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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I Libri di Maxpullo 2010 «prec succ»
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  Autore  Discussione: I Libri di Maxpullo 2010  (letto 130704 volte)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #195 data: 20 Luglio 2010, 18:04:54 »
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Caro Maxpullo,
a volte per scrivere delle storie straordinarie non occorre andare chissà dove, per prendere ispirazione.
Basta guardare bene nella propria vita.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #196 data: 20 Luglio 2010, 20:05:28 »
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Io già mi immagino la Pecora Gialla a vegliare sulle culle delle gemelline.
Uso staffetta partigiana ogni quarto d'ora andrà a svegliare mamy e papy per dire loro che " Dormono" " Non dormono" " Hanno fame, sete, freddo, caldo, una si è girata sul fianco sinistro, l'altra ha una colica, ridono, piangono, vogliono le Lelly Kelly, Fox è entrato e disturba,fuori piove, nevica, perchè dormite...........
La pecora gialla diventerà come una vecchia zia. Che tenera. .

Naturalmente scherzo .
Nel tuo primo post hai scritto " Il 2010 sarà un'anno importante" Avevi ragione.
« Ultima modifica: 20 Luglio 2010, 20:06:22 di gretana » Loggato
Non sto invecchiando, sto diventando vintage.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #197 data: 23 Luglio 2010, 13:40:06 »
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Creature aliene e invasioni: l'apparenza che inganna

Ricordate la serie TV "Visitors"? Quella con i lucertoloni mascherati da uomini che promettevano scoperte scientifiche e nuove tecnologie e che invece miravano solo a riempire la propria dispensa di carne fresca?
La prima serie era composta da tre avvincenti lungometraggi cui purtroppo fece seguito una seconda stagione di episodi deliranti e caotici, frutto probabilmente della follia degli sceneggiatori, che fece naufragare la serie al punto che questa si interruppe proprio prima dell'episodio finale.
Ma, nonostante il flop della seconda stagione, i Visitors divennero un vero e proprio cult tanto che l'annunciata terza stagione, a distanza di quasi vent'anni, è stata accolta da tutti con molto entusiasmo.
Parte del successo dei Visitors è, a mio avviso, attribuibile alla loro subdola meschinità, alla loro capacità, cioè, di apparire buoni e benigni, celando quelle che sono le loro vere intenzioni, un po' come la mitica Lamia che cela la sua natura di abominevole rettile vampiro sotto le fattezze di una bella donna.

   Prima però che le astronavi dei Visitors facessero la loro trionfale comparsa nei cieli di tutto il mondo, gli appassionati di fantascienza avevano già assistito all'arrivo di un'altra specie, altrettanto perfida. Mi riferiso ai Greks, le cui gesta vengono raccontate dal novello "Virgilio", Murray Leinster, nell'Urania 695 dall'appropriatissimo titolo "I Greks portano doni" di cui riporto il commento.
Murray Leinster riesce sempre a stupire ed a creare trame originali e ricche di spunti interessanti: non fa eccezione questo romanzo, assai dinamico, che riscrive e rielabora in chiave fantascientifica il tema dell'inganno, magistralmente espresso dalla celebre frase "Timeo Danaos et dona ferentis" che non a caso riecheggia il titolo del libro.
I Greks di Leinster si presentano ai terrestri come dei benefattori, che portano in dono altruisticamente strumenti e conoscenze tecnologiche inaudite, la cui applicazione affrancherà l'uomo dalla necessità di lavorare; ma anche loro, al pari dei loro quasi omonimi greci che fanno dono alla città di Troia del mitico "cavallo" per conquistarla con l'inganno, hanno qualcosa da nascondere e, sotto le intenzioni amichevoli, celano subdolamente delle insidie.
Il romanzo scorre agevolmente con un ottimo ritmo fino al finale che, ancorchè scontato, è curato assai meglio che in altre storie di Leinster; nonostante questo, tuttavia, non si riesce ad apprezzarlo sino in fondo a causa di numerose e fastidiose ripetizioni del medesimo concetto e di un tono moralistico di fondo che alla lunga risulta irritante.
Di contro va riconosciuto all'autore di essere riuscito in pochissime pagine a costruire non solo una trama interessantissima, ma anche a presentarci l'ennesima genìa di creature ostili all'uomo, stavolta talmente subdole da concepire un piano di conquista pressochè perfetto, che mira a sfruttare e volgere a proprio favore tutti i principali difetti dell'umanità, dall'indolenza, alla superbia, passando per l'avidità e l'egoismo.

L'arma principale dei Greks, infatti, è la menzogna, utilizzata tanto per nascondere il loro vero scopo quanto per seminare la discordia tra i loro pochi oppositori e la stragrande maggioranza di uomini che li appoggiano e li vedono come benefattori.
Semplicemente geniale poi è il modo in cui i Greks fanno passare i migliori scienziati terrestri quasi per degli idioti, nascondendo la tecnologia dei loro apparati sotto una apparente e fittizia complessità, ottenuta aggiungendo ad ogni manufatto dei componenti perfettamente inutili e misteriosi.
Ed è proprio a causa della loro indole di ingannatori, che il parallelo tra Greks ed i più celebri Visitors risulta efficace, rendendo questo libro una lettura originale che resta impressa anche a distanza di anni.
« Ultima modifica: 23 Luglio 2010, 13:46:27 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #198 data: 23 Luglio 2010, 15:43:19 »
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Tra i casi più notevoli sul tema "l'apparenza aliena inganna" metterei I protomorfi di Haldeman, il cui titolo originale era appunto Camouflage. (Avevo proposto di tradurre il titolo con Sotto mentite spoglie). Qui l'alieno si maschera-metamorfizza inizialmente per ingannare, alla fine invece lo fa
per diventare pienamente umano e coronare la propria storia d'amore.


"E tacerò"  (come dicevano i poeti, per poterne parlare lo stesso) il Paradiso perduto di Milton, dove l'alieno-Satana si maschera da alieno-angelo per ingannare l'alieno-Uriel... ma poi per ingannare Eva non si trasforma in essere umano!

Dando per scontati i vari Ultracorpi e altri film anni '50 ecc., nella SF sociologica che mostra alieni "fisicamente umanizzati", per vari motivi e con varie conseguenze, compaiono film non famosissimi ma interessanti, come L'uomo che cadde sulla Terra con David Bowie (1976), Fratello di un altro pianeta di John Sayles (1984), Alien Nation di Graham Baker (1988). E l'indimenticabile scena dello strip-tease di Tahnee Welch in Cocoon di Ron Howard.
« Ultima modifica: 23 Luglio 2010, 16:01:28 di dhr » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #199 data: 23 Luglio 2010, 15:56:36 »
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Vari alieni pericolosi che si camuffano da esseri umani per spiare ecc. comparivano nei cartoon (anime, per i palati fini) di Goldrake (Grendizer, per i palati c.s.). Però erano facilitati dal fatto che la loro struttura fisica era già sostanzialmente umana.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #200 data: 25 Luglio 2010, 19:16:36 »
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Creature aliene e invasioni: dopo i Trifidi

Lo dicevo proprio lo scorso anno a proposito della scheda su "L'orrenda invasione" alias "Il giorno dei Trifidi". John Wyndham, con le sue mostruose creature vegetali, ha fatto ben di più che creare un cult della fantascienza: si può ben dire, infatti, che egli abbia creato un vero e proprio termine di paragone per tutte le storie successive di mostri alieni ed invasioni, un termine di paragone che, per certi versi, si rivela "scomodo", perchè assai difficilmente è stato superato o anche solo raggiunto.
Poche altre creature, cioè, dopo i Trifidi, hanno saputo conquistare un posto definitivo nell'immaginario collettivo, riuscendo ad incarnare altrettanto perfettamente l'archetipo di tutto ciò che l'uomo ha imparato a temere nel corso della sua evoluzione.
Tra queste poche metto senza alcun dubbio i Gizmo di Leinster, il Clone di Thomas e Wilhelm, la "Nebbia" di Herbert e il "Milleforme" di Koontz ma, dopo aver letto "Xeno, l'abominio che ci aspetta" di Dennis Feltham Jones, Urania 892, non posso esimermi dal riservare alle creature che ne sono protagoniste, gli Xeno appunto, un posto d'onore di tutto rispetto nell'olimpo delle mostruosità concepite dalla fantascienza di tutti i tempi. Di seguito il commento.

  Dopo i Trifidi di Wyndham ed i Gizmo di Leinster, un altro grande maestro delle fantascienza ci regala una micidiale genia di invasori, nonchè uno dei più straordinari libri mai apparsi nella collana.
La caratteristica saliente del romanzo è quella di riuscire a coinvolgere il lettore al punto che è quasi impossibile smetterne la lettura perchè al termine di ogni paragrafo c'è un colpo di scena che invoglia a iniziare il successivo.
Dal drammatico incipit con i misteriosi eventi di sparizione degli aerei in volo, sino alla devastante scoperta dell'apocalittico orrore finale, Jones costruisce una delle sue trame migliori, spiegando quello che è possibile spiegare e lasciando all'intuizione del lettore le implicazioni più sconvolgenti di quello che invece non si può spiegare, tenendo sempre desta l'attenzione e mantenendo viva l'atmosfera di orrore che accompagna l'avvento degli Xeno sulla Terra.
La sua intuizione più felice è probabilmente quella di descrivere gli Xeno come una sorta di parassiti di una terza razza aliena dai poteri incommensurabili e quasi divini, facendo si che l'uomo si ritrovi improvvisamente solo e indifeso, proiettato in un cosmo assai più vasto di quello che riesce a concepire normalmente, un cosmo del tutto indifferente alle sue vicissitudini se non addirittura ostile.
L'altro aspetto che rende questo libro un vero capolavoro è la sua assoluta verosimiglianza: si passa dal rapimento di equipaggi aerei alla descrizione di orribili entità aliene assimilabili a vampiri senza assolutamente che la fantasia prenda il sopravvento sul realismo e si finisce per accettare l'esistenza di entità sovraumane come semplice ed incontrovertiile conseguenza dei fatti descritti.

Come in tutte le storie di Jones c'è poi la consueta stoccatina alla politica sovietica, nonchè l'esaltazione della superiorità storica, tecnologica e morale degli Americani sul resto del mondo, senza che, tuttavia, questa propaganda svilisca assolutamente il pregio della storia.
Un capolavoro assoluto da leggere tutto d'un fiato, sperando che le fantasie di Jones, non trovino un domani un riscontro nella realtà.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #201 data: 25 Luglio 2010, 20:49:27 »
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- Che cosa dobbiamo fare?...

- Morireeeeeeeeee..........

(da: Independence Day)
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #202 data: 26 Luglio 2010, 22:39:55 »
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Catastrofi: la giusta punizione

Quasi tutte le culture umane condividono il mito della distruzione del pianeta da parte di una o più divinità per punire gli uomini.
La storia più nota è senza dubbio quella biblica del "Diluvio universale", ma miti analoghi ricorrono nelle culture di quasi tutto il mondo al punto che viene da chiedersi se dietro queste leggende non si celi un fondo di verità storica.

    Leonard Daventry, con il suo "Terremoto di grado XIII", Urania 903, tenta di cavalcare l'onda di questa mitologia, rielaborando il tema della catastrofe mandata dagli dei per distruggere la civiltà e punire gli uomini, rei di essersi allontanati dalla retta via. Ma se l'argomento è affascinante, la trattazione non lo è altrettanto ed il romanzo scivola via senza particolari sussulti, come sottolineato nel mio commento al libro.
La cosa che disturba di più in questo romanzo è il modo artificioso in cui una sorta di narratore onniscente, già dalle prime pagine, ti introduce nella vicenda, descrivendoti personaggi stereotipati e troppo "perfetti" per la storia per essere anche credibili e distruggendo ogni possibile sviluppo della trama svelando in anteprima al lettore quello che lo attende nel corso della lettura.
Il finale pseudo-biblico, pur nella sua originalità, quindi è rovinato in parte dall'aver letto tante pagine di una storia annunciata e scontatissima ed in parte dalla frustrazione dovuta ai numerosi spunti felici che l'autore dissemina nel testo senza sviluppare. Su tutti il misterioso accenno alle statue degli "olmechi", rievocate dall'aspetto di Santon, e l'assonanza "Santon/Satana" che viene buttata lì per caso ma che, nel contesto della catastrofe che si abbatte sulla Terra, poteva assumere tutt'altra valenza e salvare in parte le sorti del romanzo.
Così com'è, invece, il libro è lo stereotipo dei romanzi in cui "qualcuno" decide che gli uomini sono malvagi e manda un castigo per punirli, un romanzetto piccolo piccolo che proprio per i suoi difetti non decolla mai ed in cui mi sento di salvare esclusivamente le titaniche immagini della catastrofe, rese in modo particolarmente felice anche grazie all'accenno agli sconvolgimenti futuri che ridisegneranno l'aspetto geologico del pianeta.

Assolutamente stupenda, comunque, l'immagine del mare che sommerge le colline ed il modo in cui l'autore riesce, qua e là, a restituire il senso giusto delle proporzioni tra l'uomo e la natura: sono le uniche cose che meritano un certo rilievo e giustificano la piena sufficienza.
Non è davvero uno dei romanzi migliori che abbia letto del genere catastrofista, ma è quasi una lettura d'obbligo per chi voglia approfondire tutti gli aspetti e le tematiche di questo filone.
« Ultima modifica: 26 Luglio 2010, 22:52:38 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #203 data: 28 Luglio 2010, 15:01:06 »
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Il morbo del collezionista

Chi ce l'ha se lo tiene, spesso anche per tutta la sua esistenza, perchè eventuali cure e terapie sono lunghissime, dolorosissime e non danno alcuna garanzia di una piena guarigione. Terapie d'urto possono addirittura rivelarsi controproducenti ed i rischi di una ricaduta sono elevatissimi. Di che sto parlando? Ma ovviamente del misterioso, fantomatico e contagiosissimo "morbo del collezionista" che spesso assurge a simpatico pretesto per giustificare l'accumulo indiscriminato ed incondizionato di libri ed oggetti vari.
Ma se tutti noi che frequentiamo questo sito con una certa assiduità sappiamo bene di cosa si sta parlando ed abbiamo imparato con il tempo a convivere con il nostro morbo, i lettori occasionali del forum e le persone cosidette "normali" potrebbero invece non capire e non riuscire a spiegarsi come e perchè individui di tutte le età amino riempire ogni possibile angoletto di casa con libri e fumetti, spesso mettendo a repentaglio la serenità familiare.
Questa scheda e la storia del libro che vi è riportata, potete considerarla come una specie di ausilio per eseguire una diagnosi differenziale del morbo del collezionista, una sorta di prontuario da consultare all'insorgere di sintomi bizzarri come l'improvviso istinto di acquistare un Urania polveroso su una bancarella o come quella fastidiosa riluttanza a buttar via o anche semplicemente a prestare un libro già letto e che magari non vi è nemmeno piaciuto.
Da sempre considero "Il verde millennio" di Fritz Leiber, Urania 751, uno dei libri "cardine" della mia collezione, uno spartiacque importantissimo tra due differenti stati di consapevolezza del progredire del mio morbo del collezionista.

   L'asettico commento lasciato nell'apposita sezione, riesce a rendere solo in parte la capitale importanza che questo libro riveste per la mia collezione e lo riporto qui esclusivamente per completezza.

Rocambolesco, confusionario e un po' sconclusionato: questi sono gli aggettivi che mi balzano in mente subito dopo la ri-lettura di questo romanzo che è sempre stato una delle pietre miliari più importanti della mia collezione.
Si fa fatica ad entrare nella vicenda ed a seguirne gli sviluppi tra un colpo di scena e l'altro, in un caleidoscopio di idee, trovate e personaggi forse non bene amalgamati del tutto tra di loro, ma alla fine tutti i nodi vengono al pettine e tutto trova una sua spiegazione che per quanto banale e semplicistica lascia comunque soddisfatti.
Gatti verdi, lottatori, fauni, gangster, psichiatri, sedicenti streghe e sedicenti medium, accompagnati da agenti federali, scienziati, robot e ragazze belle ma pericolose rendono la trama scoppiettante ed inverosimile, ma al contempo anche ironica, spassosa e godibile al punto che si perdona la banalità del finale.
Non è un capolavoro, ma certamente è un romanzo discreto e divertente.

Ma se oggi sono arrivato a definire questo romanzo "discreto e divertente", devo confessare che quando lo lessi dopo averlo acquistato alle bancarelle del mercato di Ciampino oltre venti anni fa, il mio giudizio fu radicalmente diverso.
Ricordo che lessi la storia con crescente perplessità, giungendo alla fine alla conclusione di aver letto l'Urania più brutto in assoluto e prendendo quindi la decisione di rivenderlo al bancarellaro per avere uno sconticino su eventuali altri acquisti (lui li acquistava a 1000 lire e li rivendeva a 2000).

Il mercoledi successivo, quindi, accompagnato da una mamma raggiante che approvava molto la mia saggia decisione di dare indietro un libro già letto, evitando così il già fastidioso accumulo di volumi nella libreria di casa, mi recai dal bancarellaro del mercato e scambiai il volume con altri Urania.
A questo punto della lettura, se avete avuto una esperienza analoga e dopo lo scambio tutto vi è sembrato a posto, potete stare tranquilli: siete semplici lettori ed appassionati, ma siete immuni (almeno per ora) dal morbo del collezionismo.
Ma se invece, dopo aver mollato indietro il romanzo, avete iniziato ad avvertire un leggero fastidio ed a trastullarvi con il pensiero che forse quel libro, anche se brutto, non occupava poi tanto spazio e magari che in fondo lo sconto che avevate ottenuto non era stato poi così vantaggioso, allora potete iniziare a preoccuparvi.
Il pensiero dell'Urania 751 tornò per tutta la settimana a turbare i miei sogni di adolescente: quasi vedevo la sua copertina che mi fissava dai piedi del letto, arrivai a pentirmi di averlo ceduto e mi consolai con il pensiero che era così brutto che nessuno lo avrebbe mai preso e che lo avrei ritrovato senz'altro alla bancarella il prossimo mercato.
Ma quando il mercoledi successivo scoprii che il bancarellaro non aveva più la copia che gli avevo riportato fui preso prima da sconforto e poi da un vero e proprio malessere psicofisico che - aihme - non accennava a passare nemmeno tenendo davanti a me le copie de "La porta sull'estate" e de "L'ospite del senatore Horton": il pentimento di averlo dato via ed il terrore di non riuscire a ritrovare mai più quel libro fu tale che esso finì improvvisamente cima a tutte le mie "cercoliste" e quello fu l'unico caso accertato in cui un Urania fu da me più desiderato dell'introvabile "Vento dal nulla" di Ballard.
Ne ritrovai una copia solo diversi anni dopo, in una delle mie prime escursioni alle bancarelle di Roma, e da allora considero questa vicenda come il segnale più chiaro del progredire del mio morbo collezionistico e considero l'Urania 751 come l'emblema della piena consapevolezza di questo mio stato al punto che divido la mia vita collezionistica in due periodi: quello del collezionismo inconsapevole che mi spingeva da bambino a raggruppare libri sparsi per le varie case ed a raccogliere gli Urania che mi interessavano sulle bancarelle del mercato e quello, successivo, del collezionismo consapevole, iniziato con "Il verde millennio", che mi spingeva invece a comportarmi come una sorta di "aspiralibri", una macchinetta da accumulo di Urania i cui unici limiti erano di carattere economico e di spazio.
Come ho detto nell'introduzione della scheda dal morbo collezionistico non si guarisce, bisogna solo accettarlo e conviverci serenamente, ma prima di chiudere mi sento di darvi due consigli. Uno. Cercate di sfruttare al meglio delle vostre possibilità il detto per cui "occhio non vede, cuore non duole": se sapete che non potete resistere al fascino dell'acquisto compulsivo di libri e fumetti allora evitate assolutamente aste, bancarelle, librerie e qualsivoglia evento che possa scatenare il morbo in tutta la sua virulenza; non sarete guariti, ma almeno avrete reso il vostro male socialmente più accettabile. Due. Non fate mai l'errore di separarvi da un libro della vostre collezione a meno che non sia per motivazioni più che nobili (spazio, soldi e/o regalo ad un amico). Non sto scherzando: non fatelo o il suo fantasma verrà a perseguitarvi per sempre!
« Ultima modifica: 28 Luglio 2010, 15:08:59 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #204 data: 28 Luglio 2010, 15:48:41 »
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Riconosco i sintomi, Doctor Morbius...
... fratello !!!
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« Rispondi #205 data: 05 Agosto 2010, 15:03:22 »
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Fantamore: redimersi per amore

Lo dicevo nell'introduzione di questa scheda multipla: l'amore è una forza spesso irresistibile, in grado, talvolta, di vincere addirittura sull'umano egoismo e sulla naturale inclinazione a volere a tutti i costi un potere assoluto sul resto dell'umanità.
E' quello che scopre a sue spese il protagonista del romanzo "Tentazione cosmica", di M. Roger Sorez, Urania 79, il quale, lasciandoci un accuratissimo diario della sua esperienza, ci testimonia come il potere magico di una infatuazione e la calda luce del  miraggio di una redenzione possano esercitare una attrazione fortissima sull'animo di un uomo non ancora del tutto traviato. Di seguito il commento al libro.

   L'idea dello scienziato che sperimenta su se stesso le sue scoperte non è nuova, come non lo è la storia del peccatore che si redime per amore.
Eppure, questa storia di perdizione e redenzione che, nonostante la brevità, lascia spazio alla noia, riesce a sorprendere quel tanto che basta per invogliare alla lettura, sorvolando magari sui passaggi più faticosi.
Forse è la forma di diario che consente di immedesimarsi meglio nel protagonista e nei suoi pensieri al punto da immaginare come ci si sarebbe comportati al posto suo e quali scelte si sarebbero fatte nelle diverse circostanze o forse, più semplicemente, è il linguaggio esplicito e accattivante che rende la storia assai verosimile, ma bisogna riconoscere che, nonostante il tempo passato e gli evidenti difetti, questo è sorprendentemente un romanzo che si può ancora leggere e che merita una piena sufficienza.

E se la scoperta scientifica che si cela dietro lo straordinario potere acquisito dal protagonista e da lui sfruttato per proprio tornaconto personale ci fa sorridere, non possiamo invece farlo di fronte al suo dramma personale e non possiamo non lasciarci coinvolgere dal suo turbamento di fronte all'unica persona in grado di eludere le sue straordinarie capacità ed all'unica conquista che non può riuscire a conseguire con mezzi illeciti.
Una conquista che alla fine gli costerà il potere, ma che gli frutterà una parziale redenzione per tutto il male fatto.
Un libro inconsueto che vale la pena leggere senza tuttavia aspettarsi troppo.
« Ultima modifica: 05 Agosto 2010, 15:09:33 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #206 data: 06 Agosto 2010, 14:50:42 »
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L'horror come deve essere

In una delle prime schede di questa mia rubrica ho presentato due dei miei romanzi horror preferiti, "Psychlone" di Greg Bear e "Phantoms!" di Dean R. Koontz. Intitolai quella scheda "Quando l'horror mette paura" proprio per sottolinare la distinzione che, a mio avviso, esiste da sempre tra "horror" e "paura" in quanto, troppo spesso, le storie horror si riducono a pretesto per veicolare violenza, perversione e scene disgustose, senza aver nè una storia da raccontare, nè una trama da seguire.
Ed è per questo che l'horror viene considerato un genere "minore", letterariamente inferiore anche alla fantascienza ed al fantasy; se, infatti, è sufficiente raccontare un incubo a base di persone sventrate senza capo nè coda per poter avere il bollino di "horror", allora chiunque può scrivere storie dell'orrore ed il genere ne risente.
Ma la realtà, per me, è ben diversa e se si guardano alcuni dei primi romanzi di Stephen King o le storie di James Herbert, di Lovecraft o di Poe, ci si accorge subito della differenza: perchè mentre le storie di un grande scrittore fanno paura, quelle dei mediocri, nel caso migliore fanno sorridere, nel caso peggiore irritano e disgustano.
A tutti gli amanti del vero horror voglio proporre oggi una antologia che mi ha davvero sorpreso, perchè tutti i racconti narrati, nonostante la loro "veneranda età", sono di ottima fattura e sono il miglior esempio che potrei trovare per spiegare come deve essere una storia dell'orrore.
Sto parlando della raccolta "Oltre le tenebre", pubblicata al numero 221 della collana Galassia e di cui riporto qui il commento.

  Accompagnata da una orripilante e tenebrosa copertina ad opera di Bruce Pennington, la raccolta ci presenta l'horror come deve essere, in tutte le sue sfaccettature e senza mai scadere nello splatter o nel disgustoso come troppo spesso accade di recente: ci sono si mostri e demoni, ma l'orrore, più che da questi, scaturisce dalle situazioni alluncinanti e dalle vicende vissute dai protagonisti che si trovano improvvisamente di fronte all'ignoto.
I racconti sono tutti di ottima qualità con qualche punta di eccellenza, viste anche le firme illustri che compongono la raccolta.
Si apre subito alla grande perchè "L'altra Celia" di Sturgeon e "Il morbo di chissà chi" di Slesar sono due racconti ottimi: il primo per l'atmosfera di orrore e sospensione che avvolge il terribile mistero dell'esistenza e delle attività di "Celia", il secondo per il magistrale colpo di scena finale che chiude la vicenda della scoperta del morbo misterioso e del suo tremendo decorso.
Molto affascinante anche il racconto successivo, "La sedia umana" ad opera di uno sconosciuto autore giapponese: anche qui dobbiamo ammirare l'efficacia del colpo di scena finale e la genialità della trovata delle lettere.
Il racconto successivo "I piccoli uomini verdi di Mayaya" di Lawlor è forse un po' troppo scontato, ma riesce comunque a mettere i brividi perchè utilizza in modo intelligente il terribile mito del "piccolo popolo" e l'umana paura per quello che non si riesce a vedere.
Con "L'antenato", siglato da Lovecraft e Derleth (ma assai più probabilmente solo da quest'ultimo), abbiamo un abominevole esempio di "regressione" con lo sfortunato protagonista che, a caccia di ricordi antecedenti la sua stessa nascita, finirà per trasformasi in un inatteso "antenato" del genere umano.

Il racconto successivo "Con questi regali" rappresenta, invece, l'interessante ed originale modo in cui il bravissimo Henry Kuttner, ripropone il tema dell'uomo che vende la sua anima al diavolo. Come sempre l'incauto finirà per pagare caro il suo patto, ma questa volta è davvero stupefacente il modo in cui ciò avviene.
Con "Il divoratore di cadaveri" un appannato Robert Bloch tenta di omaggiare il suo maestro Lovecraft, producendo un racconto che da un lato si propone come un ipotetico "seguito" de "Il modello di Pickman" del grande visionario di Providence, dall'altro riecheggia (senza molta originalità) storie come "La dichiarazione di Randolph Carter" (la discesa nella cripta), "La  paura in agguato" e "L'estraneo" (l'orrenda degenerazione del protagonista).
Tutto da leggere e da gustare, infine, l'ultimo racconto di un Derleth particolarmente ispirato che si produce in una sensazionale "reprise" dei celebri racconti di Lovecraft "La città senza nome" e "Il richiamo di Chtulhu"; l'unica pecca del racconto è paradossalmente quella di essere troppo breve: era lo spunto ideale per un romanzo ma il finale brusco non gli rende giustizia e ne abbassa il valore.
Una ottima raccolta che non può non essere apprezzata da tutti gli amanti del vero horror.
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #207 data: 12 Agosto 2010, 13:16:00 »
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Il mistero della nostra carne - parte prima

L'unico rimpianto della mia vita è quello di non aver potuto intraprendere la "carriera" di ricercatore nel campo della genetica: studiare il genoma umano ed il codice "linguistico" che stabilisce le nostre caratteristiche individuali e di specie è a mio avviso uno degli scopi più alti della scienza moderna, nonchè uno dei suoi campi più affascinanti e stimolanti.
Questo tipo di studi è, tuttavia, molto controverso e l'obiezione più comune a questo tipo di studio è sostanzialmente di carattere morale e riguarda le possibili applicazioni pratiche della teoria, applicazioni che vanno dalla "semplice" mappatura e decodifica del genoma, alla clonazione completa o di singole parti di un individuo, sino ad arrivare alla creazione di "ibridi" e di vere e proprie specie del tutto nuove, con caratteristiche somatiche prefissate e programmate, magari addirittura migliori e più adatte alla sopravvivenza di quelle evolutesi naturalmente nel corso del tempo.
Studiare il codice genetico, insomma, viene visto come una sorta di interferenza con i piani di Dio, quasi come un volersi sostituire a Lui e soppiantarLo nella Sua opera creatrice, senza contare poi che lo studio del genoma finalizzato al miglioramento della razza umana ricorda tantissimo il nucleo centrale di idee che erano alla base del nazismo e del mito del superuomo.
Preferisco in questa sede evitare di esprimere il mio pensiero in materia anche perchè l'argomento è troppo vasto e complesso per permettere a chicchessia di avere una opinione preconcetta, ma ci tengo comunque a sottolineare che, a mio avviso, sbagliano coloro i quali pretenderebbero di impedire questo genere di studi obiettando che l'uomo non dovrebbe acquisire conoscenze in un campo che è esclusivo appannaggio del Creatore: ritengo, infatti, che riuscire a decodificare il genoma ed a comprendere i sofisticati meccanismi che Dio stesso ha posto alla base dei nostri processi evolutivi sia un atto non contrario alla Sua volontà e che, anzi, svelare il mistero che si cela dentro la nostra carne sia un modo assolutamente lecito e bello di avvicinarsi a Lui, per poter ammirare con rinnovato vigore la Sua opera.
E se il contrasto tra scienza e fede si è riacceso, traendo nuovi spunti grazie a questa controversa materia, altrettanto ha fatto la fantascienza: se, infatti, già prima che Watson e Crick scoprissero la struttura del DNA e dessero l'avvio agli studi di genetica Herbert George Wells era stato in grado di immaginare l'incubo genetico celato ne "L'isola del Dottor Moreau", dopo la scoperta, diversi autori hanno compreso come i viaggi nell'universo e nel tempo fossero, in definitiva, ben poca cosa rispetto a quelli che la fantasia può effettuare semplicemente percorrendo le spire di quella lunghissima doppia elica che sovrintende il nostro sviluppo individuale e le nostre caratteristiche di specie lungo il nostro percorso evolutivo.
In questa scheda, suddivisa in più parti per motivi di spazio, mi preme presentarvi due romanzi, pubblicati nella collana Urania, che si accostano all'argomento genetica in modo differente, ma efficace in entrambi i casi.
E se William Woolfolk, con il suo "La clinica dell'orrore", Urania 912, cavalca un po' grossolanamente i timori derivanti dalle tecniche di fecondazione assistita per proporci una storia che non riesce alla fine a discostarsi troppo dallo schema dei thriller di serie B, il solito Robert James Sawyer, con "Mutazione pericolosa", Urania 1346, si spinge molto più a fondo, presentandoci una storia molto ricca, complessa e piena di interessanti spunti di riflessione. E anche se gli sviluppi delle due trame sembrano andare in direzioni differenti, le premesse sono le stesse: anche se in modo diverso, infatti, i due autori analizzano i rischi derivanti dallo studio della genetica e affrontano il delicato tema dell'etica nella loro applicazione.
« Ultima modifica: 12 Agosto 2010, 13:28:35 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #208 data: 12 Agosto 2010, 13:23:01 »
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Il mistero della nostra carne - parte seconda

Di seguito il commento ai due romanzi

    Mi sono accostato al libro di Woolfolk con molte perplessità e pochissime aspettative perchè dalla copertina e dal titolo non mi aspettavo nulla di particolarmente interessante, ma devo dire che questa rivisitazione ospedaliera de "L'isola del dottor Moreau" ha finito per sorprendermi, facendosi leggere in una sola giornata.
L'idea dell'utilizzo di tecniche di fecondazione assistita per compiere esperimenti di genetica doveva essere, per l'epoca (inizio anni '80), abbastanza azzardata ed innovativa e tutto ciò traspare anche dal modo con cui l'autore si accosta all'argomento, non mancando di sottolineare in più punti come queste tecniche fossero oggetto di pesanti critiche di ordine morale anche se finalizzate esclusivamente alla procreazione per quelle coppie che non potevano avere figli in modo "naturale". E' divertente osservare come le obiezioni a questo tipo di tecnica non siano sostanzialmente cambiate nel corso del tempo e che ancora oggi, sebbene scienza e fede siano progredite e si sia trovata una sorta di compromesso, c'è ancora chi continua a considerare i figli della "provetta" come frutto del peccato e sostiene, ignorantemente, che una gravidanza indotta artificialmente sia qualcosa di profondamente diverso da una gravidanza naturale.
Al di là di queste considerazioni, il romanzo di Woolfolk, pur con diverse ingenuità, si lascia apprezzare tanto per l'idea di fondo, quanto per il ritmo frenetico che lo caratterizza: senza un attimo di respiro i suoi protagonisti vengono catturati in un vortice di orrore e di adrenalina pura e solo alla fine riusciranno a venire a capo dello spaventoso mistero che si cela dietro la facciata di questa "clinica dell'orrore".
Personalmente ho riscontrato due soli difetti. In primo luogo ritengo sia un peccato che l'autore non si sia soffermato maggiormente nella descrizione dei mostruosi "ibridi" animali: alcune creature, infatti, come il gorilla parlante e la misteriosa "Nessie" rimangono relegati al ruolo di semplici comparse e possiamo apprezzare in azione solo il mostruoso incrocio tra cane e felino.

In secondo luogo ho trovato assai banale il piano del Dottor Bradford, archetipo dello scienziato folle e privo di scrupoli, apparentemente disposto a tutto pur di realizzare il suo destino e che compie esperimenti esecrandi per un fine che poi si rivela del tutto inferiore alle attese e non tale da giustificare i rischi corsi.
Altra pecca del libro è poi, a mio avviso, il finale che non è del tutto comprensibile e che, in definitiva, stravolge la caratterizzazione del protagonista, l'eroico il Dottor Gerson. Tutto sommato un libro discreto, ma niente di più

   Il libro di Sawyer, invece, più che un romanzo di fantascienza sembra piuttosto una via di mezzo tra un trattato di biologia genetica ed un poliziesco appassionante in cui, come in ogni giallo che si rispetti, il colpevole viene "smascherato" solo alla fine.
Nel consueto caleidoscopico palcoscenico allestito da Sawyer trovano spazio gli argomenti apparentemente più disparati: si passa dalle atrocità naziste in un oscuro campo di concentramento ucraino alla toccante storia del protagonista la cui devastante malattia genetica lascia pochi anni di vita, passando per la coraggiosa denuncia della scarsa etica delle società assicuratrici americane e per il legame esistente tra il codice genetico e l'evoluzione umana, la cui prossima tappa sembrerebbe essere l'acquisizione di poteri telepatici.
Ma nonostante gli argomenti siano molteplici e apparentemente scollegati tra di loro, Sawyer riesce ugualmente a creare i giusti raccordi, costruendo una trama inconsueta ed affascinante, in grado di coniugare il rigore della ricerca scientifica con i sudori freddi del thriller e l'azione del poliziesco con il delicato tema dell'etica nella decodifica del genoma umano per la prevenzione delle malattie genetiche.
Forse non è il miglior romanzo di Sawyer che mi sia capitato di leggere, ma è comunque un libro sopra le righe che si legge tutto d'un fiato e che soprattutto propone una chiave di lettura affascinante del legame tra genoma umano ed evoluzione della specie.
Ultima osservazione. Trovo assolutamente inappropriato il titolo italiano del volume che non ha quasi alcuna attinenza con la storia narrata: il titolo inglese, traducibile letteralmente con "Traslazione  di cornice", rappresenta, infatti, un concetto legato alla scoperta del protagonista sull'attivazione dei geni silenti, ma è un concetto che in se non ha proprio nulla di "pericoloso"...

Due romanzi profondamente diversi per trama e sviluppo, appena discreto quelllo di Woolfolk, ottimo, affascinante e complesso quello di Sawyer, ma che presentano spunti di riflessione analoghi su uno degli argomenti più affascinanti e controversi dei nostri tempi e che meritano la lettura.
« Ultima modifica: 12 Agosto 2010, 13:36:37 di maxpullo » Loggato
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Re:I Libri di Maxpullo 2010
« Rispondi #209 data: 16 Agosto 2010, 10:49:34 »
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Lo "splicing" ed il bricolage genetico...

Ieri sera sono andato al cinema a vedere il film "Splice" perchè, dopo "Jurassic Park", ogni film che abbia vago un sentore di genetica e di esperimenti con il DNA mi interessa moltissimo e devo vederlo.
Devo dire che non sono affatto rimasto deluso: ci sono alcune scene un po' "forti", ma il tema degli esperimenti genetici è trattato in modo interessante e non troppo diverso da quello che avviene in effetti nella realtà.
Visto poi che l'argomento del film è anche attinente a quello dell'ultima scheda proposta, mi è venuta l'idea di scrivere questo breve articoletto in modo tale che quelli che si apprestano ad andare al cinema a vedere il film, possano anche capire che l'esperimento condotto dai due scienziati è tutt'altro che fantascientifico e che lo "splicing" è una tecnica di ricombinazione genetica realmente in uso nei laboratori e che, in definitiva, la creazione della creatura ibrida che ne deriva, è si fantascienza, ma sono fino ad un certo punto.
Per spiegare cosa sia lo "splicinig" è necessario ricordare brevemente il meccanismo di suddivisione cellulare. Prima che la cellula si divida infatti, il filamento di DNA presente nel nucleo si divide in due parti, ciascuna delle quali viene "copiata" su un filamento di RNA chiamato "messaggero" (RNAm) e quindi nuovamente ricopiata a sua volta nel filamento complementare di DNA. Al termine dell'operazione avremo quindi due filamenti identici che saranno la base genetica dei nuclei delle due nuove cellule.
L'operazione di replica, tuttavia, che rappresenta la fase più "delicata" della duplicazione cellulare, non è così semplice come viene comunemente descritto: il filamento di RNAm che dovrebbe copiare il DNA originale, infatti, è molto più lungo di quest'ultimo perchè intervalla i tratti di codice genetico effettivamente "copiato" dal DNA, chiamati "esoni", con tratti che non hanno nulla a che vedere con la sequenza originale e che vengono denominati "intrioni".
Lo splicing è, molto semplicemente, il processo attraverso cui gli intrioni vengono separati dagli esoni per ricombinarsi nella sequenza originale ed è quindi il processo alla base della corretta copiatura del codice originale mediante l'eliminazione del codice "intruso".
Errori nella fase di splicing sono ovviamente alla base di una non corretta replica dell'informazione genetica e sono quindi tra le cause di mutazioni o di malattie genetiche.
La teoria più accreditata sul perchè questa fase così importante sia stata resa così "complicata" è molto simpatica e può essere ben capita dai programmatori più accorti che tendono a sviluppare un codice macchina che sia il più possibile modulare e riutilizzabile. Secondo questa teroria, cioè, gli esoni rappresenterebbero delle "porzioni" di codice genetico che possono essere ricombinate tra loro in modi differenti e riutilizzate in diversi "progetti", ovvero in diversi organismi.
I segmenti di geni corrispondenti agli "esoni", quindi, rappresenterebbero una sorta di mattoncini da utilizzare e ricombinare in una sorta di "bricolage genetico" che sarebbe alla base dell'evoluzione e della diversificazione delle specie.
Intervenendo nella fase di splicing con gli opportuni enzimi durante la prima divisione cellulare che da origine ad un embrione (quella dell'ovulo fecondato dallo spermatozoo) permetterebbe in teoria (fantascientificamente) di "mescolare" le carte, facendo si che vengano "saldati" tra loro esoni di specie diverse, dando origine così a creature ibride, proprio come avviene nel film.



Naturalmente le cose sono molto più complesse sia di come descritto nel film che di come l'ho dilettantescamente spiegato io, ma il concetto è esattamente quello.
Immorale e disgustoso certamente, ma anche indubbiamente affascinante.
« Ultima modifica: 16 Agosto 2010, 14:18:58 di maxpullo » Loggato
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