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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | La Fantascienza in Generale | Discussione: I Capolavori di Maxpullo «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Capolavori di Maxpullo  (letto 126693 volte)
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #30 data: 12 Febbraio 2011, 09:57:20 »
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Citazione da: PabloE il 12 Febbraio 2011, 09:45:18


Il problema della pubblicazione su Mondadori credo risalga agli acquisti dei diritti, o almeno avevo letto una cosa del genere.

Comunque non credo che se ne avessero avuto la disponibilità non l'avrebbero pubblicato.

Stranamente Mondadori si è sempre lasciato scappare i romanzi maggiori di Dick. Negli anni 60/70 la maggior parte dei libri più significativi di Dick sono usciti per l'editore CELT di Piacenza (Galassia e SFBC), molti di questi sono stati poi ristampati dalla NORD, insieme a titoli precedentemente inediti. La Libra ha invece pubblicato Le tre stimmate di Palmer Eldritch. Da adiversi anni i diritti sono detenuti da Fanucci, che ha ristampato praticamente tutto e pubblicato altri inediti, tra cui i romanzi "mainstream" scritti da Dick negli anni '50.
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #31 data: 15 Febbraio 2011, 22:18:19 »
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005 - Il giorno dei Trifidi - John WYNDHAM

E mentre l'aria ancora vibra per le "esplosioni" delle ultime due uscite ecco giungere repentina "l'ora dei Trifidi".
La neonata collana, infatti, ha ora il preciso dovere di andare sul sicuro e di proporre classici che rappresentino il meglio della fantascienza di tutti i tempi, un dovere che la redazione della collana da me rappresentata è assolutamente convinta di assolvere in pieno proponendo il "sempreverde" romanzo di Wyndham che, per la cronaca, latita dalla scuderia Mondadori sin dal lontano 1980 (anche se in verità esiste una edizione della Fanucci datata 2004).
Accompagnata dalla stupenda e rara copertina di Curt Caesar che diede lustro al mitico numero 3 dei Romanzi di Urania e dalla quarta di copertina proposta nell'edizione Oscar Fantascienza Mondadori del 1975 ecco a voi un vero mito che riprende vita ancora una volta.

    La fama di Wyndham è legata, e resterà per sempre legata, all’invenzione dei "trifidi". Ospitato a puntate nel 1951 sulla rivista americana "Collier’s" (periodico di varietà con quattro o cinque milioni di lettori), "Il giorno dei trifidi" fu un trionfo istantaneo, la prima affermazione "di massa" della fantascienza al di fuori della cerchia ristretta degli appassionati, dopo gli ormai lontani successi di H.G. Wells. Da un giorno all’altro, i silenziosi e letali trifidi si conquistarono la loro nicchia nel vasto tempio delle creature immaginarie che l’uomo è andato evocando nei secoli. Una nicchia di tutto rispetto e che oggi, in tempo d’ecologia, può addirittura apparire come il pulpito di un plausibile e terribile profeta.

Correte a prendere la vostra copia prima che si esaurisca!

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #32 data: 16 Febbraio 2011, 13:52:36 »
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Ottima iniziativa per colmare le mie lacune
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #33 data: 18 Febbraio 2011, 10:47:55 »
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006 - Assurdo universo - Fredric BROWN

Una collana virtuale è e rimane una collana virtuale e nella mia collana ideale c'era un particolare che stonava molto con la sua originale concezione: la sua frequenza di uscita.
Quel "MENSILE" in basso a sinistra proprio non mi andava giù: è vero che per me la collana ideale deve essere mensile (per non farmi morire affogato dai libri e per non farmi stare a sospirare l'uscita successiva), ma trovavo quella scritta sempre meno aderente alla mia idea di questa nuova rubrica, tantopiù che, come molti di voi hanno già notato, la frequenza di uscita dei volumi è diversa da quella dichiarata.
Con l'uscita di oggi la mia collana perde del tutto quest'ultimo legame che la tratteneva ancorata alla "realtà" e diviene definitivamente a tutti gli effetti una collana assolutamente "virtuale".
Non escludo che in altri universi paralleli una collana come questa esista davvero, proprio con gli stessi numeri, le stesse uscite e magari anche con lo stesso curatore, ma in fondo la bellezza e l'essenza del capolavoro di Brown che andiamo a presentare oggi sono proprio queste: "Assurdo universo" non è semplicemente un libro ma è il dono che Fredric Brown ci fa di una infinità di universi paralleli, governati esclusivamente dalla nostra fantasia, il dono di sognare.
Accompagnato dalla splendida copertina di Franco Brambilla per Urania Collezione (che purtroppo non entra tutta nel cerchio) e dalla quarta di copertina dell'edizione di Urania Classici, ecco a voi un libro assolutamente speciale in grado di raccontare in termini semplici (ed anche umoristici) una verità sull'universo (o sugli infiniti universi) che ognuno di noi in cuor suo già conosce.

    Se l'universo - come pare - non è infinito, dovremmo rassegnarci fin d'ora all'idea che quando avremo finito di farne il giro non ci saranno altri posti dove andare. Se infatti esistono altri universi, questi si trovano per definizione in un altro spazio, non comunicante col nostro. Ma quella insuperabile agenzia di viaggi che è la fs, non s'e mai lasciata arrestare da una cosi malinconica prospettiva. E' vero che gli altri possibili universi, i cosiddetti mondi paralleli, sono normalmente non comunicanti tra loro e col nostro. Ma a chiunque di noi può succedere di caderci dentro accidentalmente, per via di qualche distorsione dello spazio, di qualche buco bianco o altra falla o trabocchetto dimensionale. Fredric Brown fu uno dei primi a sfruttare un incidente di questo genere; e il suo classico modello di assurdo universo resta insuperato a tutt'oggi.

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #34 data: 25 Febbraio 2011, 16:09:59 »
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007 - Le montagne della follia - Howard P. LOVECRAFT

Sebbene sia uno degli autori di narrativa "fantastica" più noti al grande pubblico italiano, Howard Phillips Lovecraft viene quasi esclusivamente presentato dal mondo dell'editoria come un autore di storie horror o peggio di fantasy.
E invece quasi nessuno, che mi risulti, si è mai soffermato a riflettere sul fatto che i racconti del ciclo di Chtulhu, presi nella loro interezza e nella loro "continuità", finiscono per affrescare la più geniale e variopinta cosmogonia che si sia mai avuta dai tempi della cultura classica, regalandoci l'immagine di un cosmo multidimensionale e irto di insidie la cui visione incute sgomento e terrore, inducendo spesso alla follia.
Il grande merito di Lovecraft, a mio avviso, è stato forse proprio quello di esser riuscito per primo a ridare linfa al concetto di divinità, coniugando il linguaggio della mitologia con quello della fantascienza e dell'horror e finendo per creare un genere assolutamente nuovo ed affascinante.
I suoi detrattori gli hanno sempre rinfacciato di essere in qualche maniera "reticente" nelle descrizioni e di abusare del concetto di indescrivibile o di innominabile per nascondere quella che sostengono essere vacuità o inaccuratezza, ma io penso che sia proprio questa sua caratteristica a rendere i suoi scritti così perfetti nel riuscire ad esprimere il grado di inadeguatezza della mente umana di fronte ai misteri del cosmo e che, in fondo, l'indescrivibilità di Azathoth sia espressione di quella stessa incapacità umana di comprendere l'oceano di Solaris.
Nel capolavoro assoluto della sua produzione che andiamo oggi a presentare in questa uscita egli è un po' meno reticente del solito, un po' meno avaro di descrizioni e spiegazioni, ma non per questo "Le montagne della follia" risulta meno efficace e diretto nel riuscire ad esprimere il terrore assoluto dell'uomo di fronte all'ignoto.
Arricchito dalla copertina di quel Nicholas Roerich più volte citato dallo stesso Lovecraft nel testo e dalla quarta di copertina che ho scritto di sana pianta per l'occasione, ecco a voi la mia personalissima edizione di uno dei più grandi capolavori della fantascienza di tutti i tempi, un tributo al mio autore preferito che spero gradirete.

     Una spedizione scientifica di ricerca al polo si imbatte casualmente nelle vestigia di una civiltà perduta, iniziando una esplorazione il cui esito è destinato non soltanto a riscrivere la storia umana così come la conosciamo, ma anche a dare una visione diversa del ruolo dell'uomo stesso sul pianeta.
In un crescendo di mistero e terrore, Lovecraft ci conduce per mano in luoghi dimenticati, facendoci contemplare un regno di paura e follia di cui l'uomo non ha più memoria.
Un maestro della fantascienza in uno dei suoi scritti a più alta tensione.

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #35 data: 04 Marzo 2011, 12:43:59 »
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008 - Fanteria dello spazio - Robert A. HEINLEIN

Un bravo curatore deve saper guardare anche oltre i suoi gusti personali e le sue personali conoscenze e, come ho già spiegato all'atto della creazione di questa rubrica, il mio sforzo di essere un bravo curatore sarà perseguito anche a costo di non tener sempre conto di quello che mi dice la mia "pancia".
Personalmente non amo la cosidetta "Military SF", nè ho mai letto "Fanteria dello spazio" (anche se conto di colmare questa lacuna entro l'anno) ed inoltre devo fare i conti con una "pancia" che mi spingerebbe a pubblicare subito quella che considero la più meravigliosa storia di fantascienza mai narrata in assoluto, quello stupendo ed unico capolavoro di Heinlein che è "La porta sull'estate".
Ma anche se la collana si chiama "I capolavori di Maxpullo" non posso rinunciare a quel minimo di obiettività che distingue un fanatico appassionato da un bravo curatore e non posso quindi non riconoscere che il romanzo più noto, diffuso ed anche universalmente apprezzato di Heinlein sia proprio quel "Fanteria dello spazio" che, per mia colpa, non ho ancora mai letto.
Ci sarà tempo, ci saranno altri numeri per seguire il proprio cuore: ma questo numero 008 che introduce la narrativa di uno dei più grandi autori di SF mai esisititi è dedicato a tutti coloro i quali conoscono ed apprezzano questo capolavoro a me ancora sconosciuto, nonchè a tutti coloro i quali hanno iniziato a conoscere e ad apprezzare la fantascienza, proprio dopo la sua lettura.
Con la celebre e stupenda copertina di Karel Thole e con la quarta di copertina di Urania Collezione 017, ecco a voi l'immortale classico di Heinlein che prende vita ancora per una volta.

    La storia è semplice, ma solo in apparenza, come sempre capita con Heinlein. Johnnie Rico, il protagonista, si arruola poco più che adolescente per difendere la Terra da terribili ragni del pianeta Klendathu e finisce per comandare un battaglione di marines dello spazio. Sa che tutto quello che fa non è pulito, ma cinicamente si rende conto che il mondo, il suo mondo, va salvato. E che quanto di sporco egli e i suoi uomini fanno serve anche a far dormire sonni tranquilli a chi non sopporta che esistano simili corpi o le istituzioni militari in genere. (Pietro Cheli)
I Ragni: chi sono e cosa vogliono queste creature incomprensibili? Potrà resistere la civiltà contro il devastante impatto del nemico? La società del futuro immaginata da Heinlein porta le stellette, ma in questo rutilante e provocatorio romanzo di guerra futura bisogna guadagnarsele, perché il nemico non scherza davvero...

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #36 data: 11 Marzo 2011, 13:38:42 »
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009 - I segreti di Vermilion Sands - James Graham BALLARD

Nella mia collana ideale, che si va delineando numero dopo numero, non poteva mancare, proprio tra le primissime uscite, un'autore con cui ho avuto sempre un rapporto abbastanza conflittuale, ma che ho imparato a rileggere sotto una diversa luce proprio durante lo scorso anno. Sin da giovanissimo, infatti, ho sempre trovato gli scritti di Ballard molto prolissi, sconcertanti e spesso privi di senso compiuto: letture di romanzi come quelli del ciclo delle catastrofi mi avevano sempre lasciato indifferente, annoiato se non peggio, ma il ricordo di alcuni suoi racconti come ad esempio "Il gigante annegato" e "Il Leonardo scomparso", mi aveva fatto sempre intravedere qualcosa di diverso.
Lo scorso anno, spinto dalla curiosità di riuscire a svelare questa apparente dicotomia tra il Ballard romanziere ed il Ballard scrittore di piccoli capolavori ho preso a leggere sistematicamente tutte le sue antologie apparse su Urania, scoprendo un mondo meraviglioso, raccontato in maniera eccezionale da uno scrittore di razza, probabilmente l'unico tra tutti gli autori di fantascienza per il quale si possa parlare di vera  propria "letteratura".
Nell'universo folle e meraviglioso che scaturisce dai suoi scritti c'è spazio per bizzarre anomalie temporali, poetici scorci di immense rovine del passato, nonchè per profonde riflessioni sulla natura umana e sulla pazzia latente che alberga in ogni uomo. All'esplorazione dello spazio, Ballard preferisce l'esplorazione dell'uomo e del suo inconscio, della sua evoluzione psicologica in rapporto al mondo che lo circonda (e che spesso lo minaccia): quasi tutti i suoi personaggi finiscono per negare la realtà e per richiudersi in se stessi, in un microcosmo personale di lucida follia in cui riescono a trovare la loro dimensione ideale. Questo ritirarsi, tra l'altro, non è da intendersi come una sconfitta quanto piuttosto come un ritorno a quel grembo materno che è il fine ultimo (oltre che punto di partenza) di ogni esistenza.
Il ciclo di racconti di Vermilion Sands, presentato in questa uscita della mia collana ideale è, a mio avviso, uno dei punti più alti della narrativa di Ballard: una serie di piccoli capolavori accumunati dalla grande capacità descrittiva e poetica dell'autore, una raffinata collana di perle che una volta lette non si possono dimenticare.
L'unico rammarico di questa uscita è il non aver potuto utilizzare la bellissima copertina di Glauco Cartocci che impreziosisce l'unica edizione italiana integrale del ciclo di Vermilion Sands, quella del numero IX della collana Orizzonti: racchiuderla in un cerchio l'avrebbe irrimediabilmente rovinata per cui ho dovuto "dirottare" la mia preferenza all'altrettanto bella ed evocativa copertina di Karel Thole, dell'Urania 487.
Di seguito la copertina del numero 009, la trama e l'indice dell'antologia (entrambi ripresi dall'edizione Fanucci di cui sopra).

      Non ci sono astronavi nelle opere di J. G. Ballard: veri "palcoscenici del tempo", in esse si mescolano incubo e dramma, sogno e fantasticheria, intensificati da paesaggi allucinati e distorti, ed illuminati dalle emozioni esasperate degli attori. Vermilion Sands è la più tipica di queste creazioni, gemma di un delicato mondo di fantasia remoto nel tempo, ma vicino nei sentimenti di coloro che l'abitano. Circondata dalle sabbie rosse di un indistinto deserto, Vermillion Sands è una specie di Eden Rock, di Acapulco post-atomica.
Paradiso estroso e surreale, in cui si mescolano passato e avvenire, progettato per accontentare i capricci più esotici dei ricchi oziosi, languisce ora in malinconica rovina, popolato da dimenticate regine dello schermo, da impresari senza risorse, da tutta la fauna delusa e scontenta che gravitava intorno ad un mondo artistico e letterario travolto da un'oscura catastrofe, dai singolari personaggi di una "bohème" del futuro, esponenti di arti ancora da inventare. Rifugio di relitti dell'esistenza, che a loro volta vivono dei relitti che un mare ignoto getta su una spiaggia indistinta, Vermillion Sands ospita ombre ed ossessioni: un luogo in cui pigmenti sensibili realizzano ritratti alle loro padrone in una grottesca parodia della vera pittura; in cui piante canore sono programmate per eseguire arie operistiche; in cui macchine elettroniche hanno rimpiazzato i poeti; in cui case psico-sensibili sono spinte al delitto dalle neurosi dei loro proprietari; in cui le briglie dell'amore sono strette nelle mani di tenebrose sirene dagli occhi ingioiellati, figure femminili onnipresenti e emblematiche. Kingsley Amis ha definito Ballard "una delle stelle più fulgide nella narrativa del dopoguerra". Questo libro, che riunisce tutte le nove storie del ciclo di Vermillion Sands, è forse la sua creazione migliore.

TitoloTitolo Originale
Introduzione
Prefazione
Prima BelladonnaPrima Belladonna, 1956
Il Gioco degli SchermiThe Screen Game, 1963
I nubiscultori di Coral-DThe Cloud Sculptors of Coral-D, 1967
Le statue canoreThe Singing Statues, 1962
Sul mare di sabbiaCry Hope, Cry Fury!, 1967
La vendetta della scultriceVenus Smiles, 1967
Addio al ventoSay Goodbye to the Wind, 1970
Studio 5Studio 5, the Stars, 1961
I mille sogni di StellavistaThe Thousand Dreams of Stellavista, 1962

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« Ultima modifica: 17 Marzo 2011, 14:14:45 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #37 data: 17 Marzo 2011, 12:02:44 »
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010 - Tre millimetri al giorno - Richard MATHESON

Quando un autore ha scritto talmente tanti capolavori come capita con Richard Matheson, il curatore di una rivista si trova ad affrontare diverse questioni: prima tra tutte quando pubblicare la sua prima opera nella collana, secondariamente quale libro scegliere ed infine con che ritmo/cadenza pubblicare le altre opere, visto che anche altri autori meritano di comparire (o di ri-comparire).
Con questa uscita "I capolavori di Maxpullo", che festeggia il suo numero 10, tenta di dare la miglior risposta possibile alle prime due questioni; per vedere quale sarà la risposta alla terza occorre fare un bel sospiro e convincersi di avere tutto il tempo del mondo per poter dare la giusta vetrina non solo a Matheson, ma anche ai vari Asimov, Dick, Clarke, Vonnegut, Simak, Vance, Pohl, Bradbury tanto per fare alcuni dei nomi delle prossime uscite.
Ma per il mitico numero 10, che istintivamente ci fa pensare a Maradona e Messi, l'autore da pubblicare non poteva essere che la terza "M" di questa serie ideale di "fantasisti" e cioè quel geniale Matheson, un altro dei grandi assenti di UCZ, di cui andiamo a pubblicare una delle opere più coinvolgenti e note, accompaganta dall'adattissima immagine di copertina di Daniele Colaiacomo che compare nell'edizione Fanucci e dalla quarta di copertina dell'edizione Urania Classici.

               "Un uomo normale." Potrebbe essere l'epitaffio di Scott Carey, almeno fino al giorno in cui la sua barca al largo viene avvolta da una strana ondata di spuma biancastra e Scott, che sta prendendo il sole in coperta, avverte un bizzarro bruciore su tutta la pelle. E l'inizio di un'odissea ormai entrata nella storia della fantascienza, di un incubo formato da cose sempre più grandi e poi ancora più grandi, perché da quel momento il mondo intorno a Scott Carey assume proporzioni sempre più mostruose, mentre il suo corpo inizia a ridursi inesorabilmente. Le cose di tutti i giorni, animali domestici inclusi, diventano nemici e minacce implacabili, e quando basterà un semplice righello a misurare l'intera altezza di Scott, l'incubo assumerà nuovi toni angosciosi. Prima di ritirarsi nella scatola che ormai e la sua casa, prima di cercare un'illusione di pace nel sonno, la domanda assillante sarà una sola: "Che cosa esiste al di sotto dello zero?"

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« Rispondi #38 data: 22 Marzo 2011, 13:51:43 »
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011 - L'ospite del senatore Horton - Clifford D. SIMAK

E' praticamente da tutta la vita che leggo fantascienza, eppure ci sono dei libri che mi sono letteralmente "entrati nel cuore": dei libri che anche rileggendoli più e più volte, anche sapendo già in anticipo cosa ci sarà alla riga successiva, riescono sempre a darmi le medesime emozioni e che, a questo punto, penso continueranno a farlo finchè avrò vita.
Sono libri che non considero discutibili da parte di chicchessia, al punto che guardo con sospetto chi non li apprezza e vengo preso da sentimenti di amore fraterno verso chi gli da un voto alto.
Ma il dovere di un curatore è ache riuscire a nascondere la sua emozione nei confronti di una uscita piuttosto che di un'altra e quindi, mettendomi la più neutra faccia di circostanza che si possa immaginare, mi accingo a presentarvi quello che ritengo essere non solo la miglior opera in assoluto di uno dei "padri fondatori" della fantascienza, ma anche un ottimo esempio di romanzo in grado di sopravvivere al tempo e di riuscire a regalare emozioni e poesia oggi come sempre.
Accompagnato dalla più bella copertina mai realizzata da Karel Thole durante la sua carriera e dalla misteriosa e coinvolgente quarta di copertina che ha caratterizzato sinora tutte le sue edizioni, vi consegno una delle mie letture preferite di sempre.

   In una notte di uragano, il senatore Horton sente bussare alla porta della sua casa di campagna. Va ad aprire egli stesso, e si trova di fronte a... Niente di straordinario.
Sulla soglia c'è soltanto un comune giovanotto di nome Andrew Blake, che ha perduto la strada. Ma chi è il Cambiante? Chi è il Cercante? Chi è il Pensante? E come mai, se i lupi sono estinti da decenni, una guardia del senatore ne ha visto aggirarsi uno intorno alla casa? Una serie di enigmi che sembrano senza rapporto tra loro, a poco a poco convergono verso un centro. Ma al centro c'è qualcosa di oscuro e di quasi dimenticato; qualcosa che gli scienziati chiamano: il Principio "M".

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #39 data: 24 Marzo 2011, 13:23:26 »
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Caro Maxpullo, secondo me un Curatore non si sente veramente tale se non viene "contestato" dal lettore pertanto, in questo spirito debbo rilevare che, prima dell'"Ospite..." ci sarebbero forse "Anni" o "Mondi senza fine"... Qui siamo in presenza di palese (da immagine) conflitto personale!!

P.S. Come ovvio per un contestatore non ho letto purtroppo "L'ospite del Senatore Horton"
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #40 data: 24 Marzo 2011, 14:02:45 »
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Citazione da: AgenteD il 24 Marzo 2011, 13:23:26

Caro Maxpullo, secondo me un Curatore non si sente veramente tale se non viene "contestato" dal lettore pertanto, in questo spirito debbo rilevare che, prima dell'"Ospite..." ci sarebbero forse "Anni" o "Mondi senza fine"... Qui siamo in presenza di palese (da immagine) conflitto personale!!

P.S. Come ovvio per un contestatore non ho letto purtroppo "L'ospite del Senatore Horton"


allora devi correre a leggerlo e ricrederti... [personalmente trovo Anni Senza Fine di una noia mortale (anche se il Pullo non la pensa come me)...]

l'Ospite Del Senatore Horton è invece un capolavoro assoluto...

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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #41 data: 24 Marzo 2011, 15:17:01 »
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Caro AgenteD, che dire: leggilo e ricrediti...
nemmeno io ho letto tutte le opere di Simak, ma sinora, tra quelle lette, "L'ospite del senatore Horton" è la migliore in assoluto, seguita da "La strada dell'eternità" e "Mondi senza fine".
"Anni senza fine" è un romanzo davvero bello, ma come giustamente dice Slan, un po' noiosetto...
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #42 data: 24 Marzo 2011, 19:24:12 »
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Citazione da: maxpullo il 24 Marzo 2011, 15:17:01

Caro AgenteD, che dire: leggilo e ricrediti...
nemmeno io ho letto tutte le opere di Simak, ma sinora, tra quelle lette, "L'ospite del senatore Horton" è la migliore in assoluto, seguita da "La strada dell'eternità" e "Mondi senza fine".
"Anni senza fine" è un romanzo davvero bello, ma come giustamente dice Slan, un po' noiosetto...




...Ecco qui come viene sistemato un contestatore D'accordo, leggerò, a trovarlo...
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #43 data: 24 Marzo 2011, 20:13:35 »
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Anche se spesso sono d'accordo con Maxpullo, su L'ospite del senatore Horton devo proprio dissentire. Personalmente l'ho sempre considerato un titolo minore di Simak, al di fuori della top ten di questo autore. Come ho già scritto più volte, anche nelle recensioni dei libri di Simak, questo autore non è stato trattato benissimo dagli editori nostrani. Le vecchie traduzioni uraniche dei suoi libri fanno sinceramente pena; Anni senza fine (City) è una specie di riassunto, Oltre l'invisibile è una caricatura del libro originale, Mondi senza fine idem con patate. Se vi leggete questi libri in versioni più dignitose e ci aggiungete altri titoli usciti, per es, su Galassia negli anni '60, tipo Il villaggio dei Fiori purpurei e Infinito,quelli pubblicati negli Slan della Libra e quelli usciti da Fanucci, il quadro cambia parecchio. E non dimentichiamo le molte bellissime antologie, tipo Sette ombre azzurre, Stranieri nell'universo, Eternità perduta etc, perchè Simak è stato anche un grandissimo autore di racconti.
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Re:I Capolavori di Maxpullo
« Rispondi #44 data: 24 Marzo 2011, 22:55:40 »
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Citazione da: marben il 24 Marzo 2011, 20:13:35

Anche se spesso sono d'accordo con Maxpullo, su L'ospite del senatore Horton devo proprio dissentire. Personalmente l'ho sempre considerato un titolo minore di Simak, al di fuori della top ten di questo autore.
...


Ma se poi stanotte ti trovi Cambiante o un brunetto che ti fissano dai piedi del letto non venire a dircelo, eh?
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