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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Urania Mondadori | Discussione: I libri di Maxpullo 2009 ¬ęprec succ¬Ľ
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  Autore  Discussione: I libri di Maxpullo 2009  (letto 64311 volte)
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #15 data: 10 Gennaio 2009, 11:00:32 »
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Quel che poteva essere

Come ho detto sin dall'inizio di questa rubrica, ogni libro della mia collezione ha una sua storia, in alcuni casi, con lo sbiadire dei ricordi essa si fa meno interessante e non vale proprio la pena sforzarsi di ricordarla, in altri casi però questa storia è così ricca e così intensa, da generare quelle che potremmo definire quasi delle "anomalie mnemoniche", così intense che spesso fanno assurgere il libro stesso a "mito"... è stato ad esempio il caso de "Il vento dal nulla", indimenticabile e odiato compagno di affannose ricerche o di "Dentelungo ed altri estranei", indissolubilmente legato al quel primo magico imprinting avvenuto una vita fa nella camera da letto dei miei genitori, è stato il caso de "L'ospite del senatore Horton", magica reliquia scomparsa e poi ritrovata... ed è il caso infine di tutti quei libri che per un motivo o per un altro sono balzati alla mia attenzione sfuggendo alla mia spietata plueriennale caccia a tutti gli esemplari disponibili...
Era proprio a questi sfuggenti, maledettessimi, introvabili e spesso irridenti "libri rari" che volevo dedicare la seconda scheda multipla del 2009, ma se avessi fatto questo, non avrei dato la giusta rilevanza ad un libro che, oltre ad essermi sfuggito inesorabilmente per anni ed avermi privato per lungo tempo della gioia di completare i cerchiorosso, è stato poi in grado di stupirmi, di conquistarmi, di imporsi alla mia attenzione e di farmi, infine, recedere dal proposito di accumunarlo ad altri libri "qualsiasi" in una scheda che forse sarebbe risultata abbastanza anonima.
Non √®, cio√®, importante sapere che, mentre per avere il tanto raro 323bis √® bastata una ricerca di 10 secondi su eBay, per avere "Quake, pianeta proibito" di Charles Sheffield, urania 1274, io abbia invece dovuto rivoltare tutte le bancarelle e le aste on line per quasi due anni; piuttosto trovo che sia assai pi√Ļ giusto sottolineare il fatto che questo √® un libro davvero bello anche se penalizzato da scelte editoriali al limite dell'assurdo.

      Unica pecca di questo romanzo, infatti, √® quella di essere il primo di un ciclo di 5, dei quali Urania ha sinora "sapientemente" pubblicato solo questo ed il quarto...
Ma se la scelta editoriale si commenta da se, il giudizio sul libro rimane assolutamente positivo, perchè riporta una storia assai interessante e coinvolgente che ha il raro pregio di richiamare alla mente alcune delle tematiche di 2001 Odissea nello Spazio, e di sviluppare una trama originale assai ricca di temi ed argomenti, assolutamente alla pari con quelle di due grandi della SF da me molto apprezzati: Clarke e Sawyer.
Innanzitutto c'è lo sconvolgente teatro della vicenda, rappresentato dall'impossibile sistema dei pianeti Opal e Quake, avvinti in una folle danza attorno al loro centro di massa e coinvolti in traiettorie assurde generate dall'interazione di gravità con due stelle ed un terzo pianeta gigante, in un teatro di forze troppo perfetto ed equilibrato per poter essere del tutto casuale.

C'è poi lo strabiliante mistero dei "costruttori", una civiltà antichissima che ha lasciato tracce per tutto l'universo in forma di immani "strutture" dallo scopo sconosciuto e spesso impossibili da analizzare: uno dei pregi del libro è proprio quello di rappresentare e descrivere alcune di queste strutture senza fare congetture o ipotesi sulla loro destinazione, ma presentandole come realtà di fatto ed aumentando così il senso di mistero e meraviglia dell'intera vicenda.
C'√®, infine, uno dei pi√Ļ variopinti e ricchi "cast" che romanzo possa ricordare: dall'esperto di tecniche di sopravvivenza, alla romantica ma concreta archeologa, dalla guida sconvolta da orribili ricordi e sensi di colpa allo schizofrenico investigatore sulle tracce di due presunti criminali, dai malvagi arrivisti a caccia di potere sino ai loro docili e remissivi alieni "domestici", tutti i protagonisti sono ben caratterizzati e ciascuno di loro contribuisce alla storia in modo significativo.
Se non fosse per l'irritante sensazione di incompletezza lasciata dal finale e per la brutta sensazione che forse non basterà una vita per veder pubblicati su Urania (o su altre collane di SF) gli altri capitoli di questa saga, non esiterei a consigliarne la lettura ed a bollare questo romanzo come un capolavoro.
In questa situazione, invece, mi sento solo di dire "leggetelo, ma potrete pentirvene".
Io, invece, finalmente lieto di avere la mia copia dell'introvabile volume, non posso che immortalare la sua ricca storia in questa scheda, a memoria del fatto che non tutti i "libri rari" sono destinati a deludere le aspettative di lettura, e domandarmi, in conclusione, se avrei mai avuto il piacere di leggerlo nel caso in cui la sua ricerca non fosse stata così difficoltosa.
« Ultima modifica: 10 Gennaio 2009, 12:30:12 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #16 data: 11 Gennaio 2009, 15:10:06 »
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Allora...

Da tempo mi ero posto il problema di riordinare i libri presentati da Max in modo organico, limitandomi a quelli della Sacra Madre e stamattina l'ho fatto.

Mi risultano, dal 12 giugno dello scorso anno - o meglio da 13, giorno della prima - 89 recensioni, ivi ricomprendendovi il 323bis, di cui 60 di numeri antecedenti il 1000.

Un gran bel lavoro!

Al nostro simakiano, evangelistiano e sawyeriano Max il rinnovato augurio di un buon proseguimento, già effettuato al'inizio di questa nuova serie che per me, comunque, sarà l'estensione della precedente nel riordino avviato.

Buon lavoro!

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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #17 data: 11 Gennaio 2009, 18:24:50 »
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Citazione da: freesmo il 11 Gennaio 2009, 15:10:06

Allora...

Da tempo mi ero posto il problema di riordinare i libri presentati da Max in modo organico, limitandomi a quelli della Sacra Madre e stamattina l'ho fatto.

Mi risultano, dal 12 giugno dello scorso anno - o meglio da 13, giorno della prima - 89 recensioni, ivi ricomprendendovi il 323bis, di cui 60 di numeri antecedenti il 1000.

Un gran bel lavoro!

Al nostro simakiano, evangelistiano e sawyeriano Max il rinnovato augurio di un buon proseguimento, già effettuato al'inizio di questa nuova serie che per me, comunque, sarà l'estensione della precedente nel riordino avviato.

Buon lavoro!

SSS Freesmo


Caro Freesmo,
innanzitutto ancora grazie mille per l'attenzione che poni sempre a questa mia iniziativa... tuttavia, come avevo gi√† anticipato qua e l√† in alcune occasioni ad alcuni di voi, sto preparando un simpatico e-book che, secondo la peggior tradizione editoriale sar√† arricchito (in minima parte) da non meglio precisati "contenuti inediti" che la faranno sembrare un opera ancora pi√Ļ folle, insensata e megalomane di quanto non lo fosse gi√† la rubrica stessa...
In realtà il volumetto è già pronto, ma per motivi che non posso rivelare non posso ancora renderlo disponibile al grande pubblico, conto di farlo per metà Febbraio... magari per San Valentino
Grazie ancora e buone letture!
Max

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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #18 data: 11 Gennaio 2009, 19:44:32 »
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Piante che uccidono: un nemico dall'antartide

Tra le mostruosità vegetali mai comparse tra le pagine della collana non possiamo dimenticare la tremenda e misteriosa varietà di alberi semoventi, pericolosi ed invisibili protagonisti del romanzo "L'orrore di Gow Island" di Murray Leinster, Urania 782, pezzo storico della mia collezione, direttamente proveniente dal nucleo di cerchiorosso della mia casa di Torvaianica.

     L'atmosfera di mistero e di pericolo latente che avvertono gli abitanti dell'isola di Gow Island sin dall'inizio di questo bel romanzo si ripercuotono sul lettore grazie soprattutto alle enormi capacit√† descrittive di questo bravissimo autore.
L'inzio del romanzo è di quelli che non si dimenticano: pochissime righe, infatti, bastano all'autore per descrivere il microcosmo degli abitanti della piccola base di appoggio posta su un isola al limite del circolo polare, presentandoci un ambiente che ben difficilmente può regalare emozionied in cui gli unici pericoli sono quelli che derivano dalla noia e dalla psicosi di essere sperduti in un contesto poco consono alla vita umana... ma ancora meno righe gli sono tuttavia sufficienti per stravolgere quest'atmosfera di placida e nevrotica routine e per precipitare gli abitanti della postazione in una sconcertante atmosfera di mistero e paura.
L'arrivo di un aereo da una base antartica, carico di campioni biologici da analizzare, viene infatti funestato da un inspiegabile incidente che non solo non lascia superstiti, ma rende la piccola base ancora pi√Ļ isolata dal mondo esterno sia fisicamente, perch√® la pista di atterraggio viene resa inagibile dal relitto, sia psicologicamente perch√® nessuno √® disposto a credere all'incredibile descrizione che gli abitanti dell'isola forniscono circa l'accaduto.
Da questo incipit serrato il romanzo prende il suo avvio ed il creatore dei letali Gizmo tesse una delle sue trame pi√Ļ ricche di mistero e supense e ci regala, dopo i Trifidi di Wyndham, un'altra genia di mostri vegetali da temere e combattere.

Tra sparizioni improvvise, rumori inspiegabili e una atmosfera di tensione crescente gli uomini dell'isola, infatti, si troveranno da soli a fronteggiare un tremendo, insidioso, implacabile ed apparentemente invisibile nemico che rivelerà le sue inconcepibili fattezze solo nelle ultimissime pagine.
Unica pecca del romanzo è la sua conclusione che mi è sembrata tanto scontata quanto piuttosto affrettata: una menzione speciale, invece, meritano non solo le descrizioni della natura selvaggia dell'isola teatro della vicenda, ma anche l'eccellente caratterizzazione dei protagonisti, limitata all'essenziale, ma efficace e funzionale alla lettura.
Non lo considero un capolavoro, ma è senza dubbio un buon romanzo, con un ottimo ritmo e che soprattutto ha il pregio di farsi leggere in fretta e di lasciare un gradevole ricordo anche a distanza di anni
« Ultima modifica: 11 Gennaio 2009, 19:47:30 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #19 data: 11 Gennaio 2009, 20:07:54 »
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Ma è da questo libro che hanno tratto il film " La cosa"? Non l'ho ancora letto ma dalla tua recensione mi par proprio quel film.
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« Rispondi #20 data: 11 Gennaio 2009, 23:34:56 »
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Citazione da: gretana il 11 Gennaio 2009, 20:07:54

Ma è da questo libro che hanno tratto il film " La cosa"? Non l'ho ancora letto ma dalla tua recensione mi par proprio quel film.


Cielo no!
"La cosa" non è quell'orrido film di John Carpenter pieno di sanguinacci e osceno ribollire di carne umana e non?
No, per carità, se ho dato questa impressione chiedo scusa a tutti: nel libro di Leinster, per fortuna, non c'è nulla di tutto ciò... nessuna mutazione, nessuna ributtante mostruosità... solo degli allegri, sani e gioviali alberelli che se ne vanno in giro a mangiarsi uomini, cani e tutto quello che di commestibile trovano in giro... ma senza spiacevoli particolari


PS
Domando scusa agli eventuali fans di John Carpenter... per carità: a me il McDonald piace, ma solo perchè lì gli hamburgher se ne stanno buoni buoni tra due fette di pane... detesto vederli andare in giro a strabuzzare gli occhi ed a colare senape e ketchup dappertutto
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #21 data: 11 Gennaio 2009, 23:56:53 »
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Come sarebbe" orrido" Si ritenga schiaffeggiato.
« Ultima modifica: 11 Gennaio 2009, 23:59:14 di gretana » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #22 data: 12 Gennaio 2009, 01:12:20 »
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No, "La cosa" di Carpenter è il remake (evitabile come tutti i remake, a mio avviso ) di "La cosa da un altro mondo" di Christian Nyby e Howard Hawks (si, proprio quello del Grande sonno), basato su un racconto di Campbell "Chi va là?"
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #23 data: 17 Gennaio 2009, 18:21:17 »
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Piante che uccidono: il termine di paragone - prima parte

Voglio aprire questa scheda con una serie di domande. Iniziamo: secondo voi qual √® l'Urania pi√Ļ "citato" nelle quarte di copertina della collana? E ancora: quale spaventosa gen√¨a di creature viene ricordata per accompagno e per paragone ogniqualvolta ci sia stata la necessit√† di presentare un nuovo mostruoso nemico dell'umanit√†? E inoltre: dopo il 323bis e "Le sabbie di Marte" qual √® l'Urania pi√Ļ "prezioso", quello che forse pi√Ļ di tutti ha contribuito al definitivo decollo della neonata serie?
Ed infine: domandando a qualcuno, non necessariamente appassionato di fantascienza, quali sono i tre/quattro titoli di romanzi del genere che gli vengono in mente, cosa pensate che, quasi certamente, vi risponderà assieme a "2001 Odissea nello spazio" ed al ciclo de "La fondazione"?
Io non ho alcun dubbio: "Il giorno dei Trifidi", comparso nel lontano numero 3 e pubblicato con il titolo assai anonimo de "L'orrenda invasione" √® certamente l'Urania pi√Ļ "famoso" anche tra i non addetti ai lavori ed i mostruosi e letali vegetali, scaturiti dalla fantasia di John Wyndham, che ne sono protagonisti, sono assurti con il trascorrere del tempo a veri e propri miti, rappresentando la materializzazione di incubi da sempre presenti nell'immaginario collettivo umano e mai come in questo caso resi reali e tangibili.

     La sua pressoch√® totale "unicit√†" rende questo romanzo quasi impossibile da recensire e classificare: pu√≤ piacere o non piacere, pu√≤ convincere oppure no, ma √® innegabile che esso conservi immutato tutto il suo fascino con il trascorrere del tempo ed accostarsi ad esso senza avere la necessaria umilt√† che si deve nei confronti di un vero classico del genere √® un errore imperdonabile.
Per questo motivo in questa scheda non mi sento di esprimere un giudizio, nè positivo, nè negativo, proprio perchè una lode non aggiungerebbe davvero nulla al reale valore di questo capolavoro, una stroncatura avrebbe il sapore di una forzosa "chitarronata" mentre qualsiasi giudizio neutrale sarebbe un atto di pura e semplice vigliaccheria.
Voglio quindi piuttosto provare a soffermarmi sul perchè questo libro e non altri rappresenti la vera essenza della collana e sul perchè, nonostante il nome in copertina non sia quello di Clarke o di Asimov, nonostante sia comparso solo una volta nella collana con un titolo abbastanza scontato ed una copertina fuorviante ancorchè stupenda e nonostante sia stato ristampato molte meno volte rispetto ad altri romanzi, esso rappresenti di fatto l'indiscutibile termine di paragone per molti degli Urania successivi.

A mio giudizio, il primo dei fattori che contribuiscono alla sua unicit√† √® dovuto proprio all'invenzione dei Trifidi. Nascosti e immobili pronti a colpire all'improvviso, generati per servire all'uomo ma capaci di sottrarsi improvvisamente al suo controllo, questi esseri sono stati capaci di materiallizare, per la prima volta in assoluto, in tutto e per tutto l'inconscia paura umana del non riuscire a dominare la natura: per quanto l'intelligenza differenzi l'uomo dalle altre creature e per quanto il progresso tecnologico e scientifico gli assicuri un primato che egli si √® affrettato a sancire e giustificare anche attraverso i dogmi della religione, egli continuer√† sempre a "guardarsi le spalle", nel timore che un nuovo e pi√Ļ vorace predatore riesca a soppiantarlo. Il romanzo, molto semplicemente, si limita ad immaginare, in modo abbastanza verosimile, cosa accadrebbe nel momento in cui l'uomo venisse a perdere l'unico vero vantaggio che ha nei confronti di queste mostruosit√† vegetali e cio√® la vista: questa semplice considerazione, che da sola fa accapponare la pelle, ci porta a riflettere su quanto il nostro predominio sia legato a fattori casuali, che non necessariamente possono valere sempre ed in ogni circostanza. In modo molto lovecraftiano, ma potremmo anche esagerare un poco e dire "leopardiano", John Wyndham ci riporta con i piedi per terra e ci avverte che non sempre le cose girano nello stesso verso.
L'altro fattore critico della fortuna di questo romanzo √® dato dalla sua spietata, innegabile, lucida razionalit√†: non ci sono veri e propri eroi, non ci sono invincibili protagonisti impegnati nella titanica opera di ricostruzione dopo il disastro, ma ci sono solo uomini che, consci dei propri limiti e con tutta l'umilt√† di cui ancora sono capaci, si rendono conto che il loro scopo primario √® la pura e semplice sopravvivenza, non tanto di loro stessi, ma della razza cui appartengono. E se questa sopravvivenza deve essere assicurata anche rinunciando a valori da sempre ritenuti sacri, non bisogna avere troppe esitazioni: nel nuovo mondo la piet√† non conduce che alla rovina, tanto degli sfortunati che hanno perduto la vista quanto di quelli che ci vedono ancora. La conclusione del romanzo, inoltre, non ci porta a vedere l'alba di un nuovo mondo con gli uomini che, armati di una tremenda arma per abbattere il nemico, sono pronti alla riconquista di ci√≤ che hanno perduto, ma, molto pi√Ļ realisticamente si chiude con il momentaneo trionfo dei Trifidi e la speranza che, un giorno, con la tenacia e la perseveranza degli uomini, le sorti delle due specie vengano nuovamente capovolte.
(... continua ...)
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2009, 18:24:39 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #24 data: 17 Gennaio 2009, 18:54:13 »
Cita

Piante che uccidono: il termine di paragone - seconda parte

Il terzo ed ultimo fattore di merito del romanzo è la sua eccellente "atemporalità": non c'è una data, non c'è un riferimento certo. Quello che Wyndham è riuscito ad immaginare ed a creare è talmente verosimile e realistico che potrebbe accadere domani stesso come pure tra qualche secolo.
La folle ambizione umana, la sua cieca incapacit√† di accontentarsi e la sua frenetica corsa all'autodistruzione sono le vere cause della tragedia che si √® abbattuta sull'umanit√†. Gli uomini hanno creato i Trifidi, gli uomini hanno messo in orbita satelliti armati di chiss√† che cosa e quindi, per gli stessi personaggi del romanzo, √® pi√Ļ semplice e realistico pensare che la misteriosa luce che ha reso cieca la quasi totalit√† della razza umana sia da ascrivere ad un tragico, pietoso, errore umano piuttosto che al passaggio di una non meglio identificata "pioggia di comete" nei cieli di tutto il mondo.
Gli uomini, quindi, e non i Trifidi o la natura perversa, sono i veri responsabili del disastro e, in un'epoca in cui gli uomini non riescono a focalizzare i rischi dei mutamenti climatici, il romanzo di Wyndham appare pi√Ļ che mai attuale ed √® difficile immaginare che l'umanit√† possa un giorno svegliarsi e sorridere divertita alle tematiche affrontate da questo suo romanzo, considerandole il frutto della pura e semplice fantasia di un maestro della fantascienza.
Questo è un libro che non mi sento di consigliare davvero a nessuno. Perchè non ne ha bisogno.

Da segnalare che dal libro, nel 1962, √® stato tratto il film "Il giorno dei Trifidi, l'invasione dei mostri verdi", per la regia di Steve Sekely. La sceneggiatura √® abbastanza fedele al romanzo di Wyndham, ma ne stravolge il finale rendendolo assai banale, ancorch√® assai pi√Ļ adatto al grande pubblico: i terribili Trifidi, infatti, risultano vulnerabili all'acqua di mare e la storia si chiude proprio con quell'alba di vittoria che nel libro viene soltanto immaginata.
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2009, 19:06:39 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #25 data: 19 Gennaio 2009, 09:18:36 »
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Mi viene in mente una "cosa"...

Ciao a tutti: essere schiaffeggiato da Gretana non √® bello... per di pi√Ļ in pubblico... quando poi ci si aggiungono le critiche private di Slan e altre proteste per mp, mail, sms e piccione viaggiatore di altri UMini, Maxpullo inizia a pensare... ma √® possibile che tutti difendano una schifezza di film? Non √® che per caso mi ricordo male? Non √® che magari mi confondo con un altro film?
Armato di coraggio allora, dopo una cena leggera leggera, ho messo il dvd de "La cosa" e mi sono accinto a (ri)vedere "La cosa" di Giovanni Carpentiere che in molti (pare) abbiano apprezzato...
Ebbene, per non so quale pasticcio neurale, le immagini del film si erano "depositate" nella stessa sezione del cervello che ospitava l'abominevole "Fattoria maledetta" (insulto al capolavoro di Lovecraft "Il colore venuto dallo spazio"), sovrapponendosi ad esse e lasciandomi il confuso ricordo di un film mostruosamente osceno e da evitare.
Nulla di pi√Ļ falso: ci sono si un po' di scenette tipo BigMac con troppa salsa, ma si limitano all'essenziale e non rovinano affatto un ottimo film di fantascienza.
Un po' confuso il finale (forse stavo dormendo), ma alcune scene sono davvero "da paura", come quella della prima metamorfosi umana con la creatura "incompleta" che urla mentre le sue mani ancora non hanno preso forma...
Insomma, ho dovuto rinunciare al "Dottor House" (ma tanto i dvd della seconda serie sono lì che aspettano ), ma ho visto un bel film, certamente "orrido", ma non in senso dispregiativo...
Un grazie, quindi, a Gretana, Slan e tutti gli altri che hanno contribuito a far scindere le cause ed i ricordi di due film diametralmente opposti
« Ultima modifica: 19 Gennaio 2009, 09:19:20 di maxpullo » Loggato
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« Rispondi #26 data: 19 Gennaio 2009, 10:46:59 »
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #27 data: 02 Febbraio 2009, 19:50:34 »
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Piante che uccidono: l'erba del vicino...

In questa rassegna di orrori vegetali non poteva assolutamente mancare uno dei pi√Ļ strani, inquietanti e bizzarri romanzi che la fantascienza di tutti i tempi abbia mai dedicato all'argomento della difficile convivenza tra l'uomo e le piante di ogni genere e specie. Mi riferisco a "Pi√Ļ verde del previsto", classicissimo classico scritto da Ward Moore nel lontano 1947, anche prima quindi dei Trifidi di Wyndham, ma pubblicato nella collana solo nel 1981, come Urania numero 875.

    Quello di Moore √® davvero uno strano romanzo, con una storia curiosa, una narrazione molto leggera ed ironica ed un epilogo assolutamente imprevedibile. Scritto nel 1947, il libro narra l'iperbolica ed inarrestabile catastrofe ecologica provocata dalla smisurata crescita dell'erba in un prato statunitense a seguito del trattamento con una sostanza chimica, il non meglio identificato "metamorphizer", in grado di alterarene geneticamente il metabolismo, rendendola capace di assimilare ogni possibile sostanza.
Se il tono ironico alla Goulart ed il sottofondo satirico alla Simak fanno un po' perdere di credibilità alla storia ed a tratti ne rendono irritante la lettura, non si può tuttavia negare che questo inconcepibile romanzo abbia il pregio di esser stato il primo romanzo in assoluto ad ipotizzare una conquista della Terra ad opera di una pianta e, pur tra le buffonesce e maldestre gesta del protagonista e dell'umanità che lo circonda, quest'opera non è priva di un certo fascino.
                           

La conquista di territori da parte dell'erba, metro per metro, dapprima negli stati uniti, poi nell'America latina e poi via via nel resto del mondo, è accompagnata dall'assurda ascesa economica del maldestro ed amorale protagonista, reo di aver dato inizio alla catena di avvenimenti. Figura assai convincente e ben caratterizzata, Albert Weeler rappresenta di fatto l'incoscienza dell'uomo di affari, inconsapevole rovina dell'umanità, in grado di ricavare profitto a danno del pianeta. Stereotipo di tutto ciò che di malato, egoistico e profittatore alberga nell'animo umano, Weeler non si sofferma un attimo a riflettere sul fatto di aver dato lui inizio alla catastrofe, ma si concentra invece su come ricavare il massimo dell'utile ad ogni costo ed il modo naturale e spontaneo in cui lo fa, quasi senza malizia ed aiutato dall'altrui idiozia depongono a sfavore dei suoi simili e rendono assai tangibile l'intento satirico dell'autore.
Assai poco convincente appare invece la figura della scienziata, maschera e stereotipo della scienza umana assolutamente incapace di essere utile nel momento del bisogno; in grado di creare mostri ma non di saperli controllare o distruggere.
Altro aspetto interessante è il fatto che l'erba, pur essendo l'indiscussa protagonista del racconto, non è mai davvero in primo piano, ma, pittosto, la sua inarrestabile, lenta ma famelica, progressione diviene l'irreale e straniante sfondo delle vicende di un Weeler impegnato a comprare e vendere azioni, a fare affari ed a finanziare le ricerche scientifiche per trovare il modo di fermare l'erba stessa, paradossalmente assurgendo al ruolo di benefattore dell'umanità.
Il diario delle conquiste dell'erba e soprattutto il finale amarissimo restituiscono il vero senso a questa vicenda e la rendono degna non solo di essere annoverata tra le cose migliori publicate nella collana, ma di essere ricordata anche tra i classici della fantascienza di tutti i tempi.
Da leggere con pazienza
« Ultima modifica: 02 Febbraio 2009, 19:53:50 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #28 data: 03 Febbraio 2009, 23:29:15 »
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L'artista del brivido: introduzione

Ogni autore prima o poi prende una stecca. Molti grandi come Simak, Brown, Asimov a volte hanno prodotto libri che se non sono proprio brutti, neppure possono dirsi all'altezza della loro fama.
E' cioè davvero difficile, direi quasi impossibile, che di un certo autore mi sia piaciuto proprio tutto ed a questa regola non sfugge neppure il mio autore preferito, Lovecraft, che ha si prodotto grandi capolavori, ma che si è anche macchiato della stesura di alcuni racconti che, pur nel mio fanatismo, non esiterei a definire "imbarazzanti".
Eppure esistono due autori che detengono il singolare primato di non avermi mai deluso: anche se forse non sempre hanno raggiunto l'eccellenza del vero capolavoro, non ricordo davvero un esempio di un loro romanzo che non abbia letto con piacere e di cui non serbi un ricordo positivo.
Uno dei due è ovviamente Robert J. Sawyer, perla e rivelazione delle mie letture del 2008, mentre l'altro è un autore apparso poche volte nella collana Urania, ma le cui storie non hanno mai mancato di colpirmi e che hanno avuto il singolare pregio di rimanere impresse nel tempo nella mia memoria: James Herbert.
Sono storie in bilico tra l'horror ed il soprannaturale, con un minimo accenno di fantascienza e qualche puntina di splatter, ma soprattutto sono storie mai banali che rimangono impresse non soltanto per la loro capacità di "far paura", ma anche per il loro realismo.
Herbert, infatti, ha la rara capacità di riuscire a mascherare benissimo il sottile confine tra la realtà quotidiana e l'incubo vero e proprio, tanto che durante la lettura si passa dall'uno all'altro quasi senza accorgersene: il montaggio quasi cinematografico con cui la trama si sviluppa rappresenta, poi, la caratteristica saliente di quasi tutte le sue storie e ne rende la lettura oltremodo avvincente e scorrevole.
Non ho dubbi che "Fluke, l'uomocane", cui ho già dedicato una scheda, rappresenti per me il suo capolavoro assoluto e non a caso per me questo libro rimane fisso nella mia personale top ten di tutti i tempi a contendersi la palma del migliore con Helen Driscoll, la porta sull'estate e Tschai, ma anche gli altri titoli di Herbert apparsi nella collana e cioè "Nebbia", "La reliquia", "L'orrenda tana" e "Il superstite" sono storie che difficilmente si dimenticano e che recano tutte indistintamente il marchio dell'artista del brivido.
Ed è per non perdere neppure una virgola di questo singolare e bravissimo autore che voglio ora dedicargli la seconda scheda multipla del 2009 e presentare i tre incubi che rimangono per completare la recensione della sua produzione apparsa nelle pagine della rivista.
« Ultima modifica: 04 Febbraio 2009, 08:30:41 di maxpullo » Loggato
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Re:I libri di Maxpullo 2009
« Rispondi #29 data: 04 Febbraio 2009, 22:45:13 »
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L'artista del brivido: il vendicatore

E' possibile che ad uno spaventoso disastro aereo riesca a sopravvivere un'unica persona che per di pi√Ļ risulta quasi del tutto illesa? La morte rappresenta davvero la fine dell'esistenza? O magari √® possibile ipotizzare che "qualcosa" sopravviva al corpo? E se la morte non √® stata un evento accidentale ma voluto, chi ci assicura che questo "qualcosa", questa coscienza disincarnata, non nutra propositi di vendetta contro tutto e tutti?
Ben prima che Greg Bear narrasse le gesta del suo tremendo "Psychlone", "Il superstite" di James Herbert, Urania 724, poneva l'accento su questi interrogativi e ci presentava una storia allucinante, un horror sovrannaturale da perdere il sonno.

     Dalla "bambola malvagia", agli spiriti tormentati, dalle spettrali apparizioni "de visu" a quelle sulle lastre fotografiche, dagli inspiegabili efferati delitti sino all'intervento del medium ed al finale "salvifico", il romanzo di Herbert sfrutta sapientemente molti dei clich√® gi√† ampiamente abusati dalla letteratura e dal cinema horror.
Ma la mano felice di questo grande artista del sovrannaturale riesce, anche attraverso un montaggio quasi "cinematografico", a dare un senso inquietante e nuovo a questa pletora di immagini ed a tessere una trama del tutto originale che mi ha lasciato incollato alle pagine del libro sino all'ultima rivelazione finale, davvero degna de "Il sesto senso".
Tra le cose scritte da Herbert, questo romanzo √® certamente quello che oserei definire pi√Ļ "di maniera", meno spontaneo; di certo nemmeno lontanamente paragonabile al suo capolavoro "Fluke", ma comunque degno di essere annoverato tra le mie cose preferite mai apparse nella collana.

Qua e l√† una certa tendenza allo "splatter" fa capolino in alcune scene, ma non pi√Ļ di quanto necessario e finalizzato alla creazione della giusta atmosfera: insomma, se mi passate la facile battuta questo √® davvero un romanzo "da paura", forse non sar√† un capolavoro, sicuramente non aveva motivo di venire pubblicato in una collana di fantascienza, ma senza dubbio √® un romanzo che si legge tutto d'un fiato.
Da oscar, infine, l'inquietante copertina di Karel Thole che da sola crea l'atmosfera giusta per apprezzare sino in fondo questo ottimo libro.
« Ultima modifica: 04 Febbraio 2009, 22:47:48 di maxpullo » Loggato
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