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Home Forum | UraniaMania Forum... | Generico | Discussione: I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza «prec succ»
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  Autore  Discussione: I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza  (letto 1875 volte)
Dexter Ward


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I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« data: 04 Maggio 2013, 17:41:14 »
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Ciao a tutti! Mi piacerebbe sapere quali sono, secondo voi, i cinque ingredienti (naturalmente in ordine di importanza) che un romanzo di fantascienza debba contenere per soddisfare i vostri gusti.
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #1 data: 04 Maggio 2013, 18:41:29 »
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Ottimo spunto di riflessione. Ci provo.

1) Il primo ingrediente è la "credibilità". Il romanzo deve avere una base scientifica almeno plausibile, nel senso che l'autore anche senza dilungarsi in trattati scientifici non dovrebbe mai dare l'impressione di aver scritto una favoletta. Al proposito i romanzi di Shaw, Asimov e Sawyer sono degli esempi eccellenti per ritrovare questi ingredienti, mentre all'opposto troviamo autori a me non particolarmente graditi come Van Vogt, Zelazny ed Aldiss che sfruttano un po' troppo la fantasia.


2) Il secondo ingrediente è quello che definirei il "ritmo della narrazione" che è una combinazione ideale di lunghezza, azione, colpi di scena, brillantezza e sviluppo della trama. Ci sono romanzi che partono da spunti eccellenti ma che li sviluppano in trame a dir poco soporifere (ad es. "Non temerò alcun male"), mentre ce ne sono altri che, pur non avendo granchè da raccontare rimangono impressi nel tempo per lo sviluppo rapidissimo dell'intreccio (ad es. "La miniera di Hatcher", un horroraccio di serie B che diventa un capolavoro perchè arriva dritto come una fucilata). James Herbert rappresenta un ottimo esempio di cosa intendo: nei suoi romanzi si sfruttano quasi sempre i clichè più triti dell'horror, eppure la narrazione scorre avvincente e non c'è una sola parola di troppo. Altri esempi di romanzi con un ottimo ritmo sono "Il terrore dalla sesta Luna" (Heinlein) e "La notte del drive-in" (Lansdale) nei quali giocano un ruolo fondamentale i dialoghi al fulmicotone e l'azione serrata.

3) Un ingrediente che non deve mai mancare poi è la "capacità descrittiva": un buon romanzo, infatti, deve avere una ambientazione ben descritta e l'autore deve capire cosa è utile dire, cosa omettere e come descrivere ambienti e situazioni. Alcuni esempi di "perfezione" sono rappresentati - imho - da autori anche molto diversi tra loro; Lovecraft è un vero maestro dell'omissione: ben difficilmente nei suoi scritti troveremo descrizioni dettagliate dei suoi mostri, ma ugualmente essi riescono a prendere corpo dai pochi elementi che egli ci fornisce e così ognuno di noi gli attribuisce tutta la "spaventosità" di cui è capace il suo inconscio; all'opposto c'è Ballard che ha un modo di descrivere pittorico e surreale; magari talvolta finisce per annoiare, ma i suoi libri sono veri e propri film proiettati nella mente e difficilmente vengono dimenticati. Una menzione speciale merita infine Jack Vance, il maestro dell'avventura, che ha la rara capacità di "descrivere senza descrivere": raramente si sofferma a descriverci una società dilungandosi per più pagine, ma preferisce catapultarci direttamente nella storia e lascia che l'ambiente si descriva da se. Altri autori a me molto congeniali sotto questo aspetto sono Lafferty e Brussolo.

4) Un elemento imprescindibile poi sono le "idee" che scaturiscono dalla storia, ovvero le riflessioni che una lettura riesce ad indurre nella mente ed i "ricordi" che esso è in grado di evocare. Se una volta chiuso il libro esso scompare allora vuol dire che non era granchè. Ci sono romanzi (tipicamente quelli di Bradbury o di Sturgeon) che, durante la lettura, mi annoiano ma che poi ricordo anche a distanza di anni per le riflessioni che mi hanno indotto. Altro esempio eccellente è rappresentato da Dick: a fronte di una trama spesso carente (se non addirittura assente), riesce a creare capolavori solo dalle idee che traspaiono dal testo come accade ad esempio in "La svastica sul sole". Ad ultimo vorrei citare nuovamente Brussolo, le cui "idee" sono talmente potenti ed originali che difficilmente riusciamo a classificarlo in un filone di SF specifico.

5) L'ultimo elemento critico sono - imho - "i personaggi". Un personaggio riuscito, infatti, può far diventare un capolavoro un romanzucolo banale (si pensi al capitano Cole di Resnick), oppure sublimare un ciclo che già sarebbe ottimo per le idee e per la trama (come ad esempio accade per Nicholas Eymerich o per Sherlock Holmes).


Ci sarebbe ancora molto da dire, ma voglio lasciare spazio agli altri.
Confermo: ottimo spunto di riflessione, bravo Charles (Deter Ward)!
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #2 data: 04 Maggio 2013, 23:14:43 »
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Proverò anche io a dire i miei

1) La fantascienza, non amo libri dove l'elemento principale sia solo di sfondo.
2) La narrazione, deve essere fluida, scorrevole incalzante,  altrimenti mi annoia.
3) Lo sconfinamento con altri generi, mi dà fastidio quando si associano SF  e Fantasy
4) La miscela giusta tra narrazione e dialoghi, la troppa descrizione rende il libro pesante e prolisso.
5) Anche per me i personaggi, ma oltre alla riuscita degli stessi, mi interessa molto la descrizione, deve essere marcata, in questa maniera mi facilità la visibilità del personaggio.
« Ultima modifica: 05 Maggio 2013, 09:43:34 di MILES VORKOSIGAN » Loggato
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #3 data: 05 Maggio 2013, 01:30:47 »
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Interessante e stimolante, mi ci butto con modestissimo approccio personale, e con questi criteri di valutazione:

- ingredienti che trovo importanti per un libro di fantascienza, non in generale per un buon libro (dove mi associerei a molte cose dette egregiamente da maxpullo)
- nessuna pretesa di definire la fantascienza, ma focus sulla sf che mi piace
- scelta, come ingredienti, di punti di equilibrio tra due poli, che ritengo entrambi importanti per un libro di sf.

Ho ottenuto così la seguente lista:

  1. equilibrio tra "Fanta-" e "-Scienza": fondamentale dalla definizione. Entrambe le componenti fantastica e scientifica devono essere ben presenti e modulate, anche se non necessariamente allo stesso livello, se una manca o è marginale, è altro. Lo so è banale, ma ognuno di noi potrebbe fare significativi controesempi.
  2. equilibrio tra "Credibilità" e "Creatività": calibrati in parte sul criterio 1, ma comunque importanti. La componente fantastica ci deve essere, ma poi una volta definita e accettata dal lettore, la trama e il comportamento dei personaggi devono essere credibili (e interessanti).
  3. equilibrio tra "Tempo" e "Spazio": cioé collocazione temporale e location diverse da "oggi" e "qui". Potrebbero essere anche alternativi, ma se entrambi sono i nostri o entrambi troppo diversi e lontani o non è sf o non è credibile.
  4. equilibrio tra "Contenuto" e "Avventura": un'idea fantascientifica senza un pò di avventura (che sia vivace interesse per lo sviluppo della storia oppure vera e propria vena epica che genera cicli e saghe), perde di appeal e rischia di annoiare. Ma per quanto ami la sf come genere di evasione, le chiedo anche che mi stimoli il cervello, con uno scenario in cui immedesimarsi, farsi domande, trarre risposte e "fare esperienze", virtuali, ma che lascino un segno e un ricordo.
  5. equilibrio tra "Passione" e "Impegno": forse più difficile da spiegare. Cerco sempre una lettura che mi coinvolga, mi travolga, mi avvolga; che mi lasci qualcosa e che mi faccia sentire ciò che pulsa nella mente dell'autore, alla ricerca di un guizzo geniale, originale, sentito, poetico e verace. Ma non amo gli esercizi di stile fine a se stessi, scritti pesanti e pedanti, cupi ed esistenziali, morali o dogmatici.
Credo sia per questi motivi che, stando a quello che ho letto, amo Verne e Asimov, adoro Carke e Simak, apprezzo Anderson e Van Vogt, ascolto Sturgeon e Sawyer, analizzo Dick e Farmer, allontano Ballard e Gibson e aborro follie catastrofiste o cyberpunk.
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #4 data: 05 Maggio 2013, 20:52:40 »
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più che 5 ingredienti ti dirò ciò che penso principalmente:

non deve essere mai noioso e soprattutto personaggi chiari e pochi, si deve avere un punto fermo di riferimento, il/la protagonista.

io cestino subito tutti quei romanzi in cui nelle prime 20 pag mi hanno raccontato già gli eventi di 7/8 persone senza capire nulla di chi, cosa, dove, quando e perchè.

semplicità per me è la parola d'ordine, nella narrazione non si dev'essere troppo complicati saltando di palo in frasca ogni tre pagine, mi piacciono le storie lineari, esempio: Miles Vorkosigan in una delle tante sue avventure.

la fantascienza è letteratura d'intrattenimento per me, le cose troppo filosofiche e complicate le lascio a chi vuole studiare, io voglio solo divertirmi leggendo.
« Ultima modifica: 05 Maggio 2013, 20:54:36 di maxnaldo » Loggato
E quando ci domanderanno cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: "Noi ricordiamo".
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #5 data: 08 Maggio 2013, 11:45:10 »
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Un romanzo di SF deve essere:

- APPASSIONANTE

- IMMAGINIFICO

- CATALIZZATORE della sospensione dell'incredulità

e deve avere:


- PERSONAGGI CARATTERIZZATI in maniera breve ed incisiva

deve inoltre essere pregno di:

- SENSE OF WONDER


Non credevo di riuscire ad identificare 5 caratteristiche senza le quali un romanzo di SF risulta inefficace...diciamo pure bruttarello per quelli che sono i miei gusti...
... eppure leggendo quello che avete scritto ho messo in moto alcuni ragionamenti ....


Ho letto le risposte dei Max, di Miles e di Fantobelix... bravi, non riuscire ad esporre la cosa così: punto per
punto.
Però leggendo le vostre risposte ho messo in moto alcuni ragionamenti:
Intanto posso dire di non essere assolutamente d'accordo con Maxnaldo, per me la SF deve essere un pò tutto,
cioè a volte ho voglia dei leggere romanzi che mi facciano semplicemente divertire, senza impegno...puro
intrattenimento (e difatti mi piace tantissimo Van Vogt, adoro Verne, mi sono appassionato alle avventure di
Morgan Chane, di Van Rijn e Falkayn, di Gully Foyle ...), ed altre ho invece voglia di qualcosa che mi faccia
riflettere, che mi dia un nuovo punto di vista, un diverso centro di gravità, o che veicoli un messaggio... tanto
per fare un paio di nomi penso a P.K.Dick ed a Sturgeon, a Leiber ed a Brunner...
E non sono d'accordo nemmeno con il discorso dei personaggi.
Certo, quando si mettono molti personaggi bisogna anche saperli gestire e non tutti sono in grado di farlo.
Ricordo con orrorre "Enigma 88" di Clement, nel quale i personaggi non sono poi tantissimi (mi pare siano
7-8) ma comunque nel corso del romanzo resta difficile visualizzare il personaggio attraverso il suo nome.
Al contrario romanzi come "Novilunio" di Leiber, il ciclo della lega Polesotecnica di Anderson, alcuni
romanzi di Sturgeon, "Hyperion" di Simmons, "L'anello di Caronte" e "La sfera spezzata" di McBride Allen,
tanto per citarne alcuni, sono tutti romanzi con parecchi personaggi eppure sono romanzi stupendi!
Non tutti gli autori hanno la capacità di gestire tanti personaggi; bisogna riuscire a caratterizzarli, fisicamente
e caratterialmente, con brevi ed incisivi tratti lasciando impressa nel lettore una idea che sia "automatica" e
che torni subito alla mente durante la lettura.
La vedo diversamente anche da Miles; con l'eccezione del punto "personaggi", per il resto non sono per niente
dello stesso parere: mi sta bene anche se la SF non la fa proprio da padrona, mi piacciono anche i romanzi
dove i dialoghi sono ridotti al minimo,ed apprezzo gli sconfinamenti e le commistioni di generi. Diciamo,
Miles, che sono meno "duro e puro" di te, tant'è vero che tu prediligi la hard SF e la space opera, io metto
sullo stesso piano la space opera, la hard, la soft e la speculative fiction... d'altra parte i gusti sono gusti e sono
insindacabili; ognuno ha i suoi e se li tiene ben stretti come è giusto che sia.
Mi trovo ivece d'accordo con 9 dei 10 punti illustrati rispettivamente da Maxpullo e Fantobelix.
Lascio fuori solo il primo punto di Maxpullo, ovvero la credibilità , a me piace molto l'autore citato da Max,
ovvero Van Vogt, mi è piaciuto tanto anche "Il lungo meriggio della Terra" di Aldiss e "Signore della luce" di
Zelazny; insomma la "base scientifica plausibile" credo sia un elemento essenziale solo in romanzi di un certo
tipo, ma non è a mio avviso una conditio sine qua non. Alcuni romanzi sono vere e proprie "favole
fantascientifiche" e vanno prese per quello che sono, con la giusta dose di sospensione dell'incredulità da
parte del lettore.
Ecco un ingrediente a mio avviso fondamentale: nel lettore è necessaria la famosa "volontaria sospensione
dell'incredulità" (the willing suspension of disbelief), ma questa richiede anche uno sforzo da parte dello
scrittore che in qualche modo deve riuscire a catalizzare questa sospensione dell'incredulità, e fare in modo
che durante la lettura questa non si interrompa.

Gli altri 9 punti da voi citati: ritmo della narrazione, capacità descrittiva, idee/ricordi, personaggi, equilibrio
tra fanta e scienza, tra credibilità e crestività, tra tempo e spazio, tra contenuto ed avventura, tra passione ed
impegno
....
...giusto anche a mio avviso sono elementi necessari per un buon romanzo di SF, o comunque per un romanzo
di SF che possa piacere A ME. Però pensandoci su sono arrivato alla conclusione che si tratta di elementi che
se presenti, mescolati nel giusto modo, sono certamente piacevoli, ma se mancano non è detto che il romanzo
non debba comunque piacermi.
Non mi metto a fare esempi punto su punto, ma vi posso dire che mi piacciono anche romanzi che NON
presentano le caratteristiche da voi elencate.
Romanzi di idee, romanzi di pura avventura, romanzi con narrazione incalzante, romanzi "lenti", romanzi nel
presente e "qui" e non necessariamente "alternativi", nel futuro ed "altrove", impegnati, frivoli, con cento
personaggi, con un personaggio e 2 comparse, con tanta scienza (hard), con pochi tecnicismi (soft), romanzi
non verosimili (vedi il sudetto Van Vogt, o il Verne di "Viaggio al centro della Terra", Zelazny, Aldiss...),
pieni di azione, statici e descrittivi....
In definitiva non riesco ad individuare delle caratteristiche necessarie, in mancanza delle quali il romanzo è
automaticamente brutto, o non buono.
Anzi forse ci sono giusto un paio di cosette:

-non parlerei di "ritmo della narrazione", dal momento che anche romanzi "lenti" con poca azione e molta
"filosofia" possono piacermi, direi "appassionante". Perchè un romanzo può anche essere pieno di azione
ed avere un buon ritmo... ma non necessariamente deve piacermi; un esempio "L'odissea di Glystra" di Vance:
NON MI PIACE !!
Il romanzo deve essere appassionante.

-non parlerei di "capacità descrittiva" ma direi che deve essere "immaginifico".
La capacità descrittiva: prendiamo "Hyperion"... che gli vuoi dire? le descrizioni sono stupende, vivide e
restano impresse nella memoria. Eppure ci sono romanzi dove le descrizioni non sono particolareggiate, sono
scarne e a volte solo abbozzate...ma hanno comunque un forte potere immaginifico; la capicità di generare
immagini grandiose che restano impresse nel lettore e che creano una scenografia unica per il romanzo non è
cosa da tutti.


E per finire un altro elemento fondamentale: il romanzo deve essere pregno di Sense of Wonder, che non vuol
dire per forza grandiose visioni di galassie, astronavi, mondi alieni e creature fantastiche...
Il senso del meraviglioso può venir fuori pure da un romanzo che nulla ha a che fare con lo spazio e le
astronavi, come ad esempio il romanzo che sto leggendo adesso, "La costa dei barbari" di Kim Stanley
Robinson.
Si tratta di una sensazione che alcuni romanzi riescono a trasmettere, altri no.

Ecco: la ricetta per confezionare un romanzo che quasi di certo mi piacerà !!   
« Ultima modifica: 08 Maggio 2013, 12:01:03 di Arne Saknussemm » Loggato
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #6 data: 08 Maggio 2013, 15:03:00 »
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Dopo la risposta di Arne, come al solito ultra completa, puoi essere soddisfatto di questo topic. Cmq, devo tornare sul mio primo punto e sul terzo e rispondere ad Arne, il titolo è chiaro -  I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza - Qui si parla di fantascienza, non di psicologia applicata, quindi quando apro un libro di SF pretendo che la storia , i personaggi e la trama siano improntati su di essa. Prendo come esempio il libro di STURGEON , Nascita del superuomo e quello di AMBROSE , L'uomo che credeva di essere se stesso.  Dove è la fantascienza nel primo, solo nel fatto che 4 personaggi abbiano dei poteri FANTASTICI??? Nel secondo, nel fatto che gli universi paralleli siano nella mente psicotica del personaggio ??? E poi se il topic riguarda un bel romanzo di sf, perché dovrebbe sconfinare nel fantastico??? Prendo ad esempio DUNE, bellissimo, ma la magia cosa c'entra????
Hai detto bene, forse sono leggermente più puro di te, se apro un libro di una collana, della NORD , URANIA, ELARA, COSMO, GALASSIA, che sono collane di SF, pretendo la SF .
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #7 data: 08 Maggio 2013, 19:38:48 »
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Citazione da: MILES VORKOSIGAN il 08 Maggio 2013, 15:03:00

...il titolo è chiaro -  I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza - Qui si parla di fantascienza, non di psicologia applicata, quindi quando apro un libro di SF pretendo che la storia , i personaggi e la trama siano improntati su di essa. ...




Si difatti il titolo è chiaro, anche io parlavo di SF.
Miles, questa è un'annosa disputa.

C'è chi intende la SF in maniera "dura e pura", chi invece tende ad etichettare come SF tutto ciò che contenga elementi quali distopia, ucronia, speculazione sociologica, storia alternativa, catastrofi...e ovviamente tutto ciò che ha a che fare con lo spazio.
I libri da te citati non li conosco, ma per come la vedo io "Figli di medusa" e "Cristalli sognanti" di Sturgeon SONO SF.
Hai letto quello che sto leggendo io adesso? "Il ciclo di Orange Country di Robinson ?
Tu non classificheresti SF, a mio avviso lo è. Certo, poi bisogna vedere CHE TIPO di SF.

Hai letto...chessò..."Una ruga sulla Terra" di John Christopher? Come lo etichetti ?
Per me è SF. Filone catastrofico... ma SF.
E "Tutti a Zanzibar" ?

Insomma, ognuno la vede a modo suo, come è giusto che sia, e da questa discussione credo che nessuno ne uscirà mai fuori con alcuna certezza...
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #8 data: 08 Maggio 2013, 21:42:29 »
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Sono molto soddisfatto di questo topic... il vostro argomentare, le vostre accurate ed appassionate analisi, magari non ci daranno certezze, ma ci fanno riflettere...
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #9 data: 08 Maggio 2013, 23:11:06 »
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Ma certamente che Ucronia , Distopia, Postapocalittico  e apocalittico sono fantascienza, io parlo quando entra in gioco in un libro il silvan della situazione, se scindiamo le parole SF ,  troviamo science fiction , dove science sta per scienza e fiction per finzione, ovviamente lo sanno anche i bambini. Quindi partiamo dal fatto che la finzione della scienza sia il viaggio temporale, la velocità superluce, alieni, galassie esplorate, superbombe nucleari che spostano pianeti, la cybernetica ( che non è poi cosi lontana) , storie alternative  ecc. ecc.. tutte cose o alcune di esse che scientificamente in un lontano domani potrebbero avverarsi. Ma la parola science fiction non contempla ciò che non esiste, vedi gnomi, fate, elfi , maghi , fantasmi, spettri, licantropi, vampiri e tutto ciò che rientra nella fantasia, ciò che non è reale , ciò che non potrà mai essere. Io parto da questo presupposto per dividere definitivamente i due generi.
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« Rispondi #10 data: 09 Maggio 2013, 01:23:43 »
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Citazione da: MILES VORKOSIGAN il 08 Maggio 2013, 23:11:06

Ma certamente che Ucronia , Distopia, Postapocalittico  e apocalittico sono fantascienza, io parlo quando entra in gioco in un libro il silvan della situazione, se scindiamo le parole SF ,  troviamo science fiction , dove science sta per scienza e fiction per finzione, ovviamente lo sanno anche i bambini. Quindi partiamo dal fatto che la finzione della scienza sia il viaggio temporale, la velocità superluce, alieni, galassie esplorate, superbombe nucleari che spostano pianeti, la cybernetica ( che non è poi cosi lontana) , storie alternative  ecc. ecc.. tutte cose o alcune di esse che scientificamente in un lontano domani potrebbero avverarsi. Ma la parola science fiction non contempla ciò che non esiste, vedi gnomi, fate, elfi , maghi , fantasmi, spettri, licantropi, vampiri e tutto ciò che rientra nella fantasia, ciò che non è reale , ciò che non potrà mai essere. Io parto da questo presupposto per dividere definitivamente i due generi.


Miles, secondo me hai ragione nel trovare che un certo tipo di sf, per così dire "esondi" dai confini più classici e definiti, ma trovo che il fantasy sia diverso, nel contesto e nei presupposti che escludono direi necessariamente il lato scientifico, per definizione. <<Gnomi, fate, elfi , maghi , fantasmi, ecc. ecc.>>, o in altri termini il magico, sono a mio avviso fantasy e prevedono un altro contesto, generalmente non il mondo reale, e un'altro tipo di sospensione della credibilità, dove alla fine tutto è possibile, basta un'incantesimo o un'entità dai poteri indefiniti.

Credo che sia per questo che nessuno definisce fantascienza Indiana Jones o le saghe tipo Harry Potter e Twilight, pur incastonate in un'ambientazione più o meno moderna, e così vale per l'horror o il paranormale. Sono diversi i mezzi e gli scopi.

Per me se il "fantastico" si fa accettare, anche con personaggi o esseri viventi dotati di intelligenze o forme di potenzialità pur totalmente diverse e incomprensibili all'uomo di questa Terra, ma che in un modo o nell'altro vengono fatte entrare in contatto con l'umano (evolvendo, mutando o semplicemente incontrandosi da mondi/tempi diversi) interagendo con esso con regole definite, quella è sf a tutti gli effetti.
Personalmente accetto, comprendo e anzi adoro leggere la sf che propone nuove forme di vita e di inteletto: è fra quelle che spesso mi stimolano di più, circoscritti i presupposti e contestualizzati nel luogo/tempo definito da regole sufficientemente credibili. In fondo abbiamo così tanto ancora da scoprire anche nel nostro cervello e nel nostro piccolo mondo e solo 200 o 100 anni fa la tecnologia che oggi abbiamo in tasca sarebbe stata considerata quasi magia. Per non parlare di forme di vita di qualsiasi tipo che sicuramente esistono nell'universo e non necessariamente devono avere testagambebracciapelle come noi o essere basate sulla nostra chimica, invece di avere la forma di un cristallo, di un'energia dotati di un'intelligenza.

Poi possiamo parlare all'infinito di generi, identificando ogni dettaglio (mi viene in mente il famoso disegno che racconta e descrive tutti i filoni della sf postato poco tempo fa). Ma questo lo lascio a critici, editori e sezionatori esperti, sinceramente non ne sono in grado e non mi appassiona.

Comunque credo che in questo topic siano stati identificati dei criteri condivisibili, anche con un buon livello di analisi per quanto non esaustivi: in fondo come dice Arne ad ogni tentativo di imbrigliare in una definzione la fantascienza sfuggirà sempre qualcosa e si potrà trovare sempre un'eccezione: forse è proprio questo è il limite della ragione nei confronti della fantasia e della creatività!
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« Rispondi #11 data: 09 Maggio 2013, 09:07:22 »
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Per me esiste un solo ingrediente: Essere ben scritto solo se questo è stato realizzato puoi cominciare a discutere del resto. E' un parametro che vale per tutta la letteratura ma fondamentale per il nostro genere. Poi si può discutere su cosa intendi per letteratura di genere e si può discutere tutti gli altri ingredienti da Voi magnificante descritti.
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« Rispondi #12 data: 09 Maggio 2013, 10:11:40 »
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Ovviamente un confine tra SF e Fantasy esiste...non chiedetemi di definirlo, ma esiste :-)
Se non altro per il fatto che io amo la SF ma ho grossi limiti nei confronti del Fantasy.
Poi ci sono certamente zone grige, zone di confine nelle quali i 2 generi si uniscono per formare ibridi...
Anche io , come Fantobelix, trovo noioso impelagarmi in sottogeneri e relative definizioni; amo leggere SF che mi piace pensare sia qualcosa di più di quello che in italiano definiamo "fantascienza"; penso alla "SF" come Science Fiction e come Speculative fiction e mi pare che l'acronimo comprenda una quantità di cose che forse sembrerebbe poco appropriato definire come "fantascienza".


Lasciatemi fare un piccola digressione; ascoltate questi pezzi (bastano 10 minuti...si può fare!) e prima di andare a scoprire lo "Spoiler" cercate di dargli un'etichetta, cercate di capire in che corrente musicale può rientrare.Poi andate allo "Spoiler"

http://www.youtube.com/watch?v=I9ZzlOidLDc

http://www.youtube.com/watch?v=68FXgagKj-0

http://www.youtube.com/watch?v=Qq8ncIfnVhw

Il primo pezzo viene dall'album "The Stix" del 2003 che è stato acclamato come uno dei 5 migliori album di Jazz europeo del 2003.Il secondo ed il terzo pezzo si trovano sull'album "A livingroom Hush" del 2001."A livingroom Hush" è stato premiato dalla BBC come MIGLIOR ALBUM DI JAZZ EUROPEO DEL 2001.L'ensemble norvegese di premi ne collezionerà parecchi...Sono in tanti a dire che questo NON E' JAZZ !Ma dopotutto... quale genere musicale è meno puro del Jazz?Il Jazz è commistione, improvvisazione, creatività, incrocio culturale: impuro per definizione.
Ecco... tanto per dire quanto le etichette possano lasciare il tempo che trovano...
« Ultima modifica: 09 Maggio 2013, 10:12:07 di Arne Saknussemm » Loggato
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #13 data: 09 Maggio 2013, 16:39:07 »
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Citazione da: MILES VORKOSIGAN il 08 Maggio 2013, 23:11:06

[...] Ma la parola science fiction non contempla ciò che non esiste, vedi gnomi, fate, elfi , maghi , fantasmi, spettri, licantropi, vampiri e tutto ciò che rientra nella fantasia, ciò che non è reale , ciò che non potrà mai essere. Io parto da questo presupposto per dividere definitivamente i due generi.



Non sono d'accordo.
L'ingegneria genetica è una scienza; il fatto che la ricerca non abbia portato ancora definire il genoma umano non vuol dire che non esistano leggi precise che governano l'aspetto e le caratteristiche di un individuo in base alla disposizione dei suoi geni e non vuol dire che sia impossibile costruire virus o altro che alterino il genoma per alterare forma, funzioni e metabolismo di una creatura vivente, per trasformarla ad esempio in un vampiro ("Io sono leggenda", "Resident Evil", "Underworld"); e non vuol dire che non si possano costruire in laboratorio sequenze del tutto nuove di geni da cui far scaturire ibridi e/o creature mitologiche ("Tempo di mostri, fiume di dolore").
Se la fanta-scienza ci fa immaginare i viaggi nel tempo, può farci immaginare mille altre cose e chi si professa appassionato di fanta-scienza sa meglio di chiunque altro che non dovrebbero esserci preclusioni.
Riguardo poi lo stabilire con certezza cosa sia reale da cosa non lo sia io sono un fautore convinto del punto di vista di Dick, Lovecraft e Douglas Adams che, sebbene abbastanza diversi tra loro, una cosa in comune ce l'avevano: la convinzione che i sensi dell'essere umano non siano in grado di percepire tutto lo spettro della "realtà".
Dick in più di uno scritto ha posto in seria discussione la percezione sensoriale come siamo abituati a viverla sulla base della nostra espetienza, Lovecraft ha ipotizzato realtà basate su dimensioni ulteriori alle tre che normalmente percepiamo ed Adams, infine, ci ha regalato l'immagine del GCG (Gran Casino Generale) che sino ad oggi è il modello di universo multidimensionale che più mi ha convinto.
Tutti e tre ci hanno detto una cosa ben precisa: non abbiamo alcuna certezza che la realtà sia quella che percepiamo con i nostri sensi limitati.
Chiudo con una citazione di Clarke fin troppo nota, ma mai sufficientemente compresa: "Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia".
E quindi attenzione a dire che elfi, maghi, licantropi, draghi e fantasmi non esistono e non dovrebbero essere contemplati nella "science fiction": se l'autore è in grado di inventare (fiction) un motivo scientifico (science) plausibile che giustifichi la presenza di questi elementi, allora non ci sono santi, è fantascienza. Contaminata, magari, ma sempre fantascienza.


Il tutto ovviamente IMHO
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Re:I cinque ingredienti più importanti per un bel romanzo di fantascienza
« Rispondi #14 data: 09 Maggio 2013, 16:58:25 »
Cita


Citazione da: maxpullo il 09 Maggio 2013, 16:39:07


Citazione da: MILES VORKOSIGAN il 08 Maggio 2013, 23:11:06

[...] Ma la parola science fiction non contempla ciò che non esiste, vedi gnomi, fate, elfi , maghi , fantasmi, spettri, licantropi, vampiri e tutto ciò che rientra nella fantasia, ciò che non è reale , ciò che non potrà mai essere. Io parto da questo presupposto per dividere definitivamente i due generi.



Non sono d'accordo.
L'ingegneria genetica è una scienza; il fatto che la ricerca non abbia portato a definire il genoma umano non vuol dire che non esistano leggi precise che governano l'aspetto e le caratteristiche di un individuo in base alla disposizione dei suoi geni e non vuol dire che sia impossibile costruire virus o altro che alterino il genoma per alterare forma, funzioni e atteggiamento di una creatura vivente, per trasformarla ad esempio in un vampiro ("Io sono leggenda", "Resident Evil", "Underworld"); e non vuol dire che non si possano costruire in laboratorio sequenze del tutto nuove di geni da cui far scaturire ibridi e/o creature mitologiche ("Tempo di mostri, fiume di dolore").
Se la fanta-scienza ci fa immaginare i viaggi nel tempo, può farci immaginare mille altre cose e chi si professa appassionato di fanta-scienza sa meglio di chiunque altro che non dovrebbero esserci preclusioni.
Riguardo poi lo stabilire con certezza cosa sia reale da cosa non lo sia io sono un fautore convinto del punto di vista di Dick, Lovecraft e Douglas Adams che, sebbene abbastanza diversi tra loro, una cosa in comune ce l'avevano: la convinzione che i sensi dell'essere umano non siano in grado di percepire tutto lo spettro della "realtà".
Dick in più di uno scritto ha posto in seria discussione la percezione sensoriale come siamo abituati a viverla sulla base della nostra espetienza, Lovecraft ha ipotizzato realtà basate su dimensioni ulteriori alle tre che normalmente percepiamo ed Adams, infine, ci ha regalato l'immagine del GCG (Gran Casino Generale) che sino ad oggi è il modello di universo multidimensionale che più mi ha convinto.
Tutti e tre ci hanno detto una cosa ben precisa: non abbiamo alcuna certezza che la realtà sia quella che percepiamo con i nostri sensi limitati.
Chiudo con una citazione di Clarke fin troppo nota, ma mai sufficientemente compresa: "Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia".
E quindi attenzione a dire che elfi, maghi, licantropi, draghi e fantasmi non esistono e non dovrebbero essere contemplati nella "science fiction": se l'autore è in grado di inventare (fiction) un motivo scientifico (science) plausibile che giustifichi la presenza di questi elementi, allora non ci sono santi, è fantascienza. Contaminata, magari, ma sempre fantascienza.


Il tutto ovviamente IMHO


Quoto in toto, anche perchè non avrei saputo dirlo così bene    

Il confine tra SF e Fantasy non è stabilito dalla presenza di maghi, elfi, gnomi, fate, vampiri etc etc ma da come questi elementi vengono posti in essere, dall'assunto della storia, dai presupposti.
Anche il ciclo di "Hyperion" contiene personaggi che potrebbero stare in un Fantasy ... ma i presupposti, la "genesi" di questi personaggi non da spazio ad alcun dubbio: si tratta di SF (e pure di quella con la S e la F maiuscola peraltro!).
« Ultima modifica: 09 Maggio 2013, 17:10:14 di Arne Saknussemm » Loggato
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