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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I libri di Maxpullo «prec succ»
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  Autore  Discussione: I libri di Maxpullo  (letto 27650 volte)
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #105 data: 25 Ottobre 2013, 10:04:19 »
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Valutazione equilibrata

Quando valuto un romanzo cerco di essere sempre il più obiettivo possibile analizzandon pregi e difetti e "misurandolo" con il metro delle esperienze passate. Diciamo subito che questa operazione non sempre mi riesce e ci sono molti casi ("La porta sull'estate", "La collina di Hawotack", "Operazione caos", "Fluke l'uomocane") in cui l'emozione della lettura ha letteralmente sopraffatto la mia capacità di giudizio, portandomi a trascurare del tutto aspetti legati ad esempio alla linearità della trama, alla caratterizzazione dei personaggi, allo stile o cose simili.
Con questo non voglio dire che quei romanzi siano stati sopravvalutati ma che magari, se li leggesse qualcun altro, meno emotivo, potrebbe osservare in essi delle lacune che a me sono sfuggite o su cui ho sorvolato.
Ugualmente, ritengo giusto che, nel dare una valutazione, si debba rimanere del tutto lontani da pregiudizi, non lasciandosi influenzare da critiche positive o negative di amici e conoscenti e soprattutto cercando di leggere con mente aperta, senza "bocciare" un romanzo esclusivamente perchè l'argomento fantascientifico è magari contaminato da elementi horror o fantasy.
Il libro che ho appena terminato, "I Danzatori di Noyo" (con la "D" maiuscola) mi offre uno spunto per far capire cosa intendo quando parlo di una valutazione equilbrata.



Cominciamo subito ad elencare i pregi di questo romanzo: 1) è originale e pieno di trovate interessanti; 2) è coinvolgente e molto ben scritto; 3) veicola una visione distopica dell'America del futuro degna del miglior Evangelisti, attraverso una serie di immagini e situazioni assolutamente fantastiche partendo dagli androidi Danzatori per arrivare a creature agghiaccianti che vagano nel buio, passando per spettri e trappole strabilianti.
Le immagini dei Danzatori, la fuga dei protagonisti attraverso il laboratorio braccati da creature da incubo, la trappola misteriosa che imprigiona la protagonista e la fa apparire piccina e lontana agli occhi del suo accompagnatore, le "fughe" del protagonista dalla realtà e le sue allucinazioni che lo portano ad immedesimarsi in altri personaggi rendono la lettura del libro un puro godimento e rimangono impresse, legandosi all'atmosfera di mistero e di fascino di una nazione inspiegabilmente piombata in una organizzazione tribale e legata a misteriosi riti propiziatori.
A queste meraviglie, tuttavia, fanno da contraltare una serie di difetti evidentissimi: 1) la trama è frammentaria con salti repentini di contesto (in alcuni punti ho pensato addirittura ad errori di stampa o a tagli editoriali fatti male) e non sempre si comprende sul momento cosa stia succedendo; poi proseguendo la lettura il "salto" si spiega, ma rimane un effetto spiazzante e per nulla positivo; 2) non tutti gli episodi risultano "funzionali" all'azione principale ed alcune "digressioni" sembrano messe lì senza alcun motivo; 3) non tutto viene spiegato e si rimane con il dubbio di cosa davvero fosse questa "visione del Graal" o quale in effetti fosse il motivo dell'esistenza dei Danzatori.
Mettendo sul piatto della bilancia pro e contro direi che è un libro più che discreto, da leggere per puro svago ed intrattenimento ma che alla fine lascia un po' il tempo che trova.


E adesso è arrivato il momento di un altro Urania che attendeva da tempo di esser letto: "L'anomalia" di Jerry Sohl... l'inizio è promettente...
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #106 data: 26 Ottobre 2013, 10:21:43 »
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Il buon giorno...

Il post precedente si era concluso con la frase "l'inizio è promettente"; non sempre questo significa qualcosa, anzi, più di una volta mi è capitato di leggere romanzi che iniziavano in modo perfetto e finivano in schifezza, ma non è questo il caso del libro di Sohl, "L'anomalia".
Mai come in questo caso trovo appropriato il detto "il buon giorno si vede dal mattino" ed è la seconda volta nella mia vita - la prima era stata con "Tre millimetri al giorno" di Matheson - che mi capita di leggere un libro in meno di una giornata perchè non riesco a staccarmi dalla lettura tanto essa è coinvolgente.



Come tutte le storie incentrate sui sentimenti questo splendido romanzo di Sohl è riuscito a colpirmi al cuore.
Il dramma umano dei protagonisti si intreccia in maniera quasi perfetta con la vicenda fantascientifica della "panspermia" con cui il racconto inizia; la psicologia dei personaggi è approfondita ed accurata al punto che viene da domandarsi se sia davvero un'opera di pura fantasia o se invece sia stata ispirata da vicende personali vissute dall'autore.
Tutto in questo libro è perfetto e, come in un meccanismo ben oliato, ogni sua vicenda converge verso il finale più bello e struggente che potesse esserci, ma senza che si scada nel banale o nello stucchevole.
Se proprio una critica può esser mossa a questo scritto di Sohl, personalmente ho ravvisato esclusivamente due leggeri difetti: il primo è dovuto all'eccessiva "caricatura" dei personaggi che appaiono forse un po' troppo legati al loro ruolo ed al loro carattere, ma è indubbio che, senza di ciò, la storia non avrebbe avuto la carica di pathos che la caratterizza; il secondo è invece legato all'ambientazione "fantascientifica" perchè nulla viene detto o spiegato riguardo le circostanze che hanno portato alla "visita" della protagonista.
Ma sono due difetti assolutamente trascurabili rispetto ai moltissimi pregi che rendono questo romanzo "speciale" ai miei occhi di lettore e di padre.
Un capolavoro

E dopo questa bella favola trovo giusto prolungare l'atmosfera "idilliaca" leggendo i racconti di Simak dell'antologia "Alieni e no".
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #107 data: 31 Ottobre 2013, 22:47:19 »
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Simak è ancora Simak

Clifford Donald Simak è stato uno degli autori più importanti per la mia "crescita" fantascientifica: "L'ospite del senatore Horton", "Anni senza fine", "L'anello intorno al sole" sono scolpiti da sempre nella mia mente e nel mio cuore e, assieme a pochi altri romanzi letti in gioventù, mi hanno dato l'imprinting facendomi appassionare a questo genere.
Crescendo, si sa, i gusti cambiano ed il buon Simak, complici anche alcuni romanzi non sempre all'altezza dei primi letti, è finito un po' nel dimenticatoio anche se, a volte, mi piace provare a leggere ancora qualcosa di suo, magari per ritrovare un po' del fascino che mi aveva legato a lui in gioventù.
E talvolta questo impulso si rivela vincente e scopro con piacere che Simak può riuscire ancora a sorprendermi ed a conquistarmi: è capitato due anni fa con lo stupendo "Infinito" ed è risuccesso di nuovo adesso con la raccolta "Alieni e no".



In questa bella antologia dai toni dolce-amari, Simak ci presenta l'alieno (inteso letteralmente come "diverso") in un modo sorprendente, insolito e soprattutto scevro da pregiudizi.
Lungi dallo scivolare nel banale o nello stucchevole, Simak riesce a dimostrarci come l'alieno non sempre sia sinonimo di odioso, di pauroso o, più in generale, di nemico, ma che anzi esso possa divenire un compagno fedele, un "onorevole avversario", oppure addirittura uno stato desiderabile cui aspirare in luogo della propria "umanità".
E quello che più sorprende è il modo semplice in cui lo fa: non ci sono massime o dottrine da leggere tra le righe, non c'è filosofia spiccia o una morale scontata, ma ci sono solamente sette racconti ad alto grado di intrattenimento, leggeri, avvincenti e vagamente poetici, tutti indiscutibilmente belli.
Quello che mi è piaciuto di più è stato "La creatura", ma tutti mi hanno lasciato un buon ricordo e pertanto la consiglio caldamente a tutti.

E adesso sotto a leggere "La piaga Efesto" di Thomas Page
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #108 data: 01 Novembre 2013, 08:53:49 »
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Bellissima recensione, al solito, per uno dei miei Urania preferiti.
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #109 data: 04 Novembre 2013, 22:47:04 »
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Creature aliene e invasioni: gli insetti incendiari


Nella galleria delle mostruosità che Urania ha presentato nel corso degli anni, gli "Hephaestus Parmitera" meritano senza dubbio un posto di tutto rispetto; i tremendi insetti che popolano il romanzo "La piaga Efesto" di Thomas Page posseggono, infatti, una duplice componente orrorifica: da un lato risvegliano il naturale senso di alienità e di ribrezzo che gli insetti suscitano nell'uomo e nell'altro, si rivelano micidiali per la loro capacità di provocare incendi.
Ma, pur potendo contare su questo mix di efficacissimi aspetti, Page ha, a mio avviso, il torto di insistere un po' troppo sugli aspetti scientifici di queste insolite creature trascurando tanto l'azione e gli effetti catastrofici della loro invasione quanto l'effettivo sviluppo di molte delle ottime idee che costellano il romanzo.
Di seguito il commento



Un libro disgustoso per il senso di repellenza che mi hanno sempre ispirato gli insetti ed in particolare gli scarafaggi, ma anche interessante e pieno di spunti eccellenti come ad esempio l'idea che, nella preistoria, gli insetti vivessero in simbiosi con l'uomo delle caverne, idea che purtroppo l'autore non sviluppa sino in fondo (anzi che non sviluppa affatto dopo averla buttata lì quasi per caso).
Si tratta, tuttavia, di lampi che si accendono qua e là all'interno di una storia che fa acqua da tutte le parti ed in cui l'elemento drammatico e catastrofico rimane paradossalmente sullo sfondo per privilegiare gli aspetti "entomologici" senza che si riesca peraltro arrivare da nessuna parte.
Insomma, tante idee buone, un ritmo eccellente e dei personaggi molto credibili e ben caratterizzati, ma una trama sviluppata maluccio ed un finale davvero degno di un B-movie che da solo basta a rovinare quanto di buono visto sino a quel momento.
Discreto ma nulla di più.


E adesso via con la lettura di "La lunga morte del colonnello Porter"
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #110 data: 06 Novembre 2013, 23:09:03 »
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Gli "intoccabili"


Ci sono alcuni tra i miei Urania che condividono un insolito destino: li ho presi tra le mani più e più volte incuriosito dalla copertina, dal titolo, dalla trama; poi ne ho letto qualche pagina e li ho rimessi al loro posto sconcertato e dubbioso del loro... diciamo... "grado di intrattenimento".
Uno di questi è stato "La lunga morte del colonnello Porter" di John Paton: la disgustosa cover di Thole aveva sempre esercitato su di me un certo fascino e più volte mi aveva spinto a leggere addirittura l'intero primo capitolo, il che mi era sempre stato in genere sufficiente per capire che non volevo leggere il resto.
Ma mi sbagliavo e, complice l'e-reader, sono arrivato finalmente a sfatare il mito dell'illeggibilità di questo romanzo, scoprendo una perla che proprio non mi aspettavo. Come effetto collaterale, presto o tardi, leggerò altri romanzi "intoccabili" della mia gioventù come ad esempio "Tra gli orrori del 2000", "Boston 2010: XXI Supercoppa" o "Quarto: uccidi il padre e la madre"... nel frattempo questo è il commento al libro.



Raccapricciante, crudele, violento e duro come un colpo di fucile in pieno petto questo romanzo mi ha lasciato interdetto sin dalle sue prime battute e non a caso per moltissimi anni non ero riuscito ad andare oltre il primo sconvolgente capitolo.
Un vero e proprio elogio della pazzia e della crudeltà umane con una piccola perla: il sorprendente il modo in cui l'autore riesce a rendere tangibile le sensazioni del protagonista ed a descrivere il suo progressivo scivolare nella follia, il suo ritorno dalla morte e la sua crudele battaglia contro gli incubi del suo subconscio.
Magistrale poi l'idea dei corpi artificiali comandati remotamente dal cervello.
E, per una volta, il titolo italiano del libro è più fedele alla storia dell'originale inglese.
Un romanzo quasi del tutto sconosciuto ma che a mio avviso entra di diritto tra le cose migliori della collana.


E adesso sotto con "Il grande contagio", targato Charles Eric Maine.
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #111 data: 07 Novembre 2013, 08:41:22 »
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Citazione da: maxpullo il 06 Novembre 2013, 23:09:03



E adesso sotto con "Il grande contagio", targato Charles Eric Maine.




Quanto mi intriga !!!

...eppure per un motivo o per l'altro non l'ho mai letto
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #112 data: 07 Novembre 2013, 08:52:00 »
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Citazione da: maxpullo il 06 Novembre 2013, 23:09:03

Gli "intoccabili"


"Quarto: uccidi il padre e la madre"...



A me è piaciuto molto.
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Traduttore di: 'Fratello della Nave' di Aliette De Bodard; 'Veritas' di Robert Reed; 'La Stanza delle Anime Perdute' della Rusch. Co-traduttore di 'Santiago' di Resnick; di 'Oggi sono Paul' di Shoemaker pubblicato su Quasar, e di 'Base di Settore: Venice' della Rusch.
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #113 data: 24 Novembre 2013, 16:26:14 »
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Fantamalattie: introduzione

La salute è tutto. Spesso ce ne dimentichiamo, ma è difficile pensare - ad esempio - alle meraviglie dell'esplorazione dello spazio se abbiamo mal di testa o mal di denti e le infinite possibilità della scienza fantastica ci sembrano forse un po' opache e smorte se non abbiamo la salute per poterle apprezzare.
Per fortuna, a ricordarci dell'importanza della salute fisica ci pensa proprio la fantascienza stessa che, praticamente da sempre, ha affiancato al tema della catastrofe "ambientale" quello della catastrofe "sanitaria", mettendo tutto il suo potere evocativo nella creazione di virus e batteri di potenza devastante ed immaginando a nostro esclusivo beneficio le malattie, i morbi e le epidemie più orribili che mente umana riesca a concepire.
Qualche autore si concentra sulla malattia, sui suoi effetti sull'organismo e sugli sforzi per debellarla, qualcun'altro invece si sofferma maggiormente sull'impatto sociale della catastrofe, ma è un fatto che tutti questi libri ci rimangono impressi, in primo luogo perchè le storie che raccontano non ci appaiono affatto inverosimili o improbabili (anzi) ma soprattutto perchè sono in grado di evocare spettri che non ci piace guardare in viso e che ci ricordano la nostra estrema caducità.
Ed è questo filone che inaugura, a distanza di molto tempo dall'ultimo, il mio ritorno alle schede multiple.
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #114 data: 24 Novembre 2013, 16:26:25 »
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Fantamalattie: il mondo dopo il contagio

Sono stato a lungo indeciso su quale fosse la maniera migliore di presentare in questa rubrica "Il grande contagio" di Charles Eric Maine, una delle mie ultime letture: da un lato era l'occasione buona per creare una nuova scheda multipla da tanto tempo rimandata, mentre da un altro ero convinto che il romanzo in se non meritasse affatto questo "onore".
Alla fine ha prevalso la buona volontà e mi sono deciso a presentare il romanzo nel suo giusto contesto ed a far seguire questa recensione assieme a tutte le altre schede che avrei dovuto fare per altri romanzi letti nel corso degli anni e che non avevo mai recensito per pigrizia.
Maine ha avuto ai miei occhi il grande torto di trasformare la storia del contagio in una sorta di drammone sociale, limitandosi a fare qualche vaga ipotesi sul riassetto della Gran Bretagna (e forse del mondo intero) una volta terminata l'epidemia ma senza esplorare in maniera più completa un tema difficile che avrebbe potuto presentare tanti altri spunti interessanti.



Maine è tra i miei autori preferiti ma a dire tutta la verità questo romanzetto non ha davvero nulla di appassionante o di coinvolgente.
Il contagio, per quanto la descrizione del decorso della malattia nelle prime pagine sia tremendo, rimane sullo sfondo e diviene il pretesto per snocciolare una sequela di banalità sugli sviluppi sociali della catastrofe, proponendo, in maniera assai più fiacca, vicende e situazioni già viste ne "Il vampiro del mare".
La mancanza di un protagonista (o meglio l'alternanza tra i due diversi protagonisti, uno dei quali sparisce ad un certo punto), inoltre, rende la trama abbastanza evanescente (personalmente mi ha dato l'impressione di trascuratezza) e contribuisce a rendere il messaggio dell'autore assai meno efficace di quanto avrebbe dovuto essere.
Merita la sufficienza esclusivamente per il buon ritmo e perchè il finale, incredibilmente beffardo ed amaro, conferisce finalmente alla storia quella nota di originalità che gli mancava.


Ed a breve seguirà la recensione dell'ultimo romanzo de "Il mondo del fiume" che è ancora nella mia testa ed attende di uscire.
Nel frattempo mi sto gustando "Livello 7", sinora assai poco fantascientifico ma molto godibile.  
« Ultima modifica: 24 Novembre 2013, 16:30:05 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #115 data: 30 Novembre 2013, 09:55:21 »
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Lettura "diesel"

A volte capita che la lettura di un libro sia fatta un po' controvoglia: soprattutto nell'ultimo anno trascorso troppo spesso mi sono "autoimposto" delle letture per approfondire la conoscenza di autori "importanti" e poter calibrare meglio il mio metro di giudizio; certe volte è andata benissimo (vedi "i canti di Hyperion" o "Solo il mimo canta al limitare del bosco"), altre volte un po' meno (come per "Guerra eterna", "Gli immortali" o "La notte che bruciammo Chrome").
Nel caso del ciclo del fiume di Philip José Farmer, l'entusiasmo è andato un po' scemando durante la lettura principalmente per la mole dei singoli libri (ogni volta che un libro supera le 200 pagine mi vengono le bolle, ma è un mio limite) e poi perchè i singoli episodi mi sembravano tirati un po' troppo per le lunghe.
La pausa estiva di libri "leggeri" mi ha giovato moltissimo e così, con lo stato d'animo di chi si accinge ad affrontare l'ultimo tratto della sua impresa mi sono messo a leggere "Gli dei del fiume", con scarso entusiasmo ma con mente aperta. Questo il risultato.



Ho incominciato questo libro con scarso entusiasmo, con l'unico obiettivo di vedere come Farmer sarebbe riuscito a concludere una saga tanto intricata.
La lettura è iniziata in salita: sconfortato dalle 350 pagine dichiarate del mio eReader, mi sono accinto all'impresa riproponendomi di leggerlo a tappe forzate, accompagnandolo magari con una antologia di racconti e le prime pagine sono riuscite a provocarmi solo noia e sbadigli.
Poi però quando l'azione si è fatta un po' meno serrata ed i personaggi hanno smesso di compiere le loro peripezie, è finalmente venuto fuori il genio dell'autore, la sua capacità di descrivere e spiegare concetti complessi con semplicità ed ironia, il suo saper fare filosofia con il sorriso sulle labbra ed il libro è riuscito finalmente a conquistarmi.
Il mondo del fiume alla fine rimane un punto di transito verso la trascendenza ultraterrena ed il mistero che essa nasconde, nè più nè meno di quello che era la vita terrena, una tappa intermedia cioè, la quale, nonostante tutta la conoscenza e la sapienza degli Etici, è lontana dalla comprensione del mistero della vita almeno quanto lo è stata l'esistenza sulla Terra.
Tutto sommato lo definirei un libro più che buono che completa un ciclo che non ha uguali nella fantascienza, con qualche episodio e qualche personaggio di troppo, ma che alla fine riesce a conquistare anche i più scettici.
Come me


In serata proverò a buttar giù la recensione dell'ultima lettura terminata proprio ieri e cioè "Livello 7" di Mordecai Roshwald; intanto mi becco "Resurrezione" di Jerry Sohl dal mio ereader e mi preparo a leggerlo.
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Re:I libri di Maxpullo
« Rispondi #116 data: 30 Novembre 2013, 19:55:45 »
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Forse sei un tipo da racconti brevi, antologie.
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« Rispondi #117 data: 30 Novembre 2013, 22:40:41 »
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Citazione da: MILES VORKOSIGAN il 30 Novembre 2013, 19:55:45

Forse sei un tipo da racconti brevi, antologie.



Forse, ma in realtà sono personalmente convinto che, a meno di eccezioni tipo "Il signore degli anelli", "Cent'anni di solitudine" o "I canti di Hyperion", non esista alcuna storia che non possa esser raccontata in meno di 200 pagine: se questo limite viene superato in genere ho l'impressione che non valesse la pena farlo...
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« Rispondi #118 data: 05 Dicembre 2013, 23:07:07 »
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Le parole che nessuno leggerà

I romanzi che usano l'espediente del diario o del manoscritto ritrovato per la narrazione hanno sempre una marcia in più: il coinvolgimento del lettore e la sua immedesimazione nel protagonista sono assai più spontanei ed immediati e l'autore, se ha una storia buona ed interessante da raccontare, viaggia veramente sul velluto.
Mi vengono in mente capolavori come "La collina di Hawotack" o "Fiori per Algernon", ma la lista potrebbe essere assai più estesa ed a questo elenco non sfugge il notevole "Livello 7" di Mordecai Roshwald, che, nonostante quella che a mio parere è una colossale ingenuità, si può annoverare tra i grandi classici presentati da Urania nella sua storia.



Diciamo subito che questo libro soffre della lovecraftiana "sindrome di Dagon": l'espediente del diario risulta efficacissimo per entrare nel vivo della vicenda e per condividere il pathos e la drammaticità della situazione del protagonista, eppure alla fine ci si trova legittimamente a domandarsi cosa si stia leggendo perchè, visto il finale, non ci si spiega chi o cosa abbia potuto trovare questo diario per leggerlo, raccontarlo e diffonderlo, allo stesso modo in cui si rimane spiazzati nel leggere il diario di un protagonista terrorizzato dal mostro che lo insegue e che, prima di gettarsi, si attarda a scrivere "La finestra! la finestra!".
Lovecraft passò quasi tutta la vita a difendere il suo infelice scritto da critici e detrattori ma immagino che Mordecai Roshwald sia stato molto più fortunato perchè mi pare che nessuno abbia mai osservato questa cosa.
Al di là di questa stranezza, tuttavia, il romanzo risulta validissimo anche se poco fantascientifico: angosciante come solo un incubo nucleare può esserlo e tremendo per il modo in cui ci vengono fatte vivere le paure ed i sensi di colpa del protagonista prima e l'inesorabile destino che incombe sui sopravvissuti dopo.
Per alcuni tratti il flusso di coscienza mi ha ricordato il lento scivolare nella follia del protagonista de "Il corridoio nero" di Moorcock e questo, per me, è un bel complimento.
Va dato atto, inoltre, all'autore di non citare mai espressamente le due superpotenze responsabili dell'olocausto nucleare: il suo asettico parlare di "nemici" e "neutrali" ha il merito di rendere il suo scritto praticamente sempreverde e di fargli trascendere gli abusati canoni delle storie scritte nel periodo della "guerra fredda".
L'episodio migliore è, a mio avviso, quello della coppia che decide di risalire in superficie per esplorare le rovine del mondo e riportarle ai loro compagni: il parallelo con le colombe della Bibbia è un colpo di genio davvero superbo.
Tutto sommato lo considero un capolavoro, un grande classico intramontabile che andrebbe letto almeno una volta nella vita.

E, a breve, la rubrica riprenderà con "Resurrezione" di Jerry Sohl
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« Rispondi #119 data: 09 Dicembre 2013, 23:13:15 »
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Il mistero della coscienza

"Penso, dunque sono". Cartesio individuò in questa massima l'unica certezza assoluta in possesso dell'uomo: si può dubitare di tutto, ma non della propria coscienza di se in quanto essere pensante.
Molti autori di fantascienza si sono soffermati ad analizzare il mistero dell'autocoscienza e della consapevolezza di se, primo su tutti Dick, ma il mistero è rimasto tale e l'unica certezza rimane sempre e solo quella del motto cartesiano "Cogito, ergo sum".
Jerry Sohl nel suo romanzo "Resurrezione", terminato di recente, non si perde in cogitazioni filosofiche e non specula sul mistero dell'autocoscienza: a lui basta ipotizzare che l'essenza stessa dell'uomo, la sua identità, la sua memoria, il suo "io", possano essere in qualche maniera "registrati" per sopravvivere alla morte del corpo e garantire l'immortalità ad alcuni individui; ma come per tutte le scoperte scientifiche e le loro applicazioni pratiche, anche l'idea di Sohl ha un rovescio della medaglia e su questo viene costruita tutta l'azione del romanzo.



L'incubo di perdere la propria identità e di ritrovarsi "imprigionati" nel corpo di un estraneo diventa allora una realtà tangibile in questo bel fantagiallo, basato su una ipotesi tanto affascinante quanto pericolosa e foriera di una nuova concezione di crimine: Jerry Sohl, dopo l'emozionante recente lettura de "L'anomalia", si è confermato ai miei occhi come uno scrittore davvero valido e soprattutto capace di scrivere storie ad alto grado di intrattenimento.
L'idea di base del romanzo è davvero eccellente, ben concepita anche se sviluppata in maniera sbrigativa; il ritmo è incalzante e non consente di annoiarsi; forse il finale è un po' troppo scontato e frettoloso, ma non guasta il valore del libro.
Un romanzo buono, davvero ben scritto e congegnato, da leggere tutto d'un fiato.


Forse Sohl poteva dilungarsi un po' di più sul processo di "registrazione", forse poteva dare qualche spiegazione fantascientifica del concetto di coscienza, ma ha preferito dare più enfasi all'azione ed ai risvolti etici della "resurrezione": visto il risultato direi che ha fatto bene così.

E come nuova lettura ho scelto "Cosa nostra che sei nei cieli" di Edward Wellen, altro titolo che avevo sempre "schifato" nel corso degli anni.
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