell’aria. Naturalmente il legno non esisteva: per formarsi, richiedeva decenni di crescita ininterrotta.
Spuntarono due genealogie floreali completamente diverse, per le quali il confine giorno-notte costituiva un’invalicabile linea di demarcazione e un campo di battaglia. Le piante del lato opposto al sole si adattarono alla luce gialla: erano in grado di sopportare le lunghe notti che accompagnavano la congiunzione e le temperature più fredde. Il lato esposto al sole era il regno della luce rossa continua: qui le piante, dal fogliame nero, erano più alte, più robuste, più vigorose, eppure incapaci di conquistare l’altro lato del pianeta. Nella notte morivano, perché la luce gialla da sola non bastava a stimolare la fotosintesi e la rifrazione della luce rossa, dovuta alla densa atmosfera, non arrivava abbastanza lontano, infestava il terreno solo per un paio di centinaia di chilometri al di là del confine.
Gli animali erano più adattabili e si disseminarono liberamente sul lato esposto al sole e sull’altro. Non comparve mai l’analogo dei dinosauri, troppo grandi e con un tempo di crescita troppo lungo. Non contando l’analogo degli uccelli, ossia creature simili a lucertole con ali membranose, quasi tutti gli animali erano piccoli e riflettevano il proprio retaggio acquatico. Erano a sangue freddo e si trovavano bene nei torrenti fangosi e negli stagni soffocati da erbacce. Mantenevano quel tratto ancestrale per pura e semplice utilità. Infatti proprio lì deponevano le uova, seppellite in profondità nel fango sul fondo dei laghi, al sicuro dagli effetti peggiori delle tempeste. Fu così che la vita sopravviveva mentre i venti frustavano il pianeta: sotto forma di semi e uova e spore, pronta a rispuntare non appena, nel giro di poche settimane, tornava la stabilità.
In un pianeta così ostile la vita può evolversi in due modi. Da un lato ci sono gli sconfitti, sparsi in innumerevoli pianeti per tutto l’universo, creature deboli, anemiche, rannicchiate senza prospettive nei loro rifugi, piccole nicchie protettive nell’ecosistema locale, che non superano mai un rudimentale livello di sviluppo e ricavano i mezzi per continuare dalla loro stessa mancanza di raffinatezza. Dall’altro lato ci sono i vincitori, creature che non si lasciano sconfiggere, che combattono con denti, unghie, artigli e tentacoli contro le avversità; quelli per i quali le circostanze agiscono da sprone evolutivo. La linea di separazione è sottile; sarebbe stato anche possibile che una devastante tempesta ogni otto anni portasse la rovina genetica. Ma nove anni... nove anni si dimostrarono un periodo sufficiente a garantire la sopravvivenza, a permettere ad animali e piante acclimatati fuori del loro ambiente naturale di accettare la sfida anziché sprofondare di nuovo negli onnipresenti acquitrini.
I Ly-cilph furono tra i vincitori. Dopo soli ottocento milioni di anni dall’inizio della vita sul loro pianeta, avevano toccato la vetta dell’evoluzione. Erano divenuti entità trascendenti.
Il loro ciclo novennale inizia in forma ittica, con la schiusa dei grappoli di nere uova nascoste nel fango. Dalle uova emergono milioni di limacce libere di galleggiare, lunghe due centimetri, che si nutrono dell’abbondante melma di vegetazione morta che imputridisce nell’acqua e sono il cibo di predatori più veloci e più cattivi. Nel giro di tre anni crescono e cambiano, perdono la coda e sviluppano uno spesso piede come le lumache. Aderiscono al fondo dei laghi: un corpo ovoidale alto dieci centimetri, con dieci tentacoli in cima. I tentacoli sono lisci, lunghi sessanta centimetri, privi di ventose, ma hanno un acuminato terminale corneo ricurvo e sono rapidissimi, scattano come vipere infuriate e afferrano l’incauta preda che nuota più in alto.
Raggiunto il pieno sviluppo, scivolano fuori dall’acqua e vagano per la giungla che ricopre l’intero pianeta. Le branchie si modificano per respirare l’aria acre e muschiata, i tentacoli s’irrobustiscono per sorreggere le molli membra non più sostenute dall’acqua. E si nutrono, scavando con le punte cornee l’ingarbugliato sottobosco, per trovare i neri noduli raggrinziti simili a noci che giacciono lì, trascurati, dal momento della tempesta. I noduli sono costituiti di cellule saturate di traccianti chimici di memoria, che contengono dati, tutta la conoscenza accumulata nel tempo dalla razza Ly-cilph. Portano intelligenza, un balzo istantaneo alla facoltà di sentire, e fanno scattare il centro telepatico presente nel loro cervello. Ora hanno superato il semplice livello d’esistenza animale, sul quale hanno molto da conversare.
Il loro sapere è principalmente di natura filosofica, per quanto anche la matematica sia molto sviluppata; conoscono ciò che hanno osservato e su cui hanno meditato, con aggiunte a ogni generazione. La notte del lato opposto al sole agisce come un magnete, quando loro si raccolgono a osservare le stelle. Occhi e mente, collegati mediante la telepatia, si comportano come un gigantesco telescopio a molteplici segmenti. Non hanno tecnologia né economia. La loro cultura non è orientata verso la meccanica o il materialismo; la conoscenza è la loro ricchezza. La capacità di elaborare i dati delle menti collegate supera di gran lunga qualsiasi sistema elettronico di calcolo e la percezione non è limitata alle misere lunghezze d’onda elettromagnetiche della banda ottica.
Una volta risvegliati, imparano. È il loro obiettivo. Hanno poco tempo in forma corporea e l’universo in cui si trovano, lo splendore del supergigante gassoso e dei suoi multiformi satelliti, è vasto. La natura li ha fatti raccoglitori di conoscenza. Se la vita ha uno scopo, ipotizzano loro, allora dev’essere un viaggio verso la comprensione totale. Da questo punto di vista, intelletto e natura vanno pienamente d’accordo.
Nel nono anno dalla schiusa, le quattro maggiori lune interne tornano ad allinearsi. La conseguente distorsione nella magnetosfera del supergigante gassoso agisce come un’estensione del tubo di flusso. Le particelle agitate della ionosfera, che la usano come un condotto fino al toro di plasma della prima luna, ora si trovano a salire più in alto, fino alla seconda luna, poi alla terza, ancora più in alto. e zampillano completamente fuori della magnetosfera. Il pianeta dei Ly-cilph gira su se stesso nel loro percorso.
Le particelle non sono un solido raggio diretto; nella corona a fungo protoni, elettroni e neutroni non hanno più l’energia che possedevano quando erano stati scagliati oltre la prima luna dalle ribollenti linee di flusso. Ma come sempre la pura e semplice scala di eventi nel dominio del supergigante gassoso si dimostra schiacciante.
Il pianeta dei Ly-cilph impiega dieci ore a passare nell’invisibile nube di ioni che indugia fuori delle linee di flusso. In quel periodo, l’energia che inonda l’atmosfera è più che sufficiente a distruggere l’equilibrio delle correnti di convezione.
Il diluvio giunge al termine della stagione d’accoppiamento. I Ly-cilph e i loro affini non senzienti hanno deposto le uova e le hanno nascoste nel letto dei laghi. Le piante hanno messo i fiori e sparso i semi per tutto il territorio. Ora rimane solo la prospettiva di morte.
Quando in alto esplodono i primi, titanici fulmini azzurri, i Ly-cilph interrompono analisi e riflessioni e iniziano a trasmettere tutto ciò che conoscono alle cellule vuote nei noduli cresciuti come verruche alla base dei tentacoli.
Gli ululati del vento danno voce al tormento del pianeta. Le raffiche sono tanto forti da spezzare i gambi delle felci spessi un metro. Nella giungla si determina l’effetto domino. La distruzione si espande in grandi increspature che dall’alto sembrano gli effetti di un bombardamento. La violenza sbrindella le nubi, le riduce a batuffoli che roteano freneticamente nella stretta di piccoli e feroci mulinelli. Microtifoni si abbattono qua e là, accelerano l’obliterazione della giungla.
Intanto i Ly-cilph rimangono saldi sul posto, ancorati al terreno mediante il piede adesivo, mentre l’aria all’intorno si riempie di fronde spezzate e di brandelli di foglie. I noduli, ora saturi della preziosa eredità, cadono come frutti maturi. Per tre anni resteranno nascosti fra erbe e radici.
La faccia rivolta al sole è incendiata da potenti tempeste di luce. Sopra le nubi sbrindellate, l’aurora boreale vela il cielo: una foschia madreperlacea abbagliante screziata da migliaia di lunghe e fosche scintillazioni come gigantesche stelle filanti. La congiunzione si realizza: tre lune si allineano, bagnate da una spettrale fosforescenza di un miliardo di miliardi di ampere.
Il getto di particelle ha raggiunto lo zenit. La pioggia d’energia del tubo di flusso penetra nella tormentata atmosfera inferiore. I Ly-cilph l’accolgono. Con la mente consumano l’energia e la sfruttano per un’altra metamorfosi. Dai noduli hanno avuto la facoltà d’essere senzienti e dal surplus d’energia del supergigante ricevono la facoltà di trascendere. Abbandonano la crisalide di carne e si lanciano alla velocità della luce su per il torrente di particelle, liberi nello spazio ed eterni.
Le menti incorporee sciamano per diversi giorni sopra il pianeta abbandonato e osservano l’abbattimento d’intensità delle tempeste, il riformarsi delle nubi, il ritorno ai soliti percorsi delle vecchie correnti di convezione. I Ly-cilph hanno raggiunto lo stato incorporeo, ma non cambiano il punto di vista sagomato dall’esistenza materiale che li ha formati. Come prima, ritengono che lo scopo della loro vita sia l’esperienza, forse alla fine seguita dalla comprensione. La differenza è che non sono più legati a un solo mondo e a una breve occhiata alle stelle: ora hanno davanti a sé l’intero universo e vogliono conoscerlo tutto.
Cominciano a vagare lontano dal bizzarro pianeta che ha dato loro i natali, incerti sulle prime, poi con maggiore baldanza, disperdendosi come un’ondata di fantasmi impazienti. Un giorno torneranno lì, tutte le generazioni di Ly-cilph mai vissute, ma non accadrà mentre la stella primaria arde ancora. Viaggeranno fino al limitare dell’universo in nuova contrazione, seguendo i supergruppi galattici che cadranno nella rinata massa scura al centro: l’uovo cosmico che raccoglie di nuovo tutto ciò che ha perduto. Allora i Ly-cilph torneranno, si raduneranno intorno al guscio della stella nera, condivideranno la conoscenza che hanno portato e vi cercheranno l’elusiva comprensione finale. Trovata la comprensione, sapranno cosa c’è al di là e avranno la speranza di un ulteriore mutamento in un altro livello d’esistenza. Forse saranno le sole entità a sopravvivere alla ristrutturazione finale dell’attuale universo.
Ma fino ad allora si accontentano di osservare e imparare. La loro stessa natura impedisce che i Ly-cilph prendano parte alle migliaia di drammi della vita e della materia che si svolgono davanti ai loro sensi incorporei.
Almeno, loro così credono."


(da "La crisi della realtà Vol.1", Capitolo 2, di P.F.Hamilton)
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Re:2 pagine di P.F.Hamilton
« Rispondi #1 data: 14 Settembre 2012, 20:23:45 »
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Citazione da: Arne Saknussemm il 14 Settembre 2012, 19:22:01

Primo volume della trilogia "L'alba delle tenebre", secondo capitolo: Hamilton descrive brevemente un sistema solare alieno e l'evoluzione di una particolarissima razza. A me è piaciuto da morire e visto che non corro il rischio di spoiler, visto che sono le prime pagine del romanzo, voglio proporvi questo bellissimo passaggio.
Forse un pò lunghetto... ma ne vale la pena.


["OMISSIS di 120 righe circa...]

(da "La crisi della realtà Vol.1", Capitolo 2, di P.F.Hamilton)



Adoro lo stile di Arne e il gusto per la provocazione; "La crisi della realtà", mai titolo fu più azzeccato!
Sei pronto per scrivere le IV di copertina di Urania.

Serie adorabile quella di Hamilton, colossale il giusto come piace a me.
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Re:2 pagine di P.F.Hamilton
« Rispondi #2 data: 15 Settembre 2012, 16:08:31 »
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Arne, tu e la tua alba delle tenebre! Me lo so andato a cerca e non trovavo niente, veniva Fritz Leiber a far il ficcanaso, ci ho rimesso tipo 2 anni della mia vita prima di capire che era un *Ciclo* in italia  non una trilogia come qualche poco di buono ha detto(aveva ragione, ma io tengo di piu alla mia vita)
per caso questa trilogia si può trovare raccolta in qualche edizione? o devo andare a scovarli singolarmente?
P.s Sbaglio o il trifide è piu presente sto mese? Prima facevi un po il misterioso apparendo e scomparendo, apri i fronti al publico e alle frotte( e chiatte) di giornalisti?


Citazione da: TRIFIDE-GT il 14 Settembre 2012, 20:23:45


Citazione da: Arne Saknussemm il 14 Settembre 2012, 19:22:01


Serie adorabile quella di Hamilton, colossale il giusto come piace a me.


Soffri di crisi di megalomania? C'è sempre un pesce più grosso( certo tu sei più grazioso  )

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« Ultima modifica: 15 Settembre 2012, 16:23:04 di Imriel » Loggato
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Re:2 pagine di P.F.Hamilton
« Rispondi #3 data: 17 Settembre 2012, 09:40:15 »
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Citazione da: Imriel il 15 Settembre 2012, 16:08:31

Arne, tu e la tua alba delle tenebre! Me lo so andato a cerca e non trovavo niente, veniva Fritz Leiber a far il ficcanaso, ci ho rimesso tipo 2 anni della mia vita prima di capire che era un *Ciclo* in italia  non una trilogia come qualche poco di buono ha detto(aveva ragione, ma io tengo di piu alla mia vita)
per caso questa trilogia si può trovare raccolta in qualche edizione? o devo andare a scovarli singolarmente?
P.s Sbaglio o il trifide è piu presente sto mese? Prima facevi un po il misterioso apparendo e scomparendo, apri i fronti al publico e alle frotte( e chiatte) di giornalisti?



Imriel... in Italia è uscito su Urania ed è diventata una n-logia. Tantissimi volumi: 4 per la crisi della realtà, 4 per l'alchimista delle stelle e 2 (ma molto corposi) per il Dio nudo.

E' una trilogia , e si chiama Night's Dawn Trilogy ( trilogia dell'alba della notte o delle tenebre o trilogia dell'apocalisse... secondo Lippi) ed è composta da "The reality dysfunction", "The neutronium alchemist" e "Tha naked god"  a cui si aggiunge il romanzo breve "Escape route".
La trilogia poi rientra in un disegno ancora più grande che finisce (?? finisce??) con la trilogia del vuoto (sempre Urania ma Millemondi).
Imriel...non perdevi meno tempo mettendo nel motore di ricerca "P.F.Hamilton" ?


P.s. @Trifide: per essere la descrizione della genesi di un pianeta, del suo clima globale e della evoluzione di una razza millenaria ... è molto conciso !  ... no ???
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Re:2 pagine di P.F.Hamilton
« Rispondi #4 data: 17 Settembre 2012, 09:58:59 »
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Le pagine che ho postato, bellissime, sono solo l'inizio e proseguendo la lettura si scorrono pagine sempre più belle e piene di trovate originalissime. Molto bello !
Adesso spero che anche la "storia" in sè ingrani e che il livello possa essere sempre questo se non superiore ...
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Re:2 pagine di P.F.Hamilton
« Rispondi #5 data: 17 Settembre 2012, 14:42:02 »
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Citazione da: Arne Saknussemm il 17 Settembre 2012, 09:40:15


Citazione da: Imriel il 15 Settembre 2012, 16:08:31

Arne, tu e la tua alba delle tenebre! Me lo so andato a cerca e non trovavo niente, veniva Fritz Leiber a far il ficcanaso, ci ho rimesso tipo 2 anni della mia vita prima di capire che era un *Ciclo* in italia  non una trilogia come qualche poco di buono ha detto(aveva ragione, ma io tengo di piu alla mia vita)
per caso questa trilogia si può trovare raccolta in qualche edizione? o devo andare a scovarli singolarmente?
P.s Sbaglio o il trifide è piu presente sto mese? Prima facevi un po il misterioso apparendo e scomparendo, apri i fronti al publico e alle frotte( e chiatte) di giornalisti?



Imriel... in Italia è uscito su Urania ed è diventata una n-logia. Tantissimi volumi: 4 per la crisi della realtà, 4 per l'alchimista delle stelle e 2 (ma molto corposi) per il Dio nudo.

E' una trilogia , e si chiama Night's Dawn Trilogy ( trilogia dell'alba della notte o delle tenebre o trilogia dell'apocalisse... secondo Lippi) ed è composta da "The reality dysfunction", "The neutronium alchemist" e "Tha naked god"  a cui si aggiunge il romanzo breve "Escape route".
La trilogia poi rientra in un disegno ancora più grande che finisce (?? finisce??) con la trilogia del vuoto (sempre Urania ma Millemondi).
Imriel...non perdevi meno tempo mettendo nel motore di ricerca "P.F.Hamilton" ?



Non lo sai?!Adoro sentire il suono della tua voce...  
Ho la faccia di uno che cerca P.F. Hamilton nel motore di ricerca? Guarda che io ho una reputazione da proteggere!   
« Ultima modifica: 17 Settembre 2012, 14:46:31 di Imriel » Loggato
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