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Home Forum | La Fantascienza e gli altri generi... | Autori di Fantascienza | Discussione: Philip K. Dick «prec succ»
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  Autore  Discussione: Philip K. Dick  (letto 12296 volte)
marben


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Philip K. Dick
« data: 02 Giugno 2011, 11:34:59 »
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Philip Dick ci ha lasciato quasi trenta anni fa (2 marzo 1982) e da allora la sua fama e il suo "mito" non ha fatto altro che crescere, anche al di fuori degli ambienti specializzati della fs, fino a diventare un vero e proprio autore di "culto". Pensare che negli anni 60 e primi 70 lo leggevo in modeste (dal punto di vsta editoriale, non dei contenuti) pubblicazioni da edicola, in primis la mitica Galassia della CELT (rivista misconosciuta a molti uraniofili ma che ha pubblicato, specie durante la gestione Curtoni & Montanari, molti testi capitali della fs di quel periodo) e nelle edizioni dello SFBC e della Libra. Molto meno su Urania che ha pubblicato quasi soltanto testi minori, a parte lo straordinario L'uomo dei giochi a premio. Già allora, pur giovincello, avvertivo che negli strampalati scritti di questo autore c'era molto di più che una personale rivisitazione dei temi più canonici e anche più "bassi" della fs tradizionale. Si percepiva, ad una lettura appena un po' attenta, una personalità "autoriale" ed una padronanza dei mezzi linguistici che era molto sopra la media del tipico "artigiano" della fs e, sotto la superficie di brillanti e un po' bislacchi thriller fantascientifici, una mente pensante di primissimo ordine, che si cimentava con le più ardue problematiche filosofiche travestendole da dilettevoli avventure fantascientifiche. Dick è stato l'autore feticcio della mia adolescenza, quello che ho maggiormente letto e amato. Il fatto che oggi la critica anglofila più avveduta lo consideri uno dei massimi scrittori americani del dopo-guerra non può che farmi piacere. Io lo avevo detto già 40 anni fa! Un'analisi non superficiale dell'opera di Dick è veramente fuori dalla portata di una breve introduzione come questa (oltre che impossibile nel poco tempo disponibile). Per maggiori informazioni bio-bibliografiche vi rimando alle solite voci di Vikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Philip_K._Dick in italiano e in inglese http://en.wikipedia.org/wiki/Philip_K._Dick
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #1 data: 02 Giugno 2011, 12:14:02 »
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Il mio Autore preferito, ho notato però che se leggo 2 romanzi di Dick di fila mi prende sempre la depressione, la malinconia, la tristezza, la paranoia

ricordo quando ho letto "La penultina verità" mi sono sentito male per giorni, ma l'apice è stato quando ho visto il film tratto dal racconto "Un oscuro scrutare", agghiacciante; e che dire delle "3 stigmate di Palmer Heldrich" ....

Capita anche a qualcun'altro?
« Ultima modifica: 02 Giugno 2011, 12:14:27 di waranza (ex wawawa) » Loggato
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #2 data: 02 Giugno 2011, 12:19:24 »
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In effetti Dick non ti mette proprio di buon umore (anche se alcuni libri contengono delle situazioni divertenti). È un autore che ti prende "dentro" e riesce a farti vivere quasi in prima persona le vicende dei suoi personaggi. Normale che devi far passare un po' di tempo fra una lettura e l'altra, specie se di romanzi angoscianti come le tre stimmate.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #3 data: 02 Giugno 2011, 12:57:46 »
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Nonostante non abbia apprezzato la (per me esagerata) complessità dell'intreccio della trama de La svastica sul sole devo ammettere che ancor oggi dopo 8-9 mesi e altri 30 libri dalla lettura, ho ben in mente la trama e i suoi personaggi.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #4 data: 02 Giugno 2011, 13:01:39 »
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Avevo sempre considerato Dick un po' sopravvalutato perchè avevo letto solo le sue apparizioni su Urania che come giustamente rilevato sono quasi tutte "opere minori" (Insulso "Vulcano 3", praticamente illegibile "L'occhio nel cielo"), poi l'estate scorsa ho voluto dar retta allo Slan e mi sono letto "Ubik".
Non solo l'ho trovato un capolavoro assoluto, ma sono anche dell'avviso che Valerio Evangelisti quando ha scritto il suo capolavoro "Cherudek" abbia attinto molte idee proprio dal lavoro di Dick: il suo tempo zero, infatti, in cui San Malvasio regna in un incubo perenne su una città onirica è straordinariamente simile all'universo distorto e malato in cui si ritrovano imprigionati Joe Chip ed i suoi colleghi.
Sulla scia dell'entusiasmo ho letto "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" e "Il cacciatore di androidi", che hanno rappresentato la definitva cosacrazione di Dick ai miei occhi.
Ora sono in attesa di leggere l'introvabile galassia "Giù nella cattedrale" ed il celebratissimo "La svastica sul sole" da cui, naturalmente, mi aspetto faville...
  
« Ultima modifica: 02 Giugno 2011, 18:40:24 di maxpullo » Loggato
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #5 data: 02 Giugno 2011, 14:16:47 »
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Il tuo grande pregio Max, è che sei sempre disponibile a rivedere le tue opinioni. Molte persone, scottate da un approccio infelice a qualche autore, non ne vogliono poi più sapere. Tu invece insisti (se tanti amici degni di fede mi dicono che questo qui ha scritto dei capolavori ci sarà qualcosa di vero) e rivedi i tuoi punti di vista.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #6 data: 02 Giugno 2011, 14:18:07 »
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Citazione da: PabloE il 02 Giugno 2011, 12:57:46


Nonostante non abbia apprezzato la (per me esagerata) complessità dell'intreccio della trama de La svastica sul sole devo ammettere che ancor oggi dopo 8-9 mesi e altri 30 libri dalla lettura, ho ben in mente la trama e i suoi personaggi.


Mentre un libro di Allen Steele o Jack McDevitt uno se lo dimentica in tre giorni..
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #7 data: 02 Giugno 2011, 15:44:43 »
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Citazione da: marben il 02 Giugno 2011, 14:16:47

Il tuo grande pregio Max, è che sei sempre disponibile a rivedere le tue opinioni. Molte persone, scottate da un approccio infelice a qualche autore, non ne vogliono poi più sapere. Tu invece insisti (se tanti amici degni di fede mi dicono che questo qui ha scritto dei capolavori ci sarà qualcosa di vero) e rivedi i tuoi punti di vista.



Questo è vero solo in positivo però: se un autore mi piace da sempre (come ad esempio Vance, Brown, Matheson, Clarke o Sawyer) non cambio idea per nessun motivo.
Sinora il "percorso di recupero" più sofferto è stato quello per Zelazny (cui state assistendo in diretta), mentre quelli per Dick e Ballard sono stati assolutamente spontanei e lineari (certo però che nessuno dei due si è mai sognato di scrivere una roba simile a "Strada senza fine").
L'elemento di Dick che mi ha più impressionato è la sua capacità di riuscire a distruggere completamente il senso stesso della realtà: nelle sue storie più riuscite infatti i protagonisti si trovano sempre rinchiusi in una sorta di limbo sensoriale che, ingannando la loro percezione, gli impedisce di capire se quello che stanno vivendo sia un sogno oppure la realtà stessa al punto che essi stessi riescono ad accorgersi della differenza solamente se gli capita di vivere una esperienza che ha le connotazioni del soprannaturale e che vìola il senso comune (vedi ad esempio la voce di Glen Runciter che si ascolta da tutti i telefoni).
Qualcosa di questo elemento era già presente nel romanzo "L'occhio nel cielo", ma purtroppo la storia è troppo confusa per essere apprezzabile, mentre ben diverso è il caso di capolavori come "L'uomo dei giochi a premio", "Ubik" o "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" in cui la realtà viene smantellata e riscritta più volte al punto da diventare praticamente indistinguibile dall'esperienza onirica.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #8 data: 02 Giugno 2011, 18:51:43 »
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Citazione da: maxpullo il 02 Giugno 2011, 15:44:43


Citazione da: marben il 02 Giugno 2011, 14:16:47

Il tuo grande pregio Max, è che sei sempre disponibile a rivedere le tue opinioni. Molte persone, scottate da un approccio infelice a qualche autore, non ne vogliono poi più sapere. Tu invece insisti (se tanti amici degni di fede mi dicono che questo qui ha scritto dei capolavori ci sarà qualcosa di vero) e rivedi i tuoi punti di vista.



Questo è vero solo in positivo però: se un autore mi piace da sempre (come ad esempio Vance, Brown, Matheson, Clarke o Sawyer) non cambio idea per nessun motivo.
Sinora il "percorso di recupero" più sofferto è stato quello per Zelazny (cui state assistendo in diretta), mentre quelli per Dick e Ballard sono stati assolutamente spontanei e lineari (certo però che nessuno dei due si è mai sognato di scrivere una roba simile a "Strada senza fine").
L'elemento di Dick che mi ha più impressionato è la sua capacità di riuscire a distruggere completamente il senso stesso della realtà: nelle sue storie più riuscite infatti i protagonisti si trovano sempre rinchiusi in una sorta di limbo sensoriale che, ingannando la loro percezione, gli impedisce di capire se quello che stanno vivendo sia un sogno oppure la realtà stessa al punto che essi stessi riescono ad accorgersi della differenza solamente se gli capita di vivere una esperienza che ha le connotazioni del soprannaturale e che vìola il senso comune (vedi ad esempio la voce di Glen Runciter che si ascolta da tutti i telefoni).
Qualcosa di questo elemento era già presente nel romanzo "L'occhio nel cielo", ma purtroppo la storia è troppo confusa per essere apprezzabile, mentre ben diverso è il caso di capolavori come "L'uomo dei giochi a premio", "Ubik" o "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" in cui la realtà viene smantellata e riscritta più volte al punto da diventare praticamente indistinguibile dall'esperienza onirica.


Qualcuno aveva il coraggio di dire che Dick scriveva male..in realtà la sua prosa apparentemente trasandata nascondeva una capacità straordinaria di tenere le fila di trame ingarbugliatissime in cui i diversi livelli della realtà e della sua percezione erano inestricabilmente intrecciati. Ed era un grande scrittore realistico, aggettivo che può sembrare incongruo applicato ad uno che scriveva vicende tanto improbabili e strampalate, vicende però che la sua bravura ti fa vivere quasi in prima persona, come se tu fossi dentro al libro. E i suoi personaggi, mossi da motivazioni spesso a loro ignote in un universo incomprensibile (una analogia con Ballard), pur se spesso delineati solo a grandi linee, sono persone vere. Non dimentichiamo però che Dick era uno scrittore politico: nelle sue storie allucinate e improbabili è sempre rispecchiata l'America dei suoi tempi, a questo proposito vedi i suoi romanzi mainstream scritti negli anni 50. molto simili a quelli di fs per stile e tematiche, solo ambientati nel mondo reale, qualunque cosa ciò significhi. Quanto all'Occhio nel cielo mi riservo di rileggerlo in versione integrale, non dimentichiamo che la beneamata Collana in passato non sempre è stata rispettosa dell'integrità dei testi.
« Ultima modifica: 02 Giugno 2011, 18:53:16 di marben » Loggato
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #9 data: 07 Giugno 2011, 10:28:55 »
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Mi avete smontato "L'occhio nel cielo" ... !!!!

Azz !
Ed io che lo tengo la sul comodino, buttandocci un occhio di tanto in tanto ed aspettando il momento buono per leggerlo !!

Sempre in coda ho:

-Piccola citta
-La penultima verità
-Le 3 stimmate di PE
-Episodio temporale
-Scrutare nel buio
-La svastica sul sole

un po di robbetta buona eh ?!?!

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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #10 data: 07 Giugno 2011, 11:18:17 »
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A me l'occhio nel cielo è piacito (versione integrale Fanucci), ma sono troppo di parte credo

vi consiglio anche "Confessioni di un artista di merda" che non è fantascienza ma moooolto Dick.
« Ultima modifica: 07 Giugno 2011, 11:18:53 di waranza (ex wawawa) » Loggato
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #11 data: 07 Giugno 2011, 12:59:50 »
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Citazione da: waranza (ex wawawa) il 07 Giugno 2011, 11:18:17

A me l'occhio nel cielo è piacito (versione integrale Fanucci), ma sono troppo di parte credo




Probabilmente hai ragione tu: io ho letto l'edizione Urania ed ho trovato il libro assolutamente pietoso con repentini salti di palo in frasca e vuoti di trama troppo sospetti per essere farina del sacco di Dick.
L'impressione che ne ho ricavato è quella di un romanzo sconclusionato con punte di vera e propria "presa per i fondelli", ma oggi sono propenso a credere che questo sia imputabile ai tagli indiscriminati che il libro ha subito più che ad incapacità dell'autore.
Non ho il coraggio nè la voglia di leggere l'edizione Fanucci, ma sono quasi certo che il romanzo vero non meriti il giudizio stroncatorio con cui lo bollai a suo tempo... l'edizione Urania invece si e vale la pena averla solo per completezza della collezione.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #12 data: 07 Giugno 2011, 13:09:23 »
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Ho fatto mente locale su tutti i romanzi/racconti di Dick (letti in passato senza guardare l'editore o altro) e ho notato con estremo disappunto che le versioni Urania sono scarsine scarsine, oltre ai tagli anche le traduzioni risultano più ostiche rispetto alle edizioni fanucci.

Ricordo di aver fatto piuttosto fatica a leggere "Il sognatore d'armi" versione urania.
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #13 data: 07 Giugno 2011, 16:53:32 »
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Io ho 2 versioni de "L'occhio nel cielo", l'Urania e quella presente nel volume DICK de "I Massimi della fantascienza" mondadori....
devo controllare se si tratta della stessa versione o se quella de "I massimi" è integrale.
Qualcuno di voi ha gia controllato la cosa ??



Il db non specifica il traduttore della versione "Massimi della fantascienza".
« Ultima modifica: 07 Giugno 2011, 16:56:30 di Arne Saknussemm » Loggato
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Re:Philip K. Dick
« Rispondi #14 data: 07 Giugno 2011, 21:27:05 »
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La traduttrice è sempre Beata della Frattina, le prime righe sono assolutamente uguali.
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