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Home Forum | UraniaMania Forum... | Generico | Discussione: Ricordi di un mito: "il Vittorioso" «prec succ»
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  Autore  Discussione: Ricordi di un mito: "il Vittorioso"  (letto 315 volte)
Den Heb


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Ab Iove principium
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Ricordi di un mito: "il Vittorioso"
« data: 03 Marzo 2004, 11:05:46 »
Cita

      L'occasione di questo scritto mi è data da un vecchio post di UAV, relativo al fumetto di cui in oggetto, al quale non ho risposto non ricordo più se per pigrizia o perché semplicemente mi è passato di mente. Mi collego quindi in ritardo a quel testo e con particolare riferimento soprattutto a coloro che sono "in età" per avere avuto  il privilegio di leggere ed apprezzare "il Vittorioso".
      Impossibile districare ed esternare gli innumerevoli ricordi e forti emozioni che quella mitica testata evoca in me. "il Vittorioso" è parte integrante della mia adolescenza e di quella di chissà quanti altri... Negli anni cinquanta la chiesa credo l'avesse "adottato" per cercare di opporsi o comunque arginare la montante invasione del fumetto americano arrivato in Italia. In quegli anni non so quanti religiosi lo ricevevano per farlo leggere o darlo in abbonamento ai ragazzi che frequentavano quello che oggi si chiama "oratorio"; sicuramente lo faceva il parroco che conoscevo io.
      Vedo come se fosse davanti ai miei occhi un piccolo mobile di legno a due ante e vetri, fatto fare dal prete anche per evitare che continuamente si andasse a dire: "è arrivato?", "e quando arriva?" Quando finalmente i fascicoli arrivavano, quel sant'uomo metteva "i giornaletti" nello scaffale dietro il vetro, ben visibili e chiusi a chiave... Quando andavo a giocare, dopo la scuola o la sera, entravo di corsa e la prima cosa che facevo, io e tanti altri, era quella di guardare se fossero arrivati o ancora no...
      Chissà, forse l'amore per la lettura e per il collezionismo mi deriva proprio da quel fumetto! E' vero che ogni tanto, quando riuscivo ad avere qualche decina di lire ("il Vittorioso" attorno agli anni cinquanta costava 30 lire), comperavo anche "Pantera bionda"... ma questo al prete non glielo dicevo di certo! Ricordo che anche allora conservavo gelosamente i numeri che avevo, ma purtroppo oggi non ho più niente: "il Vittorioso", "Pantera bionda", "Tex", "Sciuscià", "L'intrepido", "Cino e Franco", tutti persi.
      Mi è rimasto un ricordo ben preciso e relativo a "il Vittorioso"; una cosa curiosa di chissà quale episodio: c'era un tale atleta che saltava in alto in un modo per quei tempi sicuramente sconosciuto e pericoloso ma che oggi fanno tutti gli atleti da quando negli ultimi anni sessanta l'americano Fosbury cominciò a praticarlo: dopo una breve rincorsa, facendo perno sul piede di battuta si girava in aria e atterrava sul dorso con le spalle, ovviamente sulla terra e con rimproveri puntuali quanto inutili del suo allenatore. Ma ci sarà ancora qualcuno che ricorda quell'episodio de ""il Vittorioso"? Qualche dubbio non nascondo di averlo.
      Cordialità antiche,
                                    Den Heb
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La distinzione fra passato, presente e futuro è solo un'illusione, anche se ostinata.
      Albert Einstein
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