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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I Libri di Maxpullo 2010 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Libri di Maxpullo 2010  (letto 130637 volte)
ansible

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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #225 data: 29 Agosto 2010, 11:54:03 »
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E' convinzione (credo) unanime che il periodo più fertile di Zelazny sia stato quello tra il 1965 e il 1973, quando era un acclamato esponente della new wave in America. Dopo tale periodo diventò più prolifico ma altamente discontinuo nella qualità, non dimentichiamo però che tre suoi racconti brevi vinsero l'Hugo negli anni '80 e che il suo romanzo A Night in the Lonesome October conquistò una nomination al Nebula per l'anno 1994.
In tutta onestà devo dire che i romanzi ed i racconti dei suoi anni migliori mi fanno facilmente dimenticare i suoi scritti peggiori.
Un saluto da ansible
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #226 data: 31 Agosto 2010, 19:33:55 »
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Creature aliene e invasioni: il libro che lessi accanto alle belle di notte

La scelta dei libri da portare con me questa estate è stata condotta su base essenzialmente istintiva: a parte i due romanzi conclusivi della saga di Resident Evil che volevo terminare prima dell'autunno per aver tempo poi di preparare una scheda dedicata alla serie, ho cercato soprattutto titoli che colpissero la mia fantasia o che evocassero in me magari il ricordo di letture passate e poi dimenticate.
Tra tutti i libri scelti, tuttavia, ce n'è uno in particolare che si è imposto perchè è stato in grado di suscitare in me una vividissima immagine mentale: tenendolo tra le mani mi sono, infatti, immaginato come sarebbe stato leggerlo sul terrazzo della casa al mare negli afosi pomeriggi di Agosto, proprio accanto al vaso dove ho piantato le mie "belle di notte" bianche e gialle e di cui vado particolarmente orgoglioso pur sapendo che si tratta di una pianta parassita e che non necessita di attenzioni particolari per stare bene.
Ed è per questo che tra i tantissimi volumi che mi hanno tenuto compagnia questa estate, ho portato con me anche il romanzo "Chi è intelligente?" di Joseph Green, Urania 655, proprio per leggerlo accanto alle mie belle di notte in un pomeriggio d'Agosto, l'unico momento della giornata in cui quella parte di terrazzo risulta in ombra. Di seguito il commento inserito "a caldo".

   Più che un romanzo questo libro sembra piuttosto una raccolta di racconti che hanno come filo conduttore le gesta di un membro del corpo dei Filosofi Ambientali, ente galattico preposto alla tutela delle intelligenze aliene nei confronti dell'imperialismo terrestre.
Iniziamo subito a dire che la prima parte di questo libro è, per intensità, originalità e spunti, una delle cose migliori proposte da Urania nel corso della sua storia: le avventure del "Protettore" Odegaard (così sono scherzosamente definiti gli appartenenti al corpo dei F.A.) ci portano a visitare mondi lontani e ad ammirare forme di vita aliene che, anche se affette da un certo "terracentrismo", non sono prive di un loro fascino.
Le intelligenze aliene con cui si confronta Odegaard, infatti, pur racchiuse in corpi un po' troppo simili a quelli di specie terrestri, non sono prive di una loro originalità che si manifesta nei modi più disparati.
Ad accrescere il fascino del romanzo poi ci sono le intelligenti considerazioni di carattere etico e politico che l'autore fa a margine delle diverse avventure: il corpo dei F.A., infatti, a causa della sua stessa missione di protezione delle intelligenze extraterrestri, va contro gli interessi colonialistici della madre patria ed è osteggiato dal gruppo politico conservatore dei Neo-Romani che, assai probabilmente, trae il suo nome dalla storia del popolo più imperialistico che sia mai apparso sulla faccia della Terra.
Ma se la prima parte del libro vola via rapidamente, divertendo, la seconda è caratterizzata da un inopportuno cambio di registro che fa scendere di molto la valutazione: la lotta politica, infatti, finisce per prendere il sopravvento sugli aspetti avventurosi ed il protagonista, promosso per meriti a coordinatore del gruppo dei F.A. si troverà coinvolto in trame, agguati ed attentati che alla lunga rendono la lettura noiosa ed il libro poco credibile.

L'ultima avventura di Odegaard, ambientata sulla Terra e funestata dalla presenza di un poco credibile Yeti segnerà la fine di una sofferenza di oltre trenta pagine di noia ad oltranza.
Un vero peccato perchè se la storia si fosse mantenuta sui livelli della prima parte questo sarebbe stato proprio un capolavoro, così invece è soltanto un buon libro, interessante fino ad un certo punto e ricco di spunti di riflessione non banali.
Da segnalare, inoltre, che molti "cambi di scena" tra un'avventura e l'altra, soprattutto nella prima parte, appaiono repentini e poco curati, segno probabilmente che l'opera originale ha subito diversi tagli.

Ora che il ricordo della lettura coincide con l'immagine che ho avuto quando ho preso il libro in mano prima di partire, sento che è proprio così che doveva essere, ma non riesco a spiegarmi il perchè. Posso provare ad ipotizzare che il libro, letto tanti anni fa e poi dimenticato, avesse lasciato in me l'immagine della pianta intelligente con cui Odeggard è chiamato a confrontarsi in una sua avventura e che questa immagine si sia sovrapposta a quella delle belle di notte nel vaso che rinasce ogni estate, ma mi rendo conto che è una ipotesi tirata per i capelli.
In ogni caso, quale che sia la spiegazione di questo curioso "Deja-vu" al contrario, non posso, tuttavia, dirmene dispiaciuto, perchè mi ha spinto a leggere un libro che, pur tra mille difetti, vale la pena leggere e che consiglio quindi senza riserve.
« Ultima modifica: 31 Agosto 2010, 19:35:49 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #227 data: 02 Settembre 2010, 12:06:17 »
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Come promesso ho modificato il titolo della scheda su "Strada senza fine".
Ora è un po' meno offensivo nei confronti di Zelazny anche se l'orrore per la nefandezza del suo scritto è rimasta immutata...
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #228 data: 02 Settembre 2010, 14:27:38 »
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Il vento e il silenzio - prima parte

In questi ultimi scampoli di estate il tempo ha lasciato un po' a desiderare: lo scorso weekend si è alzato, infatti, un forte vento che ha spazzato via gli ultimi residui di vita della stagione, che ha allontanato delusi gli ultimi bagnanti dalla spiaggia e che si è calmato solo nella giornata di ieri, lasciando il posto ad un desolante silenzio di cui Torvaianica (la località balneare dove ho trascorso le vacanze) si è ammantata, apprestandosi anzitempo ad assumere la sua veste più propriamente "invernale".
Ma il vento ed successivo silenzio dei primi giorni di Settembre mi suggeriscono il titolo ed il senso di questa nuova scheda che vedrà protagonisti gli ultimi due libri letti questi giorni: due capolavori che hanno lasciato la loro impronta sulla stagione, forse i migliori che potessi desiderare per concludere questo esaltante periodo di lettura.
Partiamo dal vento. Cieco, inarrestabile, impersonale e rabbioso con le sue raffiche cariche di aria fredda e di salsedine, foriero di turbamento e grandi cambiamenti, ma anche di incertezza, ha accompagnato (neanche a farlo apposta) la lettura del bellissimo fantathriller "Un vento freddo da Orione", di Scott Asnin, Urania 928, di cui riporto il recentissimo commento.

    Il ritmo dello sviluppo di questo romanzo può essere descritto come quello di un lavandino che si svuota: inizialmente la storia procede con molta calma e si ha l'impressione che non stia succedendo nulla, poi, via via che ci si avvicina al finale l'azione si fa più serrata e convulsa.
Già dalle prime pagine si capisce di aver pescato il giusto volume dalla libreria: i misteriosi accenni alla Piattaforma Orione ed al suo tremendo contenuto, le interessantissime descrizioni del cosidetto "effetto GODS" responsabile del decadimento orbitale dei satelliti, ma soprattutto l'entrata in scena dei protagonisti, con diversi gradi di consapevolezza dell'imminente catastrofe, creano la giusta dose di suspense per invogliare al resto della lettura e gettano le premesse per un avvincente romanzo.
Nella parte centrale qualche lungaggine poteva senza dubbio essere evitata, come già detto, per lunghi tratti, si ha l'impressione che la storia non voglia decidersi a procedere e la smania di sapere quale può essere il giusto finale per un romanzo di questo tipo stride con la volontà dell'autore di raccontare tutto, ma proprio tutto degli esperimenti con il laser, della storia della Piattaforma Orione, della incredibile sequenza di errori che hanno generato la micidiale minaccia per la sopravvivenza dell'umanità e della minacciosa "guerra fredda" che fa da sfondo alla vicenda.
Non mancano alcune digressioni con tanto di escursione al di là della "cortina di ferro", spesse volte addirittura nel Politburo stesso, cuore del comunismo sovietico, per assistere alla rappresentazione del teatrino bellico Russo/Americano che nel periodo di pubblicazione del romanzo doveva aver raggiunto il sua massimo splendore: il merito dell'autore, tuttavia, è quello di rappresentare equanimamente la stupidità di entrambi gli schieramenti, discostandosi sensibilmente da gran parte della produzione occidentale dello stesso periodo.

Ma nonostante il "freno" imposto dall'autore (quasi certamente per aumentare la tensione), la vicenda ad un certo punto inizia ad accelerare ed i preparativi per le due missioni in puro "stile Armageddon" giungono alla loro inevitabile conclusione e gli uomini finalmente partono per affrontare il "nemico": la missione civile "Shuttle" ha il compito di allontanare Orione della sua rotta di decadimento, mentre la missione militare "SCEPTER" ha invece l'apparente compito di distruggere con il laser la piattaforma ed il suo contenuto qualora la prima missione fallisca e cela, nelle sue stesse premesse, le basi per il rinnovarsi della guerra fredda. Rivelare ora l'esito delle due operazioni sarebbe una cosa criminale, perchè significherebbe distruggere tutta la perfezione e la drammaticità del finale che rappresentano oltre l'80% del fascino di questo capolavoro. Non lo faccio. Però vi consiglio di leggere questo libro prima possibile.

E quando il vento distruttivo finalmente si placa, arriva il silenzio...

(... continua ...)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #229 data: 02 Settembre 2010, 15:46:42 »
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Citazione da: maxpullo il 02 Settembre 2010, 14:27:38

Nella parte centrale qualche lungaggine poteva senza dubbio essere evitata


PURTROPPO il traduttore non ha tagliato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #230 data: 02 Settembre 2010, 16:27:08 »
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Citazione da: dhr il 02 Settembre 2010, 15:46:42


Citazione da: maxpullo il 02 Settembre 2010, 14:27:38

Nella parte centrale qualche lungaggine poteva senza dubbio essere evitata


PURTROPPO il traduttore non ha tagliato


La stessa cosa che ho pensato anche io, ma ho evitato di dirlo sennò il mio livello di eresia sarebbe arrivato a livelli insostenibili... Darkyo, bibliotecario e attiliosfunel avrebbero preparato una pira in quattro e quattr'otto e poi ... via tutto il mio thread!


Però è strano che in piena "epoca F&L" Urania abbia tirato fuori un volume di oltre 200 pagine, non trovate?
« Ultima modifica: 02 Settembre 2010, 16:27:51 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #231 data: 02 Settembre 2010, 20:48:25 »
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Citazione da: dhr il 02 Settembre 2010, 15:46:42


PURTROPPO il traduttore non ha tagliato


Uffa !!
sti traduttori che fanno e disfanno a piacimento e si permettano pure di commentare...
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #232 data: 03 Settembre 2010, 19:44:47 »
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" Un vento freddo da Orione" mi manca     
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #233 data: 04 Settembre 2010, 09:57:09 »
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Il vento e il silenzio - seconda parte

Il silenzio a volte può essere assordante e l'assenza di suoni può apparire come il preludio a qualcosa di grandioso, un po' come la quiete prima della tempesta o il silenzio dell'assemblea quando si accinge a parlare il suo rappresentante più illustre.
E nel momento in cui, qualche giorno fa, ho preso in mano "Ubik, mio signore", di Philip Kindred Dick, Galassia 175, Torvaianica ha fatto silenzio, quasi fosse in attesa del "botto forte", sospesa nell'attimo che precede una cosa importante.

    "Ubik" è un libro davvero strano che concilia con sapiente maestria la straniante atmosfera onirica delle allucinazioni con originali e inquietanti riflessioni sul senso stesso della parola "realtà".
In un futuro in cui i poteri psichici sono universalmente accettati ed in cui lo spionaggio industriale si avvale di telepati e precog, Glen Runciter ha fondato una industria che offre un servizio molto speciale: la protezione da questi poteri. Per poter adempiere il suo progetto di business Runciter ricerca ed assume individui dotati di poteri anti-psi, persone cioè dotate di assorbire ed annullare i poteri paranormali di telepati, precog e telecinetici.
Ma la missione "difensiva" che vede Runciter ingaggiato assieme ad undici dei suoi uomini migliori per contrastare una consistente minaccia psichica che grava su un suo cliente si rivela in realtà una astuta trappola, nonchè il pretesto per dare il via alla vera trama del libro.
L'esperienza di simil-vita vissuta da Runciter e dai suoi uomini, tra i quali spicca il protagonista Joe Chip, somiglia moltissimo a quella dell'altro romanzo di Dick "L'occhio nel cielo", ma, evidentemente, questo "Ubik" non ha subito i tagli che furono invece riservati al romanzo apparso su Urania e così, fortunatamente, non ne condivide la triste sorte risultando un romanzo tanto inquietante ed affascinante, quanto l'altro era strampalato ed inconcludente.
La vera essenza di questo libro è da ricercarsi non tanto nella storia in se, che pure risulta meravigliosamente ben costruita, quanto piuttosto nel messaggio che scaturisce dalle sue pagine e che mette irrevocabilmente in discussione l'essenza stessa della realtà e della vita.
Le avventure di Joe Chip e degli altri anti-psi, gli allucinanti colpi di scena e rovesciamenti di cui sono, loro malgrado, protagonisti, l'ambigua valenza attribuibile ai concetti di vita, morte e rinascita che accompagnano tutte le loro esperienze finiscono inequivocabilmente per disegnare una la sconcertante sequenza di "scatole cinesi" con cui i diversi piani di esistenza sembrano racchiudersi a vicenda e tutto questo finisce altrettanto inequivocabilmente per minare alla base il nostro stesso concetto di esistenza e di identità.

Il libro non solo pare interrogarsi sul concetto di esistenza dopo la morte, attraverso l'esperienza della simil-vita che mantiene attiva l'elettricità cerebrale delle persone in fin di vita, ma addirittura sul concetto di vita stessa: più che credere ad una esistenza dopo la morte, sembra suggerirci Dick, dovremmo forse addirittura chiederci se non siamo già morti, perchè le nostre esperienze cognitive e la nostra percezione della realtà circostante non possono affatto rivelarci nè in quale piano di esistenza stiamo vivendo e nè se ne esistono degli altri.
Oltre all'infelice paragone con il già citato "L'occhio nel cielo", ho trovato in questo romanzo molti dei concetti sostanzialmente espressi nei film "Il trediciesimo piano" e "Matrix", mentre è quasi impossibile non notare una certa influenza di questo romanzo sull'inquietante "Cherudek", capolavoro assoluto di Valerio Evangelisti che, a mio avviso, deve molto al presente libro.
In sostanza un libro eccellente, che pone diversi spunti di riflessione ed interrogativi che vanno al di là della sua stessa trama e che rappresenta per questo una tappa obbligatoria e fondamentale per ogni lettore di fantascienza.
Un libro da leggere in silenzio.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #234 data: 09 Settembre 2010, 14:21:00 »
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Viaggiare nello spazio e nel tempo: i due libri "gemellati"

Uno dei più grandi motivi di fascino della fantascienza è quello di riuscire ad immaginare cose straordinarie, spesso precorrendo i tempi e proponendo temi ed argomenti che non si può escludere possano divenire realtà ed attualità in un futuro non molto lontano. In questa scheda mi propongo di presentarvi due romanzi che hanno il merito di trattare in modo straordinario e fantascientifico l'interessante argomento del "trasporto" di cose e persone attraverso lo spazio ed il tempo, due romanzi, inoltre, accumunati anche da un piccolo, simpatico particolare, che svelerò solo in chiusura della scheda stessa.
Un concetto fondamentale da chiarire subito è il fatto che il trasporto "istantaneo" da un punto all'altro del nostro pianeta o addirittura "altrove" diviene fattibilissimo, in barba a tutte le leggi della relatività, se iniziamo a ragionare in termini di "iperspazio" e di dimensioni successive alle tre che conosciamo. Quanto affermato si può illustrare e dimostrare facilmente con un esempio: immaginiamo, cioè, un mondo bi-dimensionale, come ad esempio un foglio di carta poggiato su un piano. Per poter spostare qualcosa da un punto A del foglio ad un punto B sempre su di esso, in condizioni "normali", occorrerebbe percorrere per intero la distanza tra A e B, operazione questa che richiede uno spostamento soggetto alle leggi della relatività e che quindi avverrebbe sempre e comunque ad una velocità inferiore a quella della luce e quindi in un tempo finito che non potrà mai essere zero. Se però immaginiamo che questo foglio a due dimensioni possa essere "curvato" nello spazio circostante, facendo in modo che i punti A e B vengano a coincidere, diviene allora possibile passare da un punto all'altro in modo istantaneo ed il limite teorico della velocità della luce viene facilmente aggirato.
Estendendo il concetto alle tre dimensioni ed immaginando di riuscire a "curvare" lo spazio nell'iperspazio, il viaggio istantaneo diviene quindi teoricamente possibile.

   E' questo appunto l'argomento del primo dei due romanzi presentati e cioè "Tutti i colori del buio" di Lloyd Biggle Jr, Urania 684, di cui riporto il commento.

L'inizio di questo romanzo è di quelli che non si dimenticano e la bravura dell'autore di riuscire a concludere ogni paragrafo con un colpo di scena o una frase ad effetto fa si che fino a pagina 68 sia quasi impossibile riuscire a smettere la lettura tanto è interessante ed avvincente; poi però, purtroppo, la rivelazione del mistero che si cela dietro la vicenda dei viaggiatori scomparsi e la conclusione dell'indagine sugli stranissimi sabotaggi ai danni dei trasmettitori, mi ha un tantino deluso e l'entusiasmo iniziale si è via via raffreddato sino alla conclusione che ho trovato terribilmente deludente e scontata.
E' un vero peccato, a mio avviso, che l'autore non si sia soffermato di più sull'ottimo spunto dell'oscurità e dei suoi colori: sono convinto che se lo avesse fatto e se avesse sviluppato in misura maggiore l'interessante confronto tra umani ed alieni, tra le diverse "sfumature della loro oscurità", il giudizio complessivo del romanzo sarebbe stato ben diverso.
Così com'è il romanzo rimane solo un fantapoliziesco, brillante e dinamico quanto si vuole ma che non riesce a rispettare sino in fondo le eccellenti premesse iniziali.
Peccato perchè poteva essere un vero capolavoro.

Ma se riusciamo, con qualche artificio, ad immaginare una teoria che spiani la strada alla possibilità dei viaggi istantanei e del teletrasporto, risulta ben più difficile, invece, riuscire ad immaginare qualcosa che renda possibili i viaggi nel più misterioso e indecifrabile degli elementi: il tempo.
La vera difficoltà, a mio avviso, sta nel riuscire a comprendere se il tempo esista veramente ed abbia cioè una sua propria realtà fisica oppure se esso sia piuttosto solo una nostra "astrazione", un artificio mentale per riuscire a spiegare ed a descrivere il modo in cui il nostro cervello percepisce la connessione tra i singoli eventi cui assistiamo, definendo una loro successione cronologica.
E, sebbene la fantascienza, sin dai suoi albori, si sia cimentata con l'argomento "viaggi nel tempo", è quasi impossibile riuscire a trovare una qualunque ipotesi su come questo possa divenire possibile.

   A questa regola non sfugge, purtroppo, nemmeno il secondo romanzo che conclude questa scheda: il libro "Sparate a vista su John Androki", di Jeff Sutton, Urania 542.

Davvero un bel romanzo questo di Jeff Sutton, un libro che riesce a conciliare le emozioni e l'azione del fantathriller, con il linguaggio e le situazioni proprie della fantascienza più "speculativa" e "scientifica".
Paradossalmente la bravura dell'autore sta forse proprio nel non soffermarsi eccessivamente sugli aspetti scientifici delle trasformazioni di "Bornji" che renderebbero possibile il viaggio nel tempo, quanto piuttosto nel loro sfruttamento per costruire una storia al contempo avvincente, solida e plausibile.
Sin dalle prime pagine si è rapiti nei meandri di una trama che, pur avendo il difetto di esser forse un po' prevedibile, ha il pregio di affascinare per la sua perfezione e per il suo chiudersi su se stessa in modo quasi "circolare" con il finale della storia che riprende magistralmente e chiude l'episodio di apertura del libro.
Il mistero dell'esistenza di John Androki e della sua sconcertante scomparsa, sebbene facilmente intuibili da parte dei lettori di fantascienza più smaliziati, vengono sciolti solo nelle ultimissime pagine, lasciando la sensazione di aver letto un capolavoro.
Molto molto buono

Due classici libri di fantascienza che affrontano con prospettiva fantastica l'argomento "viaggi", nell'iperspazio quello di Lloyd Biggle Jr, nel tempo quello di Sutton. Due libri, inoltre, accumunati anche da una forte sensazione di "poliziesco" e di fanta-giallo che li rende gradevolmente dinamici.
Due libri, infine, che considero da sempre tra di loro "gemellati" per la presenza in copertina di un particolare ben riconoscibile e che me li ha fatti sempre idealmente accostare l'uno all'altro anche prima di averli letti: quella graziosa ragazza girata di spalle, mirabilmente ritratta da Thole in abito blu mentre si accinge a varcare il portale che si affaccia sull'iperspazio, ed in abitino bianco mentre segue da vicino John Androki.
« Ultima modifica: 09 Settembre 2010, 14:28:48 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #235 data: 09 Settembre 2010, 15:39:19 »
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Citazione da: maxpullo il 09 Settembre 2010, 14:21:00

Un concetto fondamentale da chiarire subito è il fatto che il trasporto "istantaneo" da un punto all'altro del nostro pianeta o addirittura "altrove" diviene fattibilissimo


Dici? fammi un po'
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« Rispondi #236 data: 09 Settembre 2010, 15:43:22 »
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provare... ehi è vero!!
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« Rispondi #237 data: 10 Settembre 2010, 09:02:37 »
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Citazione da: dhr il 09 Settembre 2010, 15:39:19


Citazione da: maxpullo il 09 Settembre 2010, 14:21:00

Un concetto fondamentale da chiarire subito è il fatto che il trasporto "istantaneo" da un punto all'altro del nostro pianeta o addirittura "altrove" diviene fattibilissimo


Dici? fammi un po'




Citazione da: dhr il 09 Settembre 2010, 15:43:22

provare... ehi è vero!!



Tanto istantaneo non direi: ci sono 4 minuti buoni tra un post e l'altro... anche considerando i ritardi della rete devi rivedere qualcosa... e poi ti è andata bene: ti consiglio di leggerti il libro prima di fare altri tentativi sennò corri rischi inutili...

PS
E se invece vuoi viaggiare nel tempo non c'è niente di meglio di una sana robusta emicrania, come ben spiega Bob Shaw nel suo stupendo "Cronomoto"... la cosa bella poi è che quando sei stufo di viaggiare, per tornare indietro bastano una/due compresse di Moment dopo i pasti
« Ultima modifica: 10 Settembre 2010, 09:05:32 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #238 data: 10 Settembre 2010, 09:43:38 »
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Citazione da: maxpullo il 10 Settembre 2010, 09:02:37

Tanto istantaneo non direi: ci sono 4 minuti buoni tra un post e l'altro...


è uscito il ########## Errore 500 tra un post e l'altro!

anche questo incidente comunque è molto istruttivo: come il mega-esperimento del CERN per scoprire la verità ultima sulla costituzione dell'universo... e poi la macchina gli si inceppa come un qualsiasi ascensore di un qualsiasi condominio fatiscente.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #239 data: 10 Settembre 2010, 13:22:40 »
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Citazione da: dhr il 10 Settembre 2010, 09:43:38


è uscito il ########## Errore 500 tra un post e l'altro!





Non era un errore 500... erano gli alieni che...

Non posso dirlo sennò è spoiler, posso solo dire che sei stato fortunato ad essere riuscito a tornare
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