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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I Libri di Maxpullo 2010 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Libri di Maxpullo 2010  (letto 129621 volte)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #210 data: 21 Agosto 2010, 09:23:17 »
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John Grimes, singolare eroe galattico - prima parte

Ci sono autori che sui loro personaggi hanno costruito la propria fama e, volontariamente o involontariamente, sono finiti per rimanere indissolubilmente legati alla fortuna dell'eroe nato dalla loro fantasia. E' difficile, infatti, pensare a Conan Doyle senza che la mente corra subito a Sherlock Holmes, come è difficile non avere una associazione mentale spontanea tra Valerio Evangelisti e Nicholas Eymerich.
Alle volte l'autore prova a liberarsi del suo personaggio, ma non sempre l'operazione riesce: Conan Doyle, nel suo racconto "Il problema finale" fa precipitare Holmes in un baratro dopo una strenua lotta con il suo mortale nemico il dottor Moriarty, mentre Valerio Evangelisti sceglie di eliminare Eymerich già alla sua seconda avventura nel romanzo "Le catene di Eymerich"; ma in entrambi i casi il tentativo fallisce e, come se il personaggio fosse dotato di vita propria, sia Holmes che Eymerich sopravvivono rocambolescamente alla sorte scelta per loro dall'autore, ricomparendo più in forma che mai in avventure successive.
Il sentimento di amore/odio per un personaggio che spinge un autore prima ad eliminarlo e poi a salvarlo (magari sotto la spinta dei lettori infuriati come nel caso di Conan Doyle), affonda probabilmente le sue radici nel fatto di non riuscire ad accettare che la propria fama venga offuscata da quella della propria creatura, oppure, assai più semplicemente, si spiega con la necessità di non dedicare la propria carriera di scrittore ad un unico protagonista.
E se Doyle non riuscì mai a svincolarsi dal suo ingombrante, titanico, personaggio, Evangelisti sembrerebbe esserci riuscito perchè, nonostante la resurrezione dell'inquisitore, il ciclo di Eymerich risulta ormai fermo da tempo e non si hanno (purtroppo) notizie di progetti futuri.
A volte però l'amore/odio di un autore verso il suo personaggio può fare strani scherzi: può infatti accadere che un autore anzichè decidere di eliminare il suo beniamino, immagini per lui una carriera piena di alti e bassi, che alterni momenti di eroismo ad avventure piuttosto degradanti. E se l'autore poi mette mano alle storie del suo personaggio in momenti molto diversi della sua carriera di scrittore, può accadere che l'evoluzione del personaggio non coincida affatto con quella del ciclo e che le storie della sua "decadenza" precedano storicamente quelle del suo "fulgore" e della sua "maturità". Se a questo aggiungiamo il fatto che non sempre gli editori italiani sono stati pronti a presentare le storie con le dovute cautele o con la giusta introduzione e, peggio, hanno mancato di pubblicarne parecchie, allora è davvero facile rimanere "spiazzati" da un ciclo come quello che Arthur Bertram Chandler, ha dedicato al suo personaggio John Grimes.
Il ciclo di John Grimes è inquadrato in quel meraviglioso affresco di spazio galattico al cui bordo esterno troviamo i mondi della "Frontiera": mondi spesso inesplorati, al di fuori della civiltà e delle leggi galattiche, su cui è talvolta possibile rinvenire le vestigia di alcune "colonie perdute", insediamenti umani, cioè, nati a seguito di naufragi della prima era spaziale, in cui le navi, equipaggiate da strumenti inadeguati, finivano per smarrire la rotta e non ritrovavano più la via del ritorno.
Ma la Frontiera immaginata da Chandler è più che una serie di mondi tutti da scoprire, le cui rotte sono spesso battute da veri e propri pirati spaziali. Essa, infatti, sembra rappresentare piuttosto l'archetipo di tutte le frontiere che l'uomo si è trovato davanti nel corso della sua esistenza: dai confini della propria tribù a quelli della propria città, dalle colonne d'Ercole al mistero dell'oceano inesplorato, dallo spazio aperto sino ai all'estremo limite della galassia, la Frontiera di Chandler incarna una vera e propria sfida nei confronti dell'uomo coraggioso, uno stimolo, cioè, a spingersi un po' più in là per vedere "cosa c'è dopo".
Ed è proprio questo lo spirito che incarnano le prime storie del ciclo di Grimes, storie avventurose in cui non è difficile trovarsi addirittura di fronte a quel "principio creatore" che all'estremo limite della galassia è ancora all'opera nella sua lotta contro il caos e che, probabilmente, è il principale responsabile dei non meglio identificabili fenomeni noti come "i fantasmi della Frontiera".
Poi purtroppo Chandler, giunto forse lui stesso a fine carriera, smise di sognare e così le ultime storie di Grimes, spesso corrispondenti a momenti intermedi all'interno del ciclo, appaiono piatte e vuote e quello che prima era avventura, diventa noia, mentre quello che prima era divertente e piccante finisce per diventare stucchevole e ripetitivo.
Una sorta di "velato maschilismo" permea un po' tutte le storie del ciclo senza tuttavia farsi mai davvero fastidioso, mentre i dialoghi frizzanti e le trovate, spesso geniali, sono il vero punto di forza di tutte le storie di un ciclo in cui è facile smarrirsi proprio perchè i capitoli sono stati scritti in anni diversi e molti raccordi risultano mancanti.
In questa scheda, suddivisa in più parti per motivi di spazio, voglio provare a "tirare le fila" di uno cicli più "sfortunati" della fantascienza ed a provare a ricostruire la carriera di uno dei personaggi a mio avviso meglio riusciti di questo genere, tentando di aiutare quelli che un giorno, prendendo in mano gli Urania di Chandler dedicati a John Grimes, vogliano capire cosa stanno per leggere ed in che modo l'avventura è inquadrata nel ciclo stesso.
« Ultima modifica: 21 Agosto 2010, 14:23:09 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #211 data: 21 Agosto 2010, 15:11:21 »
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John Grimes, singolare eroe galattico - seconda parte

Le avventure di John Grimes possono essere suddivise in tre filoni di romanzi. Una prima serie di storie riguardano la sua brillante carriera nel Servizio di Sicurezza delle Federazione, un corpo che si prefigge lo sfidante scopo di mantenere l'ordine e la legalità nella vasta galassia, nonchè di curare gli interessi commerciali ed economici dei pianeti della Federazione, difendendo le navi dai pirati spaziali. Giunto al grado di Comandante, tuttavia, Grimes è costretto dalle circostanze a rassegnare le dimissioni dal Servizio di Sicurezza, dando vita ad una seconda serie di storie che ci raccontano un Grimes, diverso, meno idealista e molto soggetto a "situazioni imbarazzanti", ma sempre e comunque all'altezza della situazione.
Al termine di questa Fase, Grimes diventrà cittadino della Confederazione dei mondi della Frontiera, dando vita alla terza serie di romanzi che riguarderanno la sua carriera e le sue avventure in veste di comandante della flotta della Confederazione. Va subito detto che, se la sequenza corretta dei romanzi è quella esposta, le storie più tarde sono quelle del secondo filone, quello cioè della "decadenza" di Grimes, che, come detto, tendono ad essere meno avvincenti, meno fantasiose, nonchè, a volte, più pesanti.
Nel seguito della scheda presenterò i romanzi nel loro ordine "corretto", quello cioè suggerito dalla continuità del ciclo, dando anche i riferimenti, qualora vi siano, per il reperimento delle storie mancanti e mai pubblicate in Italia.

Le avventure di Grimes, hanno inizio con il romanzo "Le vie della Frontiera" del 1967, pubblicato come Urania 499, che è anche, a mio avviso, una delle storie migliori di tutta la saga. Di seguito il commento.

   Frizzante, divertente, originale ed a tratti spassoso: il tipico romanzo che parte in sordina e che anche se non sei del tutto sicuro che sia il genere di storia che poi ti piace, finisce per appassionarti piano piano.
La caratterizzazione del protagonista è pressochè perfetta: gli stati d'animo dell'aspirante ammiraglio Grimes sono infatti tradotti sapientemente in parole, pensieri ed azioni e nulla viene lasciato al caso.
La dinamicità del racconto e l'ottimo taglio dei capitoli rendono la lettura avvincente e semplificano l'immedesimazione con il protagonista al punto che, senza quasi accorgersene, ci si trova assieme a lui sulla nave da carico Epsilon Sextans, impegnato in una missione punitiva rischiosissima per la propria carriera e per la propria incolumità all'inseguimento di sanguinari e spietati pirati.
La bravura di Chandler, in definitiva, è proprio quella di essere riuscito a trasporre in maniera perfetta (so che mi ripeto, ma è così) lo spirito ed i sentimenti dei romanzi d'avventura pirateschi in una storia di fantascienza davvero senza età che si legge con piacere oggi come quarant'anni fa.

A questo bel romanzo seguono una serie di volumi mai pubblicati in Italia, ma tutti facilmente reperibili in formato elettronico in rete e precisamente: "To Prime The Pump" del 1971, la raccolta di racconti "The Hard Way Up" del 1972, il romanzo "The Broken Cycle" del 1975 (il cui titolo beffardamente sembra ricalcare la situazione del ciclo) ed il libro "Spartan Planet", del 1969.

Il romanzo successivo "The inheritors", appare invece su Urania come "I coloni di Morrow", al numero 637 della collana e di seguito riporto il mio commento.

   Sono diversi i motivi che mi hanno reso particolarmente gradito questo libro.
Innanzitutto c'è la solita trama dinamica, frizzante, piccante e ricca d'azione che caratterizza gran parte delle storie del ciclo galattico della frontiera di Chandler e che rende questo libro una lettura particolarmente gradevole e divertente. In secondo luogo c'è la simpatica trovata scelta dall'autore di omaggiare i suoi autori preferiti, citando ripetutamente Kipling e Shakespeare e rendendo le opere fantascientifiche di Cordwainer Smith ed Herbert George Wells parte integrante della vicenda e promuovendole addirittura a materia di studio da parte dei cadetti spaziali.
C'è, infine, ma non meno importante, l'originalità del modo in cui Chandler ha saputo rielaborare il tema della civiltà indigena che viene sfruttata o che rischia la schiavitù ad opera di una civiltà più progredita.
Un libro davvero molto buono e ricco di trovate e spunti interessanti.

Questa prima fase delle avventure di Grimes, paladino della legalità, alle prese con i pirati, gli schiavisti e le "colonie perdute" si conclude, infine, con il romanzo "The Big Black Mark" del 1975, che, da quanto riusciamo a dedurre dalle storie successive pubblicate, possiamo senza dubbio immaginare ambientato sul pianeta Botany Bay con Grimes che si renderà protagonista di un immane disastro ai danni dell'astronave "Vega" e che sarà quindi costretto a dimettersi dal servizio.
Sperando di non favorire in alcun modo la "pirateria" informatica mi permetto di segnalare agli interessati che tutti i romanzi "mancanti" sopracitati sono disponibili in lingua inglese, in formato pdf sul sito "http://www.slideshare.net".

(... continua ...)
« Ultima modifica: 21 Agosto 2010, 15:12:10 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #212 data: 25 Agosto 2010, 00:39:02 »
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John Grimes, singolare eroe galattico - terza parte

Le avventure di John Grimes riprendono proprio dal pianeta di Botany Bay, dove, a seguito delle sue dimissioni dal Servizio di Sicurezza della Federazione, egli si mette in proprio, divenendo il comandante di una nave da trasporto, la "Little sister", la cui caratteristica è quella di essere interamente d'oro. La vicenda è narrata nel romanzo "The Far Traveler", del 1977, pubblicato con il titolo "Il comandante del Far Traveler", Urania 822, di cui riporto il commento.

  Nonostante la bruttissima copertina di Thole, nonostante le false informazioni sul ciclo riportate nel retrocopertina e nonostante infine si avverta un certo "disagio" nel leggere una vicenda che si inserisce dopo un serie di capitoli mai pubblicati, questo romanzo riesce a divertire talmente tanto che mi sento proprio di dargli una ottima valutazione.
In apertura di romanzo apprendiamo che la carriera del Comandante Grimes nel Servizio di Sorveglianza della Federazione è finita: ci mancano i punti di riferimento (forniti dai capitoli precedenti) per poter capire come ciò sia successo, ma possiamo intuire che la cosa sia quasi certamente collegata all'incidente che ha reso inservibile la nave "Vega" e che rende molto impopolare la figura stessa di Grimes, oggetto di astio e di scherno da parte degli abitanti del pianeta Botany Bay, teatro della prima parte della storia.
Ma se all'inizio si fa un po' di fatica ad inquadrare la vicenda, i successivi sviluppi della storia ci fanno dimenticare quasi subito la sua "decontestualizzazione", perchè il fascino dell'astronave d'oro, quello della sua bellissima bisbetica proprietaria e quello della prodigiosa intelligenza artificiale che la governa, ci rapiscono inesorabilmente e non ci consentono di interrompere la lettura prima che l'ultima avventura di Grimes, comandante "de iure" anche se non "de facto", sia terminata.
Assieme a Grimes ed alla sua improbabile compagnia si fa prima tappa su una colonia perduta dove, solo attraverso una imbarazzante quanto geniale disavventura del capitano, si riuscirà a chiarire il mistero che si cela dietro la rivoltante degenerazione degli ultimi superstiti e successivamente ci si troverà di nuovo su Morrowia, giusto in tempo per sventare un nuovo "colpo" dell'eterno nemico Drongo Kane.

Le disavventure di Grimes avranno, infine, termine nello spazio profondo, ma solo dopo aver preso contatto con uno straordinario e pericolosissimo manufatto alieno che darà alla vicenda un epilogo toccante e drammatico allo stesso tempo.
Insomma: una serie scoppiettante di disavventure, trovate esilaranti, situazioni spesso grottesche e dialoghi al fulmicontone, rendono questo libro molto più divertente e gradevole di quanto non sia nelle attese e confermano l'ottima fattura di questa saga, aumentando il rammarico per i capitoli mancanti.
A questo bel romanzo fanno seguito due storie mai pubblicate in Italia e precisamente "Star Courier" del 1977 e "To Keep the Ship" del 1978, entrambi reperibili in lingua originale sul sito SlideShare. La seconda di queste due storie, in particolare, avrebbe forse aiutato a spiegare il pessimo stato di forma fisica in cui ritroviamo il comandante Grimes nel capitolo successivo della saga, intitolato "Matilda's Stepchildren" e pubblicato come Urania 841 con il titolo "Il pianeta del piacere". Mancando la storia di raccordo possiamo solo immaginare quale sia stata la sua "brutta avventura con degli animali osceni", opportunamente citata in quarta di copertina, ma leggendo il romanzo, viene da chiedersi se sia poi davvero necessario rintracciare la storia mancante, visto che questo libro (scritto d un Chandler presumibilmente a fine carriera) è senza dubbio il peggiore del ciclo e se lo si legge per primo fa venir voglia di non approfondire affatto il resto della saga.

   Il romanzo si colloca all'interno del ciclo del comandante Grimes poco dopo "Il comandante del Far Traveler", ma, come di consueto, bisogna lamentare la mancata pubblicazione dei capitoli intermedi per cui la continuità del ciclo è assicurata esclusivamente da quei momenti nel testo in cui Grimes (o chi per lui) rievoca episodi passati, permettendoci di capire cosa stia accadendo e come si sia arrivati a quel punto della vicenda.
Ma se il romanzo, come del resto gli altri, si può leggere anche come un capitolo a se stante, questa volta la lettura è assai meno gratificante.
La fantasia, le idee e l'originalità che avevano sempre contraddistinto le storie di Chandler sin qui lette appaiono esaurite quasi del tutto: il romanzo si trascina stancamente come se non vi fosse un filo conduttore e come se l'autore, avendo creato i personaggi, avesse deciso di abbandonarli alle loro vicende, limitandosi al ruolo di "osservatore" in una storia che ricalca i clichè delle altre, "I coloni di Morrow" in primis.
Il finale con la ricomparsa dell'eterno rivale Drongo Kane e della baronessa Michelle appare forzato e l'impressione generale è un po' quella che si ha guardando quei tristissimi programmi televisivi domenicali in cui vengono presentati ospiti famosi che si siedono, sorridono, fingono allegria, ma che, in definitiva non hanno proprio nulla da dire.
Gli inutili tentativi di rendere la storia interessante aggiungendo continuamente disavventure piccanti e qua e là qualche accenno di sadismo e perversione (con alcune scene veramente "forti"), non aiutano affatto a risollevare le sorti di una storia inconcludente che non aggiunge un bel nulla all'economia del ciclo e che è l'ottimo esempio di come un autore, anche bravo e capace, possa talvolta "scivolare" se si fida troppo della "tenuta" e della "simpatia" dei suoi personaggi senza curare la trama e senza avere nuove idee.

Per me questa storia merita esclusivamente una sufficienza stiracchiata e di stima ed andrebbe letta solo per completezza.
Questo deludente capitolo, ci permette solo di immaginare il tenore delle storie successive, tutte risalenti al periodo dal 1980 al 1984, ed in cui Chandler si diverte, in fondo, a "maltrattare" la sua creatura.
In ogni caso, in questo quinquennio Chandler arricchisce il suo lunghissimo ciclo con altri quattro romanzi inediti in Italia e precisamente: "Star Loot" del 1980, "The Anarch Lords" del 1981, "The Last Amazon" del 1984 e "The Wild Ones" del 1984, tutti facilmente rintracciabili in lingua originale sul sito SlideShare.

(... continua ...)
« Ultima modifica: 25 Agosto 2010, 00:43:03 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #213 data: 25 Agosto 2010, 23:21:45 »
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John Grimes, singolare eroe galattico - quarta parte

La terza e conclusiva fase delle avventure di Grimes è stata scritta da Chandler in momenti molto diversi della sua carriera, a cavallo tra il 1964 ed il 1976: non possiamo tuttavia dire quasi nulla sulle differenze di stile dei romanzi, perchè di tutte queste storie solo una raccolta ha visto la luce in lingua italiana.
Uno dei leitmotiv più ricorrenti di questa terza parte è il fenomeno dei cosidetti "fantasmi della frontiera", affascinanti manifestazioni della forza creatrice ancora attiva al margine della galassia nota e che è spesso in grado di tradurre il pensiero degli uomini in realtà. E' proprio con una indagine su questo sconcertante fenomeno che si apre la nuova fase delle avventure di Grimes. Nella storia "Into The Alternate Universe" del 1964, mai publicata in Italia, egli viene, infatti, aggregato al seguito del comandante Sonya Ferril del Servizio di Sicurezza della Federazione in una missione il cui scopo è proprio quello di eseguire una indagine sul fenomeno dei fantasmi della frontiera. A queto romanzo fanno seguito altre due storie inedite in Italia e precisamente "Contraband From Other Space", del 1967 e "The Gateway to Never" del 1972.
Il libro successivo della saga, "The Rim Gods", pubblicato con il titolo "Nuove vie della Frontiera" in Urania 527, è il classico esempio di un bel libro che viene, tuttavia, penalizzato dalla mancanza di raccordi con le storie che lo precedono.

  Più che un romanzo questo libro è una raccolta di racconti che vedono protagonista il comandante John Grimes. Il Grimes che ci troviamo di fronte, tuttavia, è ben diverso da quello timido ed impacciato che avevamo conosciuto in "Le vie della frontiera": l'uomo che ritroviamo in queste storie, infatti, è sposato, non è più nel Servizio di Sorveglianza della Federazione ed è al servizio dei Mondi della Frontiera.
La differenza tra le due incarnazioni del protagonista si spiega con il fatto che ci sono moltissime storie mancanti tra "Le vie della frontiera" e la presente raccolta, molte delle quali addirittura inedite in Italia; ma se sorvola sull'iniziale "spiazzamento" derivante da questa lacuna e si rinuncia, in definitiva, alla continuity della serie, ci si accorgerà che, nonostante l'evoluzione del personaggio ci sia oscura, le storie sono tutte ugualmente godibilissime ed in grado di entusiasmare anche a distanza di tanti anni dalla loro stesura.
L'elemento fondamentale che va riconosciuto a Chandler è quello di esser praticamente riuscito a reinventare l'universo, popolando la galassia in cui si muove Grimes di una serie di mondi e di civiltà assolutamente realistici ed affascinanti, senza, tuttavia, nulla togliere al mistero del creato. Se pure, infatti, l'uomo si è spinto fino alla più remota frontiera galattica, convive con razze aliene ed ha colonizzato nuovi pianeti, esiste sempre un al di là inesplorato, un limite invalicabile in cui è tuttora attiva la potenza creatrice della divinità e che si manifesta, talvolta, come un magma primordiale (simile all'oceano di "Solaris") in cui i pensieri possono acquisire realtà fisica e sostanza.

Il nuovo Grimes che impariamo a conoscere in queste storie ha una esperienza ed una sicurezza del tutto nuove rispetto al personaggio che avevamo incontrato ne "Le vie della frontiera": egli si sa muovere ed orientare bene in questo universo troppo vasto per essere del tutto conosciuto e, come una sorta di Sherlock Holmes o addirittura come una sorta di Eymerich, riesce sempre a sventare trame insidiose, a smascherare nemici o ad uscire vincitore da situazioni al limite della follia, come succede ad esempio nell'ultima, magistrale, storia di questa raccolta.

Dopo questo bel libro, Grimes è ancora protagonista di altri tre libri e precisamente: "Alternate Orbits", una raccolta di racconti del 1971, "The Dark Dimensions" del 1971 e "The Way Back" del 1978, tutte inedite in lingua italiana, ma fortunatamente reperibili in inglese su SlideShare.

Detto questo rimane poco altro da aggiungere: nonostante ci siano fior di curatori e di editori italiani convintissimi che non esistano "cicli", ma solo "ottimi romanzi singoli", io rimango del parere che ciò sia vero solo fino ad un certo punto e che il ciclo di John Grimes sia una delle saghe che più di tutte hanno risentito di questa folle politica di "spezzettamento". E' vero che Chandler ha scritto complessivamente 22 libri e che ha fatto di tutto per frammentare la vicenda scrivendo i vari capitoli in epoche diverse, ma è anche vero che gli editori italiani ci hanno messo molta farina del loro sacco, pubblicando solo 5 storie di queste 22 e per di più senza fornire i necessari punti di raccordo (a volte sarebbe bastata una piccola introduzione) e senza fornire alcuna indicazione bibliografica dei romanzi "saltati" di volta in volta.
Spero che questo mio lavoro di "ricucitura" sia stato gradito e che questa mia lunga presentazione di un ciclo che ho trovato affascinante ed avventuroso possa aiutare i futuri lettori a sentirsi un po' meno "spiazzati" nel leggerne i suoi capitoli, una sorta di "guida alla lettura" da seguire per apprezzare appieno le qualità e le caratteristiche di uno dei più singolari eroi della letteratura fantascientifica.
Forse Grimes non sarà coraggioso come Adam Reith, acuto come Eymerich o ricco di risorse come il "Doctor Who", ma se è riuscito ad esplorare la galassia (ed oltre) per oltre vent'anni, riuscendo anche a farci divertire ed a vivere straordinarie avventure, direi che merita senza dubbio un ruolo di tutto rispetto nell'olimpo degli eroi della fantascienza di tutti i tempi.
« Ultima modifica: 25 Agosto 2010, 23:23:37 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #214 data: 27 Agosto 2010, 00:04:47 »
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L'Urania più brutto: andare a caccia di fetecchie. E trovarle

L'estate volge ormai quasi al termine ed ogni giorno di mare è soprattutto un giorno conquistato: tra poco queste seratine in terrazza in compagnia della luna, del PC, della rete UMTS e soprattutto delle zanzare saranno solo un ricordo che con il tempo sbiadirà. Non so se sia stato un effetto della futura paternità o se invece quest'anno io abbia avuto una mira particolarmente felice nello scegliere le mie letture, ma mi sono sorpreso io stesso nel dare tutta una serie di valutazioni positive, anche a libri che difficilmente avrei pensato di apprezzare.
Era da qualche giorno che mi dicevo: ma è possibile che non abbia "pescato" nemmeno una ciofega prima di partire? Non sarà che il mio senso critico è andato a pallino all'idea delle due bimbe in arrivo? E con questi pensieri ho voluto tentare un esperimento: memore della lettura di "Terra di mutazioni" e "Un bivio nel passato", ho ripreso in mano due libri del mio amico Roger Zelazny con la precisa intenzione di rinverdire un po' i fasti di questa scheda multipla da lungo tempo abbandonata. Potete immaginare il mio sconcerto quando, terminata la lettura de "La pista dell'orrore", mi sono ritrovato a dare una valutazione positiva: mi sono venuti i sudori freddi perchè temevo che le pargole avessero ormai del tutto obnubilato il mio già vacillante senso critico... ma poi, leggendo "Strada senza fine", Urania 842, ho capito di aver finalmente trovato quello che cercavo.
E con grande senso di liberazione, vi riporto il mio commento a caldo...

  Bella la quarta di copertina, molto interessante e coinvolgente l'incipit del romanzo perchè si è incuriositi da una trama tanto surreale al punto che ci si affretta a leggere avidamente per la voglia di capirci qualcosa. Ed è un errore.
Man mano che si procede nella lettura, infatti, si fa strada la spiacevole sensazione che l'autore ti stia prendendo per i fondelli, inserendo personaggi a caso la cui vicenda si esaurisce in una pagina e facendo riferimento a fatti che non hanno nessuna spiegazione o correlazione con quello che si sta leggendo.
Verso la fine del libro la sensazione della beffa colossale si fa certezza ed il libro, che per come è scritto avrebbe potuto interrompersi tranquillamente in qualsiasi momento, anche a metà di una frase, si chiude nella confusione più totale al punto che non è chiaro se il protagonista abbia o no ottenuto quello che voleva anche senza sapere esattamente cosa voleva. E il drago? Boh...
Impossibile poi definire il genere di appartenenza: l'affascinante concetto della "Strada senza fine" a simboleggiare l'eternità del tempo sembrerebbe ascrivere questo tomo alla fantascienza ed il fatto che qualcuno abbia scelto di pubblicarlo sembrerebbe confermarlo (nel senso che decidere di pubblicarlo è pura fantascienza), ma poi la tracimante congerie di sciocchezze e nonsense tirate fuori dall'autore per confondere le acque affossano l'immagine della strada e rendono questo volume un indecifrabile e irritante mix tra fantascienza e fantasy.

Fidatevi: non leggetelo o farete la fine del povero Karel Thole... lui, infatti, lo ha letto ed è stato male tre giorni. Ha persino provato ad avvisare i lettori di Urania con una delle copertine più brutte della sua produzione, ma io purtroppo non l'ho capito se non a pagina 90 quando ormai era troppo tardi e le fitte all'addome si erano fatte lancinanti.
E dal mio terrazzo immerso nella notte con il respiro del mare e le benedette zanzare a farmi compagnia, mando il mio ringraziamento all'autore che sinora detiene lo scettro dell'orrido e che, ancora una volta non mi ha deluso, e mi ha fatto comprendere che avevo solo pescato una "serie positiva".
Grazie Roger
« Ultima modifica: 02 Settembre 2010, 12:04:51 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #215 data: 28 Agosto 2010, 12:02:00 »
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Creature aliene e invasioni: a bocca chiusa

A volte non è facile fare la recensione di un romanzo, soprattutto se ci è piaciuto, senza involontariamente raccontare parte della trama o senza rivelare particolari che guastino poi il gusto della lettura.
Nell'accingermi a presentarvi uno dei romanzi a me più graditi di questa estate 2010 dovrò quindi prestare molta attenzione a quello che scrivo, perchè una sola parola di troppo potrebbe rovinarvi la lettura de "L'abitatore", di Kenneth Franklin Gantz, Urania 654, fantastico fanta-giallo, nonchè cult inspiegabilmente mancato.

  Questo romanzo, pur appartenendo agli albori della fantascienza, è uno dei pochi libri degli anni '50/'60 che hanno resistito benissimo al trascorrere del tempo, conservando intatto tutto il loro fascino e la loro originalità.
L'alieno, il mostro invisibile nato dalla fantasia di Kenneth F. Gantz, che regna sul pianeta e ne rappresenta il "cervello" è una delle creature più straordinarie che abbia mai visto e mi sorprende che questo romanzo non sia diventato un cult.
Lontanano parente dell'oceano senziente di Solaris e dell'entità misteriosa che governa il mondo di "Andrew il disturbatore" questo mostruoso, solitario "abitatore" ne condivide senza dubbio la vastità e la sua storia, pur non avendo la profondità filosofica del romanzo di Lem o la divertente ironia di quello di Neal Barret Jr., si legge con piacere e qualche brivido, soprattutto nelle battute iniziali.
Gantz, infatti, è bravissimo nel riuscire a creare la giusta dose di suspense e per chi legge il libro per la prima volta la scoperta dell'identità del mostro equivale ad uno straordinario colpo di scena, forse intuibile, dall'osservazione degli straordinari fenomeni di cui sono testimoni i protagonisti del libro, ma non del tutto prevedibile.
Così com'è il romanzo ha, a mio modesto avviso, due soli difetti: il primo è quello di essere ambientato sul pianeta Marte, troppo abusato nelle storie di fantascienza "vecchia maniera" per essere ancora credibile e l'altro è quello di aver semplificato all'eccesso la fase di interpretazione dei segnali provenienti dalla creatura e di aver quindi reso banale il processo di comunicazione con il mostro stesso.
Sarebbe stato sufficiente ambientare la storia su un pianeta "sconosciuto" ed aver dedicato qualche pagina in più alla decodifica dei segnali ed alla loro interpretazione per rendere il tutto assai più convincente e creare un capolavoro paragonabile a storie come "Il pianeta proibito" o "2001 Odissea nello spazio".

Il finale, pur se un po' rocambolesco e forse affrettato, è il migliore possibile e riesce a spiegare tutto, anche quello che apparentemente era inspiegabile, riusciendo a conciliare le trame del giallo con quelle di una storia di fantascienza pressochè perfetta.
Per me è un capolavoro e spero di esser riuscito a tenere la bocca sufficientemente chiusa per non rovinarvi il gusto della lettura e della sorpresa finale.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #216 data: 28 Agosto 2010, 12:06:18 »
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Citazione da: maxpullo il 28 Agosto 2010, 12:02:00

aver semplificato all'eccesso la fase di interpretazione dei segnali provenienti dalla creatura e di aver quindi reso banale il processo di comunicazione con il mostro stesso.
Sarebbe stato sufficiente ambientare la storia su un pianeta "sconosciuto" ed aver dedicato qualche pagina in più alla decodifica dei segnali ed alla loro interpretazione


Allora sfrègati le mani in solluccherosa attesa di Cauldron di McDevitt
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #217 data: 28 Agosto 2010, 14:37:38 »
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Citazione da: dhr il 28 Agosto 2010, 12:06:18


Citazione da: maxpullo il 28 Agosto 2010, 12:02:00

aver semplificato all'eccesso la fase di interpretazione dei segnali provenienti dalla creatura e di aver quindi reso banale il processo di comunicazione con il mostro stesso.
Sarebbe stato sufficiente ambientare la storia su un pianeta "sconosciuto" ed aver dedicato qualche pagina in più alla decodifica dei segnali ed alla loro interpretazione


Allora sfrègati le mani in solluccherosa attesa di Cauldron di McDevitt


Dario, credimi, vorrei tanto poter attendere quell'uscita con bramosia, ma, purtroppo, come già sanno quelli che seguono le mie recensioni, non apprezzo gli "stroncamenti" dei cicli e la politica (folle) di far leggere le cose a salti... sul ciclo di John Grimes ci sono capitato quasi per sbaglio, pensando erroneamente che fossero state pubblicate tutte le storie e ci sono rimasto male nel dover fare un lavoro di ricostruzione per capire cosa stesse succedendo di romanzo in romanzo; per McDevitt, invece, so già che questo è l'ultimo di una saga di 6 di cui è stato pubblicato solo il primo... non lo posso accettare, la mia mente si rifiuta... per cui: rabbrividiamo... brrr...



... e magari poi un pochino anche ci inca##iamo...
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #218 data: 28 Agosto 2010, 16:18:54 »
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Citazione da: maxpullo il 28 Agosto 2010, 14:37:38

Dario, credimi, vorrei tanto poter attendere quell'uscita con bramosia, ma, purtroppo, come già sanno quelli che seguono le mie recensioni, non apprezzo gli "stroncamenti" dei cicli e la politica (folle) di far leggere le cose a salti...


filologicamente hai tutte le ragioni. però Cauldron può fare storia a sé: McDevitt mi ha detto che all'inizio della saga non pensava minimamente al personaggio protagonista di Cauldron, voleva addirittura lasciare "in sospeso" l'origine delle misteriose nubi-omega, poi però gli è venuta un'idea. di fatto, è un'avventura che regge anche senza conoscere le precedenti (che cmq sono brevemente riassunte all'interno del testo). io stesso non conoscevo niente della saga, ma il romanzo - preso da solo - mi ha appassionato.
« Ultima modifica: 28 Agosto 2010, 16:20:28 di dhr » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #219 data: 28 Agosto 2010, 20:46:42 »
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Il mio sposo dice che "Strada senza fine" è uno dei più bei romazi di Urania, lo rilegge spesso.
« Ultima modifica: 28 Agosto 2010, 20:47:28 di gretana » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #220 data: 28 Agosto 2010, 21:26:39 »
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Citazione da: gretana il 28 Agosto 2010, 20:46:42

Il mio sposo dice che "Strada senza fine" è uno dei più bei romazi di Urania, lo rilegge spesso.


E' il bello di questo Thread.
Il mio divertimento  Ã¨ confrontare le impressioni di Maxpullo con le mie, trovarne le similitudini e le incongruenze  per capire le differenze dei gusti.
Se un libro che mette in questa rubrica non l'ho già letto corro a farlo
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #221 data: 29 Agosto 2010, 00:11:32 »
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Citazione da: gretana il 28 Agosto 2010, 20:46:42

Il mio sposo dice che "Strada senza fine" è uno dei più bei romazi di Urania, lo rilegge spesso.


Che dire? De gustibus... dai leggilo pure tu e sappimi dire, ma io declino ogni responsabilità...



Citazione da: bibliotecario il 28 Agosto 2010, 21:26:39


E' il bello di questo Thread.
Il mio divertimento  Ã¨ confrontare le impressioni di Maxpullo con le mie, trovarne le similitudini e le incongruenze  per capire le differenze dei gusti.
Se un libro che mette in questa rubrica non l'ho già letto corro a farlo


Si però ricordati che per "Strada senza fine" ti avevo avvisato, eh...

Invece ho visto che leggi "Il morbo di San Francesco": è una ottima scelta... io l'ho letto da poco, ma rientrerà nella rubrica del 2011 (sempre se avrò tempo e modo di scriverla )
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #222 data: 29 Agosto 2010, 08:48:02 »
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Citazione da: maxpullo il 27 Agosto 2010, 00:04:47

L'Urania più brutto: Zelazny non mi delude mai

Sebbene non sia assolutamente d'accordo con il giudizio sullo scrittore in generale (basterebbe citare Signore dei Sogni, Io, L'immortale, Signore della Luce o splendidi racconti come Una rosa per L'ecclesiaste), per quanto riguarda il romanzo in questione ti dò ragione: è davvero illeggibile.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #223 data: 29 Agosto 2010, 10:11:50 »
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Citazione da: maxpullo il 29 Agosto 2010, 00:11:32

Si però ricordati che per "Strada senza fine" ti avevo avvisato, eh...

Invece ho visto che leggi "Il morbo di San Francesco": è una ottima scelta... io l'ho letto da poco, ma rientrerà nella rubrica del 2011 (sempre se avrò tempo e modo di scriverla )


Il morbo di San Francesco è il classico esempio di quanto ho scritto sopra.
La copertina di Thole e la quarta non mi hanno mai entusiasmato, quindi non lo avevo mai letto.
Poi è arrivato il tuo commento, e quindi il mio ripensamento, sono circa a metà e te nè sono assai grato, un ottima lettura
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« Rispondi #224 data: 29 Agosto 2010, 10:22:03 »
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Citazione da: ansible il 29 Agosto 2010, 08:48:02


Citazione da: maxpullo il 27 Agosto 2010, 00:04:47

L'Urania più brutto: Zelazny non mi delude mai

Sebbene non sia assolutamente d'accordo con il giudizio sullo scrittore in generale (basterebbe citare Signore dei Sogni, Io, L'immortale, Signore della Luce o splendidi racconti come Una rosa per L'ecclesiaste), per quanto riguarda il romanzo in questione ti dò ragione: è davvero illeggibile.
ansible


In effetti sono stato a lungo indeciso se mettere il nome dell'autore in chiaro nel titolo della scheda, trovando che forse poteva essere offensivo.
Il problema è che sinora di lui ho letto solo ciofeche irraccontabili e precisamente "Terra di mutazioni" e "Un bivio nel passato" (in collaborazione con Fred Saberhagen), ma come ho detto nella scheda già "La pista dell'orrore" fa tutt'altra impressione (anche se non è niente di speciale).
Non so come spiegarlo, ma leggendo quei romanzi ho davvero l'impressione della presa in giro ed è irritante perchè è come se Zelazny ti dicesse in faccia: "Dici che sono bravo, eh? Allora prova a leggerti questo! Ah! Ah! Ah!"...
Poichè può capitare che i grandi autori prendano delle cantonate clamorose (basta vedere l'abisso che c'è tra i romanzi di Ballard ed i suoi racconti, i primi quasi tutti noiosi all'inverosimile, i secondi praticamente perfetti), mi riproponevo di leggere prossimamente proprio i romanzi da te citati, se non altro per capire perchè un autore che ha scritto simili abominii venga considerato tra i grandi della SF... insomma credo mi manchi qualcosa.
Nell'attesa cerceherò magari per la mia scheda un titolo meno stroncatorio nei confronti dell'autore (ma non del libro)
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